Per la prima volta dal 1995, anno della riforma dell’allora Ministro del Tesoro, Lamberto Dini, «quanto messo da parte per la pensione non sarà rivalutato». La notizia si apprende a Il Sole 24 Ore di Giovedì 7 Novembre, nell’articolo a firma di Vincenzo D’Angerio e Matteo Prioschi, pubblicato a pagina 11, che vi invitiamo a leggere attentamente.

In sintesi, il coefficiente di rivalutazione sarà inferiore all’unità, per la precisione ammonterà a -0,1927. Tutto ciò è dovuto ad un effetto negativo del Pil italiano, che non cresce dal secondo semestre del 2011 sulle pensioni. Dal 1995 al 2013, tanto per rendere l’idea, la moltiplicazione dei contributi versati per il coefficiente di rivalutazione ha prodotto sempre risultati positivi, con incrementi anche del 6%.

Quest’anno, riprendendo l’esempio pubblicato sul Sole per rendere l’idea, i 10 mila euro (eventuali ndr) versati fino ad oggi nel corso della vita lavorativa, andranno moltiplicati per 0,998073, proprio in virtù del coefficiente di rivalutazione negativo. Questo significherà che chi andrà in pensione nel 2015 avrà un assegno minore rispetto alle attese. È bene precisare che si tratta di cifre ancora abbordabili, ciononostante il segno meno desta più di qualche preoccupazione, soprattutto se la congiuntura economica dovesse proseguire.