Seguici su

Soldi

Direttiva Mifid sul credito ipotecario: dal 21 marzo nuove regole

Pubblicato

il

Firenze, 9 Marzo 2016. Certamente il recepimento della direttiva Mifid sul credito ipotecario 2014/17/UE (cd. Mortgage Credit Directive – MCD), adottata il 4 febbraio 2014, con l’obiettivo di garantire un elevato livello di protezione dei consumatori che sottoscrivano contratti di credito relativi a beni immobili (mutui ipotecari) va nella direzione di voler dare maggiori certezze al mercato, puntando ad eliminare una serie di storture che rendono farraginoso il meccanismo di recupero degli importi da parte dei creditori nel momento in cui si verificano delle situazioni di difficoltà o impedimenti veri e propri al rimborso dei mutui da parte dei debitori, ma questo deve procedere di pari passo con un aumento della consapevolezza degli utenti bancari che il bene casa deve essere acquisito solo qualora ricorrano determinati presupposti. Primo fra tutti quello di avere un capitale iniziale sufficiente per mettersi in condizioni di avere un certo potere contrattuale nei confronti della banca. Un capitale iniziale che sia sufficiente ad ottenere un finanziamento inferiore all’80% del valore dell’immobile e di sostenere le spese notarili e le imposte e quanto necessario per arredare la casa. Vi deve essere un serio piano di sostenibilità del debito, basato su stime ragionate e non sull’ottimismo di chi comprando casa è convinto di fare senz’altro un affare. Non dimentichiamoci infatti, che molte situazioni di criticità (famiglie che oggi non riescono a pagare i mutui) sono figlie della prassi in voga fino al 2007 di concedere mutui ben oltre i parametri indicati sopra. Fino al 2007 era prassi di molti istituti bancari concedere mutui anche abbondantemente oltre il 100% del valore degli immobili, certo percentuali basse rispetto ai subprime che hanno causato la crisi negli USA a fine 2007, ma comunque importanti. Una distorsione indotta da una domanda crescente di case che tutti vedevano come un bene indispensabile da acquistare ad ogni costo pe
rché
nell’immaginario comune è sempre stato considerato un bene destinato senz’altro a rivalutarsi e che non avrebbe mai dato luogo a perdite. Sappiamo come è andata a finire, famiglie che hanno acquistato immobili con mutui ad esempio di 170.000 euro laddove l’immobile veniva pagato 140.000 e che in seguito alla crisi degli immobili non sono più né in condizioni di surrogare, approfittando dei bassi tassi di interesse attuali, né di vendere i loro immobili, perché facendolo rimarrebbero senza casa e con un debito importante. Se poi hanno anche avuto la sfortuna, non rara purtroppo, di perdere il lavoro, si trovano in una situazione di assoluta indigenza. Da una parte possiamo affermare che queste situazioni si sono create perché sempre più spesso le persone non sono più inclini a impostare strategie di risparmio per pianificare l’acquisto di un immobile nel tempo e dall’altra è agevole verificare che ci sono soggetti che pur di collocare un mutuo non hanno esitato a finanziare un acquisto palesemente sproporzionato, tanto poi si poteva cartolarizzare…… è palese che la distorsione nasce anche dalla presenza di un conflitto di interesse mal gestito. C’erano perizie troppo ottimistiche sul valore degli immobili che trovavano conferma anche nei prezzi degli stessi che continuavano a crescere senza accennare a diminuire. Fiorivano costruttori di immobili come funghi e l’offerta continuava a salire. C’è bisogno di tornare con i piedi per terra, di comprendere che certi passi vanno pianificati per tempo senza timore di perdere occasioni perché le occasioni ci saranno sempre, il mondo è pieno di occasioni, tutti i giorni e per tutti, basta essere consapevoli di ciò che si vuole e delle proprie possibilità per coglierle. Le banche hanno un ruolo importante in questo e sono le prime a dover affrontare la questione riducendo al minimo il rischio che si possano creare situazioni potenzialmente esplosive.
Alla luce di tutto ciò, è fondamentale che la possibilità di introdurre nei contratti di mutuo clausole che prevedano il trasferimento della proprietà degli immobili alle banche dopo 18 rate non pagate, debba necessariamente essere mitigata da opportune tutele a favore dei mutuatari che sono le controparti più deboli, al fine di evitare che si generino comportamenti che li mettano a rischio alle prime difficoltà. Un mercato sano genererà meno guadagni immediati alle banche e terrà più calmierati i prezzi, ma certamente potrà salvaguardare il potere di acquisto di una parte importante della domanda interna. Naturalmente va detto che l’inserimento di queste clausole non implica necessariamente che dopo 18 rate non pagate la banca in automatico prende la casa, la banca ha interesse a rientrare del credito e cosi come oggi non agisce immediatamente pur avendone facoltà in caso di insolvenza, cerca sempre di trovare soluzioni che possano limitare il rischio di un aumento dei costi di gestione del credito. Vedremo nei prossimi giorni quale sarà l’esito del recepimento della nuova direttiva Mifid.

