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Come sta l’Italia? Ecco la fotografia scattata da ISTAT nel 2016. Un quadro desolante

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L’intensità della diffusione della ripresa nella manifattura e nei servizi

La fase di ripresa in atto dal 2014 appare caratterizzata da una maggiore instabilità e incertezza rispetto agli episodi di espansione del passato; quella attuale sembra mostrare una maggiore difficoltà di consolidamento della fase espansiva, che si manifesta in una elevata volatilità dei principali indicatori rappresentativi della crescita economica; in particolare, il settore dei servizi ha mantenuto un profilo di espansione più modesto rispetto alla manifattura.

A partire dall’inizio del 2014 la fase di ripresa ciclica ha avuto una diffusione diversa tra manifattura e servizi, coinvolgendo un numero sempre maggiore di comparti manifatturieri e un numero sempre più esiguo di attività del terziario. Sul deterioramento complessivo dell’indicatore dei servizi incide il peggioramento nelle dinamiche delle componenti riferite alla movimentazione delle merci (via terra e ferrovia), alla logistica e ai servizi alle imprese. Questi andamenti sembrano coerenti con quelli di alcuni comparti della manifattura (in particolare della meccanica, metalli, chimica, alimentari, mezzi di trasporto) che, sulla base di una analisi presentata nel Rapporto Annuale 2015, risultano caratterizzati dal maggior grado di attivazione di servizi. In altri termini, la decrescita di alcuni di questi comparti del manifatturiero nei primi tre trimestri del 2016 potrebbe essere compatibile con l’andamento osservato per l’indicatore dei servizi.

La dinamica dell’indicatore di diffusione, associata alla diversa reattività al ciclo di industria e servizi, sottolinea la presenza di elementi di incertezza circa la robustezza dell’attuale fase di ripresa dell’economia italiana e, soprattutto, le difficoltà di affermazione di processi di crescita cumulativi e stabili.

 

 

 

 

L’internazionalizzazione delle imprese: dinamiche oltre la crisi

La prolungata crisi economica ha provocato un ridimensionamento del sistema produttivo italiano; allo stesso tempo ha favorito un generale consolidamento delle condizioni economico-finanziarie del sistema, a seguito di un processo di selezione che ha prodotto una ricomposizione del tessuto di imprese a favore di quelle finanziariamente più solide. Inoltre, negli anni di forte caduta della domanda interna, la sopravvivenza e la competitività delle imprese è dipesa sia dalla intensificazione degli scambi con l’estero, sia dalla capacità di adottare forme più complesse di partecipazione ai mercati internazionali.

In questo approfondimento si è costruito un indicatore sintetico di solidità economico-finanziaria per le società di capitale (al 2014), che ha successivamente permesso di classificare le imprese in tre gruppi
– “in salute”, “fragili” e “a rischio” – caratterizzati da un diverso grado di sostenibilità delle condizioni di redditività, solidità e liquidità. Nel periodo 2014-2016, a fronte di un incremento complessivo delle esportazioni in valore delle società di capitale pari all’1,1%, si osserva una contrazione del 6,4% per le imprese “a rischio”, contro un aumento del 4,1% delle imprese “fragili” e del 2,9% di quelle “in salute”. I casi di aumento dell’export sono stati più diffusi tra le imprese in salute (oltre il 50%) rispetto a quelle “fragili” (49,4%) e “a rischio” (39,0%). Infine, all’aumentare del numero di aree di sbocco delle esportazioni migliora nettamente lo stato di salute economico-finanziaria, mentre questa relazione è molto meno marcata rispetto all’aumento dei prodotti esportati.

Tra il 2014 e il 2016, a fronte di una invarianza della modalità di internazionalizzazione per il 78% delle imprese, si è verificato uno spostamento netto verso forme più complesse di partecipazione ai mercati esteri per le unità esportatrici. Ai passaggi verso forme più complesse di internazionalizzazione si sono associati aumenti nel numero medio di prodotti venduti e di mercati di riferimento; simmetricamente, i casi di ridimensionamento dell’attività internazionale si sono accompagnati a contrazioni medie di prodotti, paesi e aree servite. Inoltre, alla capacità di evoluzione delle forme di partecipazione agli scambi internazionali appare anche legata la capacità di cogliere le migliori opportunità di domanda: in quasi tutti i casi di upgrade si osserva un aumento (o una sostanziale invarianza) della quota di export destinata alle aree dalla crescita più elevata.

 

Deficit di efficienza o progresso tecnico?

Analisi delle componenti della produttività totale dei fattori negli anni della seconda recessione

La modesta performance italiana nel corso degli anni Duemila (la crescita del Pil è stata la più bassa tra i paesi europei) è da ricercare in una prolungata stagnazione della produttività. Il ritardo che l’Italia ha accumulato su entrambi i terreni è ampio: nel periodo 2000-2014 la produttività totale dei fattori (Tfp) è diminuita del 6,2% e il Pil pro capite del 7,1%.

Le tendenze aggregate, tuttavia, rappresentano il risultato di dinamiche imprenditoriali e settoriali. L’andamento della Tfp a livello di impresa è riconducibile a due elementi: l’efficienza tecnica – che indica la capacità delle unità produttive di generare valore aggiunto data la propria dotazione di fattori di produzione – e il cambiamento tecnologico, ovvero l’evoluzione della tecnologia produttiva. Nel periodo 2011-2014, nella maggior parte dei comparti la dinamica della Tfp è stata positiva, alimentata più da un miglioramento esogeno della tecnologia produttiva, piuttosto che da fattori strategici legati all’utilizzo dei fattori di produzione.

L’efficienza tecnica, a sua volta, è interpretabile alla luce degli andamenti delle sue diverse componenti: per tutti i comparti analizzati, la dinamica è stata sostenuta in misura rilevante dall’effetto demografico, a conferma di un processo di selezione che ha portato negli anni della seconda recessione all’uscita dal mercato di imprese meno efficienti di quelle che vi sono entrate. Al contrario la dinamica dell’efficienza tecnica risulta penalizzata dalla componente legata alle imprese persistenti; queste ultime, quindi, sono sopravvissute ai difficili anni della crisi a costo di una sostanziale perdita di efficienza, spesso a dispetto dell’impulso positivo dovuto a una migliore allocazione del lavoro.

Rispetto alla dimensione d’impresa, l’entità degli effetti delle singole componenti dell’efficienza tecnica tende ad aumentare insieme alla dimensione aziendale. In particolare, solo nelle unità di più ampia dimensione si osserva un apporto positivo dell’efficienza delle imprese persistenti; al contrario nelle classi inferiori di addetti si riscontra una effettiva difficoltà a definire strategie produttive che consentano guadagni di efficienza.

 

Infine, l’effetto dovuto all’allocazione del lavoro tende a essere positivo nelle imprese di minore dimensione, dove il maggiore grado di flessibilità strutturale consente una più veloce, ed efficiente, riallocazione delle risorse mentre risulta negativo per le imprese più grandi.

 

Le dinamiche dell’inflazione core nelle fasi di ripresa ciclica

Dalla seconda metà del 2014, la fase di moderata accelerazione della componente di fondo dell’inflazione (inflazione core), favorita dalla ripresa della domanda per consumi, ha risentito degli incrementi di prezzo dei beni durevoli e non durevoli e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. Il peso della componente alimentare è risultato in rapida crescita solo a partire dai primi mesi del 2015; nei servizi relativi ad abitazione, comunicazioni e servizi vari, e soprattutto nei servizi di trasporto, l’incidenza degli aumenti di maggiore entità si è invece velocemente ridotta nel secondo trimestre del 2015.

All’opposto, la nuova fase di ripresa della componente core dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo risente essenzialmente dell’accentuarsi delle tensioni al rialzo nel comparto dei servizi. In particolare, dai mesi finali del 2016 i prezzi di alcuni prodotti dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona hanno un profilo tendenziale in netta accelerazione. Per effetto di tali andamenti, la dinamica dei prezzi del comparto, che a ottobre era scesa a -0,1% (da +0,7% di settembre), nei mesi successivi è progressivamente risalita fino a raggiungere l’1,2% a marzo. Un andamento analogo si registra per i prezzi dei servizi di trasporto, che a dicembre 2016 hanno fatto registrare una variazione tendenziale pari a +2,6% da +0,7% di ottobre. Dopo il temporaneo rallentamento di gennaio 2017 (+0.9%), l’indice dei servizi relativi ai trasporti ha registrato una nuova accelerazione su base annua, attestandosi al 2.5% a marzo.

In questo quadro, nonostante l’impennata di aprile, l’andamento della componente meno volatile dell’inflazione è destinato a rimanere lento nei prossimi mesi, almeno fino a quando gli aumenti dei prezzi nel settore energetico non eserciteranno “effetti di secondo round” sulle diverse tipologie di beni o si assisterà a un deciso consolidamento della domanda per consumi.

  • Nel 2016 il ciclo economico internazionale ha mantenuto ritmi di espansione in linea con l’anno precedente (+3,1% la crescita del Pil mondiale da +3,4 del 2015), confermando dinamiche differenziate per economie avanzate e paesi emergenti.
  • Negli Stati Uniti il ritmo di crescita è fortemente diminuito (+1,6% da +2,6% del 2015), mentre nell’Uem è proseguita la fase di ripresa (+1,7% da +2,0% nel 2015). In Giappone, il Pil è cresciuto a ritmi simili a quelli del 2015 (+1,0%). Nelle economie emergenti, la crescita del Pil, pur rallentando, si è attestata al 6,7% in Cina e al 6,8% in India.
  • Nella media del 2016 le quotazioni del Brent sono diminuite del 16,8%, attestandosi a 43,6 dollari a barile (da 52,4 dollari del 2015), mentre il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile (1,10 dollari per euro). La fase di rallentamento degli scambi mondiali è proseguita anche nel 2016.
  • Il Pil italiano in volume è cresciuto dello 0,9% nel 2016, consolidando il processo di ripresa iniziato l’anno precedente. La domanda interna ha sostenuto la crescita con un apporto positivo (+1,4 punti percentuali) controbilanciando il contributo negativo delle scorte e della domanda estera netta (rispettivamente -0,5 e -0,1 punti percentuali).
  • I consumi finali nazionali hanno proseguito l’espansione (+1,2% da +1,0% del 2015) sostenuti dall’incremento del reddito disponibile in termini reali. Quest’ultimo ha beneficiato della crescita dei redditi nominali e della stabilità dei prezzi al consumo (la variazione nel 2016 è stata sostanzialmente nulla).
  • Risale l’indicatore di grave deprivazione materiale (11,9% da 11,5% del 2015). Il disagio economico si conferma elevato per le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di lavoro, in altra condizione non professionale (a esclusione dei ritirati dal lavoro), con occupazione part time. Particolarmente critica la condizione dei genitori soli, soprattutto se hanno figli minori, e quella dei residenti nel Mezzogiorno.
  • Gli investimenti fissi lordi proseguono il recupero avviato lo scorso anno (+2,9% contro +1,8% del 2015). La dinamica positiva è stata trainata dagli investimenti in mezzi di trasporto (+27,3%) e in misura inferiore dalle macchine e attrezzature (+3,9%). Gli investimenti in costruzioni tornano a crescere (+1,1%) dopo otto anni di contrazione.
  • Nel 2016 i flussi di scambio internazionale hanno risentito del debole andamento del commercio mondiale. L’avanzo della bilancia commerciale italiana si è ulteriormente ampliato, portandosi a 51,6 miliardi di euro.
  • La crescita dell’avanzo commerciale è legata al miglioramento della ragione di scambio, generato dalla persistente flessione dei prezzi delle importazioni (-3,5%) che a sua volta risente della caduta delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche. Anche i prezzi delle esportazioni hanno subito una diminuzione, ma di minore intensità (-1,4%).
  • Le esportazioni in valore verso l’Ue crescono del 3% mentre diminuiscono quelle verso i mercati
    extra-europei (-1,2%). La quota delle esportazioni di merci italiane su quelle mondiali è lievemente aumentata nel 2016.

