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#cosedanoncredere – che conviene fare la lavatrice di sera

Secondo il nostro sondaggio “Vota le cose da non credere”, energia e web sono i settori sui quali i consumatori continuano ad avere molti dubbi; stabile la consapevolezza sul food, mentre è alto il grado di consapevolezza su salute e benessere.

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Il web e l’energia si confermano i settori in cui regnano le ‘cose da non credere’ nella percezione dei consumatori; qualche dubbio, poi, si evidenzia nel food dove comunque gli italiani sanno scegliere; molto positivo il risultato sulla consapevolezza relativa a salute e benessere”. E’ questo, in sintesi, il quadro emerso dal sondaggio “Vota le cose da non credere”, diffuso dall’Unione Nazionale Consumatori, sul sito www.cosedanoncredere.it, volto a misurare il grado di consapevolezza dei consumatori italiani.
“Nell’ambito della campagna ‘Cose da non credere’, il cui momento principale è stato l’evento dello scorso 28 maggio a Villa Miani -afferma il Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona (segui @massidona su Twitter)- ci siamo diverti a raccogliere le venti affermazioni più ricorrenti nell’opinione dei consumatori relative a food, energia, web, salute e benessere (argomenti a cui sono stati dedicati i quattro tavoli di lavoro del nostro evento). Abbiamo chiesto agli utenti del sito www.cosedanoncredere.it di votare per ciascuna affermazione se ritenuta ‘del tutto credibile’, ‘credibile’, ‘non credibile’, ‘affatto credibile’; in alcuni casi, i consumatori non hanno espresso un’opinione e hanno risposto, dunque, ‘non saprei’. A quattro affermazioni su cinque relative al mondo del web, gli utenti non hanno saputo rispondere, dimostrando che su internet regna ancora una certa opacità per quanto riguarda i pagamenti online, i comparatori di prezzo, l’effettivo risparmio negli acquisti'”.
“Si confermano, poi -aggiunge Dona- molte incertezze sui temi dell’energia, aspetto di cui abbiamo discusso nel corso della plenaria dell’evento ‘Cose da non credere’ con il Presidente dell’Autorità per l’energia, Guido Bortoni: gli utenti del nostro sito, infatti, rispondono ‘non saprei’ all’affermazione ‘il mercato libero dell’energia e la scelta migliore per risparmiare’, e credono al luogo comune che ‘facendo la lavatrice di sera si risparmi sulle bolletta elettrica’ (affermazione che non è sempre vera, ma dipende dal contratto che l’utente ha con il fornitore!)”.
Secondo Massimiliano Dona, invece: “sono positivi i risultati sulla credibilità delle affermazioni relative a salute e benessere: i consumatori, infatti, non hanno alcun dubbio sull’importanza di rivolgersi al medico anche nell’utilizzo dei farmaci di automedicazione; non credono assolutamente che assumere regolarmente un integratore possa supplire ad un’alimentazione povera di frutta e verdura e si fidano dell’efficacia del farmaco generico; infine, in linea con i dati dello scorso anno, permangono i dubbi sul biologico: la maggior parte degli utenti ha risposto ‘non saprei’ all’asserzione ‘il biologico è più sicuro rispetto ai prodotti tradizionali’, indice che sul settore regnano ancora numerosi equivoci e luoghi comuni

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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