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Canone Rai in bolletta, la grande ingiustizia è compiuta

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Firenze, 20 ottobre 2015. Comunque vada a finire la vicenda del pagamento dell’imposta/canone per il possesso di un apparecchio tv, sara’ sempre una sconfitta per il buon diritto, il buon senso, la ragionevolezza, il buon governo, il buon… il buon… tutto quello che di buono si possa pensare, elencare ed aggettivare pensando ad una comunita’ di armonizzati, che si mettono insieme per facilitarsi la vita.
Al di la’ dell’esistenza stessa di questa imposta (su cui si possono avere opinioni diverse – 1), quello che irrita, indispone, invita al vituperio e’ il metodo. E in democrazia il metodo e’ tutto. Se vi dicono il contrario, e’ solo qualcuno che sta cercando di fregarvi.
Il metodo. Ricordiamolo:
– per far capire cosa sia, lo chiamano canone e/o abbonamento, con tanto di conferma sul nome da parte di sentenze di Cassazione e Corte Costituzionale e Antitrust… anche se e’ una imposta sul possesso di un apparecchio tv. Imposta che raccolta, serve a finanziare il servizio pubblico televisivo, perche’ quello radiofonico -solo per gli utenti non professionali- lo prendono da una percentuale della Rc-auto, cosi’ che tutti gli automobilisti pagano per tutte le radio in circolazione….. alla faccia dell’equita’ e dell’uguaglianza fiscale…
– per convincere i contribuenti a pagare fanno anche i concorsi a premi… cioe’ chi paga un’imposta vince un premio… chissa’ se esistono i cacciatori di premi come in tutti i contesti dei concorsi a premi…
– ogni tanto passa qualcuno da casa che ti comincia a raccontare delle balle spaziali sul perche’ devi pagare. Ancora oggi -dopo il cambiamento delle norme diversi anni fa- c’e’ qualcuno di questi loschi funzionari che ti dicono che devi pagarlo anche per il possesso di un computer. Loschi funzionari che non hanno scrupoli di far firmare i malcapitati su dei fogli dicendo loro che e’ solo per confermare che li hanno visitati, mentre in realta’ sono dichiarazioni di un possesso di un apparecchio. Loschi funzionari che, sempre senza i loro scrupoli, mettono in merito anche delle firme false: loro guadagnano su quanti “evasori” hanno scovato, senza che il loro “lavoro” abbia poi un minimo di verifica, tanto “lavorano all’ingrosso”, cioe’ firme carpite o firme false… tanto, quanti protestano rispetto a quelli che non hanno voglia di ammattire per dialogare con una pubblica amministrazione che fa finta di non capire le parole che dici e che scrivi e che, come un mant
ra
malefico, ripete solo che devi pagare, devi pagare, devi pagare? ….
– poi ci sono le lettere che arrivano a casa e, per il solo fatto che hai una residenza anagrafica, ti dicono che non risulti negli elenchi dei contribuenti. Loro partono dal presupposto che per il fatto stessi di esistere, un umano debba avere un apparecchio tv, anche se siamo nel 2015 e Internet e’ anche molto meglio della tv per chi si voglia informare e divertire. Ma loro se ne fregano: colpiscono tutti, tanto diversi “innocenti” abboccano. E poi su questo fanno anche i rigorosi: siccome l’imposta/canone si paga per residenza anagrafica, se in un medesimo appartamento ci sono due nuclei famigliari anagrafici (persona anziana e badante, per esempio), ognuno deve pagare la propria imposta, foss’anche in quella casa ci sia un solo apparecchio tv;
– inoltre, e’ proprio su questi nuclei famigliari anagrafici che fanno quelle che chiamano statistiche: ogni famiglia anagrafica deve per loro avere un apparecchio tv e quindi pagare, se non paga e’ una famiglia che evade il fisco. E da qui che ci dicono che gli evasori di questa imposta in Italia sono il 27%: questa e’ la percentuale delle famiglie che non paga questa imposta… possiede o meno un apparecchio tv? Chi se frega -dicono. Chissa’ se all’Istat, dove sembra che ne sappiano qualcosa di scienze statistiche, gli si sono mai rizzati i capelli per questo uso disinvolto della loro scienza… o forse all’Istat sono tutti calvi?
