Il ministro Padoan la sta chiudendo?

Nonostante siano stati presentati dati semestrali che riflettono una situazione positiva di crescita e di sviluppo, non si può fare a meno di notare quanto, in realtà, siano presenti incongruenze e strani silenzi.

La banca del Mezzogiorno- Medio credito centrale ha una lunga storia: nasce nel 1952, come ente pubblico fino al 1993. Nel 1999 viene privatizzato e venduto dal Ministero del Tesoro a Banca di Roma e poi a Unicredit. Nel 2001 è passata nelle mani di Poste Italiane S.p.a. Nel frattempo però, nel 2009, una legge voluta dal ministro Tremonti, aveva istituito la Banca del Mezzogiorno, per il finanziamento alle nuove imprese, soprattutto di imprenditorialità giovanile e femminile, nel Mezzogiorno d’Italia.

Nonostante sia stata fortemente voluta da molte parti e finanziata con i risparmi del consumatore, non è mai stata fatta decollare. La maggior parte del credito è andato alle grandi imprese, la banca del Sud non ha sostenuto come doveva le piccole e medie imprese del Mezzogiorno.

Sono stati resi noti, da pochi giorni, i primi dati semestrali di Banca del Mezzogiorno Medio Credito Centrale da cui si riporta che:

•             Utile netto pari a Euro 13 milioni, Roe annualizzato al 6,5% e Tier 1 al 29,40%;

•             Fondo Centrale di Garanzia: oltre 59.300 le domande pervenute nel semestre (+9,6% rispetto allostesso periodo del 2015);

•             Portafoglio creditizio in crescita (+1,7%) e aumento delle erogazioni alle Imprese (+7%);

•             Supporto allo sviluppo del Mezzogiorno tramite credito e altre iniziative qualitative;

•             Implementazione del Piano Industriale e diversificazione del portafoglio impieghi al fine di contenere il rischio.

Da quanto si legge dai questi dati, che parlano di crescita, sviluppo, risultati raggiunti, finanziamenti erogati, la situazione sembrerebbe estremamente positiva, se non fosse che di riscontri nella realtà ce ne sono ben pochi. In realtà i finanziamenti che volevano premiare le attività imprenditoriali di giovani e donne, non sono stati erogati, delle attività di sostegno per il territorio del sud- Italia, nemmeno l’ombra. Ma quello che stupisce più di tutto, è quanto poco si parli di questo istituto.

Perché Poste Italiane, che ne è proprietario, non attua un piano di comunicazione efficiente per Banca del Mezzogiorno volto alla sponsorizzazione o al rilancio? Viene da chiedersi questo vista l’attività comunicativa di Poste Italiane riguardo ad altri prodotti dello stesso gruppo che, invece, è ben organizzata e, soprattutto, funzionale.

Lo sviluppo e la crescita testimoniati dai dati, inoltre, vengono messi in dubbio da uno spostamento di dipendenti e di management che non è coerente con la situazione positiva che è stata figurata.

A quale scopo si dovrebbe abbandonare la Banca del Mezzogiorno se non ci fosse alcun motivo di preoccupazione?

Noi crediamo che dietro a tutto questo cauto silenzio ci sia una scomoda verità, ovvero che la Banca del Mezzogiorno stia per essere dismessa a breve.