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Consumatori

Case dell’acqua, servizio pubblico o privato? I comuni fanno Business con i Gestori del SII

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Roma, 13.02.2014:

E’ di pochi giorni fa il comunicato stampa sui brillanti risultati delle Case dell’Acqua installate da HERA S.p.A. in collaborazione con i Comuni gestiti.

Un bel servizio e un bel risparmio per l’ambiente, ma chi paga? Chi fruisce del servizio o i comuni i(e quindi i cittadini), con soldi che dovrebbero essere destinati ad altro? Ma sopratutto chi ci guadagna?Chi fa impresa in libero mercato e in regime di concorrenza o i Gestori del servizio pubblico locale che operano in regime di monopolio e che guadagnano già molto con la tariffa del SII(servizio idrico locale)?

Abbiamo analizzato il Caso Hera S.p.a, essendo in ordine di tempo solo il più recente, ma in Italia si stanno verificando centinaia di questi casi che sono già sottoposti sotto la lente dell’Antitrust.

Nel caso Hera si dimostra chiaramente come da servizio puramente commerciale sia diventato un servizio sostitutivo di quello pubblico, per giunta pagato dai consumatori due volte, in tariffa e con i fondi pubblici comunali che dovrebbero essere destinati a servizi ai cittadini. Ora però, mentre è stato ed ancora è anomalo il consumo (ed il relativo mercato) dell’acqua minerale, forse ancor più inquietante è lo scenario che in molte zone d’Italia sta rappresentando il diffondersi delle Case dell’Acqua non solo promosso (e questa è cosa buona e giusta) ma gestito e finanziato direttamente da Comuni e Gestori del Servizio Idrico Integrato.

Il servizio di somministrazione di acqua di rete microfiltrata, refrigerata in modalità liscia o gassata è inquadrato difatti nell’industria alimentare, alla categoria “somministrazione di alimenti e bevande tramite distributori automatici”.

Del resto, a volere ipoteticamente seguire ragionamenti opposti e differenti, ove l’acqua potabile, manipolata, trattata o addizionata, non dovesse essere disciplinata come attività commerciale, non potrebbe che parimenti concludersi che qualsiasi attività di bar, ristorante o altra somministrazione di bevande presente sul territorio nazionale dovrebbe essere soggetta alla disciplina del Servizio Idrico Integrato e quindi essere servizio pubblico locale.

Infatti anche bevande quali the, caffè, camomilla, tisane o altro, in quanto realizzate, come di massima avviene – con acqua potabile dell’acquedotto comunale – dovrebbero intendersi illegittime per violazione di detta disposizione regolamentare.

Non vi è infatti alcuna differenza – sul piano concettuale e per quanto qui interessa –  tra il trattamento di microfiltrazione dell’acqua e la sua refrigerazione e/o l’aggiunta di sostanze atte a renderla frizzante – quale è l’attività di cui si tratta – e l’attività di preparazione di un the o caffè, mediante pari trattamento termico (di riscaldamento e/o refrigerazione) ed aggiunta di additivi (la polvere del caffè, l’immersione della bustina del the o della tisana, ecc…).

Bene, non risulta che tra i fini istituzionali dei Comuni vi sia quello di “trattare” l’acqua in modalità differenti di quelle previste per il Servizio Idrico Integrato ovvero che vi sia tale riserva di legge per i Gestori del Servizio Idrico.

Che se hanno fondi e risorse dovrebbero (obbligatoriamente) destinarle a attività inerenti la gestione del servizio idrico e non ad attività proprie del commercio e del settore alimentare, distraendo somme che sono, per definizione, denaro pubblico.

Con la spiacevole conseguenza che non dovendo rispondere a nessuno (ovvero sottraendo i fondi dalle bollette) tali aziende o enti si “fanno belli” regalando questa o quella acqua oppure ottenendo ulteriori contributi pubblici (!!!)

Tali casette costano ai contribuenti del servizio idrico integrato ed anche cospicuamente tanto più, come letto nel comunicato, l’acqua “gratuita” è sproporzionata rispetto a quella a pagamento.

L’acqua erogata (regalata) è quindi pagata anche a coloro che magari l’acqua già se la bevono e se la sono sempre bevuta dal rubinetto di casa anche se sa un po’ di cloro.

Le Case dell’Acqua possono si essere promosse dai Comuni e dai Gestori ma debbono rimanere a costo zero per gli utenti del servizio idrico integrato: i relativi costi e la sostenibilità delle stesse devono essere a carico dei soli utilizzatori. Solo così il progetto avrà una sua piena maturità. Basta commistioni contabili con tariffe (tra l’altro di soggetti che operano in monopolio) e basta contributi pubblici a pioggia che potranno ben essere spesi per investimenti più importanti e per servizi a domanda collettiva.

Noi lottiamo fortemente per far si che questo stupendo progetto delle Case dell’Acqua nel nostro Paese non si impantani in un percorso erroneo e pericoloso nel quale facile vittoria potrà avere la reazione dei produttori di acqua minerale se non si raddrizza velocemente la barra del timone.

