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Cos’è un crack di Borsa -Altroconsumo Finanza

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Altroconsumo Finanza: non aspettarti un evento repentino, tutto di solito ha inizio con alti e bassi che durano alcuni mesi e man mano riducono il valore del mercato

Che cos’è un crack di Borsa? “Si può parlare di un simile fenomeno – sostiene Vincenzo Somma direttore di Altroconsumo Finanza – quando le Borse perdono almeno il 30% del loro valore. Cali inferiori possono essere spiacevoli, ma per chi investe in azioni sono abbastanza all’ordine del giorno. Secondo aspetto: la Borsa di New York dal 1870 in poi ha registrato crolli frequenti (una decina) fino al primo dopoguerra. Poi ce ne sono grosso modo quattro: la crisi del 1929, la prima crisi petrolifera (1973), lo scoppio della bolla internet (2000-2001) e lo scoppio della bolla subprime (2007-2008). Visto che i crack più antichi sono figli di un mercato piccolo e arretrato non li esaminiamo. Ci soffermiamo sugli ultimi quattro”.

Anticipare un crack: le condizioni preliminari
Secondo Altroconsumo Finanza in primo luogo si deve vedere se si verificano le “condizioni preliminari” che danno via al crack. Attenzione: si tratta di condizioni necessarie per un crack, ma non sufficienti.
Prima condizione: i crack sono preceduti da un boom dei mercati. Quello del 1929 segue l’espansione dei consumi degli anni Venti e una bolla nata dopo il 1923. Lo scoppio della bolla internet segue un boom che durava dal 1994. Lo scoppio di quella subprime segue un boom del settore immobiliare Usa e dei prestiti facili che durava dal 2002. Apparente eccezione: la prima crisi petrolifera in cui la Borsa veniva da 7 anni di alti e bassi dopo il boom del secondo dopoguerra. La condizione qui è verificata solo se si allarga lo sguardo fino a considerarla figlia di quella crescita finita già da qualche anno. Oggi arriviamo da 5 anni di crescita: dunque, questa condizione è verificata.
Seconda condizione: le azioni devono essere “care” (cioè c’è un picco del rapporto prezzo/utili che ne è il prezzo al metro quadro). Nel 1929 questo rapporto era a quota 20, basso per i nostri standard, ma il doppio di tre anni prima. La condizione è verificata sia con la bolla internet sia con la bolla subprime (rapporto sopra 25). La crisi petrolifera fa un po’ eccezione: il rapporto era sotto 20, più alto di tre anni prima, ma più basso che nel 1961. Attenzione: la storia è poi piena di falsi segnali di questo indicatore; di picchi nel rapporto prezzo/utili se ne contano una decina dopo il ‘29, mentre le crisi sono state solo tre. Oggi questa condizione è verificata solo in parte: questo rapporto sta salendo, ma siamo su livelli intorno a 20 e non eccessivi.
ATTENZIONE SE LA BORSA INIZIA A DECLINARE

Le ultime due crisi di Borsa (asse verticale Borsa di New York, asse orizzontale numero delle settimane) non si sono concretizzate in una giornata, ma dopo un lento declino dei mercati, poi stroncati da un evento-assassino che è stato in un caso l’11 settembre e nell’altro il crack Lehman. Oggi siamo ancora nella fase di crescita. Al momento non ci sono avvisaglie neppure della prima fase di declino.

Il segnale è quando iniziano gli alti e bassi
I crack, sostengono gli analisti di Altroconsumo Finanza, non sono mai improvvisi: iniziano con un calo dei mercati e poi si aggravano, magari sulla scia di un evento forte. Una volta verificate le due condizioni precedenti questo è il criterio principale per mettersi sull’attenti. Se le Borse iniziano un periodo di andamento “laterale”, cioè di continui alti e bassi inconcludenti la cui tendenza, però, è al ribasso, c’è da preoccuparsi. Poi basta che arrivi un evento forte e inatteso per farli stramazzare. Crisi petrolifera: la Borsa dopo il boom del dopoguerra va in crisi a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta tra continui su e giù. Poi c’è la guerra del Kippur, il prezzo del petrolio esplode e viene giù tutto. Bolla internet: i mercati iniziano a ripiegare piano dopo la primavera del 2000, quindi dopo l’11 settembre viene giù tutto. Bolla subprime: i mercati iniziano a declinare dopo l’estate del 2007, quindi Lehman fallisce e li “ammazza”. La crisi del 1929 sembra diversa: qui la pistola che spara il colpo dà il “la” al crollo, non viene dopo. Tuttavia se si allarga bene lo sguardo al di là di quel singolo anno, la Borsa si riprende e la parte più ampia e devastante del calo è successiva, si arriva al 1932.
92 ANNI A WALL STREET

