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Come investire nelle case senza avere soldi per comprarle (da Altrocosumo Finanza)

Dal Sito di Altroconsumo Finanza le risposte agli investitori:

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· Non ho i soldi per acquistare un appartamento, c’è un modo per investire nel mercato immobiliare con poco denaro?

Può investire in questo mercato senza acquistare direttamente un immobile comprando in Borsa le azioni delle società immobiliari, ad esempio Pirelli Real Estate, oppure può comprare quote dei fondi che investono nel settore, i fondi immobiliari chiusi, che acquistano e affittano direttamente gli immobili e i fondi immobiliari aperti, che, invece, investono in azioni delle società immobiliari e di costruzioni.

· Qual è l’investimento minimo che devo fare per ognuna di queste scelte?

Se sceglie di investire in azioni di società immobiliari deve acquistare come minimo un’azione. Tenendo conto dei costi relativi all’acquisto, alla vendita e al dossier titoli, le sconsigliamo di comprarne uno solo, ma investa nell’acquisto almeno 5000 euro, suddivisi in più società diverse. Se sceglie l’acquisito di fondi chiusi, deve almeno comprarne una quota. Il valore di questa può variare non solo a seconda del fondo scelto, ma anche in base al momento in cui decide di comprarlo, se alla sottoscrizione o in Borsa. Per esempio, per comprare una di queste quote in Borsa potete spendere da un minimo di circa 500 euro fino anche a più di 4500 euro. Se preferisce, infine, i fondi azionari immobiliari aperti, deve anche in questo caso comprarne una quota, il cui valore va da un minimo di 500 euro, per esempio per Euromobiliare Real Estate Equiy Fund e fino a 1500 euro per Azimut Real Estate.

· Quali sono i costi che devo sostenere per i diversi investimenti?

Se sceglie di investire in azioni deve valutare il costo relativo alle commissioni di acquisto e di vendita del titolo, intorno a 0,7% per entrambe le voci di costo, più le spese fisse di circa 5 euro per ogni operazione di acquisto e di vendita, nonché i costi che deve sostenere per l’apertura, se non l’ha ancora, e per il mantenimento del dossier titoli, intorno ai 50 euro annui. Questi costi possono cambiare molto da banca a banca. Se decide di investire in fondi aperti dovrà pagare le commissioni di entrata e di uscita dal fondo, se richieste, oltre a quelle di gestione, che vanno da un massimo del 2% ad un minimo dell’1,8%, e di performance. Tenga conto, poi, che un fondo comune, qualunque esso sia, duplica, di fatto, i propri costi, come fosse una scatola cinese. La società di gestione sostiene dei costi per l’acquisto di azioni o di immobili che scarica sul fondo, e quindi su chi lo acquista, oltre ai costi che il risparmiatore ha per comprare le quote del fondo. L’investitore si trova, comprando quote di un fondo, a pagare due volte lo stesso costo. Per i fondi chiusi a questi costi, per esempio le commissioni di gestione si aggirano intorno all’1,5%, deve aggiungere i costi legati al dossier a cui il vostro fondo fa riferimento.

· Che differenza c’è tra un fondo immobiliare chiuso e uno aperto?

Il fondo immobiliare chiuso investe comprando direttamente gli immobili che poi affitta. Il fondo immobiliare aperto investe comprando azioni di società immobiliari o di costruzioni, che fanno lo stesso lavoro di un fondo chiuso immobiliare.

· Ho sentito parlare dello sconto: cos’è? Rende conveniente l’acquisto?

Lo sconto consiste nella possibilità di acquistare a un prezzo inferiore le quote del fondo immobiliare in Borsa, rispetto al valore della quota determinato dai periti. Ogni sei mesi, gli immobili che costituiscono il patrimonio dei fondi immobiliari chiusi, sono oggetto a verifica per rideterminarne il valore. Il prezzo a cui vengono scambiate le quote di questi fondi in Borsa è in genere inferiore del 30% a quello della quota determinato dai periti. Questa differenza di prezzo è una forma di remunerazione del rischio, elevato, che si assume chi acquista questi fondi e decide di mantenere l’investimento fino alla fine del fondo. Per spiegarle meglio questo meccanismo utilizziamo un esempio. Acquistando una quota di Tecla Fondo Uffici il 3 gennaio 2005 avrebbe pagato circa 515 euro per una quota, mentre la stessa quota al 31 dicembre, dalla valutazione dei periti risultava valere circa 730 euro. Avrebbe beneficiato di uno sconto di circa il 30%. Tuttavia, tenga presente che non esiste nessuna garanzia che alla scadenza del fondo le sarà pagata la quota del fondo che avete comprato per 515 euro a un valore superiore, e che lo sconto di cui ha beneficiato all’acquisto rimanga inalterato, perché questo dipende dal valore che assumeranno in futuro gli immobili. Quanto rendono questi investimenti? Il rendimento di un’azione, così come di un fondo chiuso è dato dal dividendo distribuito oltre alla differenza tra prezzo di vendita del titolo o della quota e prezzo d’acquisto dei medesimi, al netto dei costi sostenuti per l’acquisto e per la vendita del titolo, oltre che per tutti i costi relativi al dossier titoli. Per un fondo aperto il rapporto tra prezzo di vendita della quota e il costo sostenuto per comprarla, tenendo conto dei costi a cui abbiamo fatto riferimento, dà la misura del rendimento dell’investimento.

