Comunicato Stampa Codici
Si è parlato molto dello scandalo che ha coinvolto i farmaci Avastin e Lucentis ed oggi si compie un importante passo in avanti. Il Consiglio Superiore di Sanità ha infatti dichiarato che i due farmaci sono equivalenti nella cura della degenerazione maculare senile, malattia che può portare alla cecità. L’aspettativa intorno a tale parere era molto alta dopo la multa di 180 milioni di euro decisa pochi mesi fa dall’Antitrust nei confronti di Roche e Novartis, le due case farmaceutiche che si sarebbero accordate affinché solo Lucentis, che costa circa 600 euro in più di Avastin (dieci volte di più), fosse passato dal Servizio sanitario.
Oggi però veniamo a sapere che Avastin e Lucentis sono ugualmente sicuri, quindi possono essere usati contro la degenerazione maculare, pur con alcune precauzioni e monitorando attentamente gli eventuali effetti collaterali.

Ma allora, come si spiega la posizione assunta dall’Aifa riguardo la vicenda? L’Aifa, come è mostrato anche nel sito ufficiale dell’Agenzia, riportava la possibilità di effetti collaterali derivanti dall’Avastin. Inoltre mancherebbero dei dati sul suo uso nelle Regioni, oltre al fatto che una norma rende impossibile l’uso di medicinali per indicazioni non previste se ci sono altri prodotti autorizzati proprio per quella patologia.

Insomma, è chiaro come, vista l’autorità in merito dell’Agenzia Italiana del Farmaco, i cittadini hanno mostrato fiducia e l’uso del farmaco alternativo, finora, è stato più che scarso, per non dire assente. Ma se i farmaci possono essere considerati equivalenti, perché l’Aifa non ha preso posizione in tal senso? Come mai non ha fatto di tutto per avviare specifiche analisi per verificare l’equivalenza dei farmaci? Quale è stato il suo ruolo in tutta la vicenda? Queste le domande che Codici pone all’Agenzia, domande lecite, viste l’importanza che la vicenda ha assunto soprattutto per le tasche dei consumatori.