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Codici: ecco perché in Italia non si costruiscono case in legno

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Costruzioni antisismiche necessarie: i costi non sono il problema!

Codici: Ecco perché in Italia non si costruiscono case in legno.

 

Il devastante terremoto che ha colpito il centro Italia nei giorni scorsi, ha sollevato numerose polemiche sull’efficienza delle politiche antisismiche e sulla solidità delle tecniche di costruzione. 

Il punto non è che manchi la volontà di realizzare costruzioni antisismiche, piuttosto gli incentivi e le giuste indicazioni da seguire.

Sono anni che burocrati e lobby del cemento fanno cartello contro le tecniche antisismiche. 

In Italia si è costretti, dal 2005, con decreto M 14/09/2005, a costruire in modalità antisismica e bisogna rispettare tre livelli di prestazione, che prendono il nome di Stati Limite:

1. salvaguardia della vita: la casa risulta danneggiata ma la vita è salva;

2. distinzione d’uso: quantifica il danno e stabilisce che per alcuni tipi di edificio deve essere garantita l’operatività. (cosa che non è avvenuta nel caso dell’ultimo terremoto, basti guardare le immagini della scuola di Amatrice).

3. operatività di livello più alto: alcuni edifici, ad esempio le caserme militari, non possono subire danno, si deve, in ogni caso, garantirne l’operatività.

Questo discorso vale in un contesto in cui si parla di costruzioni in muratura, soggette a sollecitazioni che creano per natura lesioni. Per far si che resistano dovrebbero essere come tante piccole scatole ugualmente costruite e messe insieme, cosa che non avviene. In più, è assolutamente vietato l’utilizzo della pietra stondata, ma dalle immagini che abbiamo visto in tutti i telegiornali, la maggior parte delle case era costituita proprio da questo materiale perché di più facile reperibilità, ma che, evidentemente, non resistono alle forze orizzontali scatenate dal sisma.

Perché allora non si costruisce in legno?

Difficoltà di reperimento di materiali, maestranze, prezzo più alto e scarsa resistenza del legno rispetto al cemento armato: queste sono le tesi dei sostenitori del cemento.

Cerchiamo di confutarle:

Peso: innanzitutto una casa in legno pesa 1/5 della stessa casa in mattoni, per cui, essendo i terremoti delle sollecitazioni di forze orizzontali, si contrastano riducendo il peso.

Costo: prendiamo il caso dell’ Emilia Romagna, il rimborso dello Stato è di 1450 euro al metro più un premio del 20%, da aggiungere all’IVA al 10%. Il risultato è 2000 euro al metro quadro, IVA inclusa. Il prezzo è più alto rispetto ad una casa in mattoni, ma con gli giusti accorgimenti si può raggiungere lo stesso costo.

Reperimento materiali: il legno può essere reperito nelle zone boschive e aree montane e forestali. Il nostro Paese, con l’arco appenninico e quello alpino, è naturale fornitore di questo materiale. Le Alpi sono il maggiore fornitore di legno in Europa, sia sul versante italiano che quello austriaco.

Maestranze: a prescindere dal fatto che l’Italia è il principale Paese al mondo con maestranze nel settore, non è necessario ricorrere a specifici esperti, basterebbero dei carpentieri, gli stessi che operano nel settore del cemento, del resto bisogna utilizzare trapani e viti per montare pannelli precostruiti.

Tempi: per la costruzione di una casa in legno è sufficiente un mese di lavoro, due settimane di progettazione, due di assemblaggio. Pensate ai tempi di una casa in muratura!


E’ già possibile poterne vedere degli esempi a Milano, in particolare in via Cenni, in cui è stato realizzato un palazzo di 9 piani, costruzione che è peculiare della maggior parte delle città italiane. Ma non dimentichiamo le zone montane, in cui il legno è sicuramente il materiale più diffuso per la costruzione delle case, adattandosi meglio di tutti, alle condizioni meteorologiche.

Per chi critica le costruzioni in legno, apponendo come tesi quella della facilità di combustione, dobbiamo ricordare che il legno brucia sì, ma lentamente e in caso di incendio si ha tutto il tempo di abbandonare l’edificio, essendo il legno un ottimo isolante, mentre in caso di costruzioni in muratura, dopo 15 minuti, si verifica il crollo del solaio, senza lasciare nemmeno il tempo di fuggire. Lo stesso avviene in caso di terremoto. 

Lo Stato, dunque, non incentiva la costruzione delle case in legno: le banche fanno resistenza concedendo mutui ridotti, garantendo fino al 60% del valore dell’immobile. 

La verità è che sul mattone la speculazione è maggiore, il guadagno finale è di tutti, anche delle banche che, dunque, disincentivano la pratica. I burocrati dal canto loro favoriscono soltanto i grandi del cemento, tanto che nei criteri di efficienza energetica le case in legno sono state completamente ignorate. 

L’Italia vuole costruire in maniera antisismica, ma non gli è permesso.

In ballo ci sono centinaia di vite umane, e il terremoto dei giorni scorsi ne è la prova, che, assurdamente, finiscono in fondo ad una scala di priorità in cui al primo posto troviamo gli interessi di pochi e ricchi potenti.

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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