– ogni tanto qualche contribuente fa un errore, pagando pur non dovendolo fare o qualcosa del genere. Se si prova a chiedere un rimborso, viene considerato come un delinquente che sta cercando di fregare lo Stato e, nella maggior parte dei casi, rinuncia al proprio diritto, anche perche’ non e’ raro che per farsi valere in diversi sedi, incluse quelle giudiziarie, debba spendere piu’ soldi di quanto riuscirebbe a farsi rimborsare. Ma questo metodo -lo sappiamo tutti- non e’ prerogativa dello specifico, ma di tutto cio’ che ha a che fare con l’Erario;
– stesso metodo del rimborso viene imposto  a chi fa la dichiarazione di disdetta del possesso di un apparecchio tv. Tu la mandi, come dice la legge, entro il 31/12 e dall’anno successivo non devi piu’ pagare? La tua dichiarazione viene recepita come credono loro, e i primi mesi dell’anno in cui non dovesti piu’ pagare, ti mandano una lettera in cui ti chiedono di ripetere loro quello che hai gia’ scritto nella disdetta e ti chiedono di pagare i primi sei mesi dell’anno che non dovresti pagare, e con tanto di penalita’ per il ritardato pagamento. Non solo, ma ti dicono di spedire questa dichiarazione per posta ordinaria… che se non fai la raccomandata A/R ti dicono che non hanno ricevuto nulla;
– sono tante le casistiche di questo metodo incivile che la Rai utilizza con la complicita’ di tutto lo Stato, esattrice d’imposta per per un’imposta che deve finanziare se stessa… ve l’immaginate se questo metodo fosse generalizzato? Un dipendente privato o pubblico che dovesse avere direttamente dal proprio datore di lavoro i contributi che quest’ultimo versa all’Erario per pagare i servizi pubblici che in qualche modo poi gli tornano… potrebbe essere oggetto di studio per un’ipotesi di fiscalita’ di uno Stato anarchico… tutti si guarderebbero dal metterlo in pratica… ma esiste per la Rai.
Abbiamo fatto una scaletta dei metodi piu’ comuni e capillari. Ci sono poi le varianti che attanagliano alcuni singoli contribuenti che non fanno “metodo generalizzato”, ma c’e’ sempre la Rai e lo Stato che hanno ragione, e tutti gli altri hanno torto. Per chi si vuole appassionare e divertirsi (tragicamente, comunque divertirsi), le lettere che pubblichiamo sul nostro web in materia sono lo specchio di questa realta’:http://tlc.aduc.it/rai/
Visti questi precedenti, su cui nessuno tra chi li mette in pratica o continua a tenerli nella nostra normativa si vergogna, chissa’ cosa ci sara’ da aspettarsi nelle prossime settimane con l’imposta/canone nella bolletta elettrica. Perche’ dovrebbe essere diverso e -soprattutto- perche’ dovrebbe essere diverso l’atteggiamento e l’approccio del contribuente, visto che chi viene fregato e’ sempre lo stesso, cioe’ lui? I soldi da versare saranno meno? Probabile, ma questo sara’ sufficiente a confondere il vessato fiscale? Non crediamo.
Vediamo dietro l’angolo alcuni sostenitori del nuovo metodo: “pagheremo tutti pagheremo meno”, “voi state difendendo gli evasori fiscali” e altre amenita’ del caso senza volutamente far caso al fatto che noi chiediamo i rispetto di leggi che abbiano una logica nel vivere civile e comune, non la ragione sempre da un parte (lo Stato e la Rai) e il torto dall’altra (sudditi). Con in piu’ l’occasione d’oro per chi si oppone alla attuali politiche del Governo, che potra’ fare un calderone unico anche a partire dalle invettive che lanceranno contro le garantite schifezze che saranno concepite per l’esazione. Un gioco delle parti? Garantito!
E noi? Cercheremo di dare una mano a tutti i contribuenti per farsi fare meno male.
E’ forte la tentazione di andare tutti a Pontassieve, prendere la residenza anagrafica li’ dove ce l’ha il nostro capo del Governo, in nuclei famigliari anagrafici ben distinti di quello suo con la signora Agnese e figliolanza e, siccome ogni nucleo anagrafico deve pagare la sua imposta pur se il televisore e’ unico in tutta quella casetta vicino all’Arno, arriveranno queste richieste di pagamento del Fisco/Rai, non pagheremo e vedremo di nascosto l’effetto che fa. Ma credo che non lo faremo….

1) noi di Aduc siamo per la sua abolizione e l’affidamento di un servizio pubblico minimo di informazione (senza “nani e ballerine”) grazie ad un appalto tra privati. Ma non e’ da marziani credere che ci possa essere un’imposta per pagare questo servizio, e’ solo una diversa opzione di come si puo’ concepire un servizio pubblico e la altrettanto pubblica fiscalita’.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC

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Trasporto ferroviario Lazio, firmato il protocollo per ridurre le controversie con gli utenti

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Questo è l’assessore ai trasporti della Regione Lazio Michele Civita . Oggi abbiamo firmato un accordo che prevede che in caso di problemi con le ferrovie regionali del Lazio i consumatori posso conciliare anziché litigare.

Non abbiamo risolto i problemi dei consumatori che subiscono ogni giorno disservizi abominevoli, ma abbiamo almeno iniziato qualcosa.

Ho chiesto a Michele Civita di farci capire cosa intende fare la regione sulla mobilità innovativa, visto che ormai il Lazio è una sola grande città di 6 milioni di abitanti e da alcuni punti si impiegano anche 3 ore per raggiungere il centro della capitale.

Insomma non chiediamo Hyperloop Transportation Technologies . Il Governo americano ha appena approvato la richiesta preparare gli scavi tra la 53esima strada di New York e Washington D.C., luoghi che nei progetti di Elon Musk possono essere raggiunti in 29 minuti di viaggio, divisi da 364 chilometri di rete stradale che attualmente si possono percorrere in circa 3 ore.

Il Lazio sembra essersi fermato ai tempi della #ciociara di Sofia Loren. Quando dalla provincia si arrivava a #roma a dorso del mulo o i più fortunati in bicicletta monomarcia (come mi raccontava mio nonno).

Alcuni land tedeschi hanno annunciato da pochi giorni che sperimenteranno il trasporto pubblico gratuito per combattere l’inquinamento urbano.

 

Il Lazio che farà? Visto che è una delle aree urbane più popolose d’europa?

Lo sapremo solo dopo il #4marzo !!!

Codici Associazione Consumatori Luigi Gabriele

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Consumatori

Bollette della luce come per l’acqua, da oggi pagheremo la corrente anche ai morosi e le aziende non potranno più fallire

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Codici: ecco l’ultima perla dell’Autorità per l’energia, la socializzazione integrale della morosità

“Quando ci sono da socializzare i profitti si chiamano in causa le aziende, quando invece si devono spalmare i debiti si chiama il consumatore – afferma Luigi Gabriele di Codici – l’ultima perla di questa Autorità per l’energia, la peggiore Autorità di tutti i tempi”.

Dopo il Canone Rai anche l’evasione delle bollette elettriche verrà spalmata su tutti i consumatori in bolletta, verrà qui inserita un’altra voce che costituirà il contributo che verrà pagato da tutte le famiglie per coprire i costi lasciati dai clienti morosi, quindi chi paga la bolletta elettrica, già salata a prescindere dal proprio consumo in seguito alla nuova riforma tariffaria, dovrà pagare anche per chi la evade.

