Poca attenzione ai contribuenti nelle nuove norme della delega fiscale, è la denuncia dell”Unione Nazionale Consumatori.

Roma, 10 febbraio 2014 – “Nessuna attenzione per i contribuenti da parte del legislatore italiano nelle nuove norme della delega fiscale al vaglio del Parlamento”. E’ questa la denuncia di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), a commento delle nuove norme finalizzate a realizzare un sistema fiscale più equo e trasparente e quindi a migliorare il rapporto tra contribuenti e Fisco (A.S. n. 1058).

“Alcune norme -spiega Antonino Armao, esperto fiscale dell’Unc- hanno degli aspetti positivi (come quelle relative al monitoraggio dell’evasione e dell’erosione fiscale; la disciplina sull’abuso del diritto e sull’elusione come richiesto dall’Europa; le norme in materia di tutoraggio anche per i piccoli contribuenti e la revisione del sistema sanzionatorio con una maggiore attenzione alla repressione delle frodi), tuttavia la delega non reca l’unica disposizione realmente in grado di attribuire dignità al cittadino nel rapporto con il Fisco e cioé l’adozione dello Statuto del Contribuente mediante un disegno di legge costituzionale”.

“L’attuale Statuto, così com’è, non serve quasi a nulla -aggiunge Armao- perché ha valore solo sul piano politico e mediatico mentre di gran lunga minore è il suo valore  tecnico-giuridico. Pertanto, chiediamo, che la delega sulla riforma fiscale (di cui all’Atto Senato n. 1058) contenga anche la delega al Governo ad emanare un disegno di legge costituzionale per l’adozione dello Statuto del Contribuente in un testo aggiornato che recepisca e trasformi effettivamente in principi  fondamentali, cogenti  e inderogabili dell’ordinamento costituzionale le attuali disposizioni e che contenga effettivamente per le Regioni e gli altri Enti locali principi di coordinamento del sistema tributario”.

“L’auspicio -conclude Dona- è che se davvero si è aperta una stagione di rinnovamento, questo Parlamento colga l’opportunità per avviare anche questa riforma di civiltà giuridica e di competitività, prima che il malcontento per una spesa pubblica mal gestita, reso più acuto da una grave recessione economica, trovi nell’ampia economia sommersa un pericoloso incubatore di rivolta fiscale”.