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Disastro economia Italia, un Paese alla deriva e consumatori senza tutele

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di Francesco Luongo
A ottobre l’indice del clima di fiducia dei consumatori in base 2005=100 diminuisce a 97,3 da 100,8 del mese di settembre. Il peggioramento, diffuso a tutte le componenti, è particolarmente marcato per quella economica…peggiorano sia i giudizi sia le attese sulla situazione economica del Paese…il saldo dei giudizi sul bilancio familiare diminuisce a -22 da -18…le opinioni sulle opportunità attuali e sulle possibilità future di risparmio sono valutate in diminuzione… a livello territoriale, la fiducia peggiora in tutte le ripartizioni ( Istat 24 Ottobre 2013).

I dati sulla fiducia dei consumatori non lasciano spazio a dubbi o speranze di una prossima ripresa o “ripresina”, almeno sul lato della domanda, come qualche interessato ottimista aveva pure rimarcato negli ultimi tempi.

Nei primi sei mesi del 2013, il potere d’acquisto delle famiglie ha registrato una flessione dell’1,7% sul 2012. Secondo Rete Imprese siamo tornati ai livelli del 1986 (16.955 euro contro i 17.337 euro).

Sul fronte dei consumi le vendite al dettaglio sono calate del 3% rispetto allo scorso anno.

L’aumento dell’Iva dal 21 al 22% e la bozza di Legge di Stabilità in discussione alle Camere (e già inviata a Bruxelles dove si deciderà davvero) con l’aumento dell’imposizione sugli imobili , attraverso l’esazione combinata della TRISE (TARI+TASI) tra proprietari ed inquilini, oltre ai prelievi forzosi sui risparmi in conto corrente e sui depositi titoli con i famigerati “bolli” sulle comunicazioni periodiche, ben chiariscono quale sia la linea del Governo.

L’imposta sui risparmi investiti in conti deposito e buoni postali delle famiglie che il Governo definisce “rendite finanziarie” quando le tassa, aumenterà per tutti, non solo per gli speculatori più spregiudicati, dallo 0,15% allo 0,20% dal 2014.

Larghe intese o meno la politica non vuole o semplicemente non è più in grado di governare ed almeno stabilizzare quello che sta diventando il tracollo del Paese, come dimostra il dato ancora più drammatico sulla disoccupazione.

Il numero di inoccupati a Settembre è pari a 3 milioni 194 mila unità, in aumento dello 0,9% rispetto ad Agosto (+29 mila) e del 14,0% su base annua (+391 mila).

Tra i giovani continua l’impennata con i disoccupati tra 15 e 24 anni giunti a quota 654 mila unità .

Di fronte alla totale incapacità di impostare qualsiasi politica di crescita dei consumi, abbiamo persino assistito, nel silenzio generale, allo scippo delle tutele di base dei consumatori riconosciute da anni proprio grazie alle normative comunitarie.

Stiamo parlando dell’abrogazione “de facto” delle garanzie previste dalla Direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori, recepita con D.lgs n. 146/07 (integrativo del Codice del Consumo) e della Direttiva relativa al Servizio Universale introdotta nel D.lgs n. 259/03 (Codice delle Comunicazioni elettroniche), attuata con un vero e proprio colpo di mano attraverso il Decreto Legge n. 95/12, (Art. 23 comma 12 quinquiesdecies convertito con modificazioni dalla Legge n. 135/12).

La scorsa primavera alcune Sentenze del Consiglio di Stato (nn. 11,12,13,15 e 16 del 11 maggio 2012 in Adunanza Plenaria) hanno annullato alcune sanzioni irrogate dall’Antitrust a Telecom Italia e Wind Telecomunicazioni, escludendo i poteri d’indagine e sanzionatori del Garante, previsti dal Codice del Consumo, qualora in un dato settore economico esista una normativa specifica di derivazione U.E.

Nel silenzio generale, con le proteste delle sole Associazioni dei Consumatori, l’esito dei giudizi è stato prontamente recepito dal Governo Monti e trasfuso in Decreto.

Secondo la norma: “L’importo massimo delle sanzioni di cui all’articolo 27, commi 9 e 12, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, in materia di pratiche commerciali scorrette, la competenza ad accertare e sanzionare le quali è dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato, escluso unicamente il caso in cui le pratiche commerciali scorrette siano poste in essere in settori in cui esista una regolazione di derivazione comunitaria, con finalita’ di tutela del consumatore, affidata ad altra autorita’ munita di poteri inibitori e sanzionatori e limitatamente agli aspetti regolati, è aumentato a 5.000.000 di euro”.