Roberto Cappiello, responsabile Aduc Tutela del Credito

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

Soldi

PIGNORAMENTO E CRIF | Hai diritto di verificare i tuoi dati, conoscere posizione creditizia e modificarla

Pubblicato

il

Che cosa sono i SIC e come funzionano
Sono delle banche dati che raccolgono e gestiscono informazioni relative a richieste o a rapporti di credito tra intermediari (es. banche, clienti, società di leasing) e clienti.

Gli intermediari che partecipano al sistema “alimentano” da un lato i SIC trasmettendo i dati relativi ai rapporti di credito della propria clientela e, dall’altro, vi accedono per conoscere la storia creditizia di quanti chiedano loro un finanziamento.

Sulla base delle informazioni così rilevate (entità degli importi richiesti, puntualità o ritardi nei pagamenti, livello di indebitamento), gli enti finanziari valutano la solvibilità e l’affidabilità dei soggetti censiti, finanziando solamente quanti offrano maggiori garanzie e minori rischi.

In base all’andamento del rapporto (ad es. del piano di rimborso del finanziamento per puntualità nel pagamento delle rate oppure entità del ritardo), le informazioni contenute nei Sic si distinguono tra informazioni di tipo “positivo” e informazioni di tipo “negativo”.

Perché un protocollo d’intesa tra Adiconsum e i SIC
Perché i consumatori hanno diritto di verificare i propri dati e conoscere la propria posizione creditizia ed eventualmente chiedere di modificarla in caso di errori.

Attività del servizio SIC di Adiconsum

Il servizio è riservato agli iscritti Adiconsum.

Se non sei iscritto clicca qui.

 

Grazie ai Protocolli d’Intesa con i SIC:

 

  1. Adiconsum inoltra la richiesta di accesso ai SIC
  2. i SIC inviano i report del consumatore ad Adiconsum in tempi più brevi rispetto alle ordinarie procedure
  3. Adiconsum fornisce al consumatore tutta la consulenza necessaria e, qualora vi siano i presupposti per la contestazione di dati errati o non correttamente censiti, lo assiste formulando ed inoltrando reclamo;
  4. se il reclamo è fondato, il dato errato viene rettificato, aggiornato o cancellato, a seconda dei casi
  5. Adiconsum inoltra, infine, in presenza dei necessari presupposti e della relativa documentazione, le istanze per la cancellazione delle richieste di finanziamento registrate e non accolte, che potrebbero impedire l’erogazione di ulteriori crediti: la cancellazione avviene in tempi brevi rispetto alle ordinarie procedure.

Documentazione

Per accedere al servizio occorre produrre la seguente documentazione:

 

  •  delega compilata in tutti gli spazi previsti e firmata;
  • copia documento di identità valido perfettamente leggibile;
  • copia del codice fiscale perfettamente leggibile;
  • copia del versamento;
  • copia della tessera Adiconsum (se già in vostro possesso);
  • copia della tessera CISL (se già iscritti al sindacato);
  • copia dell’eventuale documentazione che ritenete utile alla consulenza/reclamo.

Invio della documentazione – che dovrà essere completa e leggibile – dovrà avvenire all’indirizzo:

 

  1. sic@adiconsum.it
  2. via fax al n. 06 44170230
  3. per posta
Continua a leggere

Soldi

Morosità e affitto, schizzano alle stelle i casi di mancato pagamento

Pubblicato

il

Le due mensilità di cauzione sono uno strumento superato. Per Affitto Assicurato «il mondo della locazione è cambiato: il controllo sociale sugli inquilini non c’è più e continuare con le vecchie garanzie può far perdere molti soldi ai locatori»

 

C’era una volta la cauzione. Quelle due mensilità che il proprietario di un appartamento chiedeva come deposito al nuovo inquilino; una garanzia a fronte di un’ipotetica, quanto scongiurata, insolvenza. Oggi, nove volte su dieci, il deposito cauzionale però non basta a coprire le spese che il locatario deve sostenere in caso di morosità dell’inquilino. «Parliamo di circa mille euro a garanzia contro una spesa media che può arrivare, e superare, i 10mila euro», spiega Claudio De Angelis, responsabile marketing di “Affitto Assicurato”, la soluzione che sta rivoluzionando il mondo dell’affitto garantendo 15 mensilità e il sostegno alle spese legali.

