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DDL Concorrenza, ecco cosa cambia per gli ordini professionali

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Di Stefano Bruni

È approdata in Gazzetta Ufficiale alla vigilia di Ferragosto (G.U. n. 189 del 14 agosto 2017) la legge annuale per il mercato e la concorrenza (Legge 4 agosto 2017, n. 124). Dopo due anni di lavori parlamentari, e non poche polemiche, il provvedimento ha ricevuto il via libera, con voto di fiducia, il 2 agosto scorso al Senato.
La nuova legge contiene numerose novità per i liberi professionisti in genere e per alcuni specifici ordini in particolare, alcune delle quali introdotte con i commi 150 – 152 dell’art. 1.
Proseguendo con ordine, la prima disposizione pro-concorrenziale, di carattere generale, è quella contenuta nell’art. 1, comma 150, della legge 124 del 2017. Essa prevede l’obbligo per tutti i professionisti ordinistici (non dunque per i professionisti ex lege n. 4/2013) di comunicare ai propri clienti in forma scritta o digitale, sia il grado di complessità dell’incarico ricevuto sia gli oneri che il cliente dovrà verosimilmente sostenere sino al compimento dell’incarico stesso. In sostanza, al momento di assumere un incarico professionale, bisognerà fornire al proprio aspirante cliente un preventivo scritto. Per raggiungere questo obiettivo è stato modificato il comma 4 dell’art. 9 del decreto-legge 24.1.2012, n. 1 (convertito con modificazione dalla legge n. 27 del 24.3.2012) che già aveva introdotto i preventivi per i professionisti, da rendersi però solo se espressamente richiesti dalla clientela. La circostanza che i preventivi fossero “facoltativi” aveva di fatto vanificato la disposizione, che oggi pertanto è stata resa “obbligatoria”. Dunque, il preventivo va comunicato al cliente anche se quest’ultimo non lo richiede espressamente.
La disposizione generale probabilmente più significativa, che richiederà comunque un certo tempo per entrare nella consuetudine, è quella prevista dall’art. 1 comma 152 del suddetto disegno di legge.
La nuova norma riguarda tutti gli iscritti agli ordini professionali e prevede che essi indichino ai propri clienti ed all’utenza in generale i titoli effettivamente posseduti e le eventuali specializzazioni. In parole povere, dal 29 agosto prossimo, giorno in cui entrerà pienamente in vigore la legge 124 appena approvata, ogni iscritto ad un albo professionale dovrà comportarsi come hanno sempre fatto i medici, indicando cioè la propria branca di specializzazione.
La disposizione, proponendo di portare maggiore trasparenza, e quindi maggiore concorrenza, appare una vera e propria “rivoluzione” nei rapporti fra professionisti e clienti e di grande impatto soprattutto per gli Albi delle professioni tecniche, già interessati dal DPR n. 328/2001. Tali ordini consentono infatti l’accesso attraverso plurimi percorsi di studi che sino ad oggi erano sconosciuti ai clienti. Insomma, la situazione era tale per cui poteva accadere, riprendendo l’esempio del settore medico, che un cliente/paziente con una gamba rotta si rivolgesse, senza saperlo, ad un dermatologo. Per carità, sempre un medico, ma con una specializzazione diversa. Da ora in poi questa circostanza non potrà più presentarsi. Tutti i professionisti dovranno infatti indicare esattamente da quale percorso formativo provengono e quali eventuali specializzazioni possiedono. Sarà così estremamente facile per i committenti individuare il professionista più idoneo alle specifiche necessità, assicurando più trasparenza nei rapporti professionali. La disposizione, che entrerà definitivamente in vigore il 29 agosto prossimo, richiederà, molto probabilmente, per la sua piena applicazione, una declinazione a livello nazionale da ciascun Albo.

La terza disposizione pro-concorrenziale, molto attesa dagli iscritti all’Albo degli Agrotecnici e Agrotecnici Laureati, è contenuta al comma 151 dell’art. 1 e consiste nella “restituzione” agli Agrotecnici ed Agrotecnici laureati delle competenze in materia catastale. “In tal modo – ha dichiarato il Presidente degli Agrotecnici Roberto Orlandi – dopo due anni di attesa (nel corso dei quali diversi studi professionali avevano dovuto sospendere la loro attività), viene sanata la ferita aperta dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 154/2015, che tanto aveva fatto discutere. Come si ricorderà – ha proseguito Orlandi – con quella sentenza era stato cancellato l’art. 26 comma 7-ter della legge 28 febbraio 2008, n. 31 -che chiariva le competenze catastali degli Agrotecnici- non perchè gli stessi non le sapessero svolgere perfettamente ma perchè, a detta dei giudici costituzionali, quell’articolo era contenuto in un provvedimento normativo inidoneo, cioè un decreto-legge mentre avrebbe dovuto essere contenuto in una legge ordinaria. Adesso invece, rispettati i precetti dettati dalla Corte Costituzionale, gli iscritti nell’Albo degli Agrotecnici potranno tornare a svolgere le pratiche catastali, peraltro una delle loro attività tipiche. Anche in questo caso la norma sarà vigente a partire dal 29 agosto 2017 (dopo cioè il periodo di vacatio legis), ma la sua concreta attuazione dovrà attendere che l’Agenzia delle Entrate – Direzione del Territorio ripristini i codici di accesso abilitativi agli iscritti all’Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati.
Il Mef ha stimato che l’apporto in termini di crescita del PIL di queste norme e di tutte le altre contenute nella prima legge annuale per il mercato e la concorrenza sarà pari allo + 0,2% nel breve periodo e al +1% a regime.
Sarebbe una piccola, buona cosa per l’Italia.
Speriamo che tutti gli attori economici ed istituzionali coinvolti nel processo di crescita della concorrenza (e quindi dell’economia) ne siano consapevoli e convinti e che non antepongano, come spesso accade, gli interessi “di parte” a quelli “generali”.