 

  • La produzione industriale ha registrato un’accelerazione nel 2016 (+1,6% rispetto al 2015 al netto degli effetti di calendario), con un rafforzamento più marcato nel secondo semestre. La dinamica positiva è stata sostenuta dalla crescita dei beni strumentali (+3,7%) e dei beni intermedi (+2,3%), a fronte di un andamento stagnante dei beni di consumo e di una lieve diminuzione nel comparto dell’energia (-0,3%).
  • Nel 2016 la crescita del valore aggiunto nel comparto dei servizi ha segnato un modesto recupero, con un incremento in volume dello 0,6% (+0,3% nel 2015).
  • L’inflazione (misurata attraverso l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, Ipca) ha registrato una leggera variazione negativa (-0,1%), confermando la fase di stagnazione dei prezzi al consumo in atto dal biennio precedente (+0,2% nel 2014 e +0,1% nel 2015). Tale andamento è stato influenzato della flessione prolungata dei prezzi dei combustibili (-5,5%).
  • La componente di fondo dell’inflazione, al contrario, ha avuto un andamento complessivamente positivo (+0,5%), per effetto del lieve aumento dei prezzi dei beni durevoli (+0,9%), dei beni non durevoli (+0,7%) e dell’insieme dei servizi (+0,6%).
  • La produttività del lavoro ha continuato a diminuire nel 2016 (-1,1% sull’anno precedente), a fronte di un aumento del costo medio del lavoro per unità di prodotto (+1,1%). La flessione è stata relativamente contenuta nell’industria in senso stretto (-0,9%) e più pronunciata nei servizi (-1,5% nel commercio, alberghi, trasporti, comunicazione e informatica, -3,3% nei servizi finanziari, immobiliari, noleggio e servizi alle imprese).
  • Nel 2016 il mercato del lavoro ha mostrato andamenti favorevoli ed è stato caratterizzato da un’elevata reattività dell’occupazione alla crescita del prodotto. L’occupazione residente è aumentata di 293 mila persone (+1,3%) e l’input di lavoro, misurato in termini di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno, di 323 mila unità (+1,4%).
  • Il tasso di disoccupazione è diminuito solo lievemente a livello nazionale (11,7% da 11,9% del 2015) ma è aumentato di due decimi nelle regioni meridionali e insulari (19,6%).
  • Le retribuzioni contrattuali per dipendente sono aumentate dello 0,6% nel 2016, in ulteriore rallentamento rispetto all’anno precedente (+1,2%). Le retribuzioni lorde di fatto per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno hanno invece registrato una crescita dello 0,7%, in lieve ripresa rispetto al 2015.
  • L’indebitamento netto ha continuato a scendere, dal 2,7 al 2,4% del Pil. La spesa per interessi si è ridotta di 1,8 miliardi (da 4,1 a 4,0% del Pil) mentre il debito pubblico è aumentato di 45 miliardi (da 132,0 a 132,6% del Pil). La pressione fiscale è diminuita di quasi mezzo punto percentuale, passando da 43,3 a 42,9%.
  • Nel 2017, il Fondo Monetario Internazionale stima un accelerazione del prodotto e del commercio mondiale determinata dal miglioramento delle prospettive nei paesi avanzati.
  • Per l’economia dell’area euro sono previsti ritmi di crescita simili al 2016. L’espansione dovrebbe essere sostenuta dai consumi delle famiglie, che beneficerebbero delle condizioni favorevoli dell’occupazione e dell’aumento del potere di acquisto in termini reali.
  • Nei primi mesi del 2017 le quotazioni del petrolio sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto ai livelli di fine 2016 (53,7 dollari a barile nella media del primo trimestre), grazie alla tenuta dell’accordo tra paesi produttori sui tagli alla produzione.
  • Gli indicatori qualitativi segnalano la prosecuzione di un recupero della crescita dell’economia italiana a ritmi moderati. La produzione industriale ha registrato un aumento nel trimestre dicembre-febbraio pari allo 0,7% su base congiunturale.
  • A marzo la dinamica dei prezzi al consumo è risultata in rallentamento dopo i rialzi dei primi due mesi dell’anno. Tuttavia, la crescita tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo si è attestata al 2,0% in aprile.
  • L’inflazione è ancora essenzialmente trainata dai movimenti dei prezzi di energetici e alimentari; anche l’evoluzione della core inflation (al netto di beni energetici e alimentari non lavorati) indica in aprile una forte risalita (+1,2% da +0,7% di marzo).
  • L’andamento dell’occupazione si mantiene stabile nei primi mesi del 2017. Il tasso di disoccupazione è diminuito di tre decimi di punto, attestandosi all’11,5%.
  • L’attuale fase espansiva è caratterizzata da una difficoltà di consolidamento, che si manifesta in una elevata volatilità dei principali indicatori congiunturali e in un recupero del settore manifatturiero, a fronte di una espansione molto contenuta dei servizi.
  • L’indice di diffusione esprime la percentuale di comparti che condividono la fase di espansione rispetto all’indicatore aggregato della produzione industriale (per i comparti della manifattura) e del fatturato (per i comparti dei servizi). A partire dal 2014, tale indice evidenzia per la prima volta, rispetto alle precedenti fasi espansive, la presenza di un andamento discordante tra i due comparti, con un peggioramento della dinamica ciclica nei servizi a fronte di un rafforzamento, seguito da una stabilizzazione, nella manifattura.
  • Sul deterioramento dell’indicatore dei servizi incide il peggioramento nelle dinamiche delle componenti (movimentazione delle merci su gomma, logistica e servizi alle imprese) maggiormente legate ai comparti della manifattura caratterizzati dal maggior grado di attivazione di servizi (in particolare meccanica, metalli, chimica, alimentari, mezzi di trasporto).
  • La prolungata crisi economica ha provocato un ridimensionamento del sistema produttivo italiano, favorendo tuttavia un processo di selezione che ha prodotto una ricomposizione del tessuto di imprese a favore di quelle finanziariamente più solide e più esposte sui mercati internazionali.
  • Sulla base di un indicatore sintetico di solidità economico-finanziaria delle società di capitale italiane, durante la seconda recessione si osserva un maggiore aumento della quota di unità esportatrici “in salute” e un contemporaneo e più rapido riassorbimento della fascia di imprese “a rischio”.
  • Nel periodo 2014-16, caratterizzato da un rallentamento della domanda internazionale, i casi di aumento dell’export sono stati più diffusi tra le imprese a maggiore sostenibilità economico-finanziaria; inoltre, all’aumentare del numero di aree di sbocco delle esportazioni si è associato un netto miglioramento dello stato di salute economico-finanziaria, mentre questa relazione è molto meno marcata rispetto all’aumento dei prodotti esportati.
  • Le unità internazionalizzate sono poco più di 240 mila alla fine della seconda recessione, impiegano quasi 5 milioni di addetti e producono oltre 360 miliardi di valore aggiunto.
  • Classificando le imprese italiane rispetto al loro grado di internazionalizzazione, all’aumentare del grado di complessità delle forme di internazionalizzazione si associa, in media, un aumento della dimensione, della produttività del lavoro, del grado di apertura e di diversificazione produttiva e geografica. Anche tra le imprese internazionalizzate, la quota di unità “in salute” aumenta via via che ci si sposta verso forme di internazionalizzazione più complesse.
  • Tra il 2014 e il 2016, a fronte di una invarianza della modalità di internazionalizzazione per il 78% delle imprese, si è verificato uno spostamento netto verso forme più complesse di partecipazione ai mercati esteri per le unità esportatrici. Questi spostamenti hanno portato con sé variazioni nell’estensione della presenza merceologica e geografica sui mercati internazionali.
  • Ai passaggi verso forme più complesse di internazionalizzazione si sono associati aumenti nel numero medio di prodotti venduti e di mercati di riferimento; simmetricamente, i casi di ridimensionamento dell’attività internazionale si sono accompagnati a contrazioni medie di prodotti, paesi e aree servite.
  • Anche le imprese che hanno mantenuto invariato il proprio modello di internazionalizzazione, nel periodo 2014-16 hanno conservato (nel caso delle “solo esportatrici”), o lievemente accresciuto (nel caso delle “two-way traders” e delle “global”) l’estensione media del presidio dei mercati, sia in termini di prodotti sia relativamente ai mercati e alle aree di destinazione.