«Per valutare la qualità, quindi la solvibilità, dell’inquilino, i nostri nonni si basavano su una sorta di “controllo sociale” – prosegue -. La conoscenza della famiglia di provenienza e il sapere dove si lavorava, unite al deposito cauzionale, diventavano il lasciapassare per l’affitto. Per i tempi, quello era il modo giusto di fare le cose. Oggi, ovviamente, tutto questo non è più pensabile. Anche la richiesta di una busta paga non riesce a dare tranquillità al locatore». Di fatto, le due mensilità depositate (che per legge possono arrivare ad un massimo di tre), non sono più sufficienti. «Quello che viene ritenuto ancora un elemento di salvaguardia e di garanzia, di fatto non lo è più: il deposito cauzionale non garantisce il locatore, o meglio, non lo garantisce a sufficienza», aggiunge De Angelis. «Con il nostro osservatorio abbiamo stimato che nell’90% delle situazioni di insolvenza, il deposito cauzionale non arrivi a coprire le spese e i mancati incassi che il proprietario si trova ad affrontare con un inquilino moroso».

L’affitto diventa una scelta troppo rischiosa? «I numeri sembrano proprio dire questo», afferma De Angelis. «Solamente l’anno scorso sono state emesse 59.600 sentenze di sfratto, di queste 52.500 per morosità. In nove casi su 10 quindi non ci sono i soldi per pagare l’affitto e il deposito cauzionale è una somma obiettivamente insufficiente a coprire il periodo necessario a liberare l’immobile dall’inquilino moroso e le spese che il proprietario è chiamato a sostenere, tra canoni e spese condominiali non corrisposti oltre alle spese legati, arrivano mediamente a 10 mila euro».

Che fare? Mantenere l’appartamento sfitto può essere una risposta e lo testimoniano le oltre 200 mila case vuote che ci sono a Roma, le 70 mila di Milano 70mila e le 60 mila di Torino, per esempio. «Ma sarebbero comunque altri costi da sostenere per il proprietario», rileva De Angelis. «Affitto Assicurato si pone al fianco del tradizionale deposito cauzionale, integrandolo. È una formula studiata per tutelare il padrone di casa, prevenire situazioni spiacevoli, tranquillizzare i proprietari dalla morosità degli inquilini, mettendo comunque gli stessi proprietari nelle condizioni di rispondere a un’esigenza abitativa che continua a ad essere molto elevata».

Come? «Con la garanzia di 15 mensilità e l’intervento anche in caso di spese legali», spiega. «Non un servizio, ma un partner per il proprietario di casa che gli garantisce la rendita della locazione ed evita che incorra nei rischi di morosità. Per un affitto tranquillo».

Continua a leggere

Soldi

Banche: rinvio a giudizio dei vertici di Banca Popolare di Vicenza.

Pubblicato

il

Federconsumatori accoglie con grande favore la decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati nel processo contro i vertici di Banca Popolare di Vicenza, disposto dal Dott. Roberto Venditti all’esito dell’ultima sessione dell’udienza preliminare tenutasi a Vicenza lo scorso 20 Ottobre.

Nonostante le necessarie ed inevitabili dilazioni dell’udienza, per consentire ai tantissimi risparmiatori ed Associazioni di costituirsi, e considerato anche il tentativo in extremis degli imputati di trasferire il processo a Trento, il Giudice per l’Udienza Preliminare è riuscito a concludere l’udienza in un anno esatto dal suo inizio, tempo che sarebbe stato ancor più breve se la decisione della Corte di Cassazione sullo spostamento del processo non si fosse protratta per oltre 5 mesi. Il 1° Dicembre pertanto si apriranno le porte del processo nei confronti di Gianni Zonin e degli altri dirigenti di BPVI.

Ai già numerosi risparmiatori costituitisi all’udienza preliminare se ne aggiungeranno ora molti altri, nella speranza che la speditezza imposta al giudizio dal GUP in sede preliminare si associ ora pari solerzia dei Giudici del dibattimento, così da giungere ad una sentenza di condanna in primo grado che evidenzi e sottolinei le responsabilità degli imputati, anche considerando i concreti rischi che un processo di queste dimensioni incorra in una possibile prescrizione senza che si faccia luce su una vicenda che ha coinvolto i risparmi di oltre 120.000 famiglie in tutta Italia con evidenti negligenze anche degli organi di vigilanza.

Federconsumatori si augura che i tempi siano finalmente maturi anche a Treviso, nel processo gemello che coinvolge i vertici di Veneto Banca.

Continua a leggere