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Canone Rai, nonostante tutto, l’evasione è al 50%

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Imposta/canone Rai. Evasione e numeri a gogo. E intanto la Rai rimane com’e’…

Firenze, 9 Settembre 2016. Come era prevedibile, il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) ha risposto al quotidiano Italia Oggi sulla presunta evasione del canone Rai. Ieri, il quotidiano economico, grazie ad una sua indagine parziale, aveva scritto del 50% di contribuenti che, ricevuta la bolletta elettrica a casa, avevano omesso il pagamento relativo al canone, ma aveva precisato che si trattata di dati relativi solo al mese di luglio (1). Il Mise, interpellato il maggior gestore elettrico (Enel) ha smentito i dati, parlando di circa un 10%, comprensivo della morosita’ fisiologica e quella stagionale. Altri operatori -sempre secondo il Mise- forniscono percentuali anche piu’ basse. La fonte del Mise sono presunti “esperti”. Il quotidiano economico replica oggi ricordando, al contrario, che altri operatori interpellati danno percentuali di non-pagamento diverse: Sorgenia 26% di non-pagamento, e GreenNetwork che conferma il loro 50%.
Per sapere chi ha ragione bisognera’ attendere i dati ufficiale dell’Agenzia delle Entrate che, presumibilmente, dovrebbero arrivare a fine settembre.
I nostri uffici di informazione e consulenza, a differenza di quanto accaduto nei periodi precedenti alla scadenza di autodichiarazione dello scorso 16 maggio e a cavallo della stessa, non sono sommersi di richieste di informazioni. Abbiamo un picco in queste settimane (un centinaio di richieste alla settimana), ma niente di stratosferico. E comunque, ad Aduc si rivolgono contribuenti che ancora cercano informazioni perche’ non le avevano avute in precedenza per la decisamente deficitaria campagna informativa di Governo e Agenzia delle Entrate (ma perche’ non hanno mandato un avviso nelle bollette elettriche precedenti a quelle in cui a luglio e’ partito l’addebito del canone?) oppure quelli che, nonostante l’autodichiarazione (o per errori commessi da loro nella compilazione) hanno ricevuto l’addebito in bolletta… non certo quelli che hanno deciso di essere evasori. Ovviamente noi siamo solo una delle tante associazioni che seguono la questione e siamo solo un generico
indicatore, ma non crediamo di sembrare minimalisti nel credere che, se il problema evasione o non-pagamento, esiste, ce ne accorgeremo un po’ piu’ in la’ nel tempo, anche molto oltre i primi dati ufficiali. In questa fase sono solo scoop giornalistici e ridicole difese da parte del Mise: il canone Rai, si sa, tocca -per vari motivi economici e politici- i nervi di tutti i contribuenti, e se si riesce a stimolarli (scoop) o a narcotizzarli (Mise), chi lo fa cerca sempre di trarne vantaggi fini a se stessi.
E’ per questo che noi attendiamo che il cadavere del canone transiti sull’acqua di un fiume dove noi -assisi sul greto- ne attendiamo il passaggio? No, siamo diversi: pur apprezzando questo detto popolare, abbiamo uno spirito battagliero e, qualunque siano i dati di fine settembre, non cesseremo di perorare la privatizzazione dell’informazione pubblica radiotelevisiva (cosi’ come hanno chiesto gli italiani con un referendum popolare) e, di conseguenza, la fine del regime di canone per il possesso di un apparecchio tv… anche solo perche’ siamo nel 2016 e l’imposizione fiscale forzata sul possesso di strumenti di prima necessita’ -e lo strumento per informarsi, lo e’-, se fatta al di la’ degli specifici consumi, la riteniamo roba da Stati autoritari ed illiberali; a tal punto da condizionare ed indirizzare la vita politica e culturale invece che fungere da mero strumento di comunicazione istituzionale.

1- http://www.aduc.it/comunicato/imposta+canone+rai+ploff+nuovo+sistema+riscossione_24772.php

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Così la lobby delle banche cerca di rinviare la trasparenza

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Carlo DE MASI, Presidente di Adiconsum nazionale:
Basta rinvii! I consumatori hanno diritto di conoscere i costi sostenuti per i servizi di investimento offerti da banche/intermediari finanziari
come sancito dalla MIFID 2 


Adiconsum scrive al Ministero dell’Economia e delle Finanze
12 febbraio 2019 – La trasparenza, declinata in tutte le sue varie forme, sia che si riferisca ai costi, alle tariffe, ai prezzi, ai contratti, è un diritto del consumatore. Senza trasparenza non ha senso parlare di tutela del consumatore. 

Per quanto riguarda la trasparenza dei costi dei servizi di investimento ci troviamo di fronte ad un paradosso – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – Infatti, nonostante la Direttiva europea Mifid 2 ne renda obbligatoria la comunicazione ai consumatori-investitori, nel nostro Paese, essa non è ancora operativa.

Dopo un primo rinvio richiesto dalle Associazioni bancarie e dagli intermediari dal 1° gennaio 2017 al 3 gennaio 2018 – prosegue Danilo Galvagni, Vicepresidente Adiconsum –apprendiamo che, in un documento datato 30 gennaio 2019, le principali Associazioni degli intermediari italiani  hanno previsto il rilascio di tali informazioni “nel corso del 2019”, dilazionando ulteriormente i tempi di godimento di quello che è un diritto dei consumatori, sancito dalla Commissione europea.

Adiconsum considera il diritto del consumatore alla trasparenza una tutela irrinunciabile e non dilazionabile del consumatore.

Per questo – conclude De Masi – riteniamo che il Governo debba intervenire per evitare ulteriori rinvii nell’applicazione di un diritto fondamentale dei consumatori e per non generare squilibri nel mercato.

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Osservatorio MutuiOnline.it (I Trim 2019): rientrano tassi e surroghe. Si stipula ancora a buone condizioni

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Torna la calma sul mercato dei mutui, che nei mesi scorsi avevano sofferto la congiuntura di fatti importanti: le tensioni sullo spread, la fine del programma di Quantitative easing, l’atteso aumento del costo del denaro da parte della Bce. Quello che emerge dalle rilevazioni dell’Osservatorio di MutuiOnline (dati al 31 gennaio) è un quadro con importanti novità su vari fronti.

La prima riguarda i tassi fissati dalla Bce ai quali si agganciano i nostri tassi di interesse: l’Euribor, fermo a segnare -0,31% (tasso a 3 mesi) e -0,37% (tasso a 1 mese), e l’Eurirs, che registra il valore più basso dal 2016 (minimo storico 1,01%): 1,30% a gennaio il tasso a 20 anni, contro l’1,51% dell’ottobre scorso.

L’importante calo delle surroghe

Dopo l’accelerazione di fine 2018, la richiesta di surroghe cala al 35,4%. Risale così al 53,8% la domanda di nuovi mutui (era il 42,5% un anno fa), e torna a stabilire un equilibrio importante per la ripresa del mercato.

L’effetto non si è ancora riflesso sulle erogazioni, dove l’acquisto prima casa (45,8%) segna un perfetto equilibrio con il 45,9% delle surroghe.

Il tasso variabile non fa più paura

Interessante è anche un primo, seppur leggero, ridimensionamento del fenomeno tasso fisso, all’80,9% per la domanda (84,3% lo scorso trimestre) e all’88,2% per le erogazioni (89,3% a fine 2018). E’ presto per dire se possa rappresentare un inizio di rimonta per il tasso variabile, ma certamente influisce la prospettiva di allungamento dei tempi di possibili rialzi del costo del denaro.

Impennata dei finanziamenti erogati

Altro dato rilevante dell’Osservatorio di MutuiOnline è l’importo medio dei mutui erogati: 133.089 euro contro 126.879 euro del quarto trimestre 2018. Sostanziale stabilità invece per l’importo medio richiesto, ora a 131.397 euro rispetto ai 131.526 euro del trimestre precedente.

Stabili i dati sulle classi di importo, dove prevale ancora la fascia 50.000-100.000 euro con il 36,1% delle richieste, mentre per le erogazioni è la classe oltre i 200.000 euro a registrare un rialzo importante: quasi 4 punti in più rispetto al trimestre precedente, il 13,3% del totale del campione rilevato.