Il problema per i cittadini è che l’esistenza della suddetta regolazione “derivata” nelle comunicazioni elettroniche e, potenzialmente, in altri mercati (energia, trasporti, assicurazioni) non è affatto idonea a garantirgli quel livello minimo e armonico di tutele previsto dalla normativa comunitaria.

Basta guardare il Codice delle Comunicazioni Elettroniche (art. 70 e 71), in cui gli obblighi d’informazione e trasparenza precontrattuale e contrattuale non sono accompagnati da disposizioni in grado di individuare e sanzionare pratiche commerciali scorrette poste in essere dal professionista prima o dopo la stipula (offerte ingannevoli, ostacoli all’esercizio del diritto di recesso o all’esercizio della garanzia legale ecc.).

Altrettanto generiche ed insufficienti ad una difesa adeguata dei diritti dei consumatori si dimostrano le disposizioni amministrative nel settore energetico emanate dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas ( Legge n. 481/97 e dal D.lgs n. 93/11)

Non si contano i reclami degli utenti, sia con riferimento ad abusi nei mercati tutelati dell’elettricità e del gas (regolati dalle ormai antiquate Del. n. 200/99 e Del. n. 229/01) che nel mercato libero.

Continuano i raggiri se non delle vere e proprie truffe ai danni degli anziani e di utenti che, nonostante le precise regole sancite dal Codice di Condotta Commerciale (Del. n. 104/10), vengono ingannati sulle tariffe dei nuovi contratti proposti.

Addirittura una disposizione dell’Autorità del 2012 (Del. 153/12/R/com, Art. 12 All. A) prevede che l’utente paghi i consumi addebitati dal fornitore, anche nel caso di contratti non richiesti, persino in caso di truffa regolarmente denunciata alle Forze dell’Ordine, con la sola esclusione della quota di commercializzazione.

I cittadi europei non devono pagare nula per un servizio mai richiesto come affermato sia nella Direttiva del 2005 che nel Codice del Consumo (Art. 57 comma 1°) e ribadito solennemente nella nuova Direttiva sui diritti dei consumatori 2011/83/UE (Art. 27), il cui recepimento in Italia sembra svanito tra le nebbie ministeriali dopo una bozza circolata nel Maggio si quest’anno.

L’urgenza di un intervento dell’Esecutivo finalizzato a ristabilire un livello di tutela dei consumatori italiani consono alla nostra appartenenza all’Unione non solo è una necessità legata allo stato comatoso della domanda interna, ma è addirittura oggetto di una Diffida che la Commissione Europea ha inviato all’Italia il 18 Ottobre.

Per la Vice-Presidente Vivianne Reding l’attuazione e l’interpretazione svolta in Italia della Direttiva n. 2005/29/Ce non è conforme al diritto dell’Unione, bensì la contrasta.
Le disposizioni “settoriali” richiamate dal Decreto Legge n. 95/12 non garantiscono affatto la tutela effettiva dei consumatori prevista dalla norma.

Ma c’è di più, visto che la Commissione non si spiega perchè il Consiglio di Stato non abbia trasmesso le questioni alla Corte di Giustizia come previsto dall’art. 267 comma 3° del TFUE, circostanza che aumenta non poco le perplessità su quanto accaduto.

A completare il quadro il numero di sanzioni irrisorio irrogato dall’AGCOM e dalla Autorità per l’Energia alle imprese negli ultimi 12 mesi, che dimostra la carenza assoluta di mezzi e, forse, la scarsa volontà di tutelare i consumatori con un atteggiamento più improntatao alla tolleranza sopratutto verso i grandi player dei mercati.

L’Europa che ci piace, quella dei diritti universali dei propri cittadini ha pertanto chiesto all’Italia a mettersi in regola sul contrasto delle pratiche commerciali scorrette, restituendo i pieni poteri di intervento all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Anche le associazioni dei consumatori si stanno mobilitando ed una richiesta ufficiale è stata già inoltrata a Sottosegretario di Stato Patroni Griffi dal Movimento Difesa del Cittadino.

Speriamo che il Governo, sempre pronto ad applicare con la massima rapidità le misure di austerity dettate dall’Unione, ne ascolti anche stavolta i richiami alla legalità nell’interesse dei propri cittadini consumatori ed utenti.

