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Decreto Salvabanche, le reazioni delle associazioni dei consumatori

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“Dopo una attenta lettura del decreto relativo ai rimborsi dei risparmiatori delle quattro banche confermiamo le forti perplessità e la grave insoddisfazione già manifestate all’indomani dell’uscita del decreto.” – dichiarano Elio Lannutti e Rosario Trefiletti.

I primi, gravi, elementi di insoddisfazione riguardano la definizione di un tetto ai risarcimenti nonché il collegamento degli andamenti  conciliativi a parametri di reddito del risparmiatore colpito. Di fronte a una truffa non c’è reddito né tetto che tengano. È un ragionamento che non sta in piedi: se di una truffa e di una pratica scorretta si è trattato, come sta emergendo dalle analisi sulla vicenda, è un truffa per tutti.

Preoccupante anche limitare il rimborso diretto ai cittadini che abbiano effettuato gli investimenti entro la data  del 12 giugno 2014, ovvero il momento in cui sulla Gazzetta ufficiale europea è comparsa la direttiva che detta le nuove norme per la risoluzione bancaria… come se tutti i cittadini ne fossero informati!

Di fronte a tali criticità chiediamo, quindi, la modifica dei parametri e delle limitazioni fissati per i rimborsi diretti. Ovviamente sarà nostra cura monitorare attentamente anche la celerità e la tempestività dei rimborsi diretti.

Annunciamo sin da ora, in ogni caso, che siamo pronti a percorrere ogni strada che dia risposte positive e pienamente soddisfacenti ai risparmiatori traditi: dal ristoro conciliativo alle vertenze legali.

Torniamo a sollecitare, infine, il Governo, affinché prenda tutti i provvedimenti necessari ad evitare che una vicenda come questa non si ripeta mai più: intervenendo sulle authorities di settore, affinché l’attività di controllo sia realmente efficiente e attenta. Due caratteristiche che, sia in Banca d’Italia che in Consob, spesso sono mancate. Proprio per questo saranno entrambe oggetto di vertenze di carattere legale da parte delle nostre Associazioni, che da sempre ne denunciano carenze e disattenzioni.

 Per ADUC

Firenze 4 Maggio 2015 – Il Presidente del Consiglio, in una trasmissione radiofonica nazionale, in merito alla questione degli investitori coinvolti nelle 4 banche “salvate” dal suo Governo, ha pronunciato la seguente dichiarazione: “Queste 10 mila persone hanno messo dei soldi in operazioni che erano a rischio. 3-4 anni fa se mettevamo i soldi in un conto corrente ci davano tra lo 0,5 e l’1%, questi signori prendevano il 7-8%, avevano assunto obbligazioni subordinate a rischio che rendevano di più. Erano stati truffati? Siccome è stata la prima volta, diamo loro una mano, restituiamo a chi ha i titoli l’80%, poi naturalmente se hanno da protestare vadano a fare l’arbitrato e vediamo se hanno ragione loro. Non sono così convinto che gli meriti fare l’arbitrato. Ma agli altri 60 milioni italiani evitiamo di fare racconti non esatti.”
Ci corre l’obbligo di smentire quanto pronunciato dal premier, numeri alla mano.
Renzi dice che queste 10 mila persone avrebbero messo dei soldi in operazioni a rischio. Questo è falso!  Al momento in cui questi titoli erano stati emessi, la grande maggioranza delle obbligazioni subordinate erano considerati titoli con un grado di rischio contenuto anche se leggermente superiore alle obbligazioni senior (differenze, comunque, che non sono mai state spiegate alla quasi totalità dei sottoscrittori). Non è affatto vero che i rendimenti erano del 7-8% quando i tassi sui conti bancari erano lo 0,5% e l’1%. Facciamo dei casi concreti. L’obbligazione subordinata di Banca Etruria avente codice ISIN IT0004931405 emessa il 28/06/2013 e scadente del 2018 aveva un rendimento del 3,5%. Si trattava di rendimenti in linea con i rendimenti della media delle obbligazioni bancarie non subordinate a pari scadenza. Per la precisione, secondo i dati di Bloomberg, al 28/06/2013 la curva dei tassi a 5 anni delle obbligazioni bancarie italiane senior (quindi NON subordin
ate)
con rating tripla B era pari al 3,74%. Alla stessa data, il rendimento a 5 anni dei titoli di stato italiani era pari al 3,4%, quindi in linea con quello delle obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria!
Renzi quindi racconta frottole agli italiani e conclude pure dicendo “evitiamo di fare racconti non esatti.” Siamo alla beffa!
Ma oltre a dire cose false, in questa dichiarazione del Presidente del Consiglio c’è un’altra beffa.
Ricordiamo che le norme per tutelare i risparmiatori coinvolti in questa vicenda sono attese da mesi e mesi. Inizialmente le promisero per l’inizio dell’anno.
Il 9 Febbraio fu lo stesso Presidente del consiglio a dire pubblicamente che per il giorno dopo ci sarebbe stato il decreto per definire le modalità di rimborso. Poi il giorno successivo dissero che il decreto legge non era lo strumento tecnico adatto per queste norme e che avrebbero fatto dei Decreti Ministeriali entro pochi giorni. Passarono le settimane senza vedere niente ed infine hanno fatto il decreto legge che a Febbraio pareva non essere la modalità appropriata…
Ma la beffa nella beffa è che mentre il Presidente del Consiglio si permette di dire: “vadano a fare l’arbitrato e vediamo se hanno ragione loro” questo benedetto decreto legge non stabilisce le modalità di accesso all’arbitrato! Per questo siamo ancora in attesa, dall’anno scorso, di Decreti Ministeriali di Economia e Giustizia nonché di un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm) previsto dalla legge di Stabilità approvata l’anno scorso.
Ricapitolando, quindi, abbiamo un Presidente del Consiglio inadempiente, perché il suo Governo non ha emanato i provvedimenti per dare attuazione all’arbitrato, il quale va in una radio nazionale a sbeffeggiare i risparmiatori che ha direttamente danneggiato, dipingendoli fra l’altro come speculatori e dicendogli di andare a chiedere giustizia all’arbitrato quando lui è il primo responsabile che lo impedisce.
Che dire? #senzavergogna

Comunicato Confconsumatori

Confconsumatori continua comunque la sua battaglia per la tutela dei risparmiatori nelle cause civili già avviate contro nuova banca Etruria

Arezzo, 4 maggio 2016 – Nel primo processo riguardo Banca Etruria di Arezzo, il Gip non si discosta dalla giurisprudenza prevalente ed esclude tutte le parti civili.

«Secondo il Giudice per le Indagini Preliminari – spiega l’avvocato Marco Festelli di Confconsumatori – l’intralcio e l’ostacolo all’attività di vigilanza di Banca d’Italia riguardano comunicazioni riservate tra l’Istituto di Credito e Banca d’Italia che non possono e non devono interessare i risparmiatori. Confconsumatori continua comunque la sua battaglia per la tutela dei risparmiatori nelle cause civili già avviate contro nuova banca Etruria e nei prossimi giorni dopo la lettura del testo del decreto legge prenderà una posizione su quanto deciso dal governo».

Si invitano gli interessati a prendere contatti con le sedi territoriali dell’associazione o con la sede nazionale compilando il modulo sul sito www.confconsumatori.it.

 Comunicato Codacons

Spunta un nuovo paletto nel decreto banche del Governo sui rimborsi per i risparmiatori coinvolti nel salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife. Agli indennizzi automatici potranno infatti accedere solo gli investitori che hanno acquistato le obbligazioni subordinate “nell’ambito di un rapporto negoziale diretto con la Banca in liquidazione che li ha emessi”. Tagliati fuori di netto migliaia di piccoli risparmiatori cui intermediari e broker hanno piazzato obbligazioni subordinate, spesso senza adeguate informazioni sui rischi e sulla natura dei titoli.

La grande fuga.
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Mutui: tutto quello che c’è da sapere

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Sono sempre di più i consumatori che ricorrono ad un mutuo e purtroppo non tutti sanno perfettamente ciò a cui vanno incontro nel dettaglio. Iniziamo col dire che un mutuo è un contratto che porta una banca a consegnare una determinata quantità di denaro al mutuatario che si impegna a restituire la somma più gli interessi pattuiti entro un determinato periodo di tempo.

Insomma, un mutuo è un finanziamento o prestito a medio-lungo termine, in genere che va dai 5 ai 30 anni, rimborsato secondo un piano di ammortamento che viene stabilito contrattualmente.

Ovviamente l’aspetto fondamentale è: cosa valuta una banca per concedere il mutuo?

Valuta sia le capacità economiche, finanziarie e patrimoniali del cliente ed in particolare il rapporto tra reddito e rata affinché la rata del mutuo sia sostenibile nel tempo, che il valore dell’immobile oggetto della richiesta del mutuo.

Tutti i mutui si distinguono innanzitutto tra prestiti a tasso fisso ed a tasso variabile: nel primo caso il cliente corrisponde sempre lo stesso interesse alla banca, nel secondo il tasso cambia in base all’andamento mensile dei tassi di interesse. C’è anche il tasso misto:
il tasso di interesse può passare da fisso a variabile (o viceversa) a scadenze e/o a condizioni stabilite nel contratto. Il contratto indica se questo passaggio dipende o meno dalla scelta del consumatore e secondo quali modalità la scelta può essere effettuata.

Il tasso applicato al mutuo è composto dal parametro di riferimento e dallo spread. Il parametro di riferimento è un tasso interbancario utilizzato nei Paesi della UE ed esprime il costo del capitale finanziario all’ingrosso. Per i tassi variabili può essere l’Euribor o il BCE, mentre per i mutui a tasso fisso è l’IRS.
Lo spread è la maggiorazione percentuale che si aggiunge al parametro di riferimento di un mutuo, varia da una banca all’altra ed esprime il margine applicato dalla banca rispetto al costo all’ingrosso.

 

Detto ciò esistono diverse tipologie di mutuo: ad esempio il mutuo ipotecario prevede garanzia sotto forma di ipoteca ed al suo interno rientrano anche i cosiddetti mutui di liquidità, i mutui di consolidamento, quello fondiario, di costruzione o di ristrutturazione.

Nello specifico il mutuo fondiario presenta alcune limitazioni rispetto agli altri mutui ipotecari: la garanzia deve essere obbligatoriamente di primo grado e la percentuale massima finanziabile non può andare oltre l’80% del minore tra valore e prezzo di compravendita dell’immobile oggetto di richiesta di finanziamento. Allo stesso tempo il mutuo fondiario porta diverse agevolazioni tra cui: tempi maggiori prima che la banca inizi l’escussione, possibile dimezzamento dell’onorario notarile, possibile riduzione del valore iscritto dell’ipoteca al ridursi del capitale finanziato, possibilità di ottenere un frazionamento sia del mutuo che dell’ipoteca.

Se si opta per il mutuo edilizio, l’ipoteca in questo caso viene iscritta sul terreno edificabile e riguarderà l’intero immobile una volta realizzato, vengono erogati in tranche e non in una sola soluzione e questo ovviamente determina maggiori costi di istruttoria e perizia.

Il mutuo chirografario è un finanziamento, non assistito da ipoteca, che prevede rate di pagamento posticipate.

 

Per quanto riguarda gli interessi invece, la suddivisione è tra interessi compensativi o corrispettivi e moratori. I primi sono dovuti nel caso in cui non sia stato fissato un termine per la restituzione. Se invece viene fatto scadere il termine per il pagamento, il creditore dalla scadenza del termine per l’adempimento ha diritto agli interessi compensativi, ma nel caso in cui il creditore abbia provveduto alla costituzione in mora, gli interessi saranno dovuti per il ritardo e quindi si tratterà di interessi moratori.

Un fenomeno odioso è quello dell’anatocismo, ovvero degli interessi sugli interessi.

Da Aprile 2016, l’Articolo 120, comma 2 del TUB (Testo Unico Bancario) definisce un ritorno all’anatocismo con una capitalizzazione annuale e non più trimestrale. L’anatocismo è vietato sugli interessi corrispettivi, è stato invece reintrodotto per gli interessi di mora che possono essere capitalizzati.

Le spese relative al mutuo si suddividono in: una tantum, corrisposte una sola volta, e costi di mutuo ricorrenti.

Le spese di mutuo una tantum sono ad esempio le spese di istruttoria, ovvero per stabilire se concedere o meno il finanziamento in base alla capacità del cliente, possono variare ed essere fisse o variabili.

Vi sono poi le spese come quelle di perizia, l’imposta sostitutiva dell’imposta di registro, le spese notarili che variano in funzione dell’atto e di chi eroga il mutuo.

Importante: l’art.7 della legge 40/2007 (Legge Bersani) stabilisce che nessuna penale è dovuta per l’estinzione anticipata o parziale di mutui stipulati dal 2 Febbraio 2007 in poi.

I costi di mutuo ricorrenti invece, sono le spese di gestione ordinaria per il rilascio della certificazione e le spese per l’assicurazione sul mutuo come quella incendio, obbligatoria che dipende dal costo dell’immobile e dalla durata del mutuo.

Per informazioni rivolgetevi a Codici Via G.Belluzzo 1, 00149 a Roma dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 oppure inviateci una e-mail a http://codici.org/servizi-bancari.html oppure a segreteria.sportello@codici.org o chiamare allo 06.5571996

 

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Polizze dormienti, collaborazione tra IVASS e agenzia dell’Entrate per scovare gli assicurati inconsapevoli

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Grazie alla collaborazione dell’Agenzia delle Entrate, l’IVASS potrà effettuare l’incrocio tra i codici fiscali degli assicurati delle polizze vita “dormienti” con l’Anagrafe Tributaria, al solo fine di verificare l’eventuale decesso degli assicurati e la relativa data. Ciò a seguito dell’indagine IVASS sulle polizze dormienti svolta nel 2017.

 

L’IVASS restituirà i dati “incrociati” alle imprese di assicurazione in modo che possano ricercare i beneficiari e pagare le polizze. Il primo incrocio sarà effettuato nel mese di marzo 2018.

 

Un test di incrocio svolto a settembre scorso su un campione di 12 imprese e 101.242 polizze vita di assicurati (con età superiore a 90 anni) ha consentito di “risvegliare” più di 15.789 polizze “dormienti”, relative a 11.289 assicurati. Per queste polizze le imprese stanno procedendo, direttamente e tramite i loro  intermediari, a contattare i beneficiari.

 

Al 30 novembre il 76% di queste polizze “risvegliate” (12.002 polizze) risulta pagato.

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Monte dei Paschi- la verità storica

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Nella sala di attesa di una importante autorità di vigilanza, trovo un libro straordinario, poggiato sul tavolo, quasi come se fosse una rivista a perditempo in lettura dal medico della ASL.  Apro il libro e mi illumino.

Titolo:  Il Monte nel Novecento, 1929-1995; edito dalla stessa MPS nel 2014.

 

Scorrendolo si legge che a seguito di nuove competenze attribuite a Bakintalia nel 1936, iniziano una serie di verifiche di vigilanza sul Monte dei Paschi, l’allora efficiente ispettore della Banca di via Nazionale, relaziona in questo modo:
[…]..indirizzo spesso non prudente e talvolta privo del più elementare senso di cautela nella concessione di fidi e nell’assunzione di garanzie;[…]..concessione di ulteriori finanziamenti ad aziende dissestate, sia pure nell’intento di salvare posizioni pericolanti; concessione di particolari agevolazioni alla clientela mediante importi finanziati senza interessi; assunzioni di impegni non sempre convenienti;trascuratezza nell’organizzazione dei servizi e dei controlli;
In sostanza il Monte è era un monte di bugie, debiti e fallimenti economico finanziari, per coprire speculazioni, operazioni spericolati e attività politiche.

In altri passaggi della relazione si legge che a inguaiare la situazione disastrosa del Monte sono operazioni spericolate tra cui una sulla Banca Toscana o attività speculative in affidamento a costruttori come nel caso della edificazione del quartiere Monte Mario di Roma, costruito in un momento in cui il mercato immobiliare è completamente stangante.

Insomma, è nel DNA del Monte un comportamento di questa natura? In tal caso, poteva utile venire in possesso prima di questo libro, prima che la commissione Banche, a cui ho partecipato, iniziasse la sua quasi inutile attività di audit sulle cause del dissesto dei MPS.

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