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Canone RAI in bolletta: ecco spiegato perché si preannuncia pasticcio all’italiana (di Pier Lorenzo Dell’Orco)

Risuscita la vecchia idea del canone RAI nella bolletta elettrica. Ma dal punto di vista tecnico si preannuncia un bel pasticcio per le utilities.

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Negli ultimi giorni leggo con una certa insistenza della proposta di alcuni esponenti di governo di inserire il canone Rai nella bolletta elettrica. Si tratta per la verità di una vecchia idea, già bocciata anni fa dall’Aeegsi, tornata a quanto pare in auge nelle ultime settimane presumibilmente in vista della prossima chiusura di bilancio della Rai che, a quanto si dice, non sarà rosea. Il ragionamento è piuttosto elementare: il canone vale un gettito annuo potenziale di 1.700 milioni, il tasso di evasione è a due cifre %, lo facciamo pagare a tutti un po’ meno di quanto pagano oggi i contribuenti diligenti e lo inseriamo nella bolletta elettrica così siamo certi di incassare. Il tutto tassativamente entro gennaio 2015, così ci assicuriamo il gettito già per l’anno fiscale 2015.

Non mi pronuncio sull’idea “pagheranno tutti anche se un po’ meno” (si tratta in ogni caso di una scelta politica a proposito della quale ciascuno è libero di esprimere la propria opinione), ma non riesco piuttosto a tacere sulle criticità tecniche di questa idea e sul pericoloso sillogismo “canone in bolletta = incasso certo”.

Anzitutto va detto che, come tutti gli addetti ai lavori sanno, l’aggiunta di una nuove voce in bolletta comporta interventi tecnici tutt’altro che banali sui sistemi di billing delle società di vendita: fra raccolta dei requisiti tecnici, sviluppi informatici e test stimo qualche mese di lavoro e investimenti che, moltiplicati per le centinaia di operatori del settore, raggiungono agilmente l’entità di milioni di euro. Già questa semplice considerazione farebbe cadere gran parte del castello su cui poggia la proposta, in quanto è di tutta evidenza che l’inserimento del canone in bolletta non è tecnicamente fattibile entro la prossima scadenza di pagamento di gennaio 2015.

La mia seconda considerazione riguarda il fatto che, da quanto si legge sui quotidiani, l’importo del canone proprio perché esteso ad una platea di contribuenti molto più vasta dei soli possessori di apparecchi radioTV sarà rimodulato in funzione del censo dell’utente (si parla ad esempio dell’ISEE): ora, è ben noto a tutti che le utilities energetiche non dispongono di dati patrimoniali e reddituali relativi alla propria clientela, in quanti essi esulano dal servizio offerto. Ne consegue che qualcuno (chi?) dovrebbe informare ciascun operatore di quale importo fatturare a chi. Tutto questo entro due mesi da oggi e senza disporre di uno strumento informatico di supporto: immagino quindi fogli Excel che vanno e vengono fra le oltre 300 società di vendita di energia italiane e un ente statale di smistamento contenenti dati su 25 milioni di utenze (sic !). Senza contare che si tratterebbe nel merito di dati personali tutelati dalle leggi sulla privacy che quindi esporrebbero le utilities ad ulteriori rischi derivanti dalla loro gestione.

Last but not least il tema spinosissimo del rischio credito: già oggi le bollette elettriche sono infarcite di una quantità esorbitante di “oneri passanti”, ovvero costi calcolati a tariffe Aeegsi che vanno ad appannaggio di soggetti diversi dalle società di vendita (i.e. distributori, produttori di energie rinnovabili, fondi vari per società energivore e chi più ne ha più ne metta…). Parliamo di un gettito annuo di oltre 14 miliardi di euro (stima Aeegsi) che in sostanza viene anticipato ai soggetti terzi da parte delle società di vendita, che poi lo rifatturano ai propri clienti accollandosi interamente il rischio credito. Vogliamo forse aggravare ulteriormente il fardello con i 1.700 milioni del canone ?

Su questo punto, e finisco, smontiamo il concetto che le utilities abbiano leve più efficaci dell’agenzia delle entrate per esigerne il pagamento: non ci è consentito, infatti, sospendere la fornitura di energia se non per morosità strettamente attinente alla fornitura stessa. In altre parole, se il consumatore paga la quota di bolletta relativa ai propri consumi omettendo la sola quota di canone, nulla si può…

Insomma si preannuncia un bel pasticcio.

Pier Lorenzo dell’Orco

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Trasporto ferroviario Lazio, firmato il protocollo per ridurre le controversie con gli utenti

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Questo è l’assessore ai trasporti della Regione Lazio Michele Civita . Oggi abbiamo firmato un accordo che prevede che in caso di problemi con le ferrovie regionali del Lazio i consumatori posso conciliare anziché litigare.

Non abbiamo risolto i problemi dei consumatori che subiscono ogni giorno disservizi abominevoli, ma abbiamo almeno iniziato qualcosa.

Ho chiesto a Michele Civita di farci capire cosa intende fare la regione sulla mobilità innovativa, visto che ormai il Lazio è una sola grande città di 6 milioni di abitanti e da alcuni punti si impiegano anche 3 ore per raggiungere il centro della capitale.

Insomma non chiediamo Hyperloop Transportation Technologies . Il Governo americano ha appena approvato la richiesta preparare gli scavi tra la 53esima strada di New York e Washington D.C., luoghi che nei progetti di Elon Musk possono essere raggiunti in 29 minuti di viaggio, divisi da 364 chilometri di rete stradale che attualmente si possono percorrere in circa 3 ore.