Dal 1922 ad oggi a Wall Street ci sono state solo quattro grosse crisi intese come momenti in cui la Borsa è stata stabilmente sotto di oltre il 30% rispetto ai picchi raggiunti precedentemente.

Non da ultimo tieni d’occhio anche i prezzi dei titoli di Stato: in queste fasi si registra sovente anche il cosiddetto “flight to quality”, ossia la fuga verso titoli considerati sicuri e questo fa salire i prezzi dei titoli di Stato Usa (i titoli sicuri su cui tutti si riversano). Tra maggio 2000 e novembre 2001 i prezzi dei titoli di Stato Usa a 7-10 anni hanno messo su oltre il 15%, più o meno quanto hanno guadagnato tra luglio 2007 e marzo 2008. Attenzione, però, ai falsi segnali: presa da sola, senza il calo delle Borse associato, questa dinamica dei prezzi dei titoli di Stato Usa vuole dire poco: si è registrata almeno 8 volte negli ultimi 20 anni, ma le crisi sono state solo due!

Non fare la fine della rana bollita!
Oggi la Borsa Usa viene ancora da mesi di forte crescita e i segnali di un possibile crack non sembrano, per Altroconsumo Finanza, al momento, verificarsi.
Bisogna comunque ricordarsi della storiella della rana, dice Vincenzo Somma. “Se butti una rana in pentola con l’acqua bollente salta via e si salva. Se la metti in acqua fredda e poi accendi il fuoco non salta via e muore lessata. Attento a non fare questa fine. Tieni d’occhio le notizie e controlla che la Borsa Usa non entri in un periodo di sofferti alti e bassi. Come ti proteggi da un crack? Ovviamente usando gli strumenti short di cui ti abbiamo parlato tantissime volte in passato su Altroconsumo Finanza”.

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Conti correnti bancari, anche nel 2018 si prevede un aumento.

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I costi dei conti correnti continueranno ad aumentare anche nel 2018.

In Italia la stragrande maggioranza dei risparmiatori continua ad ignorare un’offerta di servizi di home banking che è tra le migliori in Europa. A tal proposito, i dati riportati da una recente inchiesta de Il Corriere della Sera sono semplicemente incontrovertibili: soltanto 31 italiani su 100 ricorrono a banche online. Una percentuale che ci getta in coda alle classifiche UE. Un dato paradossale, soprattutto se consideriamo che siamo un paese che offre tantissimi conti online a zero spese (spesso con carta di debito/credito inclusa) e, soprattutto, se consideriamo che i costi dei conti correnti continuano a crescere a dismisura.

A tal proposito sono particolarmente interessanti altri dati raccolti da La Stampa, secondo cui i costi dei servizi bancari sono cresciuti in media del 20% nell’ultimo anno (con picchi preoccupanti di oltre il 40%). Una tendenza legata all’incapacità delle banche di continuare a sfruttare il divario tra tassi di interesse attivo e passivo, soprattutto a causa dei bassi tassi di mercato. Un trend che sembra destinato a proseguire anche nel corso del 2018: da questo punto di vista le famiglie che restano ancorate ai conti tradizionali potrebbero pagare quasi 175 euro in più ogni anno. Aumenti che andranno a discapito di migliaia di risparmiatori la cui unica colpa è quella di non conoscere al meglio le numerose alternative che hanno a disposizione.

Noi di CODICI, nel portare avanti i nostri numerosi impegni a tutela del consumatore, non possiamo fare altro che invitare tutti coloro che sono obiettivamente in grado di farlo di informarsi al meglio sulle tante possibilità offerte dai cosiddetti servizi di home banking.