· Conviene acquistare azioni o fondi che investono in immobili?

Dipende da come andrà il mercato immobiliare in futuro. Da tempo, sconsigliamo di farlo. Vista l’atteso rialzo dei tassi d’interesse, l’economia non brillante, la possibilità che vada male o che non ci siano più le performance di ieri sono maggiori di quelle che il mercato vada bene. Non è una preoccupazione solo nostra, ma la condividiamo con quanto affermato da Greenspan e da Trichet anche di recente. Secondo noi, i prezzi degli immobili sono cresciuti a ritmo vertiginoso negli ultimi anni, così come gli affitti, che hanno seguito la stessa tendenza. I margini per un ulteriore aumento dei prezzi sono quindi ridotti. Se i titoli delle società immobiliari, a causa di una riduzione dei prezzi degli immobili, iniziassero a scendere, anche i fondi seguirebbero la stessa tendenza, e le loro quote perderebbero valore. Lo stesso discorso vale per i fondi aperti che investono in azioni di società immobiliari. Se il mercato, e quindi le società andassero male, così farebbe il fondo. Per questi motivi noi le sconsigliamo di investire nel settore immobiliare, in ogni forma di possibile investimento, sia comprando direttamente le azioni, che i fondi immobiliari, sia chiusi che aperti.

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Bankitalia spende 750mila euro per un sito che dovrebbe educare i consumatori al risparmio

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CODICI presenta un Esposto alla Corte dei Conti per il sito sull’educazione finanziaria del Comitato EDUFIN

L’Associazione si oppone allo sperpero di denaro pubblico e chiede di verificare costi e modi di realizzazione di uno strumento che risulterebbe più a favore delle Banche che dei Consumatori

L’Associazione CODICI, a tutela degli interessi dei cittadini e dei consumatori, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, ritenendo che l’iniziativa del sito internet per l’educazione finanziari del Comitato EDUFIN, al quale sono stati assegnati fondi per un totale di 1 milione di euro dal 2017, rappresenti una dispersione di fondi pubblici.

CODICI chiede al nuovo Governo, in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero dell’Economia e delle Finanze, di vigilare su questo spreco di soldi pubblici e controllare l’emergenza che si nasconde dietro le attività di consulenze e appalti, per progetti che risultano inadeguati ai costi.

Analizzando il sito internet dedicato http://www.quellocheconta.gov.it/it/che è costato più di 750 mila euro, risulta evidente come, una spesa di questa entità sia sproporzionata a fronte dei contenuti pubblicati all’interno dello stesso sito. I testi risulterebbero dei contenuti riconducibili a siti internet di istituti bancari. Una situazione paradossale che appare ancor più strana dal momento che il sito in questione e il comitato ad esso collegato sono stati costituiti per informare e divulgare nozioni fondamentali per il consumatore, riguardo l’argomento finanziario. Da un’analisi del sito si evince come questa informazione sia del tutto insufficiente.

La Fondazione per l’Educazione Finanziaria al Risparmio, attraverso il Comitato per l’educazione finanziaria, ha realizzato un sito web che, da quanto riportato anche in un’inchiesta de “Il Fatto Quotidiano”, sebbene sia un’iniziativa governativa di EDUFIN, risulterebbe inefficace e molto dispendiosa per i contribuenti italiani.

Il sito nasce con l’intento di fare luce su una materia che sembrerebbe ancora oscura ai risparmiatori, quella della cultura finanziaria. Dagli strumenti bancari per mettere da parte i primi risparmi, alle nozioni sulla busta paga e il TFR; dal percorso che è possibile intraprendere per l’acquisto di una casa, alle spese da affrontare in una famiglia, fino alla gestione della pensione.

