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Da oggi le POSTE in Borsa, tutte le curiosità

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Firenze, 12 Ottobre 2015. Oggi parte ufficialmente la prima grande operazione di vendita del Governo Renzi, alle ore 11 di questa mattina, infatti, ha preso il via il maxi collocamento di Poste Italiane con termine, salvo proroghe o chiusure anticipate, previsto per il 22 ottobre prossimo. Esordio sul mercato azionario italiano: 27 ottobre.

Il Governo Italiano con il collocamento del 40% di Poste Italiane ha realizzato il più grosso collocamento di Borsa effettuato in Europa negli ultimi 10 anni per un valore complessivo di mercato che oscillerà, in funzione del prezzo attribuito alla singola azione, tra i 2,7 e i 3,7 miliardi di euro. L’operazione vedrà il collocamento di 453 milioni di azioni suddivise fra privati con un massimo del 30% e investitori istituzionali per il restante 70%. Ai dipendenti saranno riservate 14,9 milioni di azioni destinate agli investitori privati.

Le sottoscrizioni prevedono la scelta fra tre diversi lotti minimi: 500 azioni e suoi multipli, 2 mila azioni e suoi multipli e 5000 mila azioni e suoi multipli. La forchetta di prezzo della singola azione oscillerà fra i 6 e i 7,5 Euro.

L’offerta prevede anche un Bonus del 5% per tutti coloro che deterranno i titoli per 12 mesi dalla data di collocamento, che verrà riconosciuto con l’attribuzione gratuita di un titolo ogni 20 azioni detenute (10% per i dipendenti).

In questi giorni ci sentiamo chiedere frequentemente quale sia il nostro pensiero su quest’operazione e se possa essere un affare sottoscriverla. Partendo dal presupposto che ogni persona, ogni famiglia, ha una situazione economica diversa, un approccio agli investimenti diverso e soprattutto un profilo di rischio completamente diverso, per noi è difficile fornire una risposta utile per tutti. Possiamo però fare delle riflessioni ad alta voce che possano aiutare ogni singolo risparmiatore ad analizzare più oggettivamente possibile quest’operazione.

In primo luogo bisogna evidenziare che stiamo acquistando un’azione, quindi uno strumento finanziario con un profilo di rischio elevato nel quale la possibilità di perdere il capitale investito fa parte delle regole del gioco. Chi esclude questa possibilità, deve anche escludere investimenti azionari, che siano delle Poste o di qualsiasi altro emittente.
La cosa importante da sapere prima di acquistare un’azienda è conoscerne il business.
E qual’è il business principale di Poste Italiane?

Dal sito aziendale è possibile estrapolare dati sufficienti a farci capire come l’azienda stia affrontando un periodo di forte trasformazione dovuto anche all’evoluzione del settore comunicazioni (chi di noi spedisce ancora cartoline e lettere?).
In estrema sintesi, vediamo che i ricavi del 1° semestre del 2015 sono aumentati del 6,6% rispetto al 1° semestre del 2014 e sono così ripartiti: 1.938 milioni da servizi postali, 2.680 da servizi finanziari, 11.209 milioni (ben il 70% dei ricavi) servizi assicurativi e 123 milioni da servizi accessori.

Ciò sta a significare che Poste Italiane, a differenza dell’immaginario collettivo, non è più la “vecchia posta” tutta lettere e raccomandate, ma una società di Bank & Insurance dove i fatturati si realizzano principalmente con la commercializzazione dei prodotti bancari e assicurativi. Infatti ben il 60% (9.474) degli 11.209 milioni di ricavi di questo primo semestre sono stati realizzati dal collocamento di prodotti assicurativi. Insomma Poste Vita è la gallina dalle uova d’oro!!!

La conferma ci è data analizzando i numeri del solo settore commerciale e dei servizi postali che è l’unico a presentare una diminuzione di fatturato con annessa perdita rispetto al periodo precedente. A tal proposito l’azienda ha manifestato la volontà di intervenire su una riduzione dei costi e quindi con una riorganizzazione del servizio che prevede un aumento delle tariffe, la chiusura degli sportelli nei centri minori e di scarso interesse e la consegna della corrispondenza a giorni alterni in circa 5.000 comuni italiani, il 25% del territorio italiano. A tal proposito nel prospetto per la quotazione di Poste si avverte del rischio che la Commissione europea possa giudicare “non sufficientemente motivata questa scelta rispetto a quanto previsto dalla prima direttiva postale e che di conseguenza possa aprire una procedura di infrazione contro l’Italia”. La decisione della Commissione UE, che può arrivare in qualsiasi momento, potrebbe generare ulteriori effetti
negativi sui risultati del settore operativo postale e commerciale di Poste Italiane.

In ultimo ci preme evidenziare che il Governo italiano sta aiutando politicamente la neo collocata inserendo nell’ultimo DDL Concorrenza alcuni punti che “aiutano” Poste italiane a conservare per un anno in più l’esclusiva sull’invio della notifica di atti giudiziari e multe. Se la liberalizzazione, nella versione originale del DDL, era prevista per il 10 giugno 2016, con un intervento in “zona cesarini”, è stata spostata al 10 giugno 2017. Secondo le stesse stime presentate da Poste Italiane, la liberalizzazione della consegna degli atti giudiziari determinerà una perdita di introiti tra i 650 e 900 milioni di euro.

Insomma anche se tutta la comunicazione organizzata da Poste Italiane e dal Governo ispira fiducia, ci sentiamo comunque in dovere di far riflettere i potenziali investitori su alcune domande:
– Cosa succederà se la commissione EU dovesse intervenire sul piano di ristrutturazione?
– E quando Poste italiane arriverà al 10 giugno 2017, come attutirà la riduzione di fatturato di almeno 650 milioni?
– Ma soprattutto in presenza di mercati finanziari più difficili e “nervosi” rispetto a quelli degli ultimi anni, la rete commerciale di Poste riuscirà a sviluppare gli stessi numeri e produrre ricavi sufficienti?

Un aspetto fondamentale da considerare è che la forchetta di collocamento è molto ampia. Da 6 euro a 7,5 c’è una differenza del 25%. E’ evidente che il punto della forchetta nel quale cadrà la scelta dell’emittente determinerà o meno il vantaggio, nel breve termine, dell’operazione. Questo, purtroppo, non ci è dato saperlo e quindi qualsiasi valutazione sulla convenienza, in termini di valore, dell’operazione è assolutamente fuori luogo.

Come sempre Aduc non fornisce suggerimenti per l’acquisto o la vendita di strumenti finanziari di singoli emittenti e anche questa volta non faremo eccezioni. E’ importante ricordare che il collocamento ha ad oggetto titoli azionari e per questo motivo consigliamo l’acquisto, dopo attente analisi e riflessioni sul contesto di Poste Italiane, solamente ad investitori che presentano caratteristiche idonee per un investimento nel capitale di rischio dell’impresa.

Filippo Sgherri, consulente Aduc per la Tutela del Risparmio

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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