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Crollo Ponte Morandi: tragedia evitabile di F.Luongo

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Editoriale dell’Avv. Francesco Luongo – Presidente Nazionale del Movimento Difesa del Cittadino

 

La tragedia di a Genova, con il disastroso crollo del Viadotto Polcevera, addolora non solo per il dramma delle vittime, degli sfollati e di un’intera nazione che si scopre nel più tragico sottosviluppo infrastrutturale ma, soprattutto, per il senso di impotenza e di rabbia causato dalla coscienza della sua prevedibilità. Gran parte dei genovesi conoscevano le condizioni critiche del Ponte Morandi e, dalle prime indagini della Procura, emergono anche allerte formali e segnalazioni scritte trasmesse ad Autostrade per l’Italia da chi ci lavorava. Significativo anche lo studio commissionato proprio dalla società al Politecnico di Milano nel 2017 che, nelle sue conclusioni, evidenziava gravi anomalie su due degli stralli del pilone 9 del ponte poi crollato. Come spesso accade in questi casi è d’uso recitare la formula di rito: “la Giustizia farà il suo corso” che sappiamo chiaramente lungo e faticoso. Resta il fatto che l’impressione suscitata nel Paese da questa sciagura è enorme e travalica il fatto in sé squarciando il velo su un’Italia che, nel rovinare su sè stessa, come nell’altra tragedia del Parco Nazionale del Pollino, appare governata da un sistema in cui i controlli semplicemente non ci sono.

Che la burocrazia sia sempre stata forte con i deboli e debole con i forti è un dato di fatto storicamente provato, ma arrivare ad ignorare la palese realtà del logoramento e di cedimenti strutturali su un importante viadotto, chiudendo letteralmente gli occhi sull’assenza di interventi d’urgenza con la violazione delle più elementari regole a salvaguardia della pubblica incolumità è davvero troppo. Le ragioni di tale criminale noncuranza sono tuttavia semplici e nascono dal nuovo rapporto tra istituzioni (ovvero la politica) e capitalismo relazionale sviluppatosi in Italia nella “narrazione” delle cosiddette privatizzazioni anche note come “liberalizzazioni” inaugurata il 2 giugno 1992 con la famosa minicrociera  per banchieri, manager e rappresentanti di Confindustria organizzata in Italia dalla British Invisble (poi divenuta International Financial Services London oggi TheCityUK) sul Royal Yacht “Britannia” appositamente preso a nolo per il convegno. Lungi dal creare un sistema redditizio per le casse dello Stato, orientato a soddisfare i cittadini, certo secondo logiche di mercato, ma anche di più elevati standard di qualità specifici e controllati, il sistema delle concessioni da parte della Pubblica Amministrazione si è trasformato nel nuovo luogo di intermediazione tra controllori (politica) e controllati (grandi imprese, banche e finanziarie). Sono circa 35mila le concessioni attive in Italia tra autostrade, idrocarburi, frequenze TV e telefonia, spiagge, rifiuti, dighe, riscossione tributi locali, gas, servizi idrici, acque minerali e termali, porti ed aeroporti.

Ormai da vent’anni i cittadini subiscono tagli costanti ai servizi pubblici, sistematicamente accompagnati da generosi quanto indulgenti aumenti tariffari necessari agli “Utili” investiti solo in minima parte. Un sistema ampiamente truccato senza concorrenza ed uno stillicidio senza ritorno per gli utenti, che vede sullo sfondo affidamenti opachi senza gare, spesso “in house”, proroghe pluriennali ed assunzioni del personale dirette, senza concorsi o selezioni pubbliche con nessun rispetto dei livelli di qualità stabiliti nelle “Carte dei servizi” quando ci sono. E’ su questo terreno che da 11 anni si sta consumando uno scontro sempre più sotterraneo drammatico tra Associazioni dei consumatori, Governi e Regioni, di ogni colore, troppo impegnati a trattare “accordi”,  “convenzioni”, “rinnovi” e “proroghe” con imprese e multinazionali partecipate dall’alta finanza cui affidare lo sfruttamento di beni pubblici, preferibilmente da stipulare lontano da occhi indiscreti e poi “secretare”  come i 17 dei 25 allegati alla concessione delle autostrade. Non è un caso che l’applicazione dell’art. 2, comma 461, della Legge 244/07, sulla tutela dei diritti dei cittadini con precisi obblighi di qualità, universalità ed economicità delle prestazioni oggetto dei contratti di servizio ed annessi controlli obbligatori proprio con le suddette Associazioni sia osteggiato e sabotato in tutti i modi ed a tutti i livelli dalla burocrazia.

 

Neppure è un caso che i fondi annuali destinati dal MISE alle iniziative a favore dei consumatori (previsti dall’art. 148 della Legge 388/200) siano stati inspiegabilmente congelati dal precedente Governo nel 2016. Su questi fatti, che racchiudono in sé le contraddizioni di un Paese in cui l’economia langue come le tasche dei contribuenti sempre più indebitati e messi a rischio nella loro stessa incolumità, il nuovo Governo e tutti i Partiti sono chiamati a scegliere, senza più scuse e con chiarezza, da che parte stare.

 

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ENERGIA, quando finisce il mercato di tutela? Ecco la risposta del Governo

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#Energia: SIMONE BALDELLI (FI) ha interrogato il #governo per sapere quali tutele e garanzie intende utilizzare nei confronti degli #utenti e dei #consumatori.

Interrogazione a risposta orale 3-00530presentato daBALDELLI Simonetesto diLunedì 18 febbraio 2019, seduta n. 128

  BALDELLISQUERIBARELLIBAGNASCOBONDGAGLIARDINOVELLIROSSO e ZANELLA. — Al Ministro dello sviluppo economico – Per sapere – premesso che:

la legge annuale per il mercato e la concorrenza (legge n. 124 del 2017) ha previsto la piena liberalizzazione del settore dell’energia elettrica e del gas, attraverso un percorso che si completerà il 1° luglio 2020 con la cessazione del regime di tutela e, contestualmente, l’ingresso consapevole del consumatore nel mercato libero e l’adozione di meccanismi che assicurino la pluralità di fornitori e di offerte;

tale percorso è caratterizzato da un insieme di misure attuative necessarie a garantire la messa a disposizione per i consumatori degli strumenti utili a partecipare e a scegliere con maggior consapevolezza e facilità sul mercato, ad avere una miglior qualità dei venditori e una maggior trasparenza e «certificazione» delle loro offerte, ad avere quindi la possibilità di individuare le forniture più affidabili e convenienti;

il 30 ottobre 2018, a valle della prima riunione del tavolo di coordinamento tra il Mise, l’autorità di regolazione per reti energia e ambiente (Arera) e l’Antitrust per la programmazione delle attività finalizzate al superamento della maggior tutela, il Sottosegretario Davide Crippa ha annunciato che il primo passo sarebbe stato «il completamento dell’iter dell’Albo di venditori» e la rapida riconvocazione del tavolo «per la presentazione di un programma operativo e condiviso»;

l’Arera nella sua relazione annuale ha evidenziato come il mercato finale della vendita di energia elettrica sia caratterizzato da un numero elevato di venditori – più di 400 – ma rimane ancora fortemente concentrato;

nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, inviato a Bruxelles l’8 gennaio 2019 dal Mise è stata confermata la volontà di completare il processo di piena liberalizzazione del mercato al dettaglio delineato dalla legge concorrenza, per garantire «lo sviluppo della competenza del consumatore e della sua fiducia nella possibilità di appropriarsi delle opportunità e dei benefici del mercato»;

nella riunione del 20 dicembre 2018 l’Agcm ha sanzionato per oltre 93 milioni di euro il gruppo Enel e per oltre 16 milioni di euro il gruppo Acea per aver abusato della propria posizione dominante nei mercati della vendita di energia elettrica in cui offrono il servizio pubblico di maggior tutela;

secondo l’Autorità, «tanto il gruppo Enel quanto il gruppo ACEA hanno sfruttato in modo illegittimo prerogative e asset, derivanti dall’essere fornitori di maggior tutela, per realizzare una dichiarata politica di “traghettamento” della clientela già fornita a condizioni regolate verso contratti a mercato libero», tale condotta «risulta illegittima e idonea ad amplificare artificialmente il vantaggio concorrenziale di cui tali gruppi già godono per motivi storico/regolamentari e legati alle caratteristiche della domanda»;

l’Autorità ha valutato le condotte proprio alla luce del percorso di piena liberalizzazione, valutando come «dal momento che il legislatore, in vista della abolizione della maggior tutela, ha previsto che vengano adottati “meccanismi che assicurino la concorrenza e la pluralità di fornitori e di offerte nel libero mercato”, le condotte abusive accertate hanno anche l’effetto di sottrarre illegittimamente all’azione di tali meccanismi la clientela tutelata che in esito alle stesse viene acquisita come clientela sul libero mercato»;

l’Agcm ha rilevato come le società coinvolte abbiano ottenuto margini aggiuntivi a danno dei consumatori oggetto del «traghettamento» messo in atto con la condotta abusiva –:

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, di concerto con l’Arera, per prevenire lo sfruttamento indebito dei vantaggi informativi tra le società di vendita in regime di monopolio legale e le società di vendita sul mercato libero del medesimo gruppo;

quali iniziative di competenza e con quali tempistiche, il Governo intenda assumere, di concerto con l’Arera, affinché sia garantito, attraverso una pluralità di operatori affidabili e una pluralità di offerte chiare e trasparenti, un contesto di mercato realmente competitivo e concorrenziale nel quale tutti i consumatori possano divenire attori consapevoli di scelte sempre più semplici, convenienti e vantaggiose. 

Ecco la risposta del GOVERNO

Intervento in Aula – Interrogazione energia

#Energia: ho interrogato il #governo per sapere quali tutele e garanzie intende utilizzare nei confronti degli #utenti e dei #consumatori.

Pubblicato da Simone Baldelli su Martedì 19 febbraio 2019

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“Modifiche al Codice della Strada” Le Proposte di di Adiconsum

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Martedì 19 febbraio 2019
Camera dei Deputati – IX Commissione

Audizione Adiconsum su Proposte di legge
 “Modifiche al Codice della Strada”

Serve adeguata e completa cornice normativa

alla luce della diffusione della mobilità elettrica e sostenibile
   

Le Proposte di modifica di Adiconsum
19 febbraio 2019 – Nell’ambito dell’audizione alla IX Commissione della Camera dei Deputati, in merito alle proposte di legge “Modifiche al Codice della Strada”, Adiconsum, oltre a presentare le proprie osservazioni sui vari articoli, ha anche illustrato le proprie proposte di modifica al Codice della Strada per promuovere la mobilità elettrica e sostenibile.

Adiconsum si batte affinché il cittadino consumatore sia libero di scegliere una mobilità diversa da quella tradizionale senza alcuna discriminazione. A tal fine è necessario che il consumatore che opti per una mobilità differente possa muoversi in un contesto regolatorio chiaro e non discriminatorio.

In merito ai vari emendamenti al Codice della Strada, oggetto dell’audizione, ecco le principali proposte formulate da Adiconsum:

·       CONDIVISIBILE il beneficio degli spazi di parcheggio riservati a donne in STATO INTERESSANTE e ai genitori con figli fino a 3 anni offrendo, però, tale opportunità anche agli altri appartenenti il nucleo familiare che si prendono cura dei minori (nonni, zii, ecc.), indicati precedentemente nel contrassegno di famiglia

·       NON VIENE RITENUTA NECESSARIA la proposta di consentire la percorrenza della corsia riservata al trasporto pubblico locale a qualsiasi altro tipo di veicolo autorizzata come le biciclette

·       SÌ ad una linea di arresto riservata e avanzata per i velocipedi, ma che non occupi l’intera sede stradale e/o sia  posta lateralmente per non intralciare la ripartenza degli altri veicoli per la sicurezza della circolazione

·       CONDIVISA la possibilità per i ciclisti di utilizzare gli attraversamenti pedonali in assenza di quelli ciclabili, ma solo a piedi e non in sella alla bici

·       SÌ all’abolizione del servizio di piazza con veicoli a trazione animale, ad eccezione dei parchi e delle zone montane

·       NO alla proposta di obbligo di utilizzo di un abbigliamento tecnico per conducente e passeggero di ciclomotore/motoveicolo come formulato. Occorre differenziare la proposta in base alle prestazioni del mezzo, escludendo i ciclomotori sino a 50 cc.. Specificare  quali devono essere i capi tecnici obbligatori. NO all’obbligo di abbigliamento tecnico per il passeggero, tranne i tragitti lunghi in autostrada e su strade extraurbane principali

·       SÌ ad uniformare l’occupazione di aree di sosta o di parcheggio a pagamento da parte dei veicoli per persone invalide, oggi regolamentate da singole delibere comunali, dando la possibilità di occuparle senza costi, indipendentemente dalla disponibilità o meno dei posti riservati agli invalidi, in quanto l’accertamento della disponibilità del posto riservato risulta di difficile applicazione da parte delle Autorità preposte

·       NON CONDIVISIBILE la proposta di permettere nelle strade delle aree cittadine con limite di velocità a 30kmh la percorrenza contromano dei velocipedi perché creerebbe troppe variabili alla circolazione in base al luogo innalzando i rischi di incidenti soprattutto negli incroci, alle rotatorie, nei sensi unici.

Adiconsum, unica Associazione Consumatori a far parte di “Motus-E” (la prima associazione italiana costituita da industria, mondo accademico, associazioni ambientali e di opinione per promuovere la mobilità elettrica) ha presentato alla IX Commissione della Camera anche le proprie proposte di ricognizione degli ambiti di intervento per la modifica/integrazione del Codice della Strada più strettamente inerenti lo sviluppo della mobilità elettrica e sostenibile. A tal proposito Adiconsum ha chiesto alla Commissione di convocare anche le organizzazioni rappresentative della mobilità elettrica quali “Motus-E” ed E-MOB”. 

Proposte Adiconsum di modifica del Codice della Strada
alla luce della mobilità elettrica e sostenibile

4 sono le aree di intervento principali:

Classificazione dei veicoli: inserimento dei veicoli con propulsione alternativa al motore termico, disciplinandone tutti gli aspetti in modo univoco e paritario con particolare attenzione ai velocipedi elettrici
Stazioni di ricarica e aree di servizio: conversione e affiancamento alle attuali stazioni di  ricarica di punti di ricarica per i veicoli elettrici. Modifica delle norme del Codice riguardanti le aree di servizio qualificate come pertinenze delle strade ex art. 24, affinché possano investire nelle infrastrutture di ricarica. Necessarie le variazioni al Codice per definire la tipologia dell’area stradale dove si verifica la ricarica dei veicoli elettrici, oggi normata dai Comuni con discipline disomogenee
Segnaletica stradale: introduzione di indicazioni della segnaletica verticale e orizzontale sulla presenza di punti di ricarica
Targhe di immatricolazione: revisione dell’attuale sistema di immatricolazione per individuare con facilità e certezza il veicolo elettrico, come già proposto e applicato in alcuni Stati europei ed extraeuropei individuando specifiche targhe con colori differenti dal normale per auto elettriche e plug-in.


Clicca qui per il testo integrale Audizione Adiconsum

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Tutti a casa i membri del CDA AMA.

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La Raggi revoca l’intero CDA

Roma, 18 febbraio 2019 – La sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza con cui si dispone la revoca per giusta causa del Consiglio di amministrazione di Ama Spa.

Il provvedimento è stato adottato a seguito di una memoria approvata dalla Giunta Capitolina che prende atto dei disservizi e del mancato raggiungimento da parte della governance degli obiettivi prefissati.

Contestualmente l’ordinanza assegna al Collegio Sindacale di Ama spa la gestione delle attività aziendali per il periodo di tempo strettamente necessario alla ricostituzione del Cda.

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