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Disdire il contratto telefonico e passare ad altro operatore

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Fonte: consumatori.it

Il mercato della telefonia fissa è un settore particolarmente competitivo e gli operatori fanno a gara ad offrire la promozione più vantaggiosa così da accrescere il proprio bacino di utenti, soprattutto adesso che la fibra raggiunge molte zone. A volte quindi, può succedere di aver appena firmato il nuovo contratto telefonico dell’offerta desiderata che subito si individua un altro abbonamento più conveniente.

Potrebbe inoltre succedere che, dopo aver attivato la promozione, quest’ultima non rispecchi più nel lungo periodo le esigenze del consumatore. Vediamo quindi di seguito che cosa fare e come è possibile disdire il contratto del telefono fisso.

I disservizi telefonici più diffusi

Numerosi sono i motivi che possono indurre il consumatore a procedere alla disdetta del proprio contratto telefonico. Oltre alle ragioni di convenienza e risparmio economico sopra citate, le più comuni riguardano l’inadempienza dell’operatore telefonico.

Potrebbe infatti capitare di avere una linea telefonica malfunzionante o una connessione internet lenta. Inoltre accade spesso che l’utente si accorga di essere dotato di una connessione internet non conforme rispetto alla banda minima garantita dalla compagnia telefonica. Conoscere la velocità minima della banda larga è infatti fondamentale per valutare se le prestazioni promesse dall’operatore equivalgono nella pratica a quelle reali.

Nello specifico la qualità del servizio di cui si sta usufruendo può essere misurata grazie al cosiddetto Speed Test dell’AGCOM, ovvero di quello strumento messo a disposizione dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che permette, qualora la velocità della banda minima sia inferiore a quella indicata nel contratto telefonico, di contestare all’operