Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel primo trimestre del 2013 il deficit pubblico è peggiorato: l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è risultato pari al 7,3% del Pil, in aumento rispetto al 6,6% dei primi tre mesi dello scorso anno.

Per il Codacons è particolarmente grave il peggioramento del saldo primario, vera cartina di tornasole del risanamento dei conti. Inoltre, il fatto che il deficit peggiori nonostante la pressione fiscale sia arrivata al 39,2% e a dispetto di tutte le manovre, dimostra che le politiche di lacrime e sangue non portano a nulla, se non a dissanguare le famiglie. L’unica conseguenza delle troppe tasse è il crollo dei consumi, la conseguente caduta del Pil e l’inevitabile peggioramento del rapporto Debito/Pil.

Per questo il Governo dovrebbe ridurre seriamente la tassazione sul ceto medio e medio basso. Per farlo, però, non basta certo scongiurare l’aumento dell’Iva o eliminare l’Imu sulla prima casa (un risparmio di appena 225 euro a famiglia). Il Governo non può cavarsela con così poco.

Per il Codacons o si fa una seria lotta all’evasione e si abbattono tutte le spese improduttive, a cominciare dal finanziamento alla politica, eliminando le comunità montane, i consigli di amministrazione delle partecipate degli enti locali, anticipando l’accordo sulle modifiche costituzionali con l’abolizione delle Province, ponendo subito rimedio alla sentenza della Corte Costituzionale, inserendo vincoli stringenti alle consulenze, eliminando i gettoni di presenza dei consiglieri comunali etc etc, oppure va immediatamente spostata la tassazione dal ceto medio a chi se lo può permettere, aumentando l’aliquota sulle rendite finanziarie, aumentando l’aliquota base dell’Imu per chi ha più di 3 case, innalzando l’Irpef per chi ha più di 90.000 euro ecc ecc.