Le microimprese italiane rappresentate da Comitas tornano ad attaccare l’Abi, nel giorno in cui l’associazione delle banche presenta il Rapporto 2013 sul settore bancario in Italia.

“L’Abi propone una serie di misure necessarie per stimolare la crescita e per eliminare la cappa di incertezza sulla sostenibilità nel lungo periodo del debito pubblico. Dal 2008 l’Italia in crisi ha perso otto punti di PIL ed ha indebolito le potenzialità di crescita; troppe tasse e debito pubblico, bassa competitività e groviglio normativo. Diagnosi ben nota, ovvia, addirittura banale – afferma Comitas –  Delude poi l’ovvietà delle proposte dell’Abi, trite e ritrite: legge elettorale, costi della politica, bicameralismo e decentramento, corruzione, evasione, legalità, IMU, disoccupazione e ammortizzatori sociali, sgravi fiscali e investimenti infrastrutturali, lentezza della giustizia. Le sole  proposte innovative sono di parte, rivolte sfacciatamente a salvaguardare il sistema bancario, perché “solo banche forti possono portare l’Italia fuori dalla crisi”.

Si definiscono ipocritamente “vicine all’economia reale” – prosegue Comitas – girando la colpa alle politiche fiscali e alle norme punitive del Governo se il credito all’economia viene penalizzato. Si chiede anche di liberalizzare ulteriori canali finanziari e rafforzare i Confidi in modo di correre meno rischi. Neanche una parola su  equa distribuzione del credito, regole antispeculative, bonus e super stipendi, abusi di potere, vessazioni in danno delle imprese sopratutto piccole. Ci si aspettava di più e, soprattutto, più obiettività e più realismo da parte dell’Abi.