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Consumatori

Bollette, nuove aumenti in vista

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L’indagine del Ref riportata da Il Sole 24 Ore sull’impatto in bolletta dell’aumento dello spread genera forte preoccupazione.

Le simulazioni effettuate dal centro ricerche, infatti, non fanno altro che gettare una ulteriore ombra sui rincari che si prospettano a carico delle famiglie su energia elettrica e gas.

Le forti tensioni sui mercati internazionali, aggiunte alle ricadute sui parametri che risentono del “rischio Paese” ed alla volontà, già manifestata dal Presidente ARERA di iniziare già dal prossimo aggiornamento tariffario (gennaio 2019) a recuperare gli oneri che sono stati congelati negli ultimi sei mesi per contenere i rincari, dipingono uno scenario sconfortante.

Tali fattori appaiono ancora più gravi alla luce della dilagante povertà e vulnerabilità energetica delle famiglie, che sempre più spesso sono costrette ad operare drammatiche rinunce. Proprio su tale aspetto la Federconsumatori e l’Acquirente unico hanno avviato un’indagine tesa a sondare le abitudini dei consumatori in campo energetico, la loro conoscenza del mercato e alcune caratteristiche generali di tipo socio-economico dell’intervistato.

“Alla luce delle minacce che incombono sul mercato energetico e, più in generale, sulle condizioni economiche delle famiglie, si rende ancora più urgente e necessario dare risposte concrete ai cittadini. – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – Per questo, nei prossimi giorni, presenteremo al Parlamento una proposta di riforma degli oneri di sistema sottoscritta da migliaia di cittadini, stufi di pagare per voci improprie che nulla hanno a che vedere con i consumi.”

Inoltre è indispensabile che il Governo, a parole tanto impegnato nel sostenere le famiglie e contrastare la povertà, si attivi con urgenza per rendere automatica l’erogazione dei bonus energia, gas e acqua, i cui parametri e criteri di accesso rappresentano ancora un forte ostacolo che spesso scoraggia le famiglie dall’effettuare la richiesta.

Infine, come abbiamo ripetutamente richiesto, l’ARERA dovrà dare la priorità alle esigenze delle famiglie rispetto a quelle delle imprese, congelando e dilazionando i rincari finora sterilizzati con tempi lunghi e, comunque, fino a quando i mercati saranno meno tesi.

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Boom dell’e.commerce. Grazie sopratutto alle donne

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Tra i settori fortemente in crescita prodotti femminili, accessori di design, bottiglie di spumante, prosecco e champagne. Le donne tra i 35 e i 44 anni le più coinvolte. 

 

11  Ottobre 2018 – Secondo il report di Nielsen[1] sulle vendite online e sulla crescita dell’e-commerce nel mondo, le vendite globali online stanno crescendo quattro volte più velocemente delle vendite offline con una stima che prevede che gli acquisti globali totali raggiungeranno i 400 miliardi di dollari entro il 2022. Sempre secondo Nielsen, l’Italia è tra i primi 5 paesi europei per vendite telematiche; al primo posto vi è Regno Unito, seguito da Francia, Svezia e Russia. Idealo, portale internazionale di comparazione prezzi,  ha voluto approfondire l’argomento, scoprendo che nel corso dell’ultimo anno l’e-commerce è decisamente stato nelle mani delle donne[2].

2018: anno dell’e-commerce al femminile. Tra le categorie di prodotto maggiormente in crescita legate al mondo femminile e con una crescita pari ad almeno il 200% rispetto al 2017, idealo segnala i prodotti di make up, quelli per la cura del viso, i solari, i prodotti per la cura del corpo, quelli per la cura dei capelli, fon e profumi.

Tra le categorie merceologiche più strettamente legate ad un pubblico femminile, come ad esempio i trattamenti per il viso o per il corpo, le donne maggiormente coinvolte sono quelle che appartengono alla fascia di età tra i 35 e i 44 anni,  nel primo caso corrispondono infatti al 25,0% delle ricerche, nel secondo caso al 27,8%. Unica eccezione la fanno i prodotti per la cura dei capelli e per il make up, settori che coinvolgono anche un pubblico più giovane tra i 25 e i 34 anni, nel primo caso con una percentuale che corrisponde al 29,7%, nel secondo caso al 31,6%.

 

Boom degli alcolici online. Anche se il 2018 dell’e-commerce è stato appannaggio del pubblico femminile, la categoria di prodotto che più di tutte ha fatto registrare un boom è legata al settore food & beverage: i vini bianchi, infatti, hanno registrato la crescita di interesse più elevata rispetto all’anno precedente. E non si tratta dei soli prodotti alcolici in classifica, infatti ottimi risultati, con almeno il +200%, hanno riscosso anche i vini rossi e  le bottiglie di champagne, spumante e prosecco,.

Per quanto riguarda questi ultimi, il boom è stato registrato principalmente ad Aprile e a Settembre 2018 ed ha coinvolto in particolar modo i giovani tra i 25 e i 34 anni (28,5%). In questo caso i più interessati sono i ragazzi (62,9%) mentre le donne hanno effettuato il 37,1% delle ricerche. Tra i prodotti più cercati in assoluto Moët & Chandon Brut Impérial, Veuve Clicquot Brut, Pommery Brut Royal, Ferrari Brut e Moët & Chandon Rosé Impérial.

[1]                                                       Il report integrale di Nielsen dal titolo  “Future Opportunities in FMCG E-commerce” è disponibile a questo link.

[2]                                                      L’analisi di idealo ha preso in esame un arco temporale che va dal 1° Gennaio 2018  al 24 Settembre 2018.

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Voli cancellati, la compagnia deve rimborsare tutto

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Fonte: ECC-NET

In caso di cancellazione di un volo, il rimborso dovuto dalla compagnia aerea al passeggero comprende anche le commissioni riscosse dall’intermediario, purché la compagnia fosse a conoscenza della corresponsione delle stesse al momento dell’acquisto.

A stabilirlo è la Corte di Giustizia Ue, intervenuta ancora una volta a definire e incrementare le tutele dei passeggeri aerei previste dal Regolamento UE 261/04 in occasione di un rinvio pregiudiziale effettuato dal tribunale di Amburgo. Il giudice tedesco era stato investito di una controversia insorta a seguito della cancellazione di un volo Amburgo-Faro della Vueling Airlines, per il quale il sig. Dirk Harms aveva acquistato sei biglietti attraverso l’intermediazione di un noto sito comparatore di tariffe (Opodo.de). A seguito del disservizio, il sig. Harms ha chiesto alla compagnia aerea il rimborso del totale pagato ad Opodo, pari a 1108,88 euro, ma la Vueling ha accettato di corrispondere la somma di 1031,88 euro, rifiutando fermamente di rimborsare 77 euro, pari alle commissioni ricevute dall’intermediario. Il tribunale di Amburgo, adito dal sig. Harms, ha interpellato, mediante rinvio pregiudiziale, la Corte di Giustizia per ottenere un’interpretazione dell’art. 8 del Regolamento che attribuisce al passeggero, in caso di cancellazione, il diritto al rimborso del <<prezzo pieno del biglietto, allo stesso prezzo al quale è stato acquistato>>. Il tribunale, nello specifico, ha chiesto “se la nozione di rimborso (…) debba essere interpretata nel senso che debba ivi intendersi la somma versata dal passeggero per il biglietto aereo in questione o se occorra invece fare riferimento alla somma effettivamente percepita dal vettore aereo avversario qualora, nel processo di prenotazione, sia intervenuta una società di intermediazione che, senza peraltro dichiararlo, lucri la differenza tra l’importo corrisposto dal passeggero e quello percepito dal vettore aereo”.

La Corte ha dichiarato che la commissione riscossa da un intermediario presso un passeggero, al momento dell’acquisto di un biglietto, deve, in linea di principio, essere considerata come una componente del prezzo da rimborsare ai passeggeri in caso di cancellazione del volo, ma che tale inclusione deve essere soggetta a taluni limiti, tenuto conto degli interessi dei vettori aerei che essa mette in discussione. È necessario cioè verificare se la compagnia aerea fosse a conoscenza della corresponsione della somma all’intermediario al momento dell’acquisto e, solo in caso positivo, considerare la commissione ai fini della corresponsione del rimborso.

Tale interpretazione è in linea con gli obiettivi del Regolamento 261 il quale, come ribadito dai giudici di Lussemburgo, mira a garantire un livello elevato di protezione dei passeggeri, ma anche ad assicurare un equilibrio tra gli interessi di tali passeggeri e quelli dei vettori aerei.

 

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