Il problema del Radon nelle nostre abitazioni va affrontato seriamente. Si comincia con rimedi semplici tipo l’apertura delle finestre due e anche tre volta al giorno, e con la chiusura delle canne fumarie dei camini nel periodo in cui non vengono utilizzati. C’è poi un oggetto da tenere in considerazione per rispettare il limite di 300 Bq/m3 di radon, imposto dalla nuova direttiva europea.

Per stare nei parametri della legge, bisogna quindi valutare quindi la concentrazione del gas negli ambienti. Lo si può fare con un oggetto, come riportato sul Corriere della Sera: «una scatolina con un rettangolino di un materiale plastico (il CR-39), sensibile alle tracce lasciate dalle radiazioni».

In buona sostanza, spiega Roberto Bochicchio sul quotidiano di via Solferino, si tratta di un rilevatore che «va tenuto in casa per 12 mesi, così da tenere conto delle variazioni stagionali. Al termine di questo periodo va rimandato al mittente, che fornirà l’esito della misura».

Cosa bisogna, poi, fare se i risultati sanciranno la presenza di radon in eccesso in casa? Bonificare l’abitazione. In che modo? Considerando che l’80% presente negli ambienti chiusi deriva dal sottosuolo, continua il Corriere, la prima cosa da fare consiste « nel bloccare le vie di ingresso del gas, sigillando – con materiali al silicone, malte di cemento, membrane impermeabili o anche carte da parati – le crepe eventuali presenti su pavimento e pareti verticali, e i fori e le fessure per il passaggio degli impianti». I costi delle bonifiche variano da qualche
centinaio a qualche migliaio di euro.

Per rendere permanente la bonifica della vostra abitazione, conclude il Corriere, sarebbe cosa buona e giusta realizzare «la ventilazione del vespaio, lo spazio che isola il pavimento dal terreno» oppure adottare «sistemi che convogliano i gas radioattivi fuori dall’edificio».