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Dieta Mediterranea, fra pochi giorni compie il compleanno

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Fra pochi giorni saranno 6 anni dall’inserimento  da parte dell’Unesco della dieta Mediterranea nella lista del patrimonio immateriale.

Un riconoscimento di fondamentale importanza, sia perché per la prima volta un regime alimentare è stato riconosciuto come un bene “culturale” sia perché così facendo sarebbe stato fatto quanto possibile per evitare che si perdesse un patrimonio di inestimabile   valore quale è quello dello stile e regime alimentare dei popoli mediterranei.

Nel 1997 L’UNESCO si è posta il problema di salvaguardare non solo beni materiali e quindi tangibili ma anche tradizioni che spesso non hanno una codificazione “scritta” ma sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni; 

L’inserimento della Dieta Mediterranea non è stato semplice e di certo non celere:  la prima candidatura è stata presentata ufficialmente nel 2008 ma bocciata perché troppo generica e non coerente con i dettami della Convenzione sul Patrimonio Immateriale. Dall’analisi si è evinto infatti che la documentazione    non dimostrava i valori antropologici e le funzioni culturali e sociali della Dieta Mediterranea.  Un anno dopo, nel 2009, l’Italia decise di ripresentare un   dossier di candidatura in partenariato con Spagna, Marocco e Grecia, acquisendo il coordinamento del gruppo di lavoro internazionale, ma è stato solo il  16 novembre 2010, durante la quinta sessione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità riunito a Nairobi, in Kenya,  che la Dieta Mediterranea viene iscritta all’unanimità nella prestigiosa Lista UNESCO.

L’anno dopo furono  avviati i negoziati per l’allargamento del riconoscimento a tre nuovi Paesi (Croazia, Cipro, Portogallo) che sono arrivati  poi il 4 dicembre 2013 durante il Comitato Intergovernativo di Baku. Ottenere l’inserimento nella lista Unesco ( patrimonio materiale o immateriale che sia) non è a tempo indeterminato ma si è soggetti a verifiche e controlli  e, quindi, per  non perdere tale privilegio,  necessario svolgere attività ed azioni volte a garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale. Nello specifico per la Dieta Mediterranea, si fa riferimento a: l’identificazione, la catalogazione e la documentazione, la ricerca attinente all’elemento culturale; le misure, anche normative, per la preservazione e la protezione dell’elemento; la promozione e valorizzazione; la trasmissione dell’elemento, in particolare attraverso un’educazione formale e informale all’interno della comunità stessa.

Per poter rispettare tali requisiti è fondamentale, quindi, la compartecipazione di tutti gli stakeholder( attori sociali  economici ed anche singoli cittadini).

Quindi è stato facile porsi una domanda, ma quanto si sa della dieta mediterranea, quanto è conosciuta  dai  non addetti ai lavori? È stato quindi realizzata una indagine che potesse fotografare la realtà sia a livello nazionale che regionale ( prendendo in esame la Regione Campania, patria della Dieta mediterranea e una cittadina delle aree interne, Benevento)

Una prima indagine era stata realizzate nel 2015, ai 5 anni dall’inserimento e nel momento della presentazione di una proposta di legge alla Camera «La dieta mediterranea come filosofia di vita» da parte del Movimento ambientalista Fareambiente.

 

In base all’indagine realizzata lo scorso anno, alla presentazione della proposta di legge sulla dieta mediterranea  alla camera  si evinse che  il 43,5% del campione nazionale non fosse a   conoscenza che  l’ attività fisica fosse parte integrante del regime alimentare legato alla dieta mediterranea, e soprattutto rimase un po’ perplesso di fronte al termine “piramide alimentare”,  solo il 24% è risultato essere a conoscenza che essa rappresenti la rappresentazione grafica dei principi nutrizionali della dieta mediterranea . 

L’indagine sottolineò anche la necessità di identificare al meglio i prodotti rientranti nel regime alimentare (con una maggiore identificazione ed etichettatura nei punti di vendita o somministrazione cibo, anche attraverso una più adeguata campagna promozionale, infatti il 50% del campione afferma di conoscerne solo alcuni e non tutti). 

In base a quel campione    solo il 10% dei prodotti nei menu erano rappresentativi della dieta mediterranea (questo dato è giustificato dal fatto che essi confondono i prodotti in base al luogo di produzione e quindi provenienza).

Confrontando quei dati con  quelli scaturiti  quest’anno si evince una leggera modifica  nei dati fra lo scorso anno e questo in corso. Nello specifico la valutazione dei dati prende in considerazione non solo il contesto  nazionale ma anche  quello regionale e provinciale. Il campione  rientrante nella Regione campania mostra come il 48% conosca il significato della Dieta Mediterranea ,quasi il 42%  nella Provincia di Benevento afferma di conoscere il regime alimentare, il dato più basso è quello nazionale con il 35%.

Sicuramente il 48% è influenzato dal fatto che il concetto di Dieta mediterranea è stato in questi ultimi anni molto dibattuto e nella Regione Campania, ove rientra anche il Cilento luogo dove è nata la DIETA MEDITERRANEA ad opera di Keys.

Anna Zollo

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Revisionare uno scooter costa come un SUV. Esposto del Codacons

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La revisione auto, il famoso certificato cui sono obbligati i proprietari di auto e motocicli, finisce al vaglio dell’Antitrust. Il Codacons ha presentato infatti un esposto all’Autorità per la concorrenza e al Ministero dei Trasporti chiedendo di fare luce sui costi del certificato che la legge impone ai cittadini e di modificare le tariffe stabilite per legge.