Oggi aprire un conto corrente online è davvero semplicissimo, ha costi infinitamente più bassi (lo ripetiamo: esistono tantissime opzioni a costo zero) e a volte permette addirittura di guadagnare qualcosa: sono infatti tantissime le realtà che “premiano” il consumatore che apre un nuovo conto con un buono regalo o con bonus vari. Senza dimenticare che aprire un “conto online” non significa necessariamente abolire in toto le operazioni in filiale. Sono infatti tantissimi gli operatori che mettono a disposizione dei propri clienti diversi sportelli fisici, a cui rivolgersi in caso di situazioni più difficili da gestire. Ancora una volta, la cosa più importante è mantenersi informati. Perché un consumatore consapevole dei propri diritti è un consumatore più forte e più sicuro.

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Assegni familiari. Novità e requisiti della circolare Inps 2018

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La nuova circolare include tabelle aggiornate legate alle quote di maggiorazione di pensione. La circolare Inps 2018 presenta anche disposizioni che trovano applicazione nei confronti dei soggetti esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare. Soggetti quali coltivatori diretti, mezzadri, coloni, pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Novità importanti riguardano gli importi delle prestazioni per i pensionati, che seguono l’applicazione della “Normativa delle quote di maggiorazione di pensione”:

–          Coltivatori diretti, mezzadri, coloni: 8,18 euro/mese per figli ed equiparati;

–          Pensionati delle gestioni speciali per lavoratori autonomi e piccoli coltivatori diretti: 10,21 euro/mese per coniuge, figli ed equiparati;

–          Piccoli coltivatori diretti: 1,21 euro/mese per genitori ed equiparati.

Il limite di reddito familiare relativo ad erogazione o cessazione dell’assegno familiare e delle quote di maggiorazione delle pensioni continua a venire rivalutato anno dopo anno, in base al tasso di inflazione. A tal proposito Inps informa che “la misura del tasso di inflazione programmato per il 2017 è stata pari allo 0,9%”.

Per osservare la tabella aggiornata Inps, applicata a partire dal 1° gennaio 2018, si possono consultare i 4 allegati diffusi nella nota Inps CLICCANDO QUI. Gli allegati riguardano anche nuclei familiari nei quali siano comprese persone dichiarate totalmente inabili ed i soggetti che vergono in particolari condizioni (divorziati, vedovi, abbandonati, celibi, nubili ecc).

Un ultimo dato della nuova circolare Inps riguarda i limiti di reddito mensile da considerare per il riconoscimento del diritto agli assegni familiari 2018. A tal proposito il minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti equivale a 549,71 euro/mese a partire dal 1° gennaio 2018. Di seguito altri limiti di reddito da considerare ai fini dell’accertamento del carico e quindi del riconoscimento del diritto agli assegni familiari fissati per tutto l’anno 2018:

–          714,62 euro/mese per un genitore per il coniuge, per ciascun figlio o equiparato;

–          1250,58 euro/mese per due genitori ed equiparati.

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Mutui: tutto quello che c’è da sapere

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Sono sempre di più i consumatori che ricorrono ad un mutuo e purtroppo non tutti sanno perfettamente ciò a cui vanno incontro nel dettaglio. Iniziamo col dire che un mutuo è un contratto che porta una banca a consegnare una determinata quantità di denaro al mutuatario che si impegna a restituire la somma più gli interessi pattuiti entro un determinato periodo di tempo.

Insomma, un mutuo è un finanziamento o prestito a medio-lungo termine, in genere che va dai 5 ai 30 anni, rimborsato secondo un piano di ammortamento che viene stabilito contrattualmente.

Ovviamente l’aspetto fondamentale è: cosa valuta una banca per concedere il mutuo?

Valuta sia le capacità economiche, finanziarie e patrimoniali del cliente ed in particolare il rapporto tra reddito e rata affinché la rata del mutuo sia sostenibile nel tempo, che il valore dell’immobile oggetto della richiesta del mutuo.

Tutti i mutui si distinguono innanzitutto tra prestiti a tasso fisso ed a tasso variabile: nel primo caso il cliente corrisponde sempre lo stesso interesse alla banca, nel secondo il tasso cambia in base all’andamento mensile dei tassi di interesse. C’è anche il tasso misto:
il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze e/o a condizioni stabilite nel contratto. Il contratto indica se questo passaggio dipende o meno dalla scelta del consumatore e secondo quali modalità la scelta può essere effettuata.