Durate più lunghe per domanda e offerta

Le rilevazioni sui mutui di questa prima parte dell’anno ci riservano ancora novità. È questa volta il caso delle durate dei mutui che – rispetto all’ultimo trimestre 2018 – vedono crescere l’intervallo dei 30-40 anni di quasi 2 punti percentuali (25,5%). Stesso aumento si registra dal lato delle erogazioni, con la classe di durata più lunga che guadagna 2,2 punti percentuali e arriva a coprire il 19,1% dei mutui concessi.

Infine, un’evidenza importante sulla percentuale di valore finanziato dell’immobile. Le banche hanno concesso in questi primi mesi del 2019 il 34,7% di finanziamenti con loan-to-value compreso tra il 70 e l’80%, esattamente l’8,0% in più del trimestre precedente.

Quanto costa oggi il mutuo più conveniente?

A queste nuove condizioni, l’allarme aumento mutui sembra essere rientrato e un nuovo finanziamento a tasso variabile a 20 anni alle migliori condizioni (quelle in cui si chiede entro il 50% del valore dell’immobile) vede una rata mensile di 444 euro al Tasso dello 0,65% e Taeg (Tasso annuo effettivo globale, che comprende interessi ed eventuali spese accessorie) dello 0,69%. Il miglior fisso ha invece un Tan dell’1,10% e un Taeg dell’1,44%, con una rata di poco superiore, 464 euro (Simulazione del 6 di febbraio su un impiegato di 35 anni residente a Milano, che richiede 100.000 euro per un valore dell’immobile di 200.000 euro).

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Addizionali: rischio aumento della pressione fiscale. Allarme Federconsumatori

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Il report di Confprofessioni sulle prospettive di rialzo delle aliquote Irpef regionali e comunali conferma in pieno il nostro allarme circa il rischio di aumento della pressione fiscale, diretta conseguenza del mancato blocco delle aliquote nella legge di bilancio.

Tra il 2016 e il 2018, grazie al blocco, gli enti locali non hanno avuto margine per modificare le aliquote. Ora però lo potranno fare, dovendo approvare i bilanci previsionali entro il 31 marzo.

Si stima un incremento complessivo di quasi un miliardo di Euro nel 2019. Ma non è tutto: bisogna tener conto anche degli aumenti su IMU e TASI su cui i comuni che non hanno applicato l’aliquota massima potranno effettuare dei rialzi.

Una situazione allarmante, che inciderà in maniera negativa sull’andamento dei redditi già oggi spesso inadeguati e precari. Da uno studio pubblicato dalla Federconsumatori è infatti emerso come i redditi delle famiglie siano cresciuti in misura decisamente marginale rispetto a quanto sia cresciuta la spesa (dal 2013 al 2018 +3,8% i redditi al netto dell’inflazione a fronte di una crescita della spesa del +6,4%).

È evidente che tale dato peggiorerà nel 2019, decurtando ulteriormente la capacità di acquisto delle famiglie e incidendo negativamente su una domanda interna già in crisi.

È di oggi, infatti, la conferma dello stallo delle vendite da parte dell’Istat: nel 2018 +0,2% rispetto al 2017. Un dato che attesta la fase di recessione in cui è entrato il Paese e a cui le attuali politiche del Governo non forniscono alcuna risposta.

“Ignorare tale andamento, o ancor peggio ignorarlo declamando inesistenti boom economici è da irresponsabili. Per questo chiediamo al Governo e all’intero Parlamento di prendere atto di una situazione insostenibile per le famiglie e per il Paese, prendendo provvedimenti immediati tesi ad aprire nuove prospettive di crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori.

Il primo passo in questa direzione è evitare l’aumento della pressione fiscale sui cittadini, facendo appello a Comuni e Regioni affinché non aumentino le addizionali.

Inoltre è indispensabile che il Governo stanzi gli opportuni fondi da destinare alla ricerca, allo sviluppo e alla modernizzazione delle infrastrutture, nonché operando un taglio del cuneo fiscale: misure finalizzate a creare nuova occupazione e gettare basi stabili per la ripresa economica.

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