Con l’adesione all’euro il nostro Paese non potra’ piu’ fare autonomamente politica monetaria? Si’, l’abbiamo deciso aderendo al progetto di una unica moneta, l’euro, per cui dobbiamo stabilire la politica monetaria insieme agli altri Paesi aderenti (cosi’ come le norme sulla etichettatura degli alimenti sono di competenza europea e non piu’ nazionale proprio per armonizzare le indicazioni nell’ambito comunitario). Questo ha comportato la diminuzione e la stabilizzazione dei tassi di interesse ma anche un aumento dei costi e dei prezzi dovuti al mancato controllo dei governi del bilancio pubblico. Nel 2007 (governo Prodi) il rapporto debito PIL era al 103,5% e lo spread BTP/BUND a 31 punti; nel 2011 (governo Berlusconi) il rapporto debito PIL era salito al 120% e lo spread al 574 punti. Oggi il debito e’ al 133% e lo spread a 154 punti.
Cosa e’ successo? Armonizzare la moneta significava riformare e armonizzare altri settori di competenza dei singoli Paesi. Si pensi alla pubblica amministrazione e ai lacci e lacciuoli con cui avvolge ogni possibile iniziativa privata. Si pensi al mercato del lavoro, alla giustizia, all’istruzione le cui modalita’ riguardano il passato, neanche il presente e, figuriamoci, l’avvenire!
Insomma, i governi pensavano che con l’introduzione dell’euro tutto sarebbe proseguito come prima. Un errore di cui stiamo pagando le conseguenze.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc