Gioia Tauro (RC), 7 gennaio 2015 – Aveva scelto la cessione del quinto dello stipendio per pagare il mutuo ma, a causa di un’imprecisione del datore di lavoro, si è trovata assediata dalla finanziaria che, senza cercare di approfondire, le intimava di saldare il debito e la minacciava di annullare il contratto. Grazie all’intervento dei legali di Confconsumatori, il Giudice di Pace di Laureana di Borrello ha individuato le reali responsabilità e ha difeso la piccola risparmiatrice condannando finanziaria e datore di lavoro, in solido, a rimborsare le spese legali.

La titolare del mutuo si era rivolta alla sede di Confconsumatori di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, dopo aver ricevuto ripetute minacce di risoluzione del contratto da parte della Società finanziaria, che la accusava di mancato pagamento di alcuni ratei mensili. La donna si era anche rivolta al proprio datore di lavoro per accertare l’effettivo versamento delle rate.

Non avendo ricevuto risposta dal datore di lavoro e continuando a subire minacce da parte della finanziaria, l’associata aveva affidato il mandato per agire in giudizio al legale di Confconsumatori Antonio Iemma. Immediatamente dopo la notifica della citazione, la finanziaria aveva accertato l’avvenuto pagamento. Come si evince dalla sentenza, il Giudice di Pace ha considerato scorretto il comportamento della società finanziaria prima del giudizio: «Non sarebbe stato impossibile, usando buona fede e correttezza, chiedere precisazioni al datore di lavoro».

Il Giudice ha censurato anche l’inerzia del datore di lavoro, che aveva effettuato un bonifico cumulativo impreciso, senza distinguere i nominativi dei dipendenti a cui corrispondevano le rate, impedendone di fatto la contabilizzazione. Così entrambi, datore di lavoro e finanziaria, sono stati condannati in solido al pagamento delle spese processuali.

«Si tratta di una vittoria importante, – commenta Antonio Iemma, responsabile di Confconsumatori di Gioia Tauro – poiché è stato affermato il principio che è ingiusto e scorretto tempestare di minacce di risoluzione contrattuale il debitore, giungendo a esasperarlo, piuttosto che chiedere le necessarie precisazioni al datore di lavoro, vista anche la regolarità del versamento. In effetti, le società mutuanti adottano spesso questo ingiustificato comportamento, incuranti delle ansie e preoccupazioni che suscitano ai loro debitori».