(Public Policy) – Roma, 5 nov – Il ddl Concorrenza è un “provvedimento elaborato dal governo che ha proceduto senza il coinvolgimento” delle associazioni dei consumatori “che invero è assicurato dalla legge”.
Questa la posizione di Rete Italia consumatori espressa in
audizione in commissione Industria al Senato. “Alla luce
delle considerazioni svolte, l’approvazione parlamentare del
disegno di legge può rappresentare una timida spinta al
miglioramento dei mercati e all’aumento della competitività.
Ma vi sono indubbiamente necessità di miglioramento, che
auspichiamo il Parlamento con il nostro supporto potrà
attentamente modificare nell’iter di approvazione”.
Sull’Rc auto, i consumatori chiedono: “Come può essere
libero un mercato dove ci sono le classi? Ognuno si deve
assumere il rischio di mercato di scegliersi un cliente o
una compagnia sulla base delle rispettive necessità”.
Quanto alle comunicazioni, si chiede di “rendere noti in
anticipo i costi” del passaggio da un operatore e l’altro
che “non significa favorire il mercato, ma favorire la
trasparenza a cui già si è obbligati”.
Quanto all’energia “per evitare una catastrofe sociale –
dice Rete Italia consumatori – bisogna rimettere mano ai
provvedimenti. Ma non scrivendoli sulle tavole rotonde,
bensì sugli scranni Parlamentari. Vogliamo liberalizzare il
mercato non concentrarlo nelle mani di pochi”.(Segue)

VIC

(Public Policy) – Roma, 5 nov – Viene quindi chiesto di
“liberalizzare la rete di distribuzione a valle dell’ultimo
miglio; affidare a Terna la distribuzione a monte del’ultimo
miglio; liberalizzare l’autoconsumo e l’accumulo e dare
spinta alla produzione di prossimità; liberalizzare la
misura; aprire la vendita di energia a tutte le altre forme
e modelli di vendita possibile (pensiamo ai modelli delle
Tlc)”.
Inoltre l’associazione dei consumatori chiede, “per quanto
attiene la professione forense, di reinserire la possibilità
del cosiddetto patto di quota lite; per la semplificazione
degli atti relativi a talune fattispecie di beni immobili,
non si comprende la ragione di affidare il compito della
autenticazione delle sottoscrizioni invece che ai notai agli
avvocati, (che si dovrebbero per questo dotare di una
specifica polizza assicurativa), piuttosto che ai pubblici
ufficiali già operanti in tutti i Comuni con funzioni
analoghe e con tariffe assai poco onerose”.
“Per la titolarità delle farmacie – hanno aggiunto i
rappresentanti dei consumatori – si esprime la necessità di
rompere il meccanismo che sia un luogo chiuso solo ai
possessori di attuali farmacie”. (Public Policy)

@PPolicy_News

VIC

 

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