 

  • Inoltre, alla capacità di evoluzione delle forme di partecipazione agli scambi internazionali appare anche legata la capacità di cogliere le migliori opportunità di domanda: in quasi tutti i casi di upgrade, si osserva un aumento (o una sostanziale invarianza) della quota di export destinata alle aree dalla crescita più elevata.
  • La modesta performance italiana nel corso degli anni Duemila (il Pil è cresciuto meno che negli altri paesi europei) è da ricercare in una prolungata stagnazione della produttività. Il ritardo che l’Italia ha accumulato su entrambi i terreni è ampio: nel periodo 2000-2014 la produttività totale dei fattori è diminuita del 6,2%, il Pil pro capite del 7,1%.
  • Dalla seconda metà del 2014, la fase di moderata accelerazione della componente di fondo dell’inflazione (inflazione core), favorita dalla ripresa della domanda per consumi, ha risentito degli incrementi di prezzo dei beni durevoli e non durevoli e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.
  • All’opposto, la nuova fase di ripresa della componente core dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo risente essenzialmente dell’accentuarsi delle tensioni al rialzo nel comparto dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. Per effetto di tali andamenti, la dinamica dei prezzi del comparto, che a ottobre 2016 era scesa a -0,1% (da +0,7% di settembre), nei mesi successivi è progressivamente risalita.
  • Un andamento analogo si registra per i prezzi dei servizi di trasporto. L’indice dei servizi relativi ai trasporti ha evidenziato una nuova accelerazione su base tendenziale, attestandosi a 5,6% ad aprile.
  • In questo quadro, nonostante l’impennata di aprile, l’andamento della componente meno volatile dell’inflazione è destinata a rimanere lenta nei prossimi mesi, almeno fino a quando gli aumenti dei prezzi nel settore energetico non eserciteranno “effetti di secondo round” sulle diverse tipologie di beni o si assisterà a un deciso consolidamento della domanda per consumi.
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Povertà energetica – il video integrale di “Prima la casa” l’evento Adiconsum/CanaleEnergia del 16 luglio

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Autorità indipendenti: no alle logiche di spartizione politica

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Comunicato stampa Federconsumatori

Indipendenza, competenza e professionalità sono i criteri con cui si devono nominare i vertici di AGCOM e Garante Privacy.

È passato un mese dal nostro ultimo appello, in cui esprimevamo forte preoccupazione per le nomine dei presidenti delle autorità indipendenti Agcom e Garante della Privacy. Abbiamo sottolineato la necessità e l’urgenza di affidare questi compiti a Commissari competenti in materia e completamente indipendenti da ogni logica politica.

Si tratta, infatti, di due authorities che svolgono oggi un ruolo chiave in un’era in cui il settore della comunicazione è soggetto a forti minacce e richiede, come non mai, che siano garantiti i principi di responsabilità, trasparenza, sicurezza, imparzialità e rispetto per la privacy. La tutela della sicurezza dei dati personali è una questione di primaria importanza in un’epoca in cui tali dati sono divenuti letteralmente oggetto di mercato.

Affidare tali compiti secondo un disegno di mera spartizione delle nomine, che nulla ha a che vedere con i meriti e le competenze, potrà determinare un gravissimo danno per il Paese, in termini di sicurezza, di tutela e di sviluppo.

Per tutelare al meglio i diritti e gli interessi dei cittadini ed il Paese è indispensabile che chi compone le autorità indipendenti rispetti i requisiti di autorevolezza, professionalità, competenza, autonomia e indipendenza. Gli unici in grado di assicurare l’elevato grado di trasparenza e credibilità di cui queste Autorità hanno sempre goduto.

Barattare l’equilibrio del Governo con l’assegnazione di cariche così delicate e importanti sarebbe da irresponsabili.

Per questo rinnoviamo il nostro appello affinché le nomine siano improntate esclusivamente alla competenza, alla professionalità e alla trasparenza, per istituire un sistema di vigilanza e controllo realmente libero da qualsiasi condizionamento politico o di altra natura.

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La nostra economia è basata sulla scarsità e ci sta deludendo. Ecco perché il “modello di abbondanza” è ciò di cui abbiamo bisogno.

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Di Bibop Gresta – Chairman & Co-Founder at Hyperloop Transportation Technologies

Fonte: Linkedin

La maggior parte del mondo non pensa all’economia come un sistema creato dall’uomo.

Pensiamo ad esso come pensiamo alla natura: era qui “prima” di noi e sarà qui “dopo” di noi. È troppo grande da immaginare, troppo complessa da capire – e di conseguenza, consapevolmente o meno, l’adoriamo con fede divina. 

Ironicamente, l’economia è il riflesso della natura. 

Nelle società cacciatore-raccoglitori, “l’economia” era giusta ed equilibrata. Non c’era nessuna gerarchia, nessuna concorrenza. Era un ambiente cooperativo – e come un albero cadeva, uno nuovo sorgeva al suo posto, e così via.

Tuttavia, osservando la storia, le società cacciatore-raccoglitori si sono sviluppate soltanto dove c’era abbondanza di risorse, solitamente vicino ad una foresta o in una zona climaticamente mite. È nel deserto che abbiamo sviluppato una gerarchia – un ambiente più del tipo “sopravvivenza del più forte”. In questo tipo di economia, la scarsità dominava, fino al punto che (lentamente, con il tempo) questo modello è diventato il “normale” approccio alla vita — anche in posti con abbondanza. Forte contro debole. Vincitore contro perdente. Coloro che “hanno” e coloro che “non hanno.”

Scorrendo velocemente il tempo, quello a cui siamo finiti oggi è una quantità molto limitata di persone che controllano il 95% delle risorse del pianeta, mentre il resto del mondo sta morendo di fame.

Nel 2019, stiamo attualmente producendo cibo per 10 miliardi di persone – tuttavia siamo un mondo di sette miliardi e mezzo di persone, due miliardi dei quali muoiono di fame.

Qui non si tratta di politica. E non si tratta di raccogliere fondi per le iniziative “going green.”

“Sostenibilità”, nel vero senso della parola, sta nel capire i difetti della nostra attuale struttura economica, e il modo in cui, un modello costruito intorno alla scarsità, non porta ad una società sostenibile.

E vi spiegherò come — con una piccola storia chiamata “L’isola delle 10 palme”.

C’è un’isola con dieci persone e dieci palme.

L’economia che abbiamo creato per noi afferma un principio fondamentale: se ognuna delle persone dell’isola ha il potere di sostentarsi (cibo, acqua, ecc.), per definizione, non c’è economia. Se provo a vendere i frutti di una palma a qualcun altro, nessuno li comprerà perché gli altri hanno gli stessi frutti e sono sani e autosufficienti.

Ora immaginate che un uragano o un tornado colpisca l’isola e spazzi via 4 dei 10 alberi.

All’improvviso, si crea un’economia.

