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Carte di credito: un errore la Direttiva UE su commissioni

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Movimento Difesa del Cittadino: “Ridurre le commissioni interbancarie non è la soluzione. A rimetterci saranno i consumatori”Che potrebbero rischiare di pagare fino a 10 euro in più per ogni carta di credito.
Il provvedimento UE favorisce i commercianti, alleggeriti dalle commissioni e liberi di scegliere quali carte accettare, limitando la libera concorrenza.

“Ridurre le commissioni non è la strada da percorrere perché le ricadute sui consumatori ci saranno e saranno pesanti. Lo abbiamo già visto in Spagna, in USA e in Australia” commenta Antonio Longo, presidente dell’associazione Movimento Difesa del Cittadino (MDC) all’uscita della direttiva UE che regolamenta i pagamenti elettronici riducendo le commissioni interbancarie (IF, Interchange Fee) sulle transazioni con carte di credito/debito.

La direttiva UE riscrive le regole commerciali danneggiando i consumatori. Il legislatore europeo abolisce la honour all cards rules permettendo ai commercianti di scegliere quali carte accettare, a differenza dell’obbligo che rispetta la libera concorrenza di accettarle tutte. Non solo. Anche la non-discrimination rule viene cancellata dalla norma che riduce i costi per i commercianti, secondo una stima che la UE valuta tra 0,6 e 1,7 miliardi di euro. Un risparmio che l’UE ritiene possa finire nelle tasche dei consumatori, attraverso un calo dei prezzi di beni e servizi acquistati attraverso la moneta elettronica. Tuttavia, le esperienze di Spagna, Australia e Stati sembrano escluderlo. Inoltre la Commissione Europea non spiega nè garantisce che questi soldi vengano passati effettivamente ai consumatori.

“Il Movimento Difesa del Cittadino contesta l’impianto della direttiva – chiarisce Antonio Longo –. Siamo infatti convinti che per i consumatori lieviteranno, e non di poco, i costi dei canoni annui delle proprie carte di credito. Non siamo noi a dirlo, ma le fallimentari esperienze di Spagna, Australia e Stati Uniti: paesi, questi, in cui i legislatori nazionali hanno abbassato le commissioni interbancarie. Il risultato è stato uno sbilanciamento dei costi a danno dei cittadini che non solo non hanno beneficiato di alcun calo dei prezzi, ma addirittura hanno dovuto spendere il 50% in più per il possesso delle proprie carte, come accaduto in Spagna tra il 2006 e il 2010”.

Per MDC la Commissione Europea avrebbe dovuto prestare maggior attenzione ai dati empirici derivanti dalla riduzione delle IF: sempre in Spagna si è registrato un calo dell’1,074% delle carte in circolazione, che – se confermato anche in Italia – si tradurrà in quasi 890 mila carte in meno nel nostro Paese (in base ai dati della BCE del 2011).

Non solo, ma come evidenziato dallo studio appena presentato da I-Com a Roma la scorsa settimana, per i cittadini europei si ipotizza un incremento da 6 a 10 euro dei canoni annui delle carte di credito.

“La riduzione delle commissioni non contribuisce per niente a rilanciare i pagamenti elettronici, anzi – conclude Longo –. L’aumento dei costi delle carte per i cittadini può scoraggiarne il possesso e favorire il ritorno al contante. Non certo la strada da percorrere nella lotta alla black economy, che non può prescindere dalla tracciabilità. Da parte della Commissione sarebbe stato più opportuno concentrarsi su ipotesi di detrazioni fiscali per coloro che privilegiano metodi di pagamento tracciabili, così da incentivare per davvero l’uso della moneta elettronica”.

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Morosità e affitto, schizzano alle stelle i casi di mancato pagamento

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Le due mensilità di cauzione sono uno strumento superato. Per Affitto Assicurato «il mondo della locazione è cambiato: il controllo sociale sugli inquilini non c’è più e continuare con le vecchie garanzie può far perdere molti soldi ai locatori»

 

C’era una volta la cauzione. Quelle due mensilità che il proprietario di un appartamento chiedeva come deposito al nuovo inquilino; una garanzia a fronte di un’ipotetica, quanto scongiurata, insolvenza. Oggi, nove volte su dieci, il deposito cauzionale però non basta a coprire le spese che il locatario deve sostenere in caso di morosità dell’inquilino. «Parliamo di circa mille euro a garanzia contro una spesa media che può arrivare, e superare, i 10mila euro», spiega Claudio De Angelis, responsabile marketing di “Affitto Assicurato”, la soluzione che sta rivoluzionando il mondo dell’affitto garantendo 15 mensilità e il sostegno alle spese legali.

«Per valutare la qualità, quindi la solvibilità, dell’inquilino, i nostri nonni si basavano su una sorta di “controllo sociale” – prosegue -. La conoscenza della famiglia di provenienza e il sapere dove si lavorava, unite al deposito cauzionale, diventavano il lasciapassare per l’affitto. Per i tempi, quello era il modo giusto di fare le cose. Oggi, ovviamente, tutto questo non è più pensabile. Anche la richiesta di una busta paga non riesce a dare tranquillità al locatore». Di fatto, le due mensilità depositate (che per legge possono arrivare ad un massimo di tre), non sono più sufficienti. «Quello che viene ritenuto ancora un elemento di salvaguardia e di garanzia, di fatto non lo è più: il deposito cauzionale non garantisce il locatore, o meglio, non lo garantisce a sufficienza», aggiunge De Angelis. «Con il nostro osservatorio abbiamo stimato che nell’90% delle situazioni di insolvenza, il deposito cauzionale non arrivi a coprire le spese e i mancati incassi che il proprietario si trova ad affrontare con un inquilino moroso».

L’affitto diventa una scelta troppo rischiosa? «I numeri sembrano proprio dire questo», afferma De Angelis. «Solamente l’anno scorso sono state emesse 59.600 sentenze di sfratto, di queste 52.500 per morosità. In nove casi su 10 quindi non ci sono i soldi per pagare l’affitto e il deposito cauzionale è una somma obiettivamente insufficiente a coprire il periodo necessario a liberare l’immobile dall’inquilino moroso e le spese che il proprietario è chiamato a sostenere, tra canoni e spese condominiali non corrisposti oltre alle spese legati, arrivano mediamente a 10 mila euro».

Che fare? Mantenere l’appartamento sfitto può essere una risposta e lo testimoniano le oltre 200 mila case vuote che ci sono a Roma, le 70 mila di Milano 70mila e le 60 mila di Torino, per esempio. «Ma sarebbero comunque altri costi da sostenere per il proprietario», rileva De Angelis. «Affitto Assicurato si pone al fianco del tradizionale deposito cauzionale, integrandolo. È una formula studiata per tutelare il padrone di casa, prevenire situazioni spiacevoli, tranquillizzare i proprietari dalla morosità degli inquilini, mettendo comunque gli stessi proprietari nelle condizioni di rispondere a un’esigenza abitativa che continua a ad essere molto elevata».

Come? «Con la garanzia di 15 mensilità e l’intervento anche in caso di spese legali», spiega. «Non un servizio, ma un partner per il proprietario di casa che gli garantisce la rendita della locazione ed evita che incorra nei rischi di morosità. Per un affitto tranquillo».

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Banche: rinvio a giudizio dei vertici di Banca Popolare di Vicenza.

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Federconsumatori accoglie con grande favore la decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati nel processo contro i vertici di Banca Popolare di Vicenza, disposto dal Dott. Roberto Venditti all’esito dell’ultima sessione dell’udienza preliminare tenutasi a Vicenza lo scorso 20 Ottobre.

Nonostante le necessarie ed inevitabili dilazioni dell’udienza, per consentire ai tantissimi risparmiatori ed Associazioni di costituirsi, e considerato anche il tentativo in extremis degli imputati di trasferire il processo a Trento, il Giudice per l’Udienza Preliminare è riuscito a concludere l’udienza in un anno esatto dal suo inizio, tempo che sarebbe stato ancor più breve se la decisione della Corte di Cassazione sullo spostamento del processo non si fosse protratta per oltre 5 mesi. Il 1° Dicembre pertanto si apriranno le porte del processo nei confronti di Gianni Zonin e degli altri dirigenti di BPVI.

Ai già numerosi risparmiatori costituitisi all’udienza preliminare se ne aggiungeranno ora molti altri, nella speranza che la speditezza imposta al giudizio dal GUP in sede preliminare si associ ora pari solerzia dei Giudici del dibattimento, così da giungere ad una sentenza di condanna in primo grado che evidenzi e sottolinei le responsabilità degli imputati, anche considerando i concreti rischi che un processo di queste dimensioni incorra in una possibile prescrizione senza che si faccia luce su una vicenda che ha coinvolto i risparmi di oltre 120.000 famiglie in tutta Italia con evidenti negligenze anche degli organi di vigilanza.

Federconsumatori si augura che i tempi siano finalmente maturi anche a Treviso, nel processo gemello che coinvolge i vertici di Veneto Banca.

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Dal 1 ottobre aumentano bollette e carburanti + 340 all’anno/famiglia

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A partire da oggi, lunedì 1 ottobre, sugli italiani si abbatterà una stangata da circa +340 euro annui a famiglia determinata dai forti rincari delle bollette luce e gas cui si associa l’andamento al rialzo dei listini dei carburanti. Lo denuncia il Codacons, che invita il Governo a intervenire per salvaguardare le tasche dei cittadini.

“A partire da oggi gli italiani pagheranno l’elettricità il 7,6% in più, mentre per il gas gli aumenti raggiungono il 6,1% – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una batosta che si ripercuoterà in modo diretto sulle bollette energetiche, con una maggiore spesa per luce e gas pari a complessivi +110 euro su base annua. Si stanno registrando inoltre forti incrementi anche sul versante dei carburanti, al punto che oggi un litro di benzina costa il 12,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre per il gasolio si paga addirittura il 14,5%; basti pensare che un pieno di diesel costa oggi 10,1 euro in più rispetto ad ottobre dello scorso anno”.

Solo per i maggiori costi diretti legati a bollette e carburanti (ipotizzando due pieni al mese) una famiglia media spenderà circa 340 euro in più su base annua, senza contare gli effetti indiretti sui prezzi e negli altri settori connessi all’energia.

“Invitiamo il Governo ad intervenire per salvaguardare le tasche degli italiani, adottando provvedimenti in grado di limitare gli effetti dei rincari energetici, a partire dal taglio delle accise sui carburanti atteso da decenni” – conclude Rienzi.

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