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Consumatori

Il packaging alimentare lo paga comunque il consumatore. Frutta e verdura sfusa o imballata?

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La novità dei sacchetti dell’ortofrutta a pagamento ha orientato le abitudini d’acquisto dei consumatori sulla scelta di alimenti confezionati, ma CODICI avverte, anche l’imballaggio si paga.

L’applicazione della normativa europea, che a partire da Gennaio scorso ha fatto sì che i sacchetti dell’ortofrutta siano diventati a pagamento (da 0,1 a 0,3 centesimi), ha influenzato sicuramente alcune abitudini d’acquisto da parte dei consumatori che si sono ritrovati a prediligere frutta e verdura confezionata in vaschette di plastica, polistirolo o cartoncino.

Naturalmente anche questi imballaggi sono a carico dei consumatori, sebbene il costo non venga percepito in maniera diretta, bensì sia inserito nel prezzo finale. Il prodotto confezionato risulta, a conti fatti, addirittura più caro.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale, è evidente che l’ortofrutta in vaschette e coperta dal film plastico ha un peso notevole e comporta tempi di smaltimento più lunghi. La cosa migliore sarebbe non tanto quella di concentrarsi sui nuovi sacchetti biodegradabili, che da una recente parere del Consiglio di Stato sembra si potranno portare da casa, ma cercare di migliorare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale di questi contenitori.

Considerando il problema della sostenibilità del packaging utilizzato per frutta e verdura, è nata la campagna social “Svesti la Frutta” (#svestilafrutta), lanciata dal portale greenMe.it. I promotori si sono chiesti: quanto abbia senso confezionare frutta e verdura, che già per natura grazie alla buccia hanno una loro protezione, e invitano a lottare in maniera attiva (e social) contro l’abuso degli imballaggi in plastica. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, i produttori e le catene della grande distribuzione per favorire un’inversione di tendenza che rispetti l’ambiente e limiti gli sprechi, che Codici non può far altro che appoggiare.

 

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Consumatori

#Telemarketing e #Svuotacarrello ecco a cosa dovete fare attenzione

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Anche oggi(11 aprile 2018), con Salvo Sottile e @mimandarai3 abbiamo cercato di orientare i consumatori nel prestare più attenzione a quello che fanno.

➡️#telemarketing : ancora non è esecutiva la nuova legge che permette di inserire anche i numeri di cellulari nel registro delle opposizioni, ma ricordate che per i fissi questo è già possibile. Il link di riferimento è http://www.registrodelleopposizioni.it
Occhi aperti al nuovo ed aggressivo fenomeno del “trading on line” proposto attraverso la solita chiamata ingannevole.

➡️#svuotacarrello : prestare attenzione a quel che si compra significa non badare solo alle quantità ma anche al contenuto. Lo so è difficile, ma leggere le etichette ci insegna molto più di quello che pensiamo di sapere.
Per la spesa alimentare io mi orienterei al rapporto con un venditore di fiducia. Ma mettere subito in chiaro che se tradisci la mia fiducia, ti lascio e lo dico a quante più persone possibile.

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Consumatori

Da oggi stop fatture 28 giorni, tutto quello che c’è da sapere. Ecco l’elenco degli operatori virtuali

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#fatturazionea28giorni oggi (4 aprile 2018) è lo #stopday
Da oggi insomma non sarà più possibile offrire servizi e contratti con fatturazione diversa dalla cadenza mensile.

🎉🎉🎉🎉🎉🎂🎂🎂🎂🎂
Per celebrare l’evento, abbiamo fatto un live, lì dove tutto è partito, da Cuore e Denari – Radio 24 con Debora Rosciani e Mauro Meazza

Buona fatturazione a tutti.
Luigi Gabriele Codici Associazione Consumatori

 

 

  • Perché è importante in questa vicenda la data del 4 aprile? Ricostruiamo i passaggi che hanno portato a creare questo spartiacque

 

Con il decreto fiscale di fine anno (Dl 148/2017), poi convertito dalla legge 172/2017, il Governo ha deciso di intervenire d’urgenza sulla questione delle bollette a 28 giorni, stabilendo il definitivo ripristino della fatturazione su base mensile (o di multipli di mese) per tutti i servizi di telefonia (sia fissa che mobile), reti televisive e comunicazioni. La norma ha imposto a tutti gli operatori di telefonia e pay tv di adeguarsi entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore (avvenuta il 6 dicembre). A partire da questa data, cioè il 4 aprile 2018, gli operatori inadempienti dovranno pagare a ciascun utente un indennizzo forfettario di 50 euro, maggiorato di un euro per ogni giorno successivo.

