Seguici su

Consumatori

Come non chiamare i propri figli: ecco i nomi vietati dalla Legge

Pubblicato

il

Partiamo dall’ultimo divieto, riportato in un recente articolo su Nanopress: recentemente un giudice francese ha impedito ad una coppia di chiamare la propria figlioletta “Nutella”, essendo quest’ultimo un nome commerciale ad alta diffusione. Sono tuttavia molti altri i casi di genitori alquanto stravaganti, sovente esagerati, che vorrebbero marchiare a vita il proprio figlio con un nome assurdo.

Anni fa sempre in Francia, ad esempio, ad una famiglia di chiamare la propria figlia Megane Renaud, in quanto il nome della bimba somigliava troppo a quello di una nota automobile transalpina. Idem per una coppia di genitori che hanno dovuto rinunciare a Fragola, cambiando da Fraise a Fraisine.

Recentemente, racconta Nano Press, la Nuova Zelanda ha vietato i seguenti nomi: Maestà (Majesty), Regina Vittoria (Queen Victoria), Lucifero (Lucifero) e Mafia No Fear, Justice e Stallion (Stallone). Ma i casi più incredibili sono quelli di bambini che dovevano essere chiamati punto (Full Stop), 4Real e V8, tutti nomi ovviamente bocciati dal Dipartimento Affari Interni. Una bambina di 9 anni, inoltre, ha dovuto cambiare cambiare il proprio nome: i genitori l’avevano chiamata “Talula Does The Hula From Hawaii”.

Non è tutto: in Norvegia hanno provato a togliere il diffusissimo nome Bjørn – che significa Orso – ma è praticamente scoppiata una pacifica rivolta popolare e quindi è stato riammesso. Resta tuttavia vietato Bridge (Ponte). Negli Usa ad esempio è vietato chiamare un figlio Hashtag per ovvi motivi riconducibili a Twitter. La Cina, invece, ha vietato At ossia la famosa chiocciolina della rete, «i cui caratteri – puntualizza Kati Irrente su Nano Press – in realtà lo fanno assomigliare più a ‘Come l’amore di lui’».

In Giappone è vietato chiamare il proprio figlio Devil, ossia Diavolo, mentre in Danimarca esiste un vero e proprio elenco contenente 7 mila nomi vietati, tra cui Anus o Monkey (Scimmia). Dal Venezuela un’altra curiosità raccontata nel testo di Irrente: due famiglie aveva avuto la “brillante” idea di chiamare il proprio figlio “Superman”, ma il Governo fortunatamente ha scoperto la vicenda.

In Brasile è vietato chiamare un figlio Saddam Hussein, mentre in Messico sono banditi nomi come Hitler, Terminator, Burger King e Virgin. Nel 2002, anno successivo all’attentato delle Twin Towers a NYC, una coppia turca residente in Germania provò a registrare il proprio figlio con il nome Osama Bin Laden, ovviamente non riuscendo nel proprio intento.

Il caso più singolare raccontato da Irrente è quello del Portogallo, dove è vietato chiamare un figlio Tom. In Italia, invece, non si può utilizzare il nome Varenne e Venerdì. A dir poco assurdo, poi, quello che è accaduto in Malesia: due genitori volevano chiamare il proprio figlio Smelly Head ovvero Testa Puzzolente, ma le autorità fortunatamente glielo hanno impedito. Sempre in Malesia è proibito il nome 007. In Arabia, infine, sono proibiti i nomi Linda, Alice e Elaine, Binyamin, Malek e Malika. In totale sono 50 i nomi vietati nel paese arabo.

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

Pubblicato

il

La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

Continua a leggere

Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

Pubblicato

il

Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

Continua a leggere

Consumatori

Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

Pubblicato

il

Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

Continua a leggere