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Canone Rai in Bolletta, è giusto pagarlo?

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Firenze, 16 ottobre 2015. Sembra proprio l’imposta/canone sul possesso di un apparecchio tv, imposta per pagare il servizio pubblico radiotelevisivo, sara’ riscossa attraverso la bolletta elettrica. Cosi’ dice la “manovra” del Governo, senza, per il momento, fissare i particolari. Sui quali siamo molto curiosi per capire fino a dove si puo’ spingere la creativita’ e la fantasia dell’arroganza del potere: l’impresa -per noi comuni mortali e contribuenti- sembra ardua: cercare di far digerire un mattone a tutti i contribuenti interessati e -visto l’andazzo attuale che non esclude quello futuro- anche a quelli non interessati che vengono abbindolati pur di far versare loro un po’ di soldi all’Erario televisivo.
Navigare a vista. E’ quello che probabilmente ha cominciato a fare uno dei maggiori quotidiani italiani (1) quando, presentando in modo schematico quest’aspetto della “manovra”, ha vergato: “… La tassa non sara’ piu’ legata al possesso di un televisore e lo strumento della bolletta elettrica dovrebbe permettere di snidare proprio la maggior parte degli evasori. Oltre a problemi tecnici, le compagnie elettriche sono contrarie”. Domanda irriverente (?): visto che scrivete che la tassa non sara’ piu’ legata al possesso di un apparecchio tv… tutti gli utenti della luce dovranno pagarla? No, forse non volevate dire questo, perche’ dopo dite che il pagamento in bolletta servira’ a scovare gli evasori… e quindi? Un po’ di confusione, crediamo: Navigare a vista, per l’appunto.
Non solo, ma mentre il solito quotidiano scrive che “le compagnie elettriche sono contrarie”, non possiamo non leggere che invece l’Enel (compagnia tutt’altro che secondaria nel settore, e non solo) si’ e seduta al tavolo del Governo “confermando il loro atteggiamento collaborativo sulla questione” (2).
La stessa fonte autorevole (2) ci fa inoltre sapere che se non si paghera’ l’imposta/canone in bolletta, la luce non verra’ tagliata perche’ la corrente elettrica e’ un bene primario. Chissa’ cosa ne pensano tutti gli utenti che, alla faccia del servizio primario, si vedono tagliare il servizio quando non pagano una bolletta che contestano per un qualche motivo, ma non perche’ non vogliono pagare, ma vorrebbero solo capire perche’ e’ arrivato un bollettone o perche’ si sono ritrovati con un nuovo gestore senza avero chiesto e pagare solo il giusto. Ma quale bene primario… non lo e’ neanche l’acqua e l’aria, figuriamoci la luce. Navigare a vista, per l’appunto.
Allora. Al tavolo del Governo c’e’ l’Enel (che agisce sul mercato elettrico in abuso di posizione dominante contro i suoi concorrenti che acquistano dallo stesso gruppo Enel il prodotto/luce che poi vendono) e non le centinaia di altre aziende del cosiddetto mercato liberalizzato. Posizione dominante di Enel anche per le decisioni in merito? Sembra di si’. Alla faccia della liberalizzazione!
Ma chi gliel’ha fatta fare al Governo di concepire una cosa del genere? Forse siamo ingenui noi nel credere che i Governi debbano semplificare la vita dei cittadini e dei contribuenti. Non solo, ma siamo ingenui nel credere che il problema principale dell’imposta/canone della Rai non debba essere la sua riscossione, ma studiare e attuare quello che gli italiani avevano gia’ chiesto alcune decine di anni fa con un referendum: privatizzare il servizio pubblico radiotelevisivo e -aggiungiamo noi- affidarlo con un pubblico appalto al miglior offerente.
Siamo ingenui ma non fessi. Perche’ della decisione dell’imposta/canone in bolletta, non navigando a vista, percepiamo solo un aumento della conflittualita’ Erario/contribuente, su una questione gia’ ora altamente conflittuale:
– nel merito: lo Stato che paga parcelle altissime a showman e showgirl che non si capisce cosa c’entrino col servizio pubblico, a meno che qualcuno sia convinto che la cultura debba essere di Stato, invece di un servizio pubblico di sola informazione;
– nel metodo:  dicono che piu’ di uno su quattro non paghi questa imposta… ma come fanno a dirlo? Perche’ partono dal presupposto che tutti abbiano in casa un apparecchio tv e quindi: su tutti gli iscritti all’anagrafe il 73% paga l’imposta, quindi il 27% e’ evasore…. peccato che siamo nel 2015 e, oltre ai nemici del “rettangolo nero” di per se’ (non tanti ma sempre in crescita), ci sono i milioni di persone che si informano tramite Internet, dispositivo per il quale l’imposta non si paga (per ora… ci avevano provato qualche anno fa, ma hanno fatto brutalmente marcia indietro).
Quindi. Chi naviga a vista? Tutti, noi inclusi.

Qui il nostro canale web sull’imposta/canone: http://tlc.aduc.it/rai/

(1) Corriere della Sera del 16/10/2015, pag.2
(2) agenzia Askanews: https://it.finance.yahoo.com/notizie/l-stabilit%C3%A0-verso-canone-rai-bolletta-ipotesi-rate-164017084.html

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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