Seguici su

Consumatori

Crisi della spesa, gli italiani tagliano su tutto. Ecco l’elenco dei prodotti di cui si fa a meno

Tra il 2008 ed il 2013 la spesa media annuale delle famiglie italiane si è ridotta di oltre 1.500 euro. La cifra praticamente raddoppia a 2.988 euro di spesa in meno da inizio crisi per una famiglia tipo composta da due genitori con due figli piccoli. E’ quanto emerge da uno studio dell’Unione Nazionale Consumatori.

Pubblicato

il

In media una famiglia spende 1507 euro in meno rispetto al periodo precrisi. Dal 2008 al 2013 i consumi di una famiglia media (2,3 componenti) sono passati, infatti, da 29.816 a 28.309 euro, scendendo del 5,05%.

E’ questo il primo dato che emerge dallo studio che l’Unione Nazionale Consumatori ha condotto sui consumi delle famiglie dal 2008 al 2013. Durante la crisi sono precipitate le spese non obbligate e sono state danneggiate maggiormente le famiglie numerose.

Di seguito l’andamento dei singoli capitoli di spesa per alcune tipologie familiari (coppia con 2 figli, coppia con 1 figlio, single con meno di 35 anni, persona sola con 65 anni o più) e, nell’ultimo capitolo, il confronto, in termini reali, tra la spesa complessiva del 2008 (rivalutata al 2013)  e quella del 2013.

COPPIE CON DUE FIGLI: GIU’ ABBIGLIAMENTO (-26,49%), MOBILI ED ELETTRODOMESTICI (-19,96%) E SANITÀ (-19,76%)

Per le coppie con 2 figli, la classica famiglia, i consumi annui hanno avuto una riduzione percentuale del 7,93%, pari a 2987,64 euro. Il capitolo di spesa che ha subito la maggiore contrazione è quello dell’ “Abbigliamento e calzature” con un calo del 26,49%. In valore assoluto si tratta di una minor spesa pari a 719,52 euro. La voce che registra la seconda maggiore diminuzione percentuale, -19,96%,  è quella di “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa”, una differenza tra il 2008 ed il 2013 pari a -389,16 euro.

“Si tratta, in entrambi i casi, di acquisti di beni superflui, rinviabili a tempi migliori ed indicano, nella migliore delle ipotesi, la volontà delle famiglie di risparmiare, mentre, nella peggiore, l’impossibilità di mantenere lo stesso tenore di vita” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori. Al terzo posto la voce “Sanità”, – 19,76%, -260,64 euro. “La contrazione di quest’ultima voce è quella che dovrebbe destare maggiore preoccupazione e allarme sociale, dato che di tratta di spese necessarie, difficilmente comprimibili. Indica la difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese. Per alcune famiglie andare dal dentista è diventato un lusso che non si possono permettere” ha proseguito Dona.

Le 3 voci che registrano invece un aumento sono: “Abitazione”, “Combustibili ed energia” ed “Istruzione”. “Si tratta voci che, per quanto in controtendenza, non sono indicative di una congiuntura positiva. Si tratta, infatti, di spese tipicamente obbligate, non aumentate, quindi, per scelta o per un aumento della propensione marginale al consumo” ha concluso Dona.

Tabella 1: spesa media di una coppia con 2 figli per capitolo di spesa – Anni 2008/2013 (valori in euro)

Capitolo di spesa

Spesa annua

2008

Spesa annua

2013

Differenza %

2013/2008

(b)

Differenza spesa

2013/2008

Abbigliamento e calzature

2715,72

1996,2

-26,49

-719,52

Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa

1949,52

1560,36

-19,96

-389,16

Sanità

1319,28

1058,64

-19,76

-260,64

Comunicazioni

768,6

636,36

-17,21

-132,24

Tempo libero, cultura e giochi

1724,88

1486,92

-13,80

-237,96

Tabacchi

332,88

297,48

-10,63

-35,4

Trasporti

6300,48

5645,76

-10,39

-654,72

Altri beni e servizi

4328,04

3912

-9,61

-416,04

Alimentari e bevande

7322,04

6931,32

-5,34

-390,72

Abitazione

8400,72

8404,32

0,04

3,6

Combustibili ed energia

1821

1945,56

6,84

124,56

Istruzione

695,76

816,24

17,32

120,48

Totale non alimentari (a)

