Secondo i dati resi noti oggi dalla Banca d’Italia il debito pubblico a giugno e’ aumentato di 0,6 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo il nuovo record di 2.075,1 miliardi. Per il Codacons questo dato, abbinato a quello reso noto sempre oggi, secondo il quale nel mese di giugno le entrate tributarie, pari a 46,3 miliardi, sono aumentate del 21,5% (8,2 miliardi) rispetto a quelle dello stesso mese del 2012 (38,1 miliardi), dimostra che le troppe tasse non solo non bastano per ridurre il debito ma diventano addirittura nocive se determinano una riduzione della ricchezza prodotta dal Paese. Se a questo si aggiunge che ai fini del risanamento dei conti vale il rapporto debito Pil e che le troppe tasse sul ceto medio fanno crollare i consumi e conseguentemente la produzione, ecco che si impone un’inversione di rotta nella politica economica.

Fino a che il Governo Letta proroga il blocco della contrattazione e la rivalutazione degli stipendi dei pubblici dipendenti mentre non fa nulla contro le pensioni d’oro e la restituzione che l’Inps ha dovuto fare del contributo di solidarietà delle pensioni superiori a 90mila euro dopo la sentenza della Corte Costituzionale, ecco che la situazione delle famiglie in difficoltà certo non potrà migliorare.

Eppure per aggirare la sentenza della Corte basterebbe stabilire, per 3 anni, di portare l’aliquota massima Irpef dal 43% al 48% sopra i 90.000 euro e al 53% sopra i 150.000. Secondo quanto sostenuto dall’allora ministro Tremonti, arriverebbero nelle casse dell’erario 3,7 miliardi che potrebbero essere destinate a ridurre la pressione fiscale sulle famiglie che non arrivano alla terza settimana del mese.