Il Lazio sembra essersi fermato ai tempi della #ciociara di Sofia Loren. Quando dalla provincia si arrivava a #roma a dorso del mulo o i più fortunati in bicicletta monomarcia (come mi raccontava mio nonno).

Alcuni land tedeschi hanno annunciato da pochi giorni che sperimenteranno il trasporto pubblico gratuito per combattere l’inquinamento urbano.

 

Il Lazio che farà? Visto che è una delle aree urbane più popolose d’europa?

Lo sapremo solo dopo il #4marzo !!!

Codici Associazione Consumatori Luigi Gabriele

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Consumatori

Bollette della luce come per l’acqua, da oggi pagheremo la corrente anche ai morosi e le aziende non potranno più fallire

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Codici: ecco l’ultima perla dell’Autorità per l’energia, la socializzazione integrale della morosità

“Quando ci sono da socializzare i profitti si chiamano in causa le aziende, quando invece si devono spalmare i debiti si chiama il consumatore – afferma Luigi Gabriele di Codici – l’ultima perla di questa Autorità per l’energia, la peggiore Autorità di tutti i tempi”.

Dopo il Canone Rai anche l’evasione delle bollette elettriche verrà spalmata su tutti i consumatori in bolletta, verrà qui inserita un’altra voce che costituirà il contributo che verrà pagato da tutte le famiglie per coprire i costi lasciati dai clienti morosi, quindi chi paga la bolletta elettrica, già salata a prescindere dal proprio consumo in seguito alla nuova riforma tariffaria, dovrà pagare anche per chi la evade.

Ovviamente questo provvedimento andrà a danneggiare i consumatori ed andrà invece a salvaguardare le aziende, queste morosità infatti hanno in passato portato al fallimento di alcune di esse del mercato libero.

Già esiste Il CMOR, e cioè il coefficiente per morosità delle utenze energia, cioè il corrispettivo eventualmente addebitato dal nuovo fornitore di energia al cliente finale, il quale abbia situazioni di morosità pregressa nei confronti del suo precedente fornitore di energia elettrica. A causa di un inadempimento contrattuale nei confronti del precedente, il cliente finale moroso diventa quindi debitore per il pagamento del corrispettivo CMOR nei confronti dell’attuale fornitore.
Ingiusto ma perlomeno rimaneva configurato tra moroso e nuovo fornitore.

Oggi si aggiunge l’integrale spalmatura a tutti gli utenti degli oneri non pagati dai morosi. Questo è drammatico, ma questa Autorità già lo ha reso operativo nel servizio idrico da un paio di anni, per questo in alcuni luoghi le bollette sono stratosferiche, oggi il problema è che lo stesso principio viene esteso all’elettricità.

Come sempre il bancomat d’Italia, il consumatore, subirà anche il rastrellamento delle morosità elettriche che ammonterebbero a 200 milioni di euro.

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Consumatori

Bollette. Cos’è la truffa del POD e come difendersi

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Il cosiddetto Point Of Delivery è il codice identificativo dell’utenza di energia elettrica di un singolo consumatore

 

La “truffa del POD” è solo uno degli inganni che purtroppo continuano ad affliggere il nostro paese, ma sta diventando giorno dopo giorno più rilevante. Una truffa che può venire attuata sia dal vivo che tramite telefono e che ha l’obiettivo di estorcere al consumatore informazioni preziose per intestargli (di nascosto) nuovi contratti più onerosi.

Iniziamo col dire che il POD, ovvero il Point Of Delivery, è un codice che identifica l’utenza di energia elettrica di ciascuno di noi: viene riportato all’interno della bolletta della luce e, purtroppo, conoscerlo spesso e volentieri è sufficiente per richiedere un cambio di contratto anche senza informare il diretto interessato.

La truffa del POD può avere luogo sia attraverso un operatore porta a porta che attraverso una semplice telefonata e si svolge bene o male nelle seguenti modalità: l’utente viene contattato da un soggetto che si qualifica come operatore della compagnia in questione e chiede per l’appunto di avere il codice POD, fingendo spesso e volentieri di averne bisogno per verificare inconvenienti immaginari o per applicare tariffe più convenienti.

Il primo modo per difendersi da questo tipo di truffa consiste ovviamente nel non comunicare il proprio POD e non consegnare vecchie bollette. La stessa richiesta di questo tipo di informazioni deve suonare come un vero e proprio campanello d’allarme, visto che il vostro fornitore di energia elettrica è sempre e comunque a conoscenza del vostro codice identificativo.

Un altro consiglio, in caso di contatto telefonico, è quello di non pronunciare la parola “sì”: è infatti possibile che venga letteralmente “tagliata” ed “incollata” ad arte per venire trasformata in un assenso a proposte contrattuali che in realtà non sono mai state sottoposte all’attenzione del contraente.

Se vi rendete conto di avere subito la truffa del POD, o se e ritenete di avere ricevuto una visita o una telefonata sospetta, contattate immediatamente sia il vostro fornitore di energia elettrica sia la Polizia. Questi raggiri vanno combattuti e da questo punto di vista noi di CODICI siamo da anni a disposizione, per fornire una consulenza ed aiutare i cittadini ad orientarsi in quella che purtroppo a volte sembra una giungla. Il nostro sportello legale è sempre aperto, quindi non abbiate timore di segnalarci eventuali comportamenti scorretti: il nostro numero di telefono è lo 065571996, mentre la nostra mail è segreteria.sportello@codici.org.

 

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