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Dal genio Italiano nasce la soluzione alla crisi globale dell’alimentazione. #Sfera, la prima serra idroponica su larga scala

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Da quando sono parte di Visionari, UN NETWORK DI IMPRENDITORI, SCIENZIATI, ARTISTI, SCRITTORI E CHANGEMAKERS CHE PENSANO E AGISCONO AL FUORI DEGLI SCHEMI, ho l’obiettivo di divulgare solo esempi positivi, come quello che sto per raccontarvi.

Nell’ultimo evento @visionari di Milano del 31 gennaio (per rivedere l’intera conferenza), ho avuto modo di approfondire la figura e la personalità di un vero genio italiano, un visionario puro, uno che vestito come un giovanotto ha un grande metodo di lavoro: la pratica.

Si chiama Luigi Galimberti (ringrazio Daniele Fappiano per essere stato il ponte tra i due), provo a spiegarvi chi è questo uomo.

Da dx: Luigi Galimberti, Luigi Gabriele, Federico Pistono e Daniele Fappiano.

Voglio fare prima una premessa, nel mio lavoro ho conosciuto migliaia di persone: ministri, sottosegretari, AD, alti funzionari, presidenti di autorità indipendenti, dirigenti e centinaia di altre figure, tutte tra quelle che tengono o muovono le redini del Paese.  Di pochi posso dire di avere grande stima, ma qualcuno mi ha lasciato un segno indelebile.

Luigi Galimberti è tra questi, lo posso annoverare nella classifica dei “my best people”.

In tutti questi anni ho fatto mio il pensiero che Federico Pistono ha ben riassunto nel suo ultimo libro, oggi tra i primi 40 bestseller di Amazon, Start up Zero.0, imparare dai fallimenti per creare successi. In sintesi questo pensiero dice: il mondo si divide in due tipi di persone, chi è full of bullshit (cazzate) e chi è zero bullshit.

La gente full of bullshit è quella che parla tanto ma non conclude nulla. Chi ti riempie di parole vuote (come molte primedonne dei consumatori che in genere definisco, pizza e fighetti) di promesse e di speranze. La gente che ti intorta e ti fa credere di voler fare un progetto o di concludere un affare, ma in realtà ti sta solo facendo perdere tempo. Sono le persone che ti illudono o che si illudono esse stesse, spesso credendo alle storie che raccontano.

Quelle che si lamentano sempre ma non propongono mai nessuna soluzione. Quelle che c’è sempre qualcosa che non va bene ma pretendono sia sempre qualcun altro a doversi fare avanti per sistemare tutto. Queste sono le persone che rovinano le relazioni, che fanno fallire le aziende, che sperperano soldi pubblici, quelle che fanno i “furbetti”, che mettono zizzania nei gruppi e che sguazzano nella confusione.

Negli anni ho sviluppato una tolleranza praticamente nulla per gente così, cerco di evitarle come la peste. Le persone zero bullshit sono quelle che risolvono i problemi. Si fanno avanti, vanno subito al sodo, sono pratiche, efficienti ed è un piacere lavorare con loro. Tipicamente sono quelle che si lamentano poco o, se lo fanno, è comunque in funzione di trovare una soluzione.

Luigi Galimberti a lavoro negli scavi per la costruzione di Sfera

Per questi motivi ho voglia di raccontare la storia di Luigi Galimberti e di Sfera, perché lui è uno zero bullshit.

La sua storia

Luigi sin da bambino mostra una predilezione per le cose concrete rispetto alla teoria. Lascia subito la scuola e si mette a fare il lavoro del padre, il piccolo imprenditore edile. In poco meno di 20 anni passa da semplice artigiano con furgoncino a un’azienda di 250 dipendenti che costruisce infrastrutture pubbliche oggi percorse da milioni di automobilisti (come la tangenziale est di Roma).