Il certificato di revisione è un controllo obbligatorio previsto dal Codice della Strada su tutti i veicoli a motore, finalizzato a verificarne le condizioni sul fronte della sicurezza, del livello di emissioni inquinanti e della rumorosità – spiega l’associazione – Le tariffe per ottenere il rilascio del documento sono stabilite dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ma il relativo decreto non fa alcuna distinzione tra tipologie di veicolo: ne consegue così che per sottoporre uno scooter a revisione si paga la stessa cifra prevista per un Suv o per un’auto potente e di elevata cilindrata.

Nello specifico per il corrente anno i costi relativi alle operazioni di revisione sono pari 45,00 euro se la revisione è effettuata presso la Motorizzazione e 66,80 euro (Iva inclusa) se la revisione è effettuata presso un’officina autorizzata.

Fermo restando la legittimità dell’obbligo di revisione dei veicoli, con riferimento all’aspetto meramente economico ne emerge, a parere della scrivente associazione, un’evidente disparità di trattamento fra gli utenti/automobilisti, in funzione del mezzo adoperato, ed in ragione della loro capacità contributiva ex art. 53 Cost. – scrive il Codacons nell’esposto – Si chiede pertanto di aggiornare ovvero parametrare le tariffe relative alle operazioni di revisione tenendo conto dei dati del veicolo (cilindrata, modello, data di immatricolazione, alimentazione, allestimento del veicolo, tipo di utilizzo e i km percorsi annualmente) nonché ai dati del proprietario (persona fisica, giuridica o società; residenza, data di nascita e anno di conseguimento della patente; classe di merito e attestato di rischio; numero di sinistri e tipologia; eventuali altre auto possedute in famiglia), previo annullamento in autotutela ai sensi della L. 241/90 del “Regolamento recante la fissazione delle tariffe applicabili alle operazioni di revisione dei veicoli” ex D. Min. Trasporti del 2 agosto 2007, n.161”.

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Via libera della Camera alla videoserveglianza nella Asili

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Una ottima notizia per il Codacons il via libera dell’Aula alla procedura d’urgenza per l’esame della proposta di legge sulla videosorveglianza negli asili nido e nelle strutture socio-assistenziali per anziani e disabili.

“Da più di dieci anni ci battiamo affinché vengano introdotte telecamere negli asili e nelle scuole, e presso le strutture sanitarie, perché si tratta dell’unica misura realmente utile per combattere violenza e maltrattamenti a danno dei più deboli – afferma il presidente Carlo Rienzi – In Italia sono infatti aumentati a dismisura i casi di bambini malmenati dalle maestre o di disabili e anziani abusati presso cliniche e strutture sanitarie, casi portati all’attenzione pubblica solo grazie ai sistemi di videosorveglianza installati per ordine della magistratura”.

“Invitiamo Governo e Parlamento a non cedere alle pressioni della lobby dei sindacati che, specie nel settore scolastico, si sono schierati contro la presenza delle telecamere, che al contrario potrebbero tutelare anche gli insegnanti contro episodi di bullismo” – conclude Rienzi.

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Ferrovie: Federconsumatori esposto a Trenitalia sui tempi di percorrenza delle tratte regionali

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La “traccia orario” è il tempo assegnato ad un treno per percorrere una certa relazione.

Il tempo impiegato dovrebbe ricavarsi dalla formula t=S/v; dalla quale risulta evidente come il tempo necessario è in rapporto sia allo spazio da percorrere, sia alla velocità.

In realtà in ferrovia non bastano questi elementi per determinare la “traccia orario”, se ne aggiungono alcuni (spesso motivati), e altri di cui nessuno capisce la motivazione.

Solo Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana sono in grado di capire perché per percorrere la relazione Pescara-Montesilvano con treni regionali (ma ci sono centinaia di casi analoghi in Italia) a volte bastano 4 minuti altre volte ne occorrono 17. Eppure, nel caso considerato, i treni viaggiano a velocità simile, non ci sono fermate intermedie e la distanza tra le stazioni è sempre la stessa; ma i tempi assegnati ai treni per percorrere la stessa distanza sono diversissimi.

Un problema che non va sottovalutato, dal momento che ogni minuto di percorrenza di un treno costa alla collettività circa 10 euro.Questo vuol dire che, se al treno Montesilvano-Pescara si assegnano 13 minuti più del dovuto, la comunità pagherà in più 130 euro al giorno; quasi 50.000 euro ogni anno, solo per quel treno! (E questo vale per tutte le altre tratte interessate!

Se il risultato dei vari algoritmi utilizzati per calcolare il prezzo dei servizi da pagare conserva l’apparenza della neutralità, la traccia oraria è chiaramente determinata dagli interessi delle Ferrovie, senza che nessuno possa eccepire alcunché.

Eppure dalle tracce orario dipendono: 1) i costi sostenuti dalle regioni per pagare i corrispettivi a Trenitalia per l’offerta del servizio regionale; 2) la possibilità di applicare o meno le sanzioni a Trenitalia in caso di ritardo; 3) la qualità del servizio ferroviario regionale ;4) la concreta possibilità di apertura del mercato ferroviario.

Per evidenziare un abuso di posizione dominante da parte delle Ferrovie italiane nel mercato ferroviario, la Federconsumatori ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Lo stesso esposto è stato inviato all’Autorità di Regolazione dei Trasporti e, per conoscenza, anche al Ministro dei Trasporti (con due precedenti esposti della nostra Associazione al Garante, sono state comminate due diverse sanzioni: la prima da un milione di euro nel 2014, la seconda da cinque milioni di euro nel 2017).

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