Il tasso applicato al mutuo è composto dal parametro di riferimento e dallo spread. Il parametro di riferimento è un tasso interbancario utilizzato nei Paesi della UE ed esprime il costo del capitale finanziario all’ingrosso. Per i tassi variabili può essere l’Euribor o il BCE, mentre per i mutui a tasso fisso è l’IRS.
Lo spread è la maggiorazione percentuale che si aggiunge al parametro di riferimento di un mutuo, varia da una banca all’altra ed esprime il margine applicato dalla banca rispetto al costo all’ingrosso.

 

Detto ciò esistono diverse tipologie di mutuo: ad esempio il mutuo ipotecario prevede garanzia sotto forma di ipoteca ed al suo interno rientrano anche i cosiddetti mutui di liquidità, i mutui di consolidamento, quello fondiario, di costruzione o di ristrutturazione.

Nello specifico il mutuo fondiario presenta alcune limitazioni rispetto agli altri mutui ipotecari: la garanzia deve essere obbligatoriamente di primo grado e la percentuale massima finanziabile non può andare oltre l’80% del minore tra valore e prezzo di compravendita dell’immobile oggetto di richiesta di finanziamento. Allo stesso tempo il mutuo fondiario porta diverse agevolazioni tra cui: tempi maggiori prima che la banca inizi l’escussione, possibile dimezzamento dell’onorario notarile, possibile riduzione del valore iscritto dell’ipoteca al ridursi del capitale finanziato, possibilità di ottenere un frazionamento sia del mutuo che dell’ipoteca.

Se si opta per il mutuo edilizio, l’ipoteca in questo caso viene iscritta sul terreno edificabile e riguarderà l’intero immobile una volta realizzato, vengono erogati in tranche e non in una sola soluzione e questo ovviamente determina maggiori costi di istruttoria e perizia.

Il mutuo chirografario è un finanziamento, non assistito da ipoteca, che prevede rate di pagamento posticipate.

 

Per quanto riguarda gli interessi invece, la suddivisione è tra interessi compensativi o corrispettivi e moratori. I primi sono dovuti nel caso in cui non sia stato fissato un termine per la restituzione. Se invece viene fatto scadere il termine per il pagamento, il creditore dalla scadenza del termine per l’adempimento ha diritto agli interessi compensativi, ma nel caso in cui il creditore abbia provveduto alla costituzione in mora, gli interessi saranno dovuti per il ritardo e quindi si tratterà di interessi moratori.

Un fenomeno odioso è quello dell’anatocismo, ovvero degli interessi sugli interessi.

Da Aprile 2016, l’Articolo 120, comma 2 del TUB (Testo Unico Bancario) definisce un ritorno all’anatocismo con una capitalizzazione annuale e non più trimestrale. L’anatocismo è vietato sugli interessi corrispettivi, è stato invece reintrodotto per gli interessi di mora che possono essere capitalizzati.

Le spese relative al mutuo si suddividono in: una tantum, corrisposte una sola volta, e costi di mutuo ricorrenti.

Le spese di mutuo una tantum sono ad esempio le spese di istruttoria, ovvero per stabilire se concedere o meno il finanziamento in base alla capacità del cliente, possono variare ed essere fisse o variabili.

Vi sono poi le spese come quelle di perizia, l’imposta sostitutiva dell’imposta di registro, le spese notarili che variano in funzione dell’atto e di chi eroga il mutuo.

Importante: l’art.7 della legge 40/2007 (Legge Bersani) stabilisce che nessuna penale è dovuta per l’estinzione anticipata o parziale di mutui stipulati dal 2 Febbraio 2007 in poi.

I costi di mutuo ricorrenti invece, sono le spese di gestione ordinaria per il rilascio della certificazione e le spese per l’assicurazione sul mutuo come quella incendio, obbligatoria che dipende dal costo dell’immobile e dalla durata del mutuo.

Per informazioni rivolgetevi a Codici Via G.Belluzzo 1, 00149 a Roma dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 oppure inviateci una e-mail a http://codici.org/servizi-bancari.html oppure a segreteria.sportello@codici.org o chiamare allo 06.5571996

 

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