La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11140/2016, ha definitivamente riconosciuto la legittimità del provvedimento del Garante privacy che, nel dicembre 2001, aveva dichiarato contrario alla legge sulla privacy il trattamento dei dati degli acquirenti di apparecchi televisivi da parte della RAI. Questa la vicenda.

L’Autorità era intervenuta, anche su richiesta del Codacons, in merito agli accordi di collaborazione conclusi tra la Rai ed i rivenditori di televisori per acquisire, dietro compenso, i dati personali relativi ai compratori di televisori, inviando la seguente lettera: “Vi ricordiamo che il premio per la collaborazione è di Lire 70.000, per ogni nuovo abbonamento TV stipulato entro 180 giorni dalla spedizione della cartolina (data, timbro, postale) da Voi inviata con l’indicazione dell’acquirente (cognome, nome, indirizzo) dell’apparecchio TV, per i nominativi non abbonati che entro 1 anno dalla data di segnalazione non avranno ancora stipulato l’abbonamento verranno corrisposte Lire 2.000”. Il Garante, quindi, aveva segnalato all’Amministrazione finanziaria ed alla RAI “la necessità di interrompere la raccolta e il trattamento dei dati personali svolti con le modalità descritte in motivazione e di astenersi dal loro ulteriore trattamento, fornendo entro il 31 gennaio 2002 … copia delle determinazioni adottate”.

Tale provvedimento era stato prima impugnato in Tribunale, che però aveva respinto i ricorsi della Rai e dell’Agenzia delle Entrate, e, poi, in Corte di Appello, la quale era stata di diverso avviso.

Nella sentenza del Giudice di secondo grado si leggeva che “il trattamento di dati personali di cui si discute – svolto da soggetto pubblico- presentava obiettiva finalità di interesse generale, non compiutamente valutate dal Garante e dal Tribunale dovendosi tenere conto del fatto che, nel caso di specie, il consumatore era ed è anche contribuente”; che pertanto è indubbio che la collaborazione dei rivenditori di apparecchi televisivi … rientri nell’ambito degli strumenti della lotta all’evasione fiscale per il pagamento del canone radiotelevisivo all’Agenzia delle Entrate, la quale ovviamente, non ha delegato alla RAI poteri di accertamento dell’evasione fiscale, limitandosi piuttosto ad incaricare l’Azienda radiotelevisiva, per raccogliere i dati trasmessi dai rivenditori ed a facilitare così la riscossione dell’abbonamento alla televisione, costituente un vero e proprio tributo, sotto la forma di imposta, imposta cha l’Amministrazione “ha il potere-dovere di riscuotere, con tutti i mezzi di accertamento, anche grazie alla collaborazione della RAI (…) nell’ambito di ogni attività utile al recupero dell’evasione”.

La Cassazione, quindi, con la sentenza n. 11140, pubblicata il 30 maggio 2016, ha definitivamente dichiarato legittimo il provvedimento del Garante che non appare viziato né nel merito né per eccesso di potere o per violazione delle regole legali che presiedevano alla relativa adozione.

Avv. Gianluca Di Ascenzo

Presidente Codacons