Fonte :  Centro studi AquaEqua

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Consumatori

MUTUI PRIMA CASA- Appello ADICONSUM al Governo: rifinanziare presto

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Appello di Adiconsum al Ministro dell’Economia, Giovanni Tria:
rifinanziare al più presto il Fondo Consap per l’acquisto della prima casa.
Nessun onere a carico dello Stato per il rifinanziamento

15 gennaio 2019 – Sulla nostra pagina facebook continuano ad arrivare numerose richieste di consumatori in merito al rifinanziamento del Fondo Consap per l’acquisto della prima casa, lamentando anche il fatto che, a dispetto delle esigue risorse rimaste ma comunque ancora presenti, alcuni istituti di credito stanno declinando le domande di accensione dei mutui con questa modalità già da alcuni mesi – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale.

Lo scorso novembre – prosegue Danilo Galvagni, Vice Presidente di Adiconsum –  ci eravamo attivati lanciando l’allarme sull’imminente esaurimento delle risorse del Fondo Consap, inviando una lettera al Ministro, Giovanni Tria, chiedendo, oltre  ad un intervento urgente di rifinanziamento, anche l’apertura di un Tavolo con tutti gli stakeholder, comprese le Associazioni Consumatori, per omogeneizzare le regole e aumentare le opportunità. Questa lettera, purtroppo, al momento è ancora disattesa.

Il Fondo di garanzia Consap – continua Galvagni – ha svolto in questi anni un duplice ruolo: di tutela sociale, da un lato, permettendo l’accesso al credito anche a quelle persone prive di determinati requisiti (si pensi in primis al lavoratore con contratto di lavoro atipico) e di volano nel settore dell’edilizia, dall’altro.

Rivolgiamo, quindi, un appello al Ministro dell’Economia Tria – conclude De Masi – affinché intervenga al più presto per rifinanziare il Fondo, considerato che tale operazione non richiede alcun onere a carico dello Stato.

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Consumatori

Guerra TAXI vs NNC, secondo l’antitrust va liberalizzato il settore

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è stata sentita in audizione informale dinnanzi alla IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei Deputati in merito al disegno di legge di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2018, n. 143 “Disposizioni urgenti in materia di autoservizi pubblici non di linea”. 
Nel corso dell’audizione è stato evidenziato come nel settore della mobilità non di linea si sia sviluppata nei tempi più recenti una domanda molto estesa e diversificata di servizi che tende a non distinguere più tra attività soggette a obblighi di servizio pubblico (taxi) e attività di mercato (NCC) e che, legata ad un concetto di mobilità urbana di tipo intermodale di servizi, fa ampio ricorso ai nuovi strumenti resi possibili dall’innovazione tecnologica.

In questo quadro, qualunque riforma organica della disciplina di settore dovrebbe avere quale obiettivo ultimo il pieno soddisfacimento delle nuove esigenze dei consumatori, affinché gli stessi possano trarre pieno beneficio dalle innovazioni tecnologiche e dai mutamenti intervenuti nelle modalità di offerta dei servizi.

A tale riguardo, l’Autorità ha posto in luce come le modifiche introdotte dal Decreto in via di conversione non appaiano andare nella direzione auspicata. Il mantenimento infatti di vincoli nelle modalità di prenotazione dei servizi e delle restrizioni territoriali all’offerta di servizi NCC, unitamente all’inutilizzabilità delle piattaforme tecnologiche e alla moratoria nel rilascio di nuove autorizzazioni, tenderà a rendere sempre più difficile l’incontro della domanda e dell’offerta, con l’effetto di deprimere il benessere dei consumatori finali in termini di minore ampiezza e qualità dei servizi offerti e di prezzi più elevati.

        Sulla base di tali considerazioni, l’Autorità ha ribadito il proprio favore a un disegno di riforma complessiva della normativa del settore della mobilità non di linea secondo le linee avanzate nelle sue numerose segnalazioni in senso pro-concorrenziale e nel rispetto rigoroso del principio di proporzionalità.

Nelle more di tale processo di riforma, l’Autorità ha sottolineato la necessità di procedere, in sede di conversione, a modificare quelle parti del Decreto idonee a mantenere o addirittura a rafforzare ingiustificate restrizioni concorrenziali nel settore della mobilità non di linea.

In particolare, l’Autorità ha suggerito di: i) eliminare ogni limitazione alle modalità di prenotazione del servizio di NCC; ii) abrogare le norme della legge n. 21/92 che di fatto determinano restrizioni territoriali all’operatività delle imprese NCC; iii) abrogare la norma che introduce una moratoria al rilascio di nuove autorizzazione NCC sino alla realizzazione del registro nazionale.

Roma, 16 gennaio 2019

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Consumatori

CONSOB: verso la nomina di Marcello Minenna. OK dei consumatori

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16 gennaio 2019 – Esprimiamo soddisfazione per le dichiarazioni dei leaders di maggioranza di voler procedere alla copertura della presidenza della Consob, già dal prossimo Consiglio dei Ministri, indicando nella persona di Marcello Minenna, il candidato da nominare.

Consideriamo il prof. Minenna, la sua storia personale e la sua indipendenza dalla politica e dai poteri finanziari, una figura di garanzia per i risparmiatori e per i cittadini tutti, al fine di contrastare le distorsioni e le problematiche che si sono determinate, spesso causate dal potere delle elite finanziarie. 

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