Il problema evidenziato nell’articolo de “Il Fatto Quotidiano” dello scorso 29 Aprile, riguarda sia le spese di realizzazione del sito, che è costato quasi un milione di euro all’anno (750 mila euro), provenienti dal Ministero del Tesoro, che i contenuti. Ad una lettura attenta non emergono informazioni davvero utili e complete sull’educazione finanziaria, sebbene questa dicitura sia riportata quasi in ogni articolo, ma si tratta piuttosto di informazioni banali e talvolta fuorvianti.

“Come Associazione a difesa dei Consumatori, riteniamo – dichiara il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – che operazioni come questa rappresentino un grande sperpero di risorse pubbliche e non siano state gestite in maniera totalmente trasparente. Sicuramente i contribuenti e i risparmiatori a cui era indirizzato il sito si ritroveranno ancora a farsi molte domande sull’educazione finanziaria, dopo aver letto articoli poco esaustivi, a favore di alcuni istituti bancari o news che rappresentano vere e proprie campagne promozionali per vendere polizze” – ha concluso Giacomelli.

Per i motivi sopracitati CODICI, nella sua quotidiana attività a tutela dei Consumatori, ritenendo che il sito governativo non sia stato realizzato con un punto di vista imparziale, bensì contenga contenuti pubblicitari a favore delle Banche, ha presentato un esposto alla Corte dei Conti.

Ufficio Stampa Associazione CODICI
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Educazione finanziaria, emergenza nazionale. Di Francesco Luongo

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Tutela del risparmio ed educazione finanziaria “virtuale” dei consumatori. L’irresistibile inconsapevolezza della rabbia dei cittadini

 

In Italia oltre 500mila famiglie sono state colpite dai crack seguiti alla malagestio conclamata di un management bancario disinvolto ed in alcuni casi dai comprovati rapporti amicali con le Autorità di vigilanza.

A fronte di soli 67 milioni di euro di sanzioni irrogate da BankItalia e Consob, chissà se e quando riscossi, ai bancarottieri sono stati riconosciuti 113 milioni di euro di bonus.

Dopo la strage di azionisti e bondholders di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Etruria, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non dimentichiamo che il Ministero dell’Economia (quindi noi contribuenti) ha investito in Monte dei Paschi di Siena circa 5,4 miliardi di euro: 3,85 miliardi per l’aumento di capitale e 1,53 miliardi nell’offerta ai risparmiatori ex titolari di bond subordinati, divenuti soci della banca per permettere allo Stato di salvare l’istituto.

Ecco pertanto il porsi ancora una volta  al centro dell’attenzione istituzionale il vecchio problema dell’ alfabetizzazione economica degli italiani, con l’istituzione da parte del MEF del Comitato Edufin e l’approfondimento svolto nell’ambito della XVII sessione programmatica CNCU – Regioni, svoltasi a Macerata. “Educazione e trasparenza finanziaria: un investimento per i cittadini/utenti” il titolo della due giorni di confronto e discussione tra Associazioni dei consumatori, il Ministero dello Sviluppo Economico, le Regioni e quelle Autorità che, come la Banca d’Italia e Consob, svolgono una attività di “stabilità dei mercati bancari e finanziari” ben diversa dalla “tutela dei risparmiatori”.

Non è un caso, del resto, che la stessa Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle banche della scorsa legislatura nella relazione finale abbia chiarito che «le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d’Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio».

E’ ormai palpabile la sfiducia dei risparmiatori verso ogni forma di investimento, dimostrata dai 1.329 miliardi di euro gelosamente custoditi sui conti correnti a tassi irrisori, se non negativi, a causa del “bollo” introdotto dal Governo Monti nel 2012.

Solo un’ adeguata e capillare campagna di educazione finanziaria che parta dalle scuole diffondendosi nei territori attraverso incontri diretti con i risparmiatori, anche con il contributo delle associazioni dei consumatori, unita a una nuova vera autorità di tutela del risparmio che potrebbe essere la stessa Antitrust e norme penali più severe che prevedano il carcere per i bancarottieri, potranno invertire questo trend della paura che sta bloccando il Paese.

Non sembra al momento che gli interlocutori istituzionali, a cominciare dal MEF e dal Comitato Edufin, condividano questa impostazione visto che hanno deciso di investire  nel 2017 circa 750mila euro per la creazione dell’ennesimo portale “Quello che Conta” che aggiunge a quelli di ConsobBankItalia, ed altri 300mila in studi e consulenze.

Vedremo se nei prossimi mesi  si ragionerà in termini più concreti e meno “virtuali” rispetto ai bisogni di cultura finanziaria dei cittadini e che il nuovo Governo sia più sensibile verso questi temi comprendendo la rabbia dei tanti  che hanno perso i propri risparmi.

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Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana

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Vacanze in arrivo, truffe in agguato… Carte di credito clonate, un giro d’affari di 150.000 euro a settimana. Il Movimento Difesa del Cittadino rinnova le sue battaglie di sensibilizzazione, invitando i consumatori alla massima attenzione, seguendo anche i consigli dei Carabinieri

 

Un enorme giro d’affari, un indotto impressionante. Le indagini parlano chiaro. Attraverso la frode dei codici bancari, e la successiva clonazione delle carte di credito, il business che si può raggiungere tocca 150.000 euro a settimana, circa 10 milioni l’anno.

I prelevamenti vengono effettuati perlopiù nei Paesi esteri, con maggiore concentrazione in Jamaica, Indonesia e Belize.

Gli sportelli ATM sono abilmente manipolati, attraverso l’inserimento di un file “spia”, perfettamente mimetizzato, che riesce a carpire tutti i dati delle carte di credito inserite. Ecco così che codici e bande magnetiche vengono cifrati ed inviati direttamente all’estero, dove avviene la clonazione.

 

Il Movimento Difesa del Cittadino, attraverso le campagne SOS POS e Pago Sicuro, ha da tempo avviato un percorso finalizzato all’educazione finanziaria dei cittadini, proponendosi di incentivare l’utilizzo delle carte di debito e di credito con la corretta informazione,  stimolando le Istituzioni e l’opinione pubblica ad una riflessione su queste tematiche, raccogliendo denunce e reclami dei cittadini, al fine di poter affrontare qualsiasi acquisto serenamente e in totale sicurezza. Conoscere diritti e doveri è la base per gli acquisti sicuri!

 

<<La maggiore diffusione dei pos nei piccoli esercizi commerciali – spiega Francesco Luongo, Presidente Nazionale di MDCpermetterebbe ai consumatori di non essere costretti a continui prelievi bancomat esponendosi al rischio di hacking della propria carta di debito. Ci auguriamo che il nuovo Governo prenda subito a cuore il tema della sicurezza e della diffusione dei pagamenti elettronici essenziali alla crescita del paese>>.

 

Attraverso i link: www.difesadelcittadino.it/sos-pos/ e www.difesadelcittadino.it/pago-sicuro/ I cittadini possono contattare l’Associazione per ricevere consigli e assistenza sui pagamenti elettronici, per denunce e reclami per disservizi o per vere e proprie violazioni della legge.

 

L’Associazione, inoltre, ricorda gli accorgimenti che l’Arma dei Carabinieri ha diffuso nei mesi scorsi, al fine di evitare la sottrazione dei dati sensibili e le truffe sempre in agguato:

 

1) Verificare sempre che nelle immediate vicinanze non vi siano persone ferme in atteggiamento sospetto. 2) Accertarsi che sullo sportello non siano state applicate apparecchiature posticce, controllando, ad esempio, la fessura ove viene inserita la carta (per l’eventuale presenza di skimmer, fili o nastro adesivo sospetto) oppure l’aderenza della tastiera al corpo dello sportello (verificando che non vi siano due tastiere sovrapposte). Queste applicazioni infatti non inficiano l’operazione da svolgere, per cui al termine della stessa l’ignara vittima potrebbe non accorgersi della duplicazione del codice. 3)Controllare che non vi siano fori anomali all’interno dello sportello (specialmente sul lato superiore), ove potrebbero trovare eventuale alloggiamento microtelecamere (queste non superano il mezzo centimetro di diametro). 4) Qualora ci sia il sospetto che lo sportello sia stato manomesso bisogna chiamare il “112”. 5) Durante l’operazione di digitazione del codice, utilizzare una protezione “visiva” (anche l’altra mano, ben collocata, o il portafogli stesso possono essere sufficienti) che renda effettivamente difficoltoso, per potenziali “spioni”, prendere conoscenza del codice attraverso microtelecamere in precedenza installate. 6)Qualora al termine dell’operazione non venga restituita la carta, è buona norma chiamare subito il numero verde per bloccarla.

 

 

 

 

 

 

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