30356,64

27759,84

-8,55

-2596,8

SPESA TOTALE (a)

37678,8

34691,16

-7,93

-2987,64

Fonte: Unione Nazionale Consumatori su elaborazione dati Istat

Note:    –  dati arrotondati

–  tabella in ordine crescente per differenza %

COPPIA CON 1 FIGLIO: BASTA RISTORANTI

Per le coppie con 1 figlio i consumi annui hanno avuto una riduzione percentuale del 6,45%, pari a 2316 euro. Il capitolo di spesa che ha subito la maggiore contrazione dal 2008 al 2013 è, come per le coppie con 2 figli, quello dell’Abbigliamento e calzature, con un calo del 31,48%, pari a 772,20 euro. Al secondo posto si conferma, anche in questo caso, la voce “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa”, con una caduta della spesa pari al 22,18%, – 435 euro. Al terzo posto la voce “Comunicazioni” (-14,46%,  – 103,32 euro). Anche se si colloca al quarto posto in termini percentuali, è significativo, in valore assoluto, il crollo della voce “Altri beni e servizi”, una contrazione di ben 537,24 euro. La voce, ricordiamo, include i servizi ricettivi e di ristorazione. “Potremmo tradurre questo dato dicendo che le coppie con 1 figlio hanno smesso di andare al ristorante” ha commentato Dona.

Tabella 2: spesa media di una coppia con 1 figlio per capitolo di spesa – Anni 2008/2013 (valori in euro)

Capitolo di spesa

Spesa annua

2008

Spesa annua

2013

Differenza %

2013/2008

(b)

Differenza spesa

2013/2008

Abbigliamento e calzature

2453,28

1681,08

-31,48

-772,2

Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa

1960,8

1525,8

-22,18

-435

Comunicazioni

714,6

611,28

-14,46

-103,32

Altri beni e servizi

4167,72

3630,48

-12,89

-537,24

Sanità

1284,96

1121,88

-12,69

-163,08

Tabacchi

348,24

305,52

-12,27

-42,72

Tempo libero, cultura e giochi

1610,28

1435,32

-10,87

-174,96

Trasporti

5830,44

5344,44

-8,34

-486

Alimentari e bevande

6690,84

6333,84

-5,34

-357

Abitazione

8649,96

9197,16

6,33

547,2

Combustibili ed energia

1766,88

1888,2

6,87

121,32

Istruzione

432,36

519,24

20,09

86,88

Totale non alimentari (a)

29219,52

27260,52

-6,70

-1959

SPESA TOTALE (a)

35910,36

33594,36

-6,45

-2316

Fonte: Unione Nazionale Consumatori su elaborazione dati Istat

(a) Il totale differisce dalla somma delle singole voci per via degli arrotondamenti

(b) tabella in ordine crescente per differenza %

SINGLE CON MENO DI 35 ANNI: RINUNCIANO AL TEMPO LIBERO

Per i single, i consumi annui hanno avuto una riduzione percentuale dell’1,47%,  pari a 332,52 euro.  I single, durante la crisi, hanno dovuto ridurre, in particolare, quanto spendevano per il “Tempo libero, cultura e giochi”. E’ questo il dato che emerge dalla tabella 3. Prima della crisi spendevano molto per questo capitolo di spesa. Con 1.176 euro all’anno, infatti, nel 2008 risultano quelli che, in proporzione al numero di componenti della famiglia, spendono maggiormente. Nel 2013, invece, spendono meno rispetto ad una persona sola con 35-64 anni. Dal 2008 al 2013 la spesa per il tempo libero scende del 30,08%, con un calo di 354 euro. Ovviamente si tratta della riduzione di una spesa tipicamente non obbligata, il cui calo, quindi, non è indice di povertà e non desta allarme sociale. Al secondo posto “Abbigliamento e calzature”, -23,54% (- 356,28 euro), al terzo “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa” con una diminuzione del 14,85%,  – 151,8 euro.

Tabella 3: spesa media di un single con meno di 35 anni per capitolo di spesa – Anni 2008/2013 (valori in euro)

Capitolo di spesa

Spesa annua

2008

Spesa annua

2013

Differenza %

2013/2008

(b)

Differenza spesa

2013/2008

Tempo libero, cultura e giochi

1176,72

822,72

-30,08

-354

Abbigliamento e calzature

1513,44

1157,16

-23,54

-356,28

Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa

1022,04

870,24

-14,85

-151,8

Comunicazioni

486,96

425,88

-12,54

-61,08

Sanità

412,08

368,16

-10,66

-43,92

Altri beni e servizi

3162

2895,84

-8,42

-266,16

Trasporti

3475,92

3280,44

-5,62

-195,48

Combustibili ed energia

1058,76

1077,72

1,79

18,96

Alimentari e bevande

3504,72

3721,8

6,19

217,08

Abitazione

6280,2

7023,24

11,83

743,04

Tabacchi

238,56

271,08

13,63

32,52

Istruzione

236,28

320,76

35,75

84,48

Totale non alimentari (a)

19062,96

18513,36

-2,88

-549,6

SPESA TOTALE (a)

22567,68

22235,16

-1,47

-332,52

Fonte: Unione Nazionale Consumatori su elaborazione dati Istat

(a) Il totale differisce dalla somma delle singole voci per via degli arrotondamenti

(b) tabella in ordine crescente per differenza %

PERSONA SOLA CON 65 ANNI O PIÙ: LA SPESA AUMENTA, MA PER IL CARO VITA

La tabella 4 indica che, per le persone sole con 65 anni, dal 2008 al 2013  tutti i capitoli di spesa sono aumentati. La spesa complessiva è salita di 2146,44 euro (+12,72). Il risultato può sembrare inaspettato e potrebbe indurre a ritenere che chi ha più di 65 anni vive bene, senza dover fare rinunce. In realtà gli incrementi di spesa indicano che i loro consumi, essendo già nel 2008 ridotti allo stretto necessario, non possono comprimersi ulteriormente.

Se consideriamo anche l’inflazione, infatti, come nella tabella 5, ecco che gli acquisti in volume, in termini reali, risultano, in realtà, diminuiti per la gran parte delle voci. Se in termini nominali, la spesa sale dal 2008 al 2013 di 2.146 euro, passando da 16.876 a 19.022 euro, la spesa in termini reali, infatti, scende, come risulta dalla tabella 5, di 89 euro, restando sostanzialmente stabile.

“Gli anziani nel 2013 hanno speso di più per far fronte all’aumento del costo della vita, ma dal punto di vista quantitativo consumano quanto consumavano nel 2008” ha dichiarato Dona. Le voci che hanno avuto il minor incremento, “Istruzione” a parte, sono, nell’ordine: Abbigliamento e calzature (+0,46%), Comunicazioni (+6,50), Sanità (+8,56).

Tabella 4: spesa media di una persona sola con 65 anni o più per capitolo di spesa – Anni 2008/2013 (valori in euro)

Capitolo di spesa

Spesa annua

2008

Spesa annua

2013

Differenza %

2013/2008

(C)

Differenza spesa

2013/2008

Istruzione

0

0

0

0

Abbigliamento e calzature

526,2

528,6

0,46

2,4

Comunicazioni

356,04

379,2

6,50

23,16

Sanità

846,24

918,72

8,56

72,48

Alimentari e bevande

3650,52

3990

9,30

339,48

Altri beni e servizi

1197,36

1315,2

9,84

117,84

Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa

1053,24

1176

11,66

122,76

Abitazione

6590,4

7382,28

12,02

791,88

Combustibili ed energia

1168,56

1346,28

15,21

177,72

Tempo libero, cultura e giochi

533,04

620,04

16,32

87

Tabacchi

66,72

77,76

16,55

11,04

Trasporti

884,04

1281,24

44,93

397,2

Totale non alimentari (a)

13225,56

15032,64

13,66

1807,08

SPESA TOTALE (a)

16876,2

19022,64

12,72

2146,44

Fonte: Unione Nazionale Consumatori su elaborazione dati Istat

(a) Il totale differisce dalla somma delle singole voci per via degli arrotondamenti

(b) tabella in ordine crescente per differenza %

SPESA COMPLESSIVA REALE CROLLA FINO A 9685 EURO

Dallo scoppio della crisi i consumi reali delle famiglie sono crollati. Per tenere conto della dinamica dei prezzi e confrontare i livelli di spesa in termini reali, nella Tabella 5 si è rivalutata al 2013 la spesa delle famiglie del 2008, comparandola poi con quella effettiva del 2013. Dal confronto si evidenzia che il crollo maggiore dei consumi in questi anni di crisi ha riguardato le famiglie numerose. Le coppie con figli, infatti, occupano, i primi 3 posti in classifica sia in termini di riduzione percentuale della spesa sia rispetto al calo della spesa in valore assoluto.

In particolare il crollo record, pari al 21,97% è quello dei consumi delle coppie con 3 o più figli, con una riduzione in valore assoluto ed in termini reali pari di 9.685 euro, da 44.092 euro (spesa del 2008 rivalutata al 2013) ai 34.407 euro del 2013.

Al secondo posto le coppie con 2 figli. I consumi annui per questa tipologia familiare scendono da 42.671 euro ai 34.691 del 2013, con una diminuzione in valore assoluto pari a 7.980 euro ed una riduzione percentuale del 18,70%.

Al terzo posto di questa poco confortante classifica le coppie con 1 figlio, che dal 2008 al 2013 hanno visto ridursi i consumi annui in termini reali del 17,39%, da 40.668 euro a 33.594, con un calo equivalente a 7.074 euro su base annua.

“Le famiglie con figli in questi anni di crisi hanno dovuto drasticamente ridurre i loro consumi. Avere un figlio in Italia, insomma, è sempre più un lusso. Gli stipendi delle coppie con figli non bastano più per arrivare a fine mese ed il crollo dei consumi, in termini reali, tra il 2008 ed il 2013, oscilla tra 9.685 a 7.074 euro. Cifre impressionanti” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori.

Tabella 5: spesa media consumi per tipologia familiare – Anni 2008/2013 (valori in euro)

Tipologia familiare

Spesa annua 2008 rivalutata al 2013

(A)

Spesa annua

2013

(B)

Differenza %

2013/2008 rival.

(C)

Differenza spesa

2013/2008 rival.

(D)

(B) – (A)

Coppia con 3 o più figli

44092

34407

-21,97

-9685

Coppia con 2 figli

42671

34691

-18,70

-7980

Coppia con 1 figlio

40668

33594

-17,39

-7074

Monogenitore

32983

27639

-16,20

-5344

Coppia senza figli con meno di 35 anni

38516

32487

-15,65

-6029

Coppia senza figli con 35-64 anni

38259

32316

-15,53

-5943

Persona sola con meno di 35 anni

25556

22235

-12,99

-3321

Persona sola con 35-64 anni

27228

24027

-11,76

-3201

Coppia senza figli con 65 anni o più

29553

28219

-4,51

-1334

Persona sola con 65 anni o più

19112

19023

-0,47

-89

Fonte: Unione Nazionale Consumatori su elaborazione dati Istat

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Consumatori

Il packaging alimentare lo paga comunque il consumatore. Frutta e verdura sfusa o imballata?

Pubblicato

il

La novità dei sacchetti dell’ortofrutta a pagamento ha orientato le abitudini d’acquisto dei consumatori sulla scelta di alimenti confezionati, ma CODICI avverte, anche l’imballaggio si paga.

