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Come sta l’Italia? Ecco la fotografia scattata da ISTAT nel 2016. Un quadro desolante

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L’intensità della diffusione della ripresa nella manifattura e nei servizi

La fase di ripresa in atto dal 2014 appare caratterizzata da una maggiore instabilità e incertezza rispetto agli episodi di espansione del passato; quella attuale sembra mostrare una maggiore difficoltà di consolidamento della fase espansiva, che si manifesta in una elevata volatilità dei principali indicatori rappresentativi della crescita economica; in particolare, il settore dei servizi ha mantenuto un profilo di espansione più modesto rispetto alla manifattura.

A partire dall’inizio del 2014 la fase di ripresa ciclica ha avuto una diffusione diversa tra manifattura e servizi, coinvolgendo un numero sempre maggiore di comparti manifatturieri e un numero sempre più esiguo di attività del terziario. Sul deterioramento complessivo dell’indicatore dei servizi incide il peggioramento nelle dinamiche delle componenti riferite alla movimentazione delle merci (via terra e ferrovia), alla logistica e ai servizi alle imprese. Questi andamenti sembrano coerenti con quelli di alcuni comparti della manifattura (in particolare della meccanica, metalli, chimica, alimentari, mezzi di trasporto) che, sulla base di una analisi presentata nel Rapporto Annuale 2015, risultano caratterizzati dal maggior grado di attivazione di servizi. In altri termini, la decrescita di alcuni di questi comparti del manifatturiero nei primi tre trimestri del 2016 potrebbe essere compatibile con l’andamento osservato per l’indicatore dei servizi.

La dinamica dell’indicatore di diffusione, associata alla diversa reattività al ciclo di industria e servizi, sottolinea la presenza di elementi di incertezza circa la robustezza dell’attuale fase di ripresa dell’economia italiana e, soprattutto, le difficoltà di affermazione di processi di crescita cumulativi e stabili.

 

 

 

 

L’internazionalizzazione delle imprese: dinamiche oltre la crisi

La prolungata crisi economica ha provocato un ridimensionamento del sistema produttivo italiano; allo stesso tempo ha favorito un generale consolidamento delle condizioni economico-finanziarie del sistema, a seguito di un processo di selezione che ha prodotto una ricomposizione del tessuto di imprese a favore di quelle finanziariamente più solide. Inoltre, negli anni di forte caduta della domanda interna, la sopravvivenza e la competitività delle imprese è dipesa sia dalla intensificazione degli scambi con l’estero, sia dalla capacità di adottare forme più complesse di partecipazione ai mercati internazionali.

In questo approfondimento si è costruito un indicatore sintetico di solidità economico-finanziaria per le società di capitale (al 2014), che ha successivamente permesso di classificare le imprese in tre gruppi
– “in salute”, “fragili” e “a rischio” – caratterizzati da un diverso grado di sostenibilità delle condizioni di redditività, solidità e liquidità. Nel periodo 2014-2016, a fronte di un incremento complessivo delle esportazioni in valore delle società di capitale pari all’1,1%, si osserva una contrazione del 6,4% per le imprese “a rischio”, contro un aumento del 4,1% delle imprese “fragili” e del 2,9% di quelle “in salute”. I casi di aumento dell’export sono stati più diffusi tra le imprese in salute (oltre il 50%) rispetto a quelle “fragili” (49,4%) e “a rischio” (39,0%). Infine, all’aumentare del numero di aree di sbocco delle esportazioni migliora nettamente lo stato di salute economico-finanziaria, mentre questa relazione è molto meno marcata rispetto all’aumento dei prodotti esportati.

Tra il 2014 e il 2016, a fronte di una invarianza della modalità di internazionalizzazione per il 78% delle imprese, si è verificato uno spostamento netto verso forme più complesse di partecipazione ai mercati esteri per le unità esportatrici. Ai passaggi verso forme più complesse di internazionalizzazione si sono associati aumenti nel numero medio di prodotti venduti e di mercati di riferimento; simmetricamente, i casi di ridimensionamento dell’attività internazionale si sono accompagnati a contrazioni medie di prodotti, paesi e aree servite. Inoltre, alla capacità di evoluzione delle forme di partecipazione agli scambi internazionali appare anche legata la capacità di cogliere le migliori opportunità di domanda: in quasi tutti i casi di upgrade si osserva un aumento (o una sostanziale invarianza) della quota di export destinata alle aree dalla crescita più elevata.

 

Deficit di efficienza o progresso tecnico?

Analisi delle componenti della produttività totale dei fattori negli anni della seconda recessione

La modesta performance italiana nel corso degli anni Duemila (la crescita del Pil è stata la più bassa tra i paesi europei) è da ricercare in una prolungata stagnazione della produttività. Il ritardo che l’Italia ha accumulato su entrambi i terreni è ampio: nel periodo 2000-2014 la produttività totale dei fattori (Tfp) è diminuita del 6,2% e il Pil pro capite del 7,1%.

Le tendenze aggregate, tuttavia, rappresentano il risultato di dinamiche imprenditoriali e settoriali. L’andamento della Tfp a livello di impresa è riconducibile a due elementi: l’efficienza tecnica – che indica la capacità delle unità produttive di generare valore aggiunto data la propria dotazione di fattori di produzione – e il cambiamento tecnologico, ovvero l’evoluzione della tecnologia produttiva. Nel periodo 2011-2014, nella maggior parte dei comparti la dinamica della Tfp è stata positiva, alimentata più da un miglioramento esogeno della tecnologia produttiva, piuttosto che da fattori strategici legati all’utilizzo dei fattori di produzione.

L’efficienza tecnica, a sua volta, è interpretabile alla luce degli andamenti delle sue diverse componenti: per tutti i comparti analizzati, la dinamica è stata sostenuta in misura rilevante dall’effetto demografico, a conferma di un processo di selezione che ha portato negli anni della seconda recessione all’uscita dal mercato di imprese meno efficienti di quelle che vi sono entrate. Al contrario la dinamica dell’efficienza tecnica risulta penalizzata dalla componente legata alle imprese persistenti; queste ultime, quindi, sono sopravvissute ai difficili anni della crisi a costo di una sostanziale perdita di efficienza, spesso a dispetto dell’impulso positivo dovuto a una migliore allocazione del lavoro.

Rispetto alla dimensione d’impresa, l’entità degli effetti delle singole componenti dell’efficienza tecnica tende ad aumentare insieme alla dimensione aziendale. In particolare, solo nelle unità di più ampia dimensione si osserva un apporto positivo dell’efficienza delle imprese persistenti; al contrario nelle classi inferiori di addetti si riscontra una effettiva difficoltà a definire strategie produttive che consentano guadagni di efficienza.

 

Infine, l’effetto dovuto all’allocazione del lavoro tende a essere positivo nelle imprese di minore dimensione, dove il maggiore grado di flessibilità strutturale consente una più veloce, ed efficiente, riallocazione delle risorse mentre risulta negativo per le imprese più grandi.

 

Le dinamiche dell’inflazione core nelle fasi di ripresa ciclica

Dalla seconda metà del 2014, la fase di moderata accelerazione della componente di fondo dell’inflazione (inflazione core), favorita dalla ripresa della domanda per consumi, ha risentito degli incrementi di prezzo dei beni durevoli e non durevoli e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. Il peso della componente alimentare è risultato in rapida crescita solo a partire dai primi mesi del 2015; nei servizi relativi ad abitazione, comunicazioni e servizi vari, e soprattutto nei servizi di trasporto, l’incidenza degli aumenti di maggiore entità si è invece velocemente ridotta nel secondo trimestre del 2015.

All’opposto, la nuova fase di ripresa della componente core dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo risente essenzialmente dell’accentuarsi delle tensioni al rialzo nel comparto dei servizi. In particolare, dai mesi finali del 2016 i prezzi di alcuni prodotti dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona hanno un profilo tendenziale in netta accelerazione. Per effetto di tali andamenti, la dinamica dei prezzi del comparto, che a ottobre era scesa a -0,1% (da +0,7% di settembre), nei mesi successivi è progressivamente risalita fino a raggiungere l’1,2% a marzo. Un andamento analogo si registra per i prezzi dei servizi di trasporto, che a dicembre 2016 hanno fatto registrare una variazione tendenziale pari a +2,6% da +0,7% di ottobre. Dopo il temporaneo rallentamento di gennaio 2017 (+0.9%), l’indice dei servizi relativi ai trasporti ha registrato una nuova accelerazione su base annua, attestandosi al 2.5% a marzo.

In questo quadro, nonostante l’impennata di aprile, l’andamento della componente meno volatile dell’inflazione è destinato a rimanere lento nei prossimi mesi, almeno fino a quando gli aumenti dei prezzi nel settore energetico non eserciteranno “effetti di secondo round” sulle diverse tipologie di beni o si assisterà a un deciso consolidamento della domanda per consumi.

  • Nel 2016 il ciclo economico internazionale ha mantenuto ritmi di espansione in linea con l’anno precedente (+3,1% la crescita del Pil mondiale da +3,4 del 2015), confermando dinamiche differenziate per economie avanzate e paesi emergenti.
  • Negli Stati Uniti il ritmo di crescita è fortemente diminuito (+1,6% da +2,6% del 2015), mentre nell’Uem è proseguita la fase di ripresa (+1,7% da +2,0% nel 2015). In Giappone, il Pil è cresciuto a ritmi simili a quelli del 2015 (+1,0%). Nelle economie emergenti, la crescita del Pil, pur rallentando, si è attestata al 6,7% in Cina e al 6,8% in India.
  • Nella media del 2016 le quotazioni del Brent sono diminuite del 16,8%, attestandosi a 43,6 dollari a barile (da 52,4 dollari del 2015), mentre il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile (1,10 dollari per euro). La fase di rallentamento degli scambi mondiali è proseguita anche nel 2016.
  • Il Pil italiano in volume è cresciuto dello 0,9% nel 2016, consolidando il processo di ripresa iniziato l’anno precedente. La domanda interna ha sostenuto la crescita con un apporto positivo (+1,4 punti percentuali) controbilanciando il contributo negativo delle scorte e della domanda estera netta (rispettivamente -0,5 e -0,1 punti percentuali).
  • I consumi finali nazionali hanno proseguito l’espansione (+1,2% da +1,0% del 2015) sostenuti dall’incremento del reddito disponibile in termini reali. Quest’ultimo ha beneficiato della crescita dei redditi nominali e della stabilità dei prezzi al consumo (la variazione nel 2016 è stata sostanzialmente nulla).
  • Risale l’indicatore di grave deprivazione materiale (11,9% da 11,5% del 2015). Il disagio economico si conferma elevato per le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di lavoro, in altra condizione non professionale (a esclusione dei ritirati dal lavoro), con occupazione part time. Particolarmente critica la condizione dei genitori soli, soprattutto se hanno figli minori, e quella dei residenti nel Mezzogiorno.
  • Gli investimenti fissi lordi proseguono il recupero avviato lo scorso anno (+2,9% contro +1,8% del 2015). La dinamica positiva è stata trainata dagli investimenti in mezzi di trasporto (+27,3%) e in misura inferiore dalle macchine e attrezzature (+3,9%). Gli investimenti in costruzioni tornano a crescere (+1,1%) dopo otto anni di contrazione.
  • Nel 2016 i flussi di scambio internazionale hanno risentito del debole andamento del commercio mondiale. L’avanzo della bilancia commerciale italiana si è ulteriormente ampliato, portandosi a 51,6 miliardi di euro.
  • La crescita dell’avanzo commerciale è legata al miglioramento della ragione di scambio, generato dalla persistente flessione dei prezzi delle importazioni (-3,5%) che a sua volta risente della caduta delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche. Anche i prezzi delle esportazioni hanno subito una diminuzione, ma di minore intensità (-1,4%).
  • Le esportazioni in valore verso l’Ue crescono del 3% mentre diminuiscono quelle verso i mercati
    extra-europei (-1,2%). La quota delle esportazioni di merci italiane su quelle mondiali è lievemente aumentata nel 2016.

 

  • La produzione industriale ha registrato un’accelerazione nel 2016 (+1,6% rispetto al 2015 al netto degli effetti di calendario), con un rafforzamento più marcato nel secondo semestre. La dinamica positiva è stata sostenuta dalla crescita dei beni strumentali (+3,7%) e dei beni intermedi (+2,3%), a fronte di un andamento stagnante dei beni di consumo e di una lieve diminuzione nel comparto dell’energia (-0,3%).
  • Nel 2016 la crescita del valore aggiunto nel comparto dei servizi ha segnato un modesto recupero, con un incremento in volume dello 0,6% (+0,3% nel 2015).
  • L’inflazione (misurata attraverso l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, Ipca) ha registrato una leggera variazione negativa (-0,1%), confermando la fase di stagnazione dei prezzi al consumo in atto dal biennio precedente (+0,2% nel 2014 e +0,1% nel 2015). Tale andamento è stato influenzato della flessione prolungata dei prezzi dei combustibili (-5,5%).
  • La componente di fondo dell’inflazione, al contrario, ha avuto un andamento complessivamente positivo (+0,5%), per effetto del lieve aumento dei prezzi dei beni durevoli (+0,9%), dei beni non durevoli (+0,7%) e dell’insieme dei servizi (+0,6%).
  • La produttività del lavoro ha continuato a diminuire nel 2016 (-1,1% sull’anno precedente), a fronte di un aumento del costo medio del lavoro per unità di prodotto (+1,1%). La flessione è stata relativamente contenuta nell’industria in senso stretto (-0,9%) e più pronunciata nei servizi (-1,5% nel commercio, alberghi, trasporti, comunicazione e informatica, -3,3% nei servizi finanziari, immobiliari, noleggio e servizi alle imprese).
  • Nel 2016 il mercato del lavoro ha mostrato andamenti favorevoli ed è stato caratterizzato da un’elevata reattività dell’occupazione alla crescita del prodotto. L’occupazione residente è aumentata di 293 mila persone (+1,3%) e l’input di lavoro, misurato in termini di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno, di 323 mila unità (+1,4%).
  • Il tasso di disoccupazione è diminuito solo lievemente a livello nazionale (11,7% da 11,9% del 2015) ma è aumentato di due decimi nelle regioni meridionali e insulari (19,6%).
  • Le retribuzioni contrattuali per dipendente sono aumentate dello 0,6% nel 2016, in ulteriore rallentamento rispetto all’anno precedente (+1,2%). Le retribuzioni lorde di fatto per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno hanno invece registrato una crescita dello 0,7%, in lieve ripresa rispetto al 2015.
  • L’indebitamento netto ha continuato a scendere, dal 2,7 al 2,4% del Pil. La spesa per interessi si è ridotta di 1,8 miliardi (da 4,1 a 4,0% del Pil) mentre il debito pubblico è aumentato di 45 miliardi (da 132,0 a 132,6% del Pil). La pressione fiscale è diminuita di quasi mezzo punto percentuale, passando da 43,3 a 42,9%.
  • Nel 2017, il Fondo Monetario Internazionale stima un accelerazione del prodotto e del commercio mondiale determinata dal miglioramento delle prospettive nei paesi avanzati.
  • Per l’economia dell’area euro sono previsti ritmi di crescita simili al 2016. L’espansione dovrebbe essere sostenuta dai consumi delle famiglie, che beneficerebbero delle condizioni favorevoli dell’occupazione e dell’aumento del potere di acquisto in termini reali.
  • Nei primi mesi del 2017 le quotazioni del petrolio sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto ai livelli di fine 2016 (53,7 dollari a barile nella media del primo trimestre), grazie alla tenuta dell’accordo tra paesi produttori sui tagli alla produzione.
  • Gli indicatori qualitativi segnalano la prosecuzione di un recupero della crescita dell’economia italiana a ritmi moderati. La produzione industriale ha registrato un aumento nel trimestre dicembre-febbraio pari allo 0,7% su base congiunturale.
  • A marzo la dinamica dei prezzi al consumo è risultata in rallentamento dopo i rialzi dei primi due mesi dell’anno. Tuttavia, la crescita tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo si è attestata al 2,0% in aprile.
  • L’inflazione è ancora essenzialmente trainata dai movimenti dei prezzi di energetici e alimentari; anche l’evoluzione della core inflation (al netto di beni energetici e alimentari non lavorati) indica in aprile una forte risalita (+1,2% da +0,7% di marzo).
  • L’andamento dell’occupazione si mantiene stabile nei primi mesi del 2017. Il tasso di disoccupazione è diminuito di tre decimi di punto, attestandosi all’11,5%.
  • L’attuale fase espansiva è caratterizzata da una difficoltà di consolidamento, che si manifesta in una elevata volatilità dei principali indicatori congiunturali e in un recupero del settore manifatturiero, a fronte di una espansione molto contenuta dei servizi.
  • L’indice di diffusione esprime la percentuale di comparti che condividono la fase di espansione rispetto all’indicatore aggregato della produzione industriale (per i comparti della manifattura) e del fatturato (per i comparti dei servizi). A partire dal 2014, tale indice evidenzia per la prima volta, rispetto alle precedenti fasi espansive, la presenza di un andamento discordante tra i due comparti, con un peggioramento della dinamica ciclica nei servizi a fronte di un rafforzamento, seguito da una stabilizzazione, nella manifattura.
  • Sul deterioramento dell’indicatore dei servizi incide il peggioramento nelle dinamiche delle componenti (movimentazione delle merci su gomma, logistica e servizi alle imprese) maggiormente legate ai comparti della manifattura caratterizzati dal maggior grado di attivazione di servizi (in particolare meccanica, metalli, chimica, alimentari, mezzi di trasporto).
  • La prolungata crisi economica ha provocato un ridimensionamento del sistema produttivo italiano, favorendo tuttavia un processo di selezione che ha prodotto una ricomposizione del tessuto di imprese a favore di quelle finanziariamente più solide e più esposte sui mercati internazionali.
  • Sulla base di un indicatore sintetico di solidità economico-finanziaria delle società di capitale italiane, durante la seconda recessione si osserva un maggiore aumento della quota di unità esportatrici “in salute” e un contemporaneo e più rapido riassorbimento della fascia di imprese “a rischio”.
  • Nel periodo 2014-16, caratterizzato da un rallentamento della domanda internazionale, i casi di aumento dell’export sono stati più diffusi tra le imprese a maggiore sostenibilità economico-finanziaria; inoltre, all’aumentare del numero di aree di sbocco delle esportazioni si è associato un netto miglioramento dello stato di salute economico-finanziaria, mentre questa relazione è molto meno marcata rispetto all’aumento dei prodotti esportati.
  • Le unità internazionalizzate sono poco più di 240 mila alla fine della seconda recessione, impiegano quasi 5 milioni di addetti e producono oltre 360 miliardi di valore aggiunto.
  • Classificando le imprese italiane rispetto al loro grado di internazionalizzazione, all’aumentare del grado di complessità delle forme di internazionalizzazione si associa, in media, un aumento della dimensione, della produttività del lavoro, del grado di apertura e di diversificazione produttiva e geografica. Anche tra le imprese internazionalizzate, la quota di unità “in salute” aumenta via via che ci si sposta verso forme di internazionalizzazione più complesse.
  • Tra il 2014 e il 2016, a fronte di una invarianza della modalità di internazionalizzazione per il 78% delle imprese, si è verificato uno spostamento netto verso forme più complesse di partecipazione ai mercati esteri per le unità esportatrici. Questi spostamenti hanno portato con sé variazioni nell’estensione della presenza merceologica e geografica sui mercati internazionali.
  • Ai passaggi verso forme più complesse di internazionalizzazione si sono associati aumenti nel numero medio di prodotti venduti e di mercati di riferimento; simmetricamente, i casi di ridimensionamento dell’attività internazionale si sono accompagnati a contrazioni medie di prodotti, paesi e aree servite.
  • Anche le imprese che hanno mantenuto invariato il proprio modello di internazionalizzazione, nel periodo 2014-16 hanno conservato (nel caso delle “solo esportatrici”), o lievemente accresciuto (nel caso delle “two-way traders” e delle “global”) l’estensione media del presidio dei mercati, sia in termini di prodotti sia relativamente ai mercati e alle aree di destinazione.

 

  • Inoltre, alla capacità di evoluzione delle forme di partecipazione agli scambi internazionali appare anche legata la capacità di cogliere le migliori opportunità di domanda: in quasi tutti i casi di upgrade, si osserva un aumento (o una sostanziale invarianza) della quota di export destinata alle aree dalla crescita più elevata.
  • La modesta performance italiana nel corso degli anni Duemila (il Pil è cresciuto meno che negli altri paesi europei) è da ricercare in una prolungata stagnazione della produttività. Il ritardo che l’Italia ha accumulato su entrambi i terreni è ampio: nel periodo 2000-2014 la produttività totale dei fattori è diminuita del 6,2%, il Pil pro capite del 7,1%.
  • Dalla seconda metà del 2014, la fase di moderata accelerazione della componente di fondo dell’inflazione (inflazione core), favorita dalla ripresa della domanda per consumi, ha risentito degli incrementi di prezzo dei beni durevoli e non durevoli e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.
  • All’opposto, la nuova fase di ripresa della componente core dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo risente essenzialmente dell’accentuarsi delle tensioni al rialzo nel comparto dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona. Per effetto di tali andamenti, la dinamica dei prezzi del comparto, che a ottobre 2016 era scesa a -0,1% (da +0,7% di settembre), nei mesi successivi è progressivamente risalita.
  • Un andamento analogo si registra per i prezzi dei servizi di trasporto. L’indice dei servizi relativi ai trasporti ha evidenziato una nuova accelerazione su base tendenziale, attestandosi a 5,6% ad aprile.
  • In questo quadro, nonostante l’impennata di aprile, l’andamento della componente meno volatile dell’inflazione è destinata a rimanere lenta nei prossimi mesi, almeno fino a quando gli aumenti dei prezzi nel settore energetico non eserciteranno “effetti di secondo round” sulle diverse tipologie di beni o si assisterà a un deciso consolidamento della domanda per consumi.
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Fatturazione a 28 giorni: oggi incontro tra Agcom e consumatori. Restituite i soldi!

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Codici intima agli operatori di restituire i soldi, annuncia azione di classe e procederà per indebito arricchimento

Sono 16,6 milioni i clienti della telefonia fissa secondo i dati dell’Osservatorio Agcom (ultimo trimestre 2017), ipotizzando una media di 20€ cadauno indebitamente incassati dagli operatori, tenendoci bassi, ebbene questi ultimi avrebbero percepito ben 3,2 miliardi di euro.

Nonostante le cifre da capogiro di cui sopra, gli operatori continuano a mettersi di traverso, non solo in merito ai rimborsi richiesti che di diritto spetterebbero ai consumatori, ma anche in merito a modalità e tempistiche dello storno dei giorni. Tanto è vero che, non è stato possibile renderlo efficace a partire sin da aprile, considerato troppo vicino per un corretto adempimento da parte degli operatori, secondo il Tar, che con provvedimento presidenziale del 26 marzo scorso, anche se affermava la ragionevolezza dello storno dei giorni, sospendeva lo stesso, perché appunto troppo prossimo temporalmente.

Codici all’incontro odierno ha ribadito che: è finito il tempo della negoziazione e che rispetto alle modalità e alle tempistiche per la restituzione di quanto le aziende hanno sottratto, sono state già a lungo agevolate.

Inoltre non è chiaro nemmeno di che cifre si stia parlando, perché non si sa esattamente quanti siano i consumatori coinvolti.

“L’Autorità deve emettere un provvedimento che stabilisca la restituzione delle somme ai consumatori nel più breve tempo possibile”, afferma Luigi Gabriele di Codici.

“Così come sono stati celeri a sottrarre i soldi, dopo che li avevamo, con una nota formale invitati a fare un passo indietro, oggi non intendiamo più avere un atteggiamento distensivo e pertanto non ci sono più le condizioni per negoziare alcunché continua Luigi Gabriele. Inoltre si parla sempre di danno per le aziende ed il loro bilancio, non c’è mai una chiara e netta presa di posizione in favore del consumatore che rimane sempre e comunque il bancomat preferito da tutte le aziende. Ancora, l’adeguamento del software aziendale per i rimborsi o lo storno dei giorni, non è un nostro problema, e comunque quanto è stato semplice e veloce adeguare il sistema informatico per percepire la tredicesima mensilità!”, tuona Luigi Gabriele.

Codici, qualora non venissero restituite le somme indebitamente percepite, avvierà un’azione di classe, è finito il tempo della comprensione.

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#svuotacarrello, colpiti persino assorbenti e profilattici

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Continua la nostra inchiesta sullo “svuotacarrello”, i rincari nascosti al supermercato. Parleremo inoltre dei rischi dei conti correnti e delle garanzie dei prodotti difettosi. L’appuntamento su Rai3 con Salvo Sottile ospite Luigi Gabriele

Per rivedere l’intera puntata ecco il link

Di seguito le video pillole dei momenti più importanti.

 

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ARERA: Davide Crippa paladino della trasparenza e chiarezza

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Ieri (n.d.r 17 aprile 2018) alla Camera dei Deputati nella COMMISSIONE SPECIALE PER L’ESAME DI ATTI DEL GOVERNO si è discusso DL 30/2018: Misure urgenti per assicurare la continuità delle funzioni dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA). C. 484 Governo.

Un provvedimento molto importante perché se da una parte assicura la continuità regolatoria, dall’altra evita che si abusi della situazione provvisoria per fare provvedimenti che esulano la tutela del consumatore e del mercato.

L’AEREA che ormai gestisce energia, gas, acqua e da qualche mese anche i rifiuti, si pone al centro delle vite dei cittadini ed oggi più che mai,ha bisogno di riconquistare credibilità e tutelare gli interessi dei consumatori.

Non sono molti i politici italiani che si occupano di questo tema, ma ce ne sono alcuni come Davide Crippa del M5S, che si mostrano competenti e altamente sensibili.

Importanti le sue dichiarazioni a verbale nel bollettino delle giunte e commissioni.

Riportiamo l’estratto delle sue dichiarazioni.

Davide CRIPPA (M5S) segnala innanzitutto che il proprio gruppo già in occasione dell’esame dell’ultimo disegno di legge di bilancio aveva presentato proposte emendative volte ad assicurare la continuità delle funzioni dell’ARERA, che non furono approvate dalla Commissione bilancio.
Proseguendo, si dichiara preoccupato per le modalità con le quali è stata disposta la proroga delle funzioni degli attuali componenti, giacché il termine previsto per la decorrenza dei novanta giorni è un termine futuro ed incerto che fa riferimento all’insediamento del primo
Governo formato successivamente alla data di entrata in vigore del decreto-legge.
Al riguardo osserva come l’insediamento di un nuovo Governo potrebbe avvenire in tempi non brevi e che in tal modo si limiterebbero alla sola ordinaria amministrazione e agli atti indifferibili ed urgenti, le funzioni dell’Autorità, in una fase, quale quella attuale del completo passaggio al libero mercato dell’energia, che richiederebbe invece una pienezza di poteri. In merito propone quindi di svolgere un’audizione di rappresentati dell’Autorità per comprendere con maggiore chiarezza quale sia il perimetro degli atti indifferibili e urgenti, che potranno essere compiuti dall’Autorità stessa in regime di prorogatio.

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