Ovviamente questo provvedimento andrà a danneggiare i consumatori ed andrà invece a salvaguardare le aziende, queste morosità infatti hanno in passato portato al fallimento di alcune di esse del mercato libero.

Già esiste Il CMOR, e cioè il coefficiente per morosità delle utenze energia, cioè il corrispettivo eventualmente addebitato dal nuovo fornitore di energia al cliente finale, il quale abbia situazioni di morosità pregressa nei confronti del suo precedente fornitore di energia elettrica. A causa di un inadempimento contrattuale nei confronti del precedente, il cliente finale moroso diventa quindi debitore per il pagamento del corrispettivo CMOR nei confronti dell’attuale fornitore.
Ingiusto ma perlomeno rimaneva configurato tra moroso e nuovo fornitore.

Oggi si aggiunge l’integrale spalmatura a tutti gli utenti degli oneri non pagati dai morosi. Questo è drammatico, ma questa Autorità già lo ha reso operativo nel servizio idrico da un paio di anni, per questo in alcuni luoghi le bollette sono stratosferiche, oggi il problema è che lo stesso principio viene esteso all’elettricità.

Come sempre il bancomat d’Italia, il consumatore, subirà anche il rastrellamento delle morosità elettriche che ammonterebbero a 200 milioni di euro.

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Consumatori

Bollette. Cos’è la truffa del POD e come difendersi

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Il cosiddetto Point Of Delivery è il codice identificativo dell’utenza di energia elettrica di un singolo consumatore

 

La “truffa del POD” è solo uno degli inganni che purtroppo continuano ad affliggere il nostro paese, ma sta diventando giorno dopo giorno più rilevante. Una truffa che può venire attuata sia dal vivo che tramite telefono e che ha l’obiettivo di estorcere al consumatore informazioni preziose per intestargli (di nascosto) nuovi contratti più onerosi.

Iniziamo col dire che il POD, ovvero il Point Of Delivery, è un codice che identifica l’utenza di energia elettrica di ciascuno di noi: viene riportato all’interno della bolletta della luce e, purtroppo, conoscerlo spesso e volentieri è sufficiente per richiedere un cambio di contratto anche senza informare il diretto interessato.

La truffa del POD può avere luogo sia attraverso un operatore porta a porta che attraverso una semplice telefonata e si svolge bene o male nelle seguenti modalità: l’utente viene contattato da un soggetto che si qualifica come operatore della compagnia in questione e chiede per l’appunto di avere il codice POD, fingendo spesso e volentieri di averne bisogno per verificare inconvenienti immaginari o per applicare tariffe più convenienti.

Il primo modo per difendersi da questo tipo di truffa consiste ovviamente nel non comunicare il proprio POD e non consegnare vecchie bollette. La stessa richiesta di questo tipo di informazioni deve suonare come un vero e proprio campanello d’allarme, visto che il vostro fornitore di energia elettrica è sempre e comunque a conoscenza del vostro codice identificativo.

Un altro consiglio, in caso di contatto telefonico, è quello di non pronunciare la parola “sì”: è infatti possibile che venga letteralmente “tagliata” ed “incollata” ad arte per venire trasformata in un assenso a proposte contrattuali che in realtà non sono mai state sottoposte all’attenzione del contraente.

Se vi rendete conto di avere subito la truffa del POD, o se e ritenete di avere ricevuto una visita o una telefonata sospetta, contattate immediatamente sia il vostro fornitore di energia elettrica sia la Polizia. Questi raggiri vanno combattuti e da questo punto di vista noi di CODICI siamo da anni a disposizione, per fornire una consulenza ed aiutare i cittadini ad orientarsi in quella che purtroppo a volte sembra una giungla. Il nostro sportello legale è sempre aperto, quindi non abbiate timore di segnalarci eventuali comportamenti scorretti: il nostro numero di telefono è lo 065571996, mentre la nostra mail è segreteria.sportello@codici.org.

 

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