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Cinque cose da sapere prima di acquistare un’auto usata

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Milano, Luglio 2019 – Alcune persone sono elettrizzate al pensiero di acquistare un’automobile e possono dedicare intere settimane a leggerne recensioni sulle riviste specializzate, scorrere gli annunci sull’usato e convincersi che la potenza del motore sia molto più importante dell’effettiva comodità del veicolo. Per la maggior parte delle persone, però, si tratta di un compito sgradito, oltre che molto costoso. Questo perché, anche se tutti amano l’idea di guidare una nuova auto, il percorso da affrontare per riuscire ad acquistarla può talvolta comportare degli ostacoli.

Per semplificare le ricerche degli utenti, CarGurus – uno dei principali marketplace online di auto al mondo  – ha realizzato una breve guida che evidenzia i cinque aspetti più importanti da considerare prima di acquistare un’automobile usata.

Definire il budget: Tutti sognano di sfrecciare a bordo di una Porsche scintillante, tuttavia, nella vita reale, la maggior parte delle persone acquista automobili decisamente meno prestigiose. Bisogna tenere a mente, infatti, che possedere un’automobile non significa semplicemente comprarla e guidarla: bisogna considerare anche la polizza assicurativa, i costi di manutenzione, il bollo auto e il carburante, senza dimenticare di mettere da parte una piccola somma di sicurezza a cui attingere in caso di imprevisti. Quindi, oltre a mettere da parte il denaro necessario ad acquistare l’auto, bisogna sempre prevedere i costi mensili di utilizzo.

Se invece è necessario chiedere un finanziamento, non bisogna limitarsi a stabilire se si riuscirà a versare le rate mensili, ma bisogna calcolare anche se il tasso di interesse proposto è equo, così da iniziare a mettere da parte la somma iniziale da versare per l’anticipo. Di norma, per un’auto, è opportuno non spendere più del 20% del reddito mensile.

Individuare il tipo di automobile giusto: Una volta definito il budget, è il momento di effettuare la ricerca. In passato, questo era un compito piuttosto semplice, ma oggi, con il proliferare di nuovi modelli e tipologie di motori e con una crescente gamma di opzioni ibride più ecologiche, non è facile capire da che parte iniziare.

Bisogna pensare innanzitutto al tipo di utilizzo previsto: serve un modello sportivo o un bagagliaio molto capiente? Una posizione di guida rialzata che offra una migliore visibilità del traffico? Oppure contenere i costi di utilizzo? Bisogna pensare anche ai luoghi in cui si parcheggerà più spesso l’auto: è infatti meglio evitare un modello di grandi dimensioni se poi bisogna parcheggiarlo in posti angusti e stretti.

In una fase iniziale, non è necessario scegliere un particolare marchio o modello: il motore di ricerca di CarGurus, ad esempio, permette di effettuare una ricerca in base al prezzo o al tipo di carrozzeria e propone un elenco di modelli idonei ai requisiti prescelti.

Filtrare la ricerca: A seconda dei criteri impostati, l’utente si ritrova con un elenco più o meno lungo di possibili automobili. Qual è il modo migliore per scremarlo?

I filtri di ricerca permettono di definire oltre alla marca e al modello anche le dimensioni e il tipo di motore, l’efficienza di consumo e la presenza di caratteristiche quali i cerchi in lega e il navigatore GPS. E’ possibile anche basare la scelta sulle offerte più convenienti presenti in una data zona. I risultati delle ricerche effettuate su CarGurus sono ordinati automaticamente in modo da presentare in cima all’elenco i concessionari più quotati, per fornire sempre all’utente il servizio migliore.

Il filtro più importante da selezionare riguarda il tipo di carburante: benzina, diesel o ibrido, un’opzione sempre più apprezzata negli ultimi tempi. Di norma, i modelli diesel sono più indicati per chi viaggia molto in autostrada, mentre le auto ibride sono più adatte a chi guida prevalentemente in città; infine, le auto a benzina, possono rispondere a tutte le situazioni intermedie.

Effettuare l’ispezione e la prova su strada: A questo punto, il lavoro di ricerca è terminato, ma restano da eseguire alcune semplici ma importanti verifiche prima di mettersi al volante. Occorre innanzitutto controllare che l’automobile corrisponda effettivamente alla descrizione, che non abbia subito danni da incidenti stradali e che sia libera da eventuali ipoteche. Nella maggior parte dei casi, i rivenditori di auto usate eseguono questi controlli nell’ambito del processo di vendita.

Spetta, però, anche all’acquirente controllare le condizioni della verniciatura e delle ruote, l’eventuale presenza di graffi all’interno e altri segni indicativi di un cattivo utilizzo. È importante verificare che le condizioni generali dell’auto corrispondano al chilometraggio indicato: un veicolo che ha percorso poca strada ma presenta un volante in pelle molto lucido e consunto dovrebbe far scattare qualche campanello di allarme.

A questo punto, è arrivato il momento della prova di guida, che deve durare almeno mezz’ora e va svolta sul tipo di strade su cui l’automobile viaggerà più spesso. Questa è la fase in cui si può verificare se la posizione di guida è comoda, se le sospensioni affrontano al meglio le irregolarità stradali, se il motore è elastico e se il cambio funziona alla perfezione.

Fare un buon affare: Molte persone non sono brave a trattare, ma quando si tratta di un’automobile usata, contrattando sul prezzo, si possono risparmiare diverse centinaia di euro. Il segreto è mostrare un atteggiamento cortese ma deciso e utilizzare il valore istantaneo di mercato riportato da CarGurus (indicato per tutte le auto usate) per capire se il prezzo proposto è corretto rispetto alle altre opzioni disponibili sul mercato.

Bisogna ricordare sempre che tutti gli optional che vengono proposti, come ad esempio l’assicurazione sulla vernice e la cosiddetta gap insurance contro furto e danno totale, comportano un ampio margine di guadagno per il concessionario, quindi se si vogliono avere queste opzioni è consigliabile fare qualche ricerca online per individuare le offerte più convenienti.

Infine, non bisogna temere di prendersi una pausa. Prima di firmare il contratto di acquisto è opportune tornare con la mente all’inizio del percorso di acquisto, ricordando anche il budget stabilito inizialmente. L’importante è ricordarsi sempre che, in questo settore, se un affare non va in porto subito si possono trovare rapidamente altre occasioni!

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Povertà energetica – il video integrale di “Prima la casa” l’evento Adiconsum/CanaleEnergia del 16 luglio

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Autorità indipendenti: no alle logiche di spartizione politica

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Comunicato stampa Federconsumatori

Indipendenza, competenza e professionalità sono i criteri con cui si devono nominare i vertici di AGCOM e Garante Privacy.

È passato un mese dal nostro ultimo appello, in cui esprimevamo forte preoccupazione per le nomine dei presidenti delle autorità indipendenti Agcom e Garante della Privacy. Abbiamo sottolineato la necessità e l’urgenza di affidare questi compiti a Commissari competenti in materia e completamente indipendenti da ogni logica politica.

Si tratta, infatti, di due authorities che svolgono oggi un ruolo chiave in un’era in cui il settore della comunicazione è soggetto a forti minacce e richiede, come non mai, che siano garantiti i principi di responsabilità, trasparenza, sicurezza, imparzialità e rispetto per la privacy. La tutela della sicurezza dei dati personali è una questione di primaria importanza in un’epoca in cui tali dati sono divenuti letteralmente oggetto di mercato.

Affidare tali compiti secondo un disegno di mera spartizione delle nomine, che nulla ha a che vedere con i meriti e le competenze, potrà determinare un gravissimo danno per il Paese, in termini di sicurezza, di tutela e di sviluppo.

Per tutelare al meglio i diritti e gli interessi dei cittadini ed il Paese è indispensabile che chi compone le autorità indipendenti rispetti i requisiti di autorevolezza, professionalità, competenza, autonomia e indipendenza. Gli unici in grado di assicurare l’elevato grado di trasparenza e credibilità di cui queste Autorità hanno sempre goduto.

Barattare l’equilibrio del Governo con l’assegnazione di cariche così delicate e importanti sarebbe da irresponsabili.

Per questo rinnoviamo il nostro appello affinché le nomine siano improntate esclusivamente alla competenza, alla professionalità e alla trasparenza, per istituire un sistema di vigilanza e controllo realmente libero da qualsiasi condizionamento politico o di altra natura.

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La nostra economia è basata sulla scarsità e ci sta deludendo. Ecco perché il “modello di abbondanza” è ciò di cui abbiamo bisogno.

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Di Bibop Gresta – Chairman & Co-Founder at Hyperloop Transportation Technologies

Fonte: Linkedin

La maggior parte del mondo non pensa all’economia come un sistema creato dall’uomo.

Pensiamo ad esso come pensiamo alla natura: era qui “prima” di noi e sarà qui “dopo” di noi. È troppo grande da immaginare, troppo complessa da capire – e di conseguenza, consapevolmente o meno, l’adoriamo con fede divina. 

Ironicamente, l’economia è il riflesso della natura. 

Nelle società cacciatore-raccoglitori, “l’economia” era giusta ed equilibrata. Non c’era nessuna gerarchia, nessuna concorrenza. Era un ambiente cooperativo – e come un albero cadeva, uno nuovo sorgeva al suo posto, e così via.

Tuttavia, osservando la storia, le società cacciatore-raccoglitori si sono sviluppate soltanto dove c’era abbondanza di risorse, solitamente vicino ad una foresta o in una zona climaticamente mite. È nel deserto che abbiamo sviluppato una gerarchia – un ambiente più del tipo “sopravvivenza del più forte”. In questo tipo di economia, la scarsità dominava, fino al punto che (lentamente, con il tempo) questo modello è diventato il “normale” approccio alla vita — anche in posti con abbondanza. Forte contro debole. Vincitore contro perdente. Coloro che “hanno” e coloro che “non hanno.”

Scorrendo velocemente il tempo, quello a cui siamo finiti oggi è una quantità molto limitata di persone che controllano il 95% delle risorse del pianeta, mentre il resto del mondo sta morendo di fame.

Nel 2019, stiamo attualmente producendo cibo per 10 miliardi di persone – tuttavia siamo un mondo di sette miliardi e mezzo di persone, due miliardi dei quali muoiono di fame.

Qui non si tratta di politica. E non si tratta di raccogliere fondi per le iniziative “going green.”

“Sostenibilità”, nel vero senso della parola, sta nel capire i difetti della nostra attuale struttura economica, e il modo in cui, un modello costruito intorno alla scarsità, non porta ad una società sostenibile.

E vi spiegherò come — con una piccola storia chiamata “L’isola delle 10 palme”.

C’è un’isola con dieci persone e dieci palme.

L’economia che abbiamo creato per noi afferma un principio fondamentale: se ognuna delle persone dell’isola ha il potere di sostentarsi (cibo, acqua, ecc.), per definizione, non c’è economia. Se provo a vendere i frutti di una palma a qualcun altro, nessuno li comprerà perché gli altri hanno gli stessi frutti e sono sani e autosufficienti.

Ora immaginate che un uragano o un tornado colpisca l’isola e spazzi via 4 dei 10 alberi.

All’improvviso, si crea un’economia.

Le quattro persone che non hanno più palme per sostentarsi saranno improvvisamente interessate a comprare i frutti dagli altri sei che producono regolarmente frutta.

Pertanto, la teoria economica di Smith e Kerns direbbe: in questa situazione, se una delle sei persone che ha ancora un albero comincia a mettere un prezzo piu’ alto ai suoi frutti, poi qualcun altro abbasserà il prezzo al fine di competere per il cliente—e si avrà sempre un mercato che si auto-compensa.

Questa è domanda-offerta nella sua forma più basilare.

Purtroppo, è stato dimostrato che questa teoria è falsa perché la persona con la palma inizierà a volere sempre più potere. Lui/lei capirà le regole e le dinamiche dell’offerta e della domanda, e troverà il modo per far sì che gli altri con le palme non competano. Lui/lei potrebbe iniziare a comprare le altre palme in modo da poter dominare – o, immaginate che arrivi un altro tornado e distrugga le altre cinque palme. Ciò significa che l’individuo con l’ultima palma rimanente non solo controlla il prezzo, ma essenzialmente controlla l’intero approvvigionamento alimentare. Lui/lei diventa il sovrano dell’isola, in grado di decidere chi vive, chi muore, e ogni cosa che accade sull’isola.

Questo è ciò che succede quando si costruisce un modello economico attorno alla scarsità.

Adesso, vediamo come potrebbe essere l’opposto della scarsità.

Se si progettano le cose basandole sull’abbondanza, non solo si creano le condizioni per prosperare, ma si possono anche creare le premesse per un pianeta completamente nuovo basato su presupposti diversi – opposti a quelli esistenti sull’isola della scarsità. Solo che non dovete “consumare”, non dovete “produrre.” Non avete neanche il problema del lavoro, per esempio. Secondo uno studio di Oxford, il 47% dei posti di lavoro in tutto il mondo scomparirà nei prossimi 25 anni – e questi posti di lavoro non torneranno. Saranno sostituiti da computer e robot, e va bene cosi’. Evviva! Perché questo ci offre l’opportunità di poter garantire i diritti di base a tutti e di lottare per fare ciò che facciamo meglio: spendere l’80% del nostro tempo in creare e far progredire l’umanita’ e il 20% del nostro tempo eventualmente a lavorare.

Se fossimo in grado di ottimizzare e di costruire un modello economico attorno all’abbondanza invece che alla scarsità, sbarazzandoci del “lavoro” definitivamente, sarebbe ancora meglio.

Questo è estremamente importante nel modo in cui ci stiamo avvicinando e stiamo costruendo Hyperloop. 

L’abbondanza opposta alla scarsità è un pilastro fondamentale dei nostri criteri di progettazione. L’obiettivo qui non è quello di creare una società che fa tonnellate di denaro — anche se è l’ovvia conseguenza. La missione finale è un invito all’azione a livello planetario per costruire un sistema che apra la strada e costruisca l’infrastruttura per un’economia di nuova generazione. Non deve essere “Come possiamo arrivare da Los Angeles a San Francisco in meno di un’ora in modo che possa prendere più riunioni, lavorare di più, produrre di più, consumare di più,” ecc. 

Per riequilibrare veramente la nostra economia, dobbiamo attaccare il problema alla radice. E questo significa ridisegnare l’interazione umana da zero.

Mi rendo conto di dover sembrare un pazzo, fuori di testa, e va bene cosi’. Oggi stiamo appena scoprendo il percorso per arrivare a un modello di “abbondanza”. Al Forum mondiale dell’economia (World Economic Forum), 50 delle migliori compagnie del mondo ci prestano attenzione – desiderano tutti gli stessi risultati, ma partendo da punti di vista diversi. Ogni giorno possiamo vedere, passo dopo passo, un percorso sempre più chiaro davanti a noi.

Questo è un momento molto importante nella storia per l’umanità, e sta a noi unire e re-immaginare il mondo come lo conosciamo.

To read the English version of this piece, click here.

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