Grazie a Confconsumatori 41 acquirenti di Carrier 1 riavranno i propri risparmi: «Il foro del consumatore è competente solo se il cliente ne fa richiesta»
Parma, 1 ottobre 2013 – Grande vittoria di Confconsumatori in Cassazione per ben 41 risparmiatori che, nel 2001, avevano acquistato titoli Carrier1, la società americana del nuovo mercato (Nasdaq), finita in dissesto poco tempo dopo. I titoli “spazzatura” appartenevano a una finanziaria statunitense che possedeva anche il 15% del capitale sociale della banca, la quale, tramite i propri promotori o per telefono, aveva promosso la loro alienazione.

Perché si è resa necessaria l’ordinanza della Cassazione?
I legali di Confconsumatori avevano portato i 41 casi di risparmiatori vittime del dissesto davanti al Tribunale di Milano, forti di una vittoria analoga ottenuta nel 2007 (n. 8699/07) per altrettanti 97 consumatori, poi confermata dalla Corte d’appello di Milano nel 2011 (n. 1193/11). Il Tribunale di Milano, però, questa volta, aveva però dichiarato la propria incompetenza per territorio, perché – come si legge nel provvedimento – doveva considerarsi «competente territorialmente il Tribunale del luogo di residenza degli attori risultante, per ciascuno di essi, dall’atto di citazione»; luogo di residenza diverso per ognuno, essendo alcuni delle Marche, altri dell’Emilia Romagna ed altri ancora piemontesi e liguri.

La Suprema Corte ha invece accolto la tesi giuridica sostenuta dagli avvocati di Confconsumatori,
Massimiliano Valcada, esperto in diritto comunitario, e Giovanni Franchi, affermando che «Solo il cliente del contratto avente ad oggetto strumenti finanziari può eccepire l’incompetenza per territorio rispetto al foro del suo domicilio o residenza». E visto che nessuno degli attori aveva sollevato quell’eccezione, la competenza del Tribunale di Milano doveva ritenersi incontestabile.

«Una sentenza fondamentale – commenta l’avvocato Giovanni Franchi
, – perché adesso il Tribunale di Milano potrà uniformarsi alla precedente sentenza della Corte d’appello e condannare l’Istituto di credito italiano, purtroppo in liquidazione coatta amministrativa, e la società americana a rimborsare i risparmiatori, i quali hanno quindi la speranza, dopo tanti anni, di ritornare in possesso dei loro denari, investiti in titoli “spazzatura”».