La denuncia dell’Associazione Consumatori Codici in merito alla possibilità, preannunciata da Abi, di rendere obbligatoria la polizza assicurativa per la cessione del quinto, ha causato una forte reazione dell’Associazione bancaria italiana che ha ritenuto le nostre “affermazioni totalmente prive di fondamento e lesive di elementari regole di rispetto delle organizzazioni”.

Abi non giri intorno alla questione, come solitamente fa. Il  suo ruolo è quello di portare acqua al mulino degli interessi dei bancari e se consideriamo quello che sta succedendo in questo particolare periodo storico, forse le banche dovrebbero ritirargli tale delega.

Come è avvenuto in varie occasioni spesso sono le banche a decidere le regole e, spesso, il Parlamento è costretto a digerirle. È altrettanto evidente che, in questo Paese, le indicazioni date dal Parlamento non vengono seguite dalle banche, come nel caso della norma sulla sospensione dei mutui.

In risposta a quanto affermato da Abi riguardo alla mancata firma di Codici all’accordo quadro del “piano famiglie”, confermiamo che, in ogni occasione  in cui la nostra associazione ha rifiutato di apporre la propria firma alle proposte presentate da Abi, il rifiuto è stato causato dalla poca chiarezza che si nascondeva sotto di essi.

Ad esempio nel caso del mercato della cessione dei mutui e in quello del mercato immobiliare, in cui le banche sono diventate, ormai, padrone assolute, è chiaro che il rifiuto di Codici sia netto: ci rifiutiamo di sostenere iniziative lontane dalla realtà e dagli interessi dei consumatori!

È il tempo anche per Abi di ripensare il suo ruolo o, considerato lo stato in cui versano, oggi, le banche italiane, di ripensare l’Associazione bancaria stessa.

A che serve un’organizzazione che invece di fare gli interessi del credito, persegue soltanto i propri?

In primis ne risente il sistema bancario e quello che sta succedendo alle banche italiane in questo particolare momento storico, ne è la riprova.

Per non parlare poi della credibilità e della reputazione, evidentemente intaccata dai recenti fatti di cronaca. 

Se consideriamo che, fino a poco tempo fa, il presidente dell’Associazione bancaria italiana era un certo Mussari, che non ha brillato certo per onestà, la credibilità dell’Abi è ovviamente minata.

Dunque, visto che il nostro obiettivo non è “l’effimero clamore mediatico”, piuttosto lo stesso “interesse generale del Paese e delle specifiche esigenze del consumatore e del mercato” enfatizzato da Abi, avanziamo le nostre proposte certi che possano essere un buon punto di partenza per negoziare posizioni migliori:

a) il totale costo del finanziamento (interessi più assicurazione) non deve mai superare una soglia che per quest’anno, deve essere del 3% annuo; le due componenti (costo del danaro e assicurazione) vanno addebitate assieme in una unica soluzione mensile;

b) in nessun caso il premio deve essere addebitato in unica soluzione anticipata;

c) obbligatorietà dell’assicurazione per tutti;

d) il debitore deve avere il diritto alla sospensione – continuando a pagare gli interessi e i premi assicurativi- per un totale di massimo di cinque anni; ovviamente la sospensione allunga di pari tempo la durata del finanziamento ma lascia invariati i parametri di calcolo del suo costo;

e) il tasso di interesse è variabile alla variazione del tasso di intervento Bce;

f) la fine del rapporto di lavoro (per morte o licenziamento o cessazione dell’azienda,…) e conseguente cessazione della corresponsione della sorte capitale, dei premi assicurativi e degli interessi e la incapienza del tfr genera lo scatto automatico della garanzia assicurativa per la somma rimanente.soldi-buttati