Il suo trucco sta nel ridurre al minimo le inefficienze di ogni processo. Come un’intelligenza artificiale scova ogni inutile passaggio e riallinea i processi a metodologie efficienti e produttive, con questa modalità di lavoro riesce ad arrivare all’apice della sua attività di costruttore. Nel 2008 prima della grande crisi che investirà anche il settore edile, lascia le  costruzioni e invece di andarsi a fare settimane bianche o rilassanti week and a Porto Cervo, si trasferisce a Grosseto dove fonda un’associazione e inizia ad aiutare imprenditori in difficoltà facendo loro consulenza e aiutandoli a fare rete. Inoltre, per migliorare la comunicazione apre una testata locale sempre con la medesima finalità. Insomma, invece di fare quello che fa buona parte degli imprenditori arricchiti di questo Paese, Luigi si dà da fare per aiutare gli altri.

Luigi ha un sogno, un sogno che coltiva sin da ragazzino, quello di fare di più con meno.

Da quel momento la sua vita è stata tutta incentrata a raggiungere quel sogno ed oggi che ha 46 anni lo ha realizzato.

Mi sono quasi commosso quando mi ha raccontato un episodio della nascita di #Sfera, un momento in cui era andato a Milano per parlare con gli investitori e in tasca non aveva nemmeno un centesimo per pagarsi il pranzo.

Il classico tipo che  ha rotto il paradigma tutto italiano che se hai giacca e cravatta puoi vendere anche la Fontana di Trevi,  se ti presenti invece in maglietta e jeans non sei degno nemmeno di essere guardato.

Mi ha raccontato che  Sfera meno di 6 mesi  fa non esisteva ed oggi ha già posizionato 22.000 piante.

Ma cos’è @Sfera e qual è la sua mission?

Sfera è la prima serra idroponica su larga scala. Viene realizzata per un motivo molto pratico, ovvero che le attuali condizioni ambientali, geopolitiche e sociali impongono una presa di coscienza e un rapido cambio di rotta.

Cultura dell’alimentazione, nuovi metodi agricoli e tecnologia possono garantire un futuro al pianeta e a tutte le specie che ne fanno parte.

L’interno di Sfera

La sfida che l’agricoltura deve affrontare è poter ancora garantire alle generazioni future e alle fasce più deboli il diritto al cibo. È importante imparare a produrre meglio, con meno.

Sfera – WaterFood è una startup che ha l’obiettivo di costruire il primo impianto di produzione di ortaggi completamente sostenibile, fino ad oggi ha raccolto 17 milioni di euro da investitori e banche.

Si tratta di una serra idroponica altamente tecnologica ed efficiente che utilizza sapientemente terra, acqua ed energia per migliorare la qualità e la sicurezza, sia dei prodotti che delle condizioni di lavoro del personale.

All’interno di Sfera riusciranno a creare le condizioni ideali di coltivazione, senza ricorrere a pesticidi, ma combattendo eventuali parassiti soltanto con insetti antagonisti.
Grazie alla tecnologia e a un approccio responsabile produrranno ortaggi di alta qualità: buon cibo e benessere per il pianeta.

Sfera quindi produce ortaggi di qualità (oggi e per i prossimi due anni le produzioni  sono state già interamente vendute alla GDO), utilizzando il 10% di acqua e il 10% di terreno con una resa di 15 volte rispetto alle colture in campo aperto, in totale assenza di pesticidi.

Oggi, la serra hi-tech a soli 6 mesi dalla posa della prima pietra, ha già 120 dipendenti, e a regime ne saranno circa 150, tutto questo su 13.000 metri quadri coperti in coltivazione idroponica.

Insomma, un bel risultato per un @visionario che con il suo genio, 100% italiano, probabilmente fra qualche anno lo annovereremo tra coloro che avranno contribuito a cambiare il mondo.

Adesso anche io ho un sogno caro Luigi, quello di vedere il metodo Sfera produrre nella prima città che colonizzeremo su Marte, oppure nella prima città libera del pianeta terra che sarà costruita nell’oceano atlantico.

In bocca a lupo a Luigi Galimberti e lunga vita a Sfera.

Redazionale pro bono di Luigi Gabriele – dedicato al @visionario Luigi Galimberti.

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Tutti a casa i membri del CDA AMA.

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La Raggi revoca l’intero CDA

Roma, 18 febbraio 2019 – La sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza con cui si dispone la revoca per giusta causa del Consiglio di amministrazione di Ama Spa.

Il provvedimento è stato adottato a seguito di una memoria approvata dalla Giunta Capitolina che prende atto dei disservizi e del mancato raggiungimento da parte della governance degli obiettivi prefissati.

Contestualmente l’ordinanza assegna al Collegio Sindacale di Ama spa la gestione delle attività aziendali per il periodo di tempo strettamente necessario alla ricostituzione del Cda.

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LUCE SULLA POVERTA’ energetica – il 6 marzo alla Camera dei Deputati

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Da una idea di Luigi Gabriele ed Agnese Cecchini

Una giornata di lavori per valutare cosa sappiamo della povertà energetica e quali proposte ad oggi sono allo studio tra l’Italia e l’Europa per combattere il fenomeno.

Eventbrite - LUCE SULLA POVERTA' ENERGETICA


La registrazione è obbligatoria. L’accesso è gratuito con abbigliamento consono e obbligo di giacca e cravatta per gli uomini.  I giornalisti, fotografi e cineoperatori dovranno inviare richiesta di accredito all’ufficio stampa della Camera al portale degli accrediti.

Programma
9.30 Registrazioni
10.00 Apertura lavori Agnese Cecchini, Direttore CANALE ENERGIA

Presentazioni

Il fenomeno della povertà energetica:

10.05 Il legame da recidere con l’analfabetismo funzionale Luigi Gabriele, Adiconsum
10.15 I dati in Europa e in Italia
Marina Varvesi, Progetto Smart Up
10.30 Diversi rischi per diversi target
Serena Rugiero, Fondazione Di Vittorio
10.45 Urgenza sociale e climatica, esempi europei
Marine Cornelis, NextEnergyConsumer

Tavola rotonda

11.00 Proposte, strumenti e opportunità  per combattere la povertà energetica
Modera: Ivonne Carpinelli – CANALE ENERGIA

Intervengono: ADICONSUM, Pierpaola Pietrantozzi; Anci, Massimiliano Girolami; progetto Assist, Marina Varvesi;Progeu, Dario Noschese; Università Sapienza, Livio De Santoli

Tavola rotonda
12.00 Povertà energetica: quale percorso strategico per l’Europa e l’Italia

Modera: Agnese Cecchini, Direttore CANALE ENERGIA

Intervengono: Dario Tamburrano, Europarlamentare M5S; Davide Crippa, Sottosegretario Ministero Sviluppo economico; Simone Baldelli, Deputato FI; Gianluca Benamati, PD; Stefano Besseghini,
Presidente ARERA; Carlo De Masi, Presidente ADICONSUM


domande dal pubblico

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VISIONARI LAB -Il potere della tecnologia BlockChain e le funzioni di Hash

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BlockChain! Se ne sente parlare sempre più spesso, ma è davvero così sicura come tutti credono?

di Federico Izzo Follow Feb 14

(Credit:Google)

Negli anni ’60, in piena Guerra Fredda, negli Stati Uniti, l’ARPA (Advanced Research Projects Agency) progetta e realizza un sistema di telecomunicazione basato su nodi interconnessi ,ossia computer collegati tra loro, in grado di scambiarsi informazioni in modo veloce e sicuro.

Le necessità principali erano quindi di salvaguardare informazioni di estrema importanza e di rendere efficienti le comunicazioni tra luoghi distanti , e per raggiungere questo scopo si è pensato al decentramento degli archivi informatici.

Ogni computer della rete aveva tutte le informazioni della rete e ogni qualvolta si verificava una modifica di dati nella rete tutti i computer modificavano le proprie informazioni così da essere costantemente aggiornati. Svilupparono una rete basata sul decentramento e sulla condivisione, qualcosa che al giorno d’oggi chiameremmo Blockchain.

BlockChain al microscopio

BlockChain, letteralmente, “catena di blocchi”, è una tecnologia che sta iniziando a fiorire nell’ultimo decennio, ma, come detto in precedenza affonda le sue radici già nei primi anni ’60, con la creazione di ARPANET. 
Il sistema connetteva alcuni computer tra di loro, creando copie dei registri su ognuno di essi.

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