 

  • Se qualcuno dovesse quindi ad oggi trovarsi ancora un contratto a 28 giorni, ha il diritto di avere questo indennizzo di 50 euro? Come richiederlo?

 

  • Nella maggior parte dei casi, immaginiamo che il vostro operatore abbia riportato in questo periodo la tariffazione su base mensile. Questo non vuol dire, però, che non abbia aumentato la tariffa, anzi, è probabile… Come mai?

 

Pur fissando sanzioni e termini rigidi, la legge 172/2017 non ha fornito alcuna indicazione circa il valore delle tariffe in sé. Questo ha consentito alle diverse compagnie di scegliere in modo discrezionale il “come” rientrare nell’ambito della fatturazione mensile. Alcuni operatori hanno deciso di mantenere invariato il prezzo delle offerte commerciali, abbassando però il tenore dei servizi proposti (minuti, sms, gigabyte di connessione internet, eccetera); altri hanno invece mantenuto inalterati i servizi, aumentando i costi in misura più o meno corrispondente all’importo della tredicesima mensilità venuta meno dopo lo stop legislativo (+8,6%); altri ancora, infine, hanno preferito riformulare totalmente le offerte, proponendo un diverso rapporto tra costi e servizi.

 

Nella riunione del 7 febbraio 2018, l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti delle società TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e dell’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel per accertare se tali imprese, anche tramite la suddetta associazione abbiano, in violazione dell’art. 101 del TFUE, coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi.

Secondo l’ipotesi istruttoria, il coordinamento suddetto è sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo introdotto dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)  per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese. Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno, infatti, comunicato quasi contestualmente ai propri clienti che, in ottemperanza al suddetto obbligo , la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13.

Il supposto coordinamento tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso. Per raggiungere tale finalità, i quattro operatori avrebbero concertato la variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti in ottemperanza agli obblighi normativi.

Il provvedimento di avvio dell’istruttoria non esclude la possibilità che l’intesa tra gli operatori telefonici abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane dei rinnovi e all’incremento del prezzo unitario delle prestazioni offerte che ne è conseguito.

Nella giornata del 15 febbraio, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate e presso l’associazione di categoria, con l’ausilio del Nucleo speciale Antitrust  della Guardia di Finanza. 
Il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019.

 

istruttoria avviata lo scorso febbraio per accertare la sussistenza di un’intesa tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre che, tramite l’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel, avrebbero coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati della telefonia fissa e mobile, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi introdotti dall’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. n. 148/2017 (convertito dalla L. n. 172/2017)”. Questo appunto prevede per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi (sia essi di rete fissa che mobile) su base mensile o di multipli del mese.

 

 

  • Si ha diritto quindi a rimborsi? E come?

 

Come chiarito da AGCOM, una volta completato il ritorno alle tariffe mensili, agli utenti andrebbero riconosciuti dei rimborsi per le somme già pagate dopo l’illegittima introduzione delle tariffe a 28 giorni. Rimborsi da calcolarsi caso per caso, il cui valore medio potrebbe aggirarsi intorno ai 20 euro “una tantum” per il periodo che va da giugno 2017 (scadenza del primo “ordine” di adeguamento dell’Agcom) ad aprile 2018 (quando scadrà il nuovo termine fissato dalla legge 172/17).

 

AGCOM a un certo punto ha proposto che il rimborso potesse avvenire con uno “sconto in giorni erosi” – di fatto offrendo alcuni giorni gratuiti nella prima bolletta utile

 

A fine marzo però Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva fatta dagli operatori telefonici in merito alla decisione dell’Agcom che prevedeva, nella vicenda delle bollette a 28 giorni, uno “sconto” da calcolare sulla base dei giorni erosi dalla fatturazione fatta ogni quattro settimane. Con quattro diversi provvedimenti, scrive la Reuters, il Tar del Lazio ha sospeso fino alla discussione sul merito l’efficacia del rimborso deciso dall’Agcom a favore dei clienti di Tim, Wind Vodafone e Fastweb. Il merito sarà discusso l’11 aprile.

 

 

  • Nel frattempo ANTITRUST ha deciso una “Sospensione cautelare” dei rialzi decisi dalle aziende di telecomunicazioni dopo il passaggio dalla bolletta a 28 giorni alla fatturazione mensile.

Questo vuol dire che le bollette mensili che dovremmo vederci applicate dalla giornata di oggi non dovrebbero contenere aumenti. È così?

 

 

  • Di fatto quindi ora si attendono due elementi: i risultati dell’indagine di Antitrust (per accertare la sussistenza di un’intesa nel fissare nuovi rialzi, attualmente sospesi) e la pronuncia del Tar del Lazio (relativa alla modalità di conferimento dei rimborsi) dell’11 aprile

 

  • Nel frattempo a cosa deve fare attenzione il consumatore?

 

  • La fatturazione a 28 giorni potrà nuovamente essere proposta? Magari in altre modalità, in nuove offerte che vengono promosse e al quale un consumatore potrebbe aderire?

 

  • Ricordiamo quali sono i diritti del consumatore. Quando possiamo recedere da un contratto nel momento in cui un operatore ne cambia le condizioni?

 

Qualunque sia la scelta fatta dal proprio operatore, in caso di variazioni unilaterali degli importi o delle condizioni contrattuali già attive, l’utente – entro 30 giorni dalla comunicazione – ha diritto di recedere dal contratto. E passare eventualmente a un’altra compagnia, senza penali, costi di disattivazione o restituzione degli importi relativi alle promozioni già godute (articolo 70, comma 4, del Dlgs 259/2003). Per il recesso occorre seguire le forme indicate nel contratto stesso (raccomandata A/R, Pec, eccetera).

 

 

L’ELENCO COMPLETO DI CHI NON TI HA AUMENTATO LE TARIFFE

Per celebrare lo #stopday , ovvero l’entrata in vigore da oggi (4 aprile 2018), della norma che impedisce una fatturazione diversa da quella con cadenza mensile, vi posto l’elenco degli operatori virtuali che non hanno effettuato rincari e di cui io mi fiderei.

↘️Hai un’arma straordinaria, CAMBIARE OPERATORE. E cambia no!

(elenco non esaustivo)- aggiornato al 4 aprile 2018

☑️CoopVoce
Data di lancio: 04 Giugno 2007
Rete di appoggio: TIM

☑️Carrefour UNO Mobile / 1Mobile
Data di lancio: 07 Giugno 2007
Rete di appoggio: Vodafone

PosteMobile
Data di lancio: 26 novembre 2007
Full MVNO su rete WIND da Luglio 2014

BT Mobile
Data di lancio: 03 dicembre 2007
Full MVNO su rete TIM da Luglio 2014

Daily Telecom Mobile
Data di lancio: Aprile 2008
Rete di appoggio: Vodafone

Tiscali Mobile
Data di lancio: 24 marzo 2009
Rete di appoggio: TIM

ERG Mobile
Data di lancio: 15 aprile 2009
Rete di appoggio: Vodafone

Lycamobile
Data di lancio: 15 Giugno 2009
Rete di appoggio: Full MVNO su rete Vodafone da Dicembre 2013

DIGI Mobil
Data di lancio: Ottobre 2010
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM da Dicembre 2015

BT Enìa
Data di lancio: 06 dicembre 2010
Rete di appoggio: Vodafone

Green Mobile
Data di lancio: Gennaio 2011
Trasformazione da reseller a ESP: Maggio 2012
Rete di appoggio: Wind

Noitel Mobile
Data di lancio: 10 Dicembre 2012
Rete di appoggio: TIM da Luglio 2014

Ringo Mobile
Data di lancio: Giugno 2015
Rete di appoggio: TIM

SimPiù
Data di lancio: Settembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️NTMOBILE
Data di lancio: Novembre 2016
Rete di appoggio: TIM

☑️Kena Mobile(low cost di TIM)
Data di lancio: 29 Marzo 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Rabona Mobile
Data di lancio: 8 maggio 2017
Rete di appoggio: TIM

☑️Optima Mobile
Data di lancio: 10 luglio 2017
Rete di appoggio: Vodafone

☑️Taza Mobile
Data di lancio: 1 marzo 2018
Rete di appoggio: ATR MVNO su rete Vodafone

Welcome Italia
Data di lancio: 5 marzo 2018
Rete di appoggio: Full MVNO su rete TIM

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