Secondo l’Unione petrolifera, in Italia la domanda di energia è tornata indietro di 20 anni. Particolarmente pesante è stato il calo del petrolio, tornato ai consumi di fine anni ’60. Per il Codacons questi dati dimostrano le difficoltà che stanno attraversando le famiglie italiane, ormai bloccate in casa pur di risparmiare sul carburante. Sono finite, insomma, persino le gite fuori porta del weekend. Gli italiani si spostano solo quando è effettivamente necessario e, anche quelli che partono, scelgono mete vicine, spesso restando nella stessa provincia.

Per l’associazione di consumatori le troppe imposte in un periodo di crisi finiscono per far crollare la domanda dei beni tassati e, inevitabilmente, si traducono in un minor gettito fiscale. E’ quanto successo in particolare sia con l’aumento dell’Iva dal 20 al 21% che con l’incremento delle accise su benzina e gasolio.

Ecco perché aumentare l’Iva sui carburanti dal 21 al 22% sarebbe masochistico. Inoltre sarebbe ora di mantenere, finalmente, la promessa, ormai più che decennale, di un’accisa mobile, ossia di introdurre un meccanismo per sterilizzare l’aumento dei prezzi dei carburanti quando si supera una certa soglia, in modo da evitare che i carburanti costino come l’oro, compensando gli effetti moltiplicatori della tanto assurda quanto perversa doppia tassazione Iva + accise. Una mossa che, nella peggiore delle ipotesi, lascerebbe invariato il gettito, nella migliore eviterebbe il calo di introiti legato al crollo della domanda