Il Fiscal Compact (patto finanziario) e’ un accordo approvato da Paesi membri della Ue (eccetto Gran Bretagna e Repubblica Ceca), entrato in vigore nel 2013 che, tra l’altro, prevede l’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio e la riduzione annuale del 1/20 del debito pubblico in eccesso rispetto al 60% indicato come obiettivo ottimale. Per l’Italia, la convinzione diffusa, significherebbe un taglio di 50 miliardi l’anno per 20 anni, cioe’ 1000 miliardi. Una mazzata che metterebbe in ginocchio la nostra economia. L’errore e’ quello di confondere la riduzione del valore assoluto, cioe’ i 1000 miliardi, con la riduzione del rapporto tra debito e PIL, cioe’ della percentuale attuale del 133%. Si confondono valori assoluti con valori percentuali. Se ci riferiamo ai valori del 2013, il “costo” del Fiscal Compact sarebbe di 3 miliardi di euro e non di 50. Come e’ noto, l’attivazione del Fiscal Compact e’ rinviata al 2016 e in questi due anni si prevede una crescita dell’economia che inciderebbe proprio sul rapporto debito/PIL e quindi sull’entita’ del Fiscal Compact.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc