Catania, 18 Dicembre 2013 – Il Tribunale di Catania, Giudice Unico Dott. Antonino Fichera, con una recentissima sentenza di questi giorni, ha condannato Poste Italiane al pagamento a favore di un correntista della somma di €. 5.883,00, oltre rivalutazione, interessi legale e le spese del giudizio a titolo di risarcimento.

Il titolare di un conto Banco Posta con servizi online attivati, acceso nel 2008, riceveva, a mezzo posta ordinaria, una lettera da parte di Poste Italiane da cui risultava, un ordine di bonifico bancario estero, mai effettuato, a favore di un cittadino extracomunitario dell’importo di € 4.100,00. Preoccupato per la comunicazione ricevuta, fra l’altro con grave ritardo, si recava tempestivamente presso l’ufficio di Poste Italiane al fine di ricevere i dovuti chiarimenti in merito all’accaduto. L’impiegato, dopo aver effettuato un controllo del conto bancoposta, rilasciava due estratti conto da cui addirittura risultavano non uno ma ben due bonifici, rispettivamente, l’uno dell’importo di € 4.100,00 e l’altro dell’importo di € 1.783,00, entrambi a favore della stessa persona sconosciuta al cliente. Il quale a questo punto disconosceva formalmente i due bonifici lo stesso giorno precisando di essere assolutamente certo della propria estraneità all’effettuazione degli stessi. Chiedeva, altresì, il riaccredito delle somme.Successivamente, tramite la Confconsumatori il correntista contestava a Poste i fatti accaduti ritenendola responsabile per non aver garantito le idonee misure di protezione e per non averlo avvertito immediatamente. Chiedeva, pertanto, il rimborso delle somme prelevate dal suo conto corrente e il risarcimento del danno. Ma tale richiesta è rimasta priva di riscontro e quindi ha promosso la causa.

Nel corso del giudizio le Poste hanno sostenuto di non aver nessuna responsabilità in quanto il proprio sistema informatico era sicuro e che quanto accaduto fosse da attribuirsi a negligenza del proprio cliente che avrebbe rivelato a terzi le chiavi di accesso o che aveva subito attività di phishing. Ma tali affermazioni sono rimaste prive di prova. A questo punto il Tribunale ha ritenuto fondata l’eccezione di inidoneità del sistema informatico delle Poste e la responsabilità di quest’ultima.

«Importante sentenza che innanzitutto fa chiarezza su tale materia stabilendo che sono le banche a dover provare la sicurezza dei propri sistemi informatici. Inoltre dà certezze anche a chi, pur non avendo subito addebiti fraudolenti, usa frequentemente i servizi bancari on line ed ha sempre qualche timore – commenta l’avv. Carmelo Calì, Presidente di Confconsumatori Sicilia, che ha assistito in giudizio il correntista.