Le quattro persone che non hanno più palme per sostentarsi saranno improvvisamente interessate a comprare i frutti dagli altri sei che producono regolarmente frutta.

Pertanto, la teoria economica di Smith e Kerns direbbe: in questa situazione, se una delle sei persone che ha ancora un albero comincia a mettere un prezzo piu’ alto ai suoi frutti, poi qualcun altro abbasserà il prezzo al fine di competere per il cliente—e si avrà sempre un mercato che si auto-compensa.

Questa è domanda-offerta nella sua forma più basilare.

Purtroppo, è stato dimostrato che questa teoria è falsa perché la persona con la palma inizierà a volere sempre più potere. Lui/lei capirà le regole e le dinamiche dell’offerta e della domanda, e troverà il modo per far sì che gli altri con le palme non competano. Lui/lei potrebbe iniziare a comprare le altre palme in modo da poter dominare – o, immaginate che arrivi un altro tornado e distrugga le altre cinque palme. Ciò significa che l’individuo con l’ultima palma rimanente non solo controlla il prezzo, ma essenzialmente controlla l’intero approvvigionamento alimentare. Lui/lei diventa il sovrano dell’isola, in grado di decidere chi vive, chi muore, e ogni cosa che accade sull’isola.

Questo è ciò che succede quando si costruisce un modello economico attorno alla scarsità.

Adesso, vediamo come potrebbe essere l’opposto della scarsità.

Se si progettano le cose basandole sull’abbondanza, non solo si creano le condizioni per prosperare, ma si possono anche creare le premesse per un pianeta completamente nuovo basato su presupposti diversi – opposti a quelli esistenti sull’isola della scarsità. Solo che non dovete “consumare”, non dovete “produrre.” Non avete neanche il problema del lavoro, per esempio. Secondo uno studio di Oxford, il 47% dei posti di lavoro in tutto il mondo scomparirà nei prossimi 25 anni – e questi posti di lavoro non torneranno. Saranno sostituiti da computer e robot, e va bene cosi’. Evviva! Perché questo ci offre l’opportunità di poter garantire i diritti di base a tutti e di lottare per fare ciò che facciamo meglio: spendere l’80% del nostro tempo in creare e far progredire l’umanita’ e il 20% del nostro tempo eventualmente a lavorare.

Se fossimo in grado di ottimizzare e di costruire un modello economico attorno all’abbondanza invece che alla scarsità, sbarazzandoci del “lavoro” definitivamente, sarebbe ancora meglio.

Questo è estremamente importante nel modo in cui ci stiamo avvicinando e stiamo costruendo Hyperloop. 

L’abbondanza opposta alla scarsità è un pilastro fondamentale dei nostri criteri di progettazione. L’obiettivo qui non è quello di creare una società che fa tonnellate di denaro — anche se è l’ovvia conseguenza. La missione finale è un invito all’azione a livello planetario per costruire un sistema che apra la strada e costruisca l’infrastruttura per un’economia di nuova generazione. Non deve essere “Come possiamo arrivare da Los Angeles a San Francisco in meno di un’ora in modo che possa prendere più riunioni, lavorare di più, produrre di più, consumare di più,” ecc. 

Per riequilibrare veramente la nostra economia, dobbiamo attaccare il problema alla radice. E questo significa ridisegnare l’interazione umana da zero.

Mi rendo conto di dover sembrare un pazzo, fuori di testa, e va bene cosi’. Oggi stiamo appena scoprendo il percorso per arrivare a un modello di “abbondanza”. Al Forum mondiale dell’economia (World Economic Forum), 50 delle migliori compagnie del mondo ci prestano attenzione – desiderano tutti gli stessi risultati, ma partendo da punti di vista diversi. Ogni giorno possiamo vedere, passo dopo passo, un percorso sempre più chiaro davanti a noi.

Questo è un momento molto importante nella storia per l’umanità, e sta a noi unire e re-immaginare il mondo come lo conosciamo.

To read the English version of this piece, click here.

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