La Rai – spiega l’associazione – in virtù dell’esigenza di avvalersi della collaborazione di società di fornitura per la prestazione di determinati servizi, è solita indire procedure di affidamento dei servizi di post-produzione, rientranti nell’ambito del settore radio-televisivo. Tali procedure sono disciplinate nelle “Istruzioni interne per le procedure di affidamento dei contratti aventi ad oggetto lavori, servizi e forniture” e l’affidamento, a seguito di invito rivolto ad almeno cinque fornitori – iscritti all’Albo dei Fornitori- avviene secondo il criterio del prezzo più basso.
Già nel 2013 – ricorda il Codacons – l’Antitrust aprì una istruttoria nei confronti di 27 società attive nei servizi di post produzione, prospettando possibili comportamenti collusivi.
Tuttavia la Rai, nota per gli eccessivi sprechi di denaro pubblico, invece di eseguire tagli sui cachet di attori e presentatori, cerca di “risparmiare“ sugli affidamenti dei servizi di post produzione, a tutto discapito della qualità del prodotto finale che viene trasmesso ai cittadini utenti, consumatori che versano ogni anno l’odiosissimo canone RAI. La drastica riduzione dei costi orari imposti dalla RAI agli operatori, ha posto questi ultimi non in condizione di poter far fronte ai “costi vivi” dell’attività di post produzione, costringendoli di fatto a consegnare un servizio di scarsa qualità a tutto danno dei consumatori finali.
Tale gestione – denuncia il Codacons – potrebbe addirittura configurare la fattispecie di abuso di posizione dominante in capo alla Rai. Per tale motivo il Codacons ha chiesto all’Antitrust di aprire una nuova istruttoria per verificare eventuali violazioni delle norme vigenti.