L’applicazione della normativa europea, che a partire da Gennaio scorso ha fatto sì che i sacchetti dell’ortofrutta siano diventati a pagamento (da 0,1 a 0,3 centesimi), ha influenzato sicuramente alcune abitudini d’acquisto da parte dei consumatori che si sono ritrovati a prediligere frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica, polistirolo o cartoncino.

Naturalmente anche questi imballaggi sono a carico dei consumatori, sebbene il costo non venga percepito in maniera diretta, bensì sia inserito nel prezzo finale. Il prodotto confezionato risulta, a conti fatti, addirittura più caro.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole e comporta tempi di smaltimento più lunghi. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili, che da una recente parere del Consiglio di Stato sembra si potranno portare da casa, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

Considerando il problema della sostenibilità del packaging utilizzato per frutta e verdura, è nata la campagna social “Svesti la Frutta” (#svestilafrutta), lanciata dal portale greenMe.it. I promotori si sono chiesti: quanto abbia senso confezionare frutta e verdura, che già per natura grazie alla buccia hanno una loro protezione, e invitano a lottare in maniera attiva (e social) contro l’abuso degli imballaggi in plastica. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i produttori e le catene della grande distribuzione per favorire un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi, che Codici non può far altro che appoggiare.

 

Continua a leggere

Consumatori

#Telemarketing e #Svuotacarrello ecco a cosa dovete fare attenzione

Pubblicato

il

Anche oggi(11 aprile 2018), con Salvo Sottile e @mimandarai3 abbiamo cercato di orientare i consumatori nel prestare più attenzione a quello che fanno.

➡️#telemarketing : ancora non è esecutiva la nuova legge che permette di inserire anche i numeri di cellulari nel registro delle opposizioni, ma ricordate che per i fissi questo è già possibile. Il link di riferimento è http://www.registrodelleopposizioni.it
Occhi aperti al nuovo ed aggressivo fenomeno del “trading on line” proposto attraverso la solita chiamata ingannevole.

➡️#svuotacarrello : prestare attenzione a quel che si compra significa non badare solo alle quantità ma anche al contenuto. Lo so è difficile, ma leggere le etichette ci insegna molto più di quello che pensiamo di sapere.
Per la spesa alimentare io mi orienterei al rapporto con un venditore di fiducia. Ma mettere subito in chiaro che se tradisci la mia fiducia, ti lascio e lo dico a quante più persone possibile.

Continua a leggere

Consumatori

Da oggi stop fatture 28 giorni, tutto quello che c’è da sapere. Ecco l’elenco degli operatori virtuali

Pubblicato

il


#fatturazionea28giorni oggi (4 aprile 2018) è lo #stopday
Da oggi insomma non sarà più possibile offrire servizi e contratti con fatturazione diversa dalla cadenza mensile.

🎉🎉🎉🎉🎉🎂🎂🎂🎂🎂
Per celebrare l’evento, abbiamo fatto un live, lì dove tutto è partito, da Cuore e Denari – Radio 24 con Debora Rosciani e Mauro Meazza

Buona fatturazione a tutti.
Luigi Gabriele Codici Associazione Consumatori

 

 

  • Perché è importante in questa vicenda la data del 4 aprile? Ricostruiamo i passaggi che hanno portato a creare questo spartiacque

 

Con il decreto fiscale di fine anno (Dl 148/2017), poi convertito dalla legge 172/2017, il Governo ha deciso di intervenire d’urgenza sulla questione delle bollette a 28 giorni, stabilendo il definitivo ripristino della fatturazione su base mensile (o di multipli di mese) per tutti i servizi di telefonia (sia fissa che mobile), reti televisive e comunicazioni. La norma ha imposto a tutti gli operatori di telefonia e pay tv di adeguarsi entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore (avvenuta il 6 dicembre). A partire da questa data, cioè il 4 aprile 2018, gli operatori inadempienti dovranno pagare a ciascun utente un indennizzo forfettario di 50 euro, maggiorato di un euro per ogni giorno successivo.

 

  • Se qualcuno dovesse quindi ad oggi trovarsi ancora un contratto a 28 giorni, ha il diritto di avere questo indennizzo di 50 euro? Come richiederlo?

 

  • Nella maggior parte dei casi, immaginiamo che il vostro operatore abbia riportato in questo periodo la tariffazione su base mensile. Questo non vuol dire, però, che non abbia aumentato la tariffa, anzi, è probabile… Come mai?

 

Pur fissando sanzioni e termini rigidi, la legge 172/2017 non ha fornito alcuna indicazione circa il valore delle tariffe in sé. Questo ha consentito alle diverse compagnie di scegliere in modo discrezionale il “come” rientrare nell’ambito della fatturazione mensile. Alcuni operatori hanno deciso di mantenere invariato il prezzo delle offerte commerciali, abbassando però il tenore dei servizi proposti (minuti, sms, gigabyte di connessione internet, eccetera); altri hanno invece mantenuto inalterati i servizi, aumentando i costi in misura più o meno corrispondente all’importo della tredicesima mensilità venuta meno dopo lo stop legislativo (+8,6%); altri ancora, infine, hanno preferito riformulare totalmente le offerte, proponendo un diverso rapporto tra costi e servizi.

 

Nella riunione del 7 febbraio 2018, l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti delle società TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e dell’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel per accertare se tali imprese, anche tramite la suddetta associazione abbiano, in violazione dell’art. 101 del TFUE, coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi.

Secondo l’ipotesi istruttoria, il coordinamento suddetto è sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo introdotto dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)  per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese. Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno, infatti, comunicato quasi contestualmente ai propri clienti che, in ottemperanza al suddetto obbligo , la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13.

Il supposto coordinamento tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso. Per raggiungere tale finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in ottemperanza agli obblighi normativi.

Il provvedimento di avvio dell’istruttoria non esclude la possibilità che l’intesa tra gli operatori telefonici abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane dei rinnovi e all’incremento del prezzo unitario delle prestazioni offerte che ne è conseguito.

Nella giornata del 15 febbraio, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate e presso l’associazione di categoria, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust  della Guardia di Finanza. 
Il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019.

 

istruttoria avviata lo scorso febbraio per accertare la sussistenza di un’intesa tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre che, tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi introdotti dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)”. Questo appunto prevede per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi (sia essi di rete fissa che mobile) su base mensile o di multipli del mese.

 

 

  • Si ha diritto quindi a rimborsi? E come?

 

Come chiarito da AGCOM, una volta completato il ritorno alle tariffe mensili, agli utenti andrebbero riconosciuti dei rimborsi per le somme già pagate dopo l’illegittima introduzione delle tariffe a 28 giorni. Rimborsi da calcolarsi caso per caso, il cui valore medio potrebbe aggirarsi intorno ai 20 euro “una tantum” per il periodo che va da giugno 2017 (scadenza del primo “ordine” di adeguamento dell’Agcom) ad aprile 2018 (quando scadrà il nuovo termine fissato dalla legge 172/17).

 

AGCOM a un certo punto ha proposto che il rimborso potesse avvenire con uno “sconto in giorni erosi” – di fatto offrendo alcuni giorni gratuiti nella prima bolletta utile

 

A fine marzo però Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva fatta dagli operatori telefonici in merito alla decisione dell’Agcom che prevedeva, nella vicenda delle bollette a 28 giorni, uno “sconto” da calcolare sulla base dei giorni erosi dalla fatturazione fatta ogni quattro settimane. Con quattro diversi provvedimenti, scrive la Reuters, il Tar del Lazio ha sospeso fino alla discussione sul merito l’efficacia del rimborso deciso dall’Agcom a favore dei clienti di Tim, Wind Vodafone e Fastweb. Il merito sarà discusso l’11 aprile.

 

 

  • Nel frattempo ANTITRUST ha deciso una “Sospensione cautelare” dei rialzi decisi dalle aziende di telecomunicazioni dopo il passaggio dalla bolletta a 28 giorni alla fatturazione mensile.

Questo vuol dire che le bollette mensili che dovremmo vederci applicate dalla giornata di oggi non dovrebbero contenere aumenti. È così?

 

 

  • Di fatto quindi ora si attendono due elementi: i risultati dell’indagine di Antitrust (per accertare la sussistenza di un’intesa nel fissare nuovi rialzi, attualmente sospesi) e la pronuncia del Tar del Lazio (relativa alla modalità di conferimento dei rimborsi) dell’11 aprile

 

  • Nel frattempo a cosa deve fare attenzione il consumatore?

 

  • La fatturazione a 28 giorni potrà nuovamente essere proposta? Magari in altre modalità, in nuove offerte che vengono promosse e al quale un consumatore potrebbe aderire?

 

  • Ricordiamo quali sono i diritti del consumatore. Quando possiamo recedere da un contratto nel momento in cui un operatore ne cambia le condizioni?

 

Qualunque sia la scelta fatta dal proprio operatore, in caso di variazioni unilaterali degli importi o delle condizioni contrattuali già attive, l’utente – entro 30 giorni dalla comunicazione – ha diritto di recedere dal contratto. E passare eventualmente a un’altra compagnia, senza penali, costi di disattivazione o restituzione degli importi relativi alle promozioni già godute (articolo 70, comma 4, del Dlgs 259/2003). Per il recesso occorre seguire le forme indicate nel contratto stesso (raccomandata A/R, Pec, eccetera).

 

 

L’ELENCO COMPLETO DI CHI NON TI HA AUMENTATO LE TARIFFE

Per celebrare lo #stopday , ovvero l’entrata in vigore da oggi (4 aprile 2018), della norma che impedisce una fatturazione diversa da quella con cadenza mensile, vi posto l’elenco degli operatori virtuali che non hanno effettuato rincari e di cui io mi fiderei.

↘️Hai un’arma straordinaria, CAMBIARE OPERATORE. E cambia no!

(elenco non esaustivo)- aggiornato al 4 aprile 2018

☑️CoopVoce
Data di lancio: 04 Giugno 2007
Rete di appoggio: TIM

☑️Carrefour UNO Mobile / 1Mobile
Data di lancio: 07 Giugno 2007
Rete di appoggio: Vodafone

PosteMobile
Data di lancio: 26 novembre 2007
Full MVNO su rete WIND da Luglio 2014

BT Mobile
Data di lancio: 03 dicembre 2007
Full MVNO su rete TIM da Luglio 2014

Daily Telecom Mobile
Data di lancio: Aprile 2008
Rete di appoggio: Vodafone

Tiscali Mobile
Data di lancio: 24 marzo 2009
Rete di appoggio: TIM

ERG Mobile
Data di lancio: 15 aprile 2009
Rete di appoggio: Vodafone

Lycamobile
Data di lancio: 15 Giugno 2009
Rete di appoggio: Full MVNO su rete Vodafone da Dicembre 2013

DIGI Mobil
Data di lancio: Ottobre 2010
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM da Dicembre 2015

BT Enìa
Data di lancio: 06 dicembre 2010
Rete di appoggio: Vodafone

Green Mobile
Data di lancio: Gennaio 2011
Trasformazione da reseller a ESP: Maggio 2012
Rete di appoggio: Wind

Noitel Mobile
Data di lancio: 10 Dicembre 2012
Rete di appoggio: TIM da Luglio 2014

Ringo Mobile
Data di lancio: Giugno 2015
Rete di appoggio: TIM

SimPiù
Data di lancio: Settembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️NTMOBILE
Data di lancio: Novembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️Kena Mobile(low cost di TIM)
Data di lancio: 29 Marzo 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Rabona Mobile
Data di lancio: 8 maggio 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Optima Mobile
Data di lancio: 10 luglio 2017
Rete di appoggio: Vodafone

☑️Taza Mobile
Data di lancio: 1 marzo 2018
Rete di appoggio: ATR MVNO su rete Vodafone

Welcome Italia
Data di lancio: 5 marzo 2018
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM

Continua a leggere