Secondo il centro di studi di Confindustria il 2013 si chiuderà peggio delle attese, con un Pil che passa da -1,6% a -1,8%. Resta invariata al +0,7% la previsione di crescita per il 2014. Sempre per Confindustria la recessione è finita, ma non i suoi effetti, dato che i danni sono commisurabili solo con quelli di una guerra.
Per il Codacons sono parole condivisibili. Parlare di fine della recessione per il solo fatto che il Pil segnerà nel 2014 un misero ed insignificante +, è a dir poco offensivo per i disoccupati e le famiglie che non arrivano alla fine del mese.
Basti pensare che con una crescita dello 0,7, quella del 2014, per recuperare il Pil perso in un solo anno, il 2009, l’anno più buio della crisi, occorreranno 7 anni, considerato che all’epoca precipitò del 5% !
In effetti per trovare un crollo del genere bisogna ritornare alla seconda guerra mondiale, quando l’Italia era letteralmente sotto le bombe!
Ecco perché il problema non è la fine della recessione, ma la velocità con la quale il Paese saprà recuperare il Pil pre-crisi.
Per il Codacons è sconcertante il dato di oggi di Confindustria, secondo il quale le famiglie in 6 anni di crisi hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro l’anno, un dato che non fa altro che confermare quanto l’associazione va denunciando da tempo: fino a che non si abbassa la pressione fiscale sul 50% della popolazione più povero, le famiglie non acquisteranno, i commercianti non venderanno, le imprese non produrranno ed i disoccupati non troveranno lavoro. E’ la famiglia la chiave di volta per uscire dalla crisi ed è su questa che la legge di stabilità avrebbe dovuto concentrare tutte le risorse disponibili.