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Chiude dopo 30 anni il primo storico Mc Donald’s di Milano. Caso isolato o segnale?

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Ieri ha chiuso i battenti lo storico Mc Donald’s di Piazza San Babila a Milano. Aperto nel 1984, il fast food era il luogo di ritrovo simbolo dei cosiddetti “paninari” anni ’80, scrive il Corriere della Sera. La notizia ha del clamoroso anche perché, come riportato dallo stesso quotidiano di via Solferino sulle sue pagine web, il Mc di San Babila ha avvisato i lavoratori (circa 50) alla fine del turno, consegnandogli la lettera di trasferimento (clicca qui per leggere l’articolo).

Si tratta di un caso isolato oppure di un campanello d’allarme? Secondo Fanpage, che sulla vicenda ha pubblicato oggi un ricco resoconto riportato fedelmente di seguito, la ricetta della “M” più famosa del pianeta non più in Italia (e nel mondo). Secondo Il Giorno di Milano, invece, «McDonald’s lascia piazza San Babila per questioni di affitto: la proprietà dei muri, infatti, non vuole rinnovare il contratto al colosso». Di seguito il testo dell’articolo pubblicato su Fanpage a cura di Luca Spoldi.

«Sarà un caso sicuramente, ma proprio mentre lo stile italiano continua a conquistare nuovi spazi nelle maggiori capitali del mondo, come Londra, dove dopo la “trattoria” in stile italiano di Angela Hartnett sarà la volta dello chef Jacob Kenedy di inaugurare la sua “pizzeria” italiana, Vico, dove sarà possibile mangiare “street food” di origine rigorosamente italiana a prezzi assolutamente abbordabili (Kenedy è del resto da tempo innamorato dell’Italia: è suo, infatti, il ristorante di lusso Bocca di Lupo, sempre a Londra), lo stile “fast food” è sempre più in crisi, a cominciare dall’insegna più nota al mondo, quella di McDonald’s. Non è un caso che il 19 Luglio abbia chiuso il primo McDonald milanese, quello di San Babila, aperto ormai 30 anni fa.

Non solo da un paio d’anni almeno le trimestrali del gruppo si succedono deludendo quasi invariabilmente le attese di analisti e investitori: secondo un sondaggio condotto da Mark Kalinowski, analista finanziario che da anni è specializzato nel settore della ristorazione, avendo lavorato tra l’altro per broker come Janney Montgomery Scott, Buckingham Research Group e Citigroup, le cose rischiano di andare ancora peggio in futuro. Le previsioni per i prossimi sei mesi sono infatti al loro minimo storico.

Mark ha chiesto a 29 franchisee che nel complesso posseggono 208 ristoranti McDonald’s in tutti gli Stati Uniti, di indicare le proprie previsioni sull’andamento degli affari nei prossimi sei mesi dell’anno utilizzando una scala da 1 (deludente) a 5 (eccellente): il risultato medio è risultato pari a 1,69, il minimo da quando 12 anni fa Mark ha iniziato a condurre questo sondaggio. Notare che il minimo precedente era stato toccato, solo tre mesi fa, con un indice medio di 1,81.

Non è solo una questione di aspettative: dall’indagine è emerso che in giugno le vendite dei 29 franchisee sono in calo mediamente del 2,3% annuo, calcolate sui soli ristoranti che erano già aperti 12 mesi fa (“same store sales”) e che ci si aspetta un ulteriore calo dell’1,2% nel mese di luglio. Un dato peggiore delle attese degli analisti di Wall Street, il cui consenso parla tuttora di un incremento delle vendite, fatto che rischia di portare a nuovi cali del titolo in borsa.

Cosa non sta funzionando del tentativo, messo in atto da tempo, di far voltare pagina al gruppo? Uno dei partecipanti al sondaggio è stato fin troppo esplicito: “L’azienda non ha risposte. Loro (i manager di McDonald’s, ndr) stanno provando a gettare delle idee contro il muro, sperando che qualcuna attecchisca. La loro arroganza complessiva è venuta alla radice”. Almeno in questo le grandi corporation Usa non sembrano molto dissimili da quelle di tutto il resto del mondo, ma se in altri casi l’arroganza del management può essere tollerata dai risultati che ottiene, in casa McDonald’s non è così.

Eppure McDonald’s ha reagito alla pubblicazione del report, che a Wall Street ha ceduto giovedì l’1,8% e venerdì un ulteriore 0,37%, con una nota sdegnata in cui si sottolinea come siano “circa 3.100 i franchisee che possiedono e gestiscono ristoranti McDnald’s in tutti gli Stati Uniti. Meno dell’1% di essi è stato intervistato per questo report. Valutiamo il feedback dei nostri franchisee ed abbiamo solide relazioni di lavoro con essi”.

A giudicare dalla risposte dei singoli partecipanti al sondaggio non si direbbe che le cose stiano così, almeno non in tutti i casi. Tra le lamentele più frequenti, sono state citate deboli azioni di marketing, una “povera” percezione da parte della clientela e l’ignoranza dell’azienda (ovvero dei suoi manager). Uno dei rispondenti ha ad esempio spiegato che le sue vendite “continuano a calare a causa dei nuovi concorrenti” e di non attendersi niente di buono per tutto il 2015. Un altro ha spiegato che “almeno metà degli operatori della mia regione sono sull’orlo di un collasso. Con la paga minima dei dipendenti dei fast food che potrebbe continuare a crescere, siamo affrontando una situazione di crisi”.

Il sospetto di molti analisti, tuttavia, è che più che un problema di costi o di marketing non particolarmente brillante, McDonald’s non stia riuscendo a tener testa a nuovi e più aggressivi concorrenti, da Shake Shack a Sonic piuttosto che Whataburger, le cui vendite sono costantemente in crescita e che dunque erodono la base-clienti di McDonald’s mese dopo mese. Nel tentativo di metterci una pezza a maggio il Ceo Steve Easterbrook ha annunciato un piano di ristrutturazione che dovrebbe portare a 300 milioni di dollari di risparmio all’anno e che prevede, tra l’altro, che entro il 2017 solo il 10% dei ristoranti con insegna McDonald’s sia di proprietà dell’azienda, contro l’80% attuale.

Inoltre la società inizierà a diffondere i risultati di vendita solo più su base trimestrale, e non mensile come finora, a partire dal terzo trimestre dell’anno. Mosse che mi paiono molto difensive e forse persino all’insegna di una minore trasparenza, come se il management pensasse che a far guadagnare terreno alla concorrenza sia l’eccessiva conoscenza della “ricetta” aziendale di McDonald’s. Non sembra tuttavia essere questa la sola né la principale causa di debolezza della maggiore catene di fast food al mondo, che ha iniziato ad andare in crisi prima sui mercati internazionali, poi anche negli Usa, per non aver saputo proporre nuovi menù in grado di soddisfare una clientela sempre più esigente e non necessariamente con poco denaro da spendere. Che McDonald’s sia destinata ad essere la vittima più illustre della crescita del reddito mondiale? L’ipotesi al momento non può essere esclusa».

FONTE – www.fanpage.it

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Consumatori

​​CODICI segnala all’ANTITRUST il caso TIM CONNECT per mancanza di informazioni

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L’Associazione CODICI si occupa di tutela dei Consumatori e nell’ambito della sua attività di monitoraggio nei riguardi dei comportamenti delle aziende, ha evidenziato come la nuova offerta della compagnia telefonica TIM, dal nome “TIM Connect”, che si riferisce alla fibra e dunque a coloro che attiveranno una nuova linea fissa, contenga alcune criticità.

L’offerta descritta è rivolta ai clienti che, entro il 27.5.2018, attivano una nuova linea fissa di TIM o che passano a TIM fisso da un altro Operatore e ha una durata di 24 mesi, prevedendo 3 tipologie di abbonamento. 

A ciascun abbonamento viene obbligatoriamente abbinato il servizio “TIM Expert” al costo complessivo ulteriore di 212,4€, rateizzabile a 5,90€ mese per 36 mesi (o a 8,85€ mese per 24 mesi). Il servizio TIM Expert sembrerebbe non richiesto solo ai clienti TIM (con offerte in Fibra o solo voce/ADSL che passano ad una delle offerte TIM Connect o a TIM Connect in ADSL), ai quali viene, invece, richiesto il pagamento di un contributo di attivazione 180€.

Il servizio consiste nell’intervento a domicilio di un tecnico per provvedere all’installazione e alla configurazione del modem TIM e degli altri dispositivi (come SmartTV, PC e Tablet). Nel servizio è incluso un intervento telefonico “SOS PC” all’anno per 3 anni.

Su quest’ultimo punto, CODICI ritiene che la condizione vincolante dell’offerta violi la normativa di tutela del consumatore. Infatti, in seguito ad un’approfondita analisi della pubblicità sul sito web dell’operatore, si può osservare come l’abbinamento obbligatorio del servizio TIM Expert potrebbe configurare una pratica commerciale scorretta in violazione del Codice del Consumo.

Inoltre, l’informativa risulterebbe incompleta agli occhi del Consumatore. I claim presenti nella landing page del sito dell’operatore mettono in evidenza solo alcune informazioni (quali il costo dell’abbonamento, lo sconto fruibile per l’acquisto online, la performance massima del servizio offerto e la gratuità del modem), omettendo di indicare in modo sufficientemente chiaro che al costo base dell’abbonamento deve essere sempreaggiunto il costo del servizio TIM Expert obbligatoriamente abbinato, per un costo tra l’altro pari a più di 200€! 

Queste informazioni secondo CODICI non sono secondarie, dal momento che si tratta di spese obbligatorie da affrontare per attivare il servizio e si possono rintracciare solo scorrendo la pagina e cliccando nel sottomenu “TIM Expert” o “Dettagli”.

Riteniamo dunque che l’operatore, nel comunicare la propria proposta commerciale, abbia voluto attirare l’attenzione del cliente evidenziando la gratuità del modem fornito; al contrario, non è stata data la stessa rilevanza al fatto che il cliente debba obbligatoriamente sopportare un nuovo esborso (quello per il servizio TIM Expert) con cui di fatto Telecom recupera i costi di attivazione e di noleggio del modem che venivano richiesti in precedenza.

Tale pratica non permette al consumatore di avere chiare informazioni sulle caratteristiche economiche dell’offerta e risulterebbe idonea, pertanto, a falsare in maniera rilevante la capacità del consumatore di prendere una decisione di acquisto consapevole.

L’offerta, inoltre, presenterebbe un altro nodo cruciale che ne determinerebbe il profilo di illegittimità connesso al fatto di prevedere la possibilità di rateizzare il costo del servizio TIM Expert in tre anni (opzione, peraltro, consigliata dall’operatore nella propria comunicazione commerciale).

La durata del servizio abbinato TIM Expert sarebbe maggiore dunque maggiore di un anno della durata dell’offerta sottostante, vanificando di fatto la limitazione temporale normalmente prevista dalla normativa di riferimento (Cfr. art. 80, comma 4-quater del Codice delle comunicazioni elettroniche e l’art.  1 del Decreto-Legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con modificazioni dalla Legge 2 aprile 2007, n. 40).

È chiaro, infatti, come il consumatore che abbia optato per la rateizzazione in 3 anni sia incentivato a prorogare la durata dell’abbonamento TIM Connect oltre il termine iniziale di 24 mesi.

Per queste ragioni CODICI invita i Consumatori a leggere con attenzione ogni parte dell’offerta TIM Connect, che potrebbe configurare anche una violazione della normativa Antitrust.

Infatti, abbinare obbligatoriamente all’offerta TIM Connect l’acquisto del servizio TIM Expert potrebbe rappresentare una proposta vincolante e, in caso di recesso anticipato, il cliente sarebbe tenuto a pagare l’importo delle rate mancanti in un’unica soluzione; un’ulteriore postilla che contribuisce a mantenere legati i clienti.

​Per qualsiasi segnalazione e dubbio contattateci attraverso la mail segreteria.sportello@codici.org oppure attraverso il canale reclami telefonia sul sito www.codici.org

Ufficio Stampa Associazione CODICI

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Consumatori

EXPO Consumatori 4.0: ecco il programma e tutti i protagonisti

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Nel corso della tre giorni romana (11/13 maggio) oltre 80 testimoni 

a confronto per guardare al futuro e alla crescita felice

 

Mancano pochi giorni a Expo Consumatori 4.0, che dall’11 al 13 maggio, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, riunirà e metterà a confronto associazioni dei consumatori, imprese e sindacati, authority e politici, docenti universitari e società civile.

Per provare a immaginare il futuro, seguendo i fili conduttori della crescita felice e della libertà dei consumatori, Assoutenti -con la partecipazione di Rete Consumatori Italia- propone un programma denso e ricco di spunti di riflessione: 13 dibattiti e tavole rotonde, oltre 80 protagonisti , 2 spettacoli e una mattinata, quella di domenica 13, interamente dedicata ai più piccoli con “La Città del Sole” che proporrà laboratori su riciclo dei rifiuti, economia circolare e sostenibilità consumerista.

Il percorso della ‘tre giorni’ consumerista partirà venerdì 11 maggio affrontando l’attualità del ruolo e della condizione del consumatore nella società contemporanea attraverso quattro momenti di discussione plenaria: si parlerà di educazione finanziaria, rivoluzione digitale, contraffazione, economia circolare. “Oggi il consumatore ha una posizione cruciale nella transizione verso la società del futuro: dalle sue scelte e dalla capacità di coinvolgerlo e informarlo da parte del mondo economico e della politica dipenderà ad esempio il buon esito del passaggio a un’economia orientata al riuso e all’azzeramento degli sprechi” spiega Furio Truzzi, Presidente di Assoutenti.

 

Alle discussioni plenarie, nelle giornate di venerdì 11 e sabato 12, si succederanno una decina di focus tematici. “I consumatori e gli utenti dei servizi sono protagonisti del cambiamento” prosegue Truzzi “e al contempo vivono in una società in cui è sempre più complicato accedere a informazioni corrette e ricorrere a meccanismi di tutela nel momento in cui i loro diritti vengono negati. Per questa ragione a EXPO Consumatori 4.0 faremo incontrare per la prima volta in Italia tutti gli attori che hanno voce in capitolo nelle tematiche consumeriste”

 

Nel corso di EXPO Consumatori 4.0 saranno inoltre consegnati anche tre importanti riconoscimenti: Premio Costituzione e Legalità a Federica Angeli; Premio Lotta alla Contraffazione; Premio Miglior Testimonial Crescita Felice.

 

 

EXPO Consumatori 4.0…

…con il Patrocinio di: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Lazio, Comune di Roma Assessorato allo Sviluppo Economico, Turismo e Lavoro

…con la partecipazione di: A2a – Acea – Confassociazioni – Consiglio del Notariato – Crif – Edison – Enel – Federcarrozieri – Green Network – Intesa San Paolo – Mbi – Non sono rifiuti – Oic – Open Fiber – Poste Italiane – Terna – Trenitalia – Unicmi – Unogas.

…mediapartner: Helpconsumatori, Il Blog del Consumatore,  Il Messaggero, Il Salvagente, Oipa Magazine, Radio Articolo1, Radio Cusano Campus

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Consumatori

Dal mercato tutelato al mercato libero: i consumatori lanciano il gruppo di acquisto contro le speculazioni

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CODICI lancia un appello a tutte le associazioni per promuovere un gruppo di acquisto sull’energia per fronteggiare il rischio speculazioni. Il consumatore nel prossimo futuro si ritroverà davanti alla scomparsa del mercato tutelato dell’energia, che attualmente coesiste con il mercato libero.

Il passaggio dal mercato tutelato al mercato libero avverrà prevedibilmente dal 1° luglio 2019, ma questo cosa comporta per il consumatore? E’ pronto e consapevole del fatto che dovrà acquisire tutta una serie di informazioni che non padroneggia ancora con disinvoltura, ma che gli saranno fondamentali per attuare la scelta del proprio fornitore di energia?

Ebbene, una recente ricerca titola: “Liberalizzazione del mercato energetico – retail, solo il 30% dei clienti sa della fine della tutela”, quasi un terzo del campione sostanzialmente non sa quanto spende di elettricità e gas. Questo per Codici sta emergendo anche dal questionario sulle scelte energetiche che stiamo promuovendo sul sito di Spazio Consumatori tv (per compilare il questionario clicca qui), dal quale si evince che la maggior parte delle persone non sa quanto costa un kWh o non è a conoscenza dei propri consumi. Ben l’80% dei rispondenti non sa in quale mercato dell’energia si trova, il 70% non sa quali siano le differenze tra mercato libero e tutelato, il 55% non sa che il 1° luglio 2019 ci sarà il passaggio dal mercato tutelato al mercato libero e cosa questo comporti e l’81% dei rispondenti si sente spaesato nel dover scegliere tra più di 500 operatori esistenti sul mercato.

Questi dati fanno emergere una chiara preoccupazione da parte dei consumatori, che hanno paura che tutta questa disinformazione li renda facile preda di operatori che faranno qualsiasi cosa per accalappiarli.

Contro la speculazione che questo passaggio dal mercato tutelato al mercato libero comporterà, Codici non poteva rimanere a guardare ed ha deciso di promuovere, con l’adesione di Aiace, AECI, Konsumer e Primo Consumo un Gruppo Di Acquisto di energia a tutela del consumatore, per poterlo salvaguardare di fronte alle pratiche commerciali scorrette, ai contratti non richiesti, insomma a tutte quelle modalità improprie attraverso cui vengono, ed ancor più verranno, acquisiti nuovi clienti.

Ma per far fronte a questa nuova sfida e far in modo che il consumatore possa attraverso le Associazioni di Consumatori avere accesso alla: confrontabilità, trasparenza e pubblicità delle offerte, abbiamo deciso di “chiamare alle armi” tutte le Associazioni, non solo di consumatori, che condividono il nostro stesso intento: accompagnare in piena trasparenza e garanzia il consumatore verso il mercato libero, consci del fatto di avere una grande responsabilità.

Pertanto, chi volesse entrare a far parte di questo sfidante progetto e costituire così il Gruppo Di Acquisto dei consumatori, finalizzato ad accompagnarli durante la transizione, si faccia avanti senza esitazione.

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