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CONTRATTI NON RICHIESTI| Chi paga? Approfondimento a #Unomattina su Rai! Con Luigi Gabriele

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Approfondimento a UNOMATTINA del 12 marzo 2018

Truffe telefoniche, informazioni ingannevoli e perfino firme false per raggirare i consumatori e attivare servizi costosi e non richiesti.  Torniamo a parlare dei contratti di fornitura acqua, luce e gas.

E partiamo da un articolo di Repubblica su una sentenza del tribunale di Benevento: il giudice ha dato ragione a un consumatore che ha scoperto di essere cliente di due diversi fornitori di gas, di cui uno mai sottoscritto.

Con LUIGI GABRIELE, responsabile rapporti istituzionali dell’associazione Codici, e IACOPO BERTI, responsabile del dipartimento Energia dell’Antitrust (l’autorità garante della concorrenza e del mercato), vediamo quali sono le tutele per i consumatori e le sanzioni per le pratiche commerciali scorrette.

 TEMI:

1 SERVIZI: I CONTRATTI NON RICHIESTI

2 IL DIRITTO DI RIPENSAMENTO

3 SERVIZI NON RICHIESTI: COSA FARE

4 SERVIZI NON RICHIESTI: LE SANZIONI

5 QUANDO È LECITO NON PAGARE

6 QUANDO FARE RECLAMO

 

Truffe telefoniche, informazioni ingannevoli e perfino firme false per raggirare i consumatori e attivare servizi costosi e non richiesti.  Torniamo a parlare dei contratti di fornitura acqua, luce e gas.

E partiamo da un articolo di Repubblica su una sentenza del tribunale di Benevento: il giudice ha dato ragione a un consumatore che ha scoperto di essere cliente di due diversi fornitori di gas, di cui uno mai sottoscritto.

Gabriele, facciamo subito chiarezza: cosa è successo? Come mai il signore in questione si è trovato ad essere cliente di due compagnie diverse?

 

Il tribunale di Benevento ha dato ragione a un cliente di E.On del mercato tutelato, il quale si è scoperto cliente di Enel Energia nel mercato libero. L’operatore entrante si è “presentato” con una bolletta da quasi 150 euro che il cliente si è rifiutato di pagare. E ha avuto ragione prima dal Giudice di pace, poi dal Tribunale dopo che Enel era ricorsa in appello.

Il giudice ha motivato la sua decisione prendendo in mano il Codice del consumo che, all’articolo 57, recita: il consumatore è esonerato da ogni conseguenza dell’iniziativa del fornitore da lui subìta.

 

Berti: l’Antitrust ha avviato provvedimenti e applicato sanzioni per contrattualizzazioni scorrette, eppure alcune aziende continuano a utilizzare espedienti ingannevoli: le multe non sono sufficienti come deterrente?

“le sanzioni arrivano a un massimo di 5 milioni di euro; per infrazioni di altro genere si arriva a sanzioni fino al 10% del fatturato”.

 

Gabriele, quando possiamo parlare di contratti non richiesti?

Aiutiamoci con il cartello 

CONTRATTI NON RICHIESTI

 

1)ASSENZA DI CONTATTO O VOLONTÀ DEL CONSUMATORE

2)INFORMAZIONI INGANNEVOLI E OMISSIVE

3) RICHIESTA DI PAGAMENTO,NONOSTANTE I RECLAMI

 

 

Nota: Per contratto non richiesto della fornitura di energia elettrica e/o gas si intende un contratto che il consumatore ritiene di non aver mai stipulato, oppure chiuso a seguito di una pratica commerciale ingannevole.

 

Gabriele, quando apriamo la cassetta della posta e troviamo una bolletta truffaldina cosa dobbiamo fare?

” Quando si aderisce a un’offerta al di fuori di una sede commerciale, si hanno 14 giorni lavorativi di tempo per sciogliere il contratto stesso e annullarne tutti gli effetti. È questa la norma prevista del Codice del Consumo che vale per tutti i tipi di contratto, non solo per la fornitura di luce e gas. Si è tutelati solo nei casi in cui si viene contattati a casa o in qualsiasi altro luogo che non sia la sede della società, oppure tramite telefono o via internet.

Nel caso di vendita via telefono, il termine parte dal momento in cui si riceve il contratto a casa, in forma cartacea; in tutti gli altri casi, si parte dalla data della firma stessa.

Per l’Antitrust il mancato pagamento è possibile solo per contratti non correttamente sottoscritti… quali sono i casi?

“l’Autorità ha però precisato che questo obbligo vale solo per i contratti “non correttamente sottoscritti o confermati”. La delibera del 6 aprile 2017 prevede, ad esempio, che il cliente che ha stipulato un contratto a voce attraverso call center debba ricevere una copia in formato cartaceo. Se questo non accade ma la fornitura parte lo stesso, il consumatore può sporgere reclamo ad Aeegsi per tornare al vecchio gestore in tempi rapidi, ma deve pagare la bolletta ad esclusione della componente di vendita.”

 Se invece il consenso è stato dato, ma in maniera inconsapevole?

” nel caso in cui un consumatore accetti un impegno tramite call center (cioè per telefono) con una compagnia di fornitura di energia, il cliente deve ricevere copia cartacea del contratto. Se questo non avviene, ma parte lo stesso la fornitura, il consumatore può rivolgersi all’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico e presentare reclamo scritto per tornare al vecchio gestore quanto prima. Ma la luce o il gas che avrà consumato dovrà pagarla. Sarà esonerato soltanto dai costi delle pratiche di vendita.

Gabriele, come si può dimostrare il mancato accordo tra fornitore di servizi e utente?

Quando vi è l’assenza chiara dell’utente di voler stipulare il contratto o di averlo stipulato in condizioni di ingannevolezza, o quando la sua volontà è stata estorta, sempre e comunque fuori dai locali commerciali, e quindi non rispetta i principi previsti dal codice del consumo integrati dalla nuova CONSUMER RIGHT  .

In tutti gli altri casi si può far valere il diritto di ripensamento dalla data di stipula del contratto

 

Approfondimento curato da Antonio Manetta e Desy D’Addario- Redazione di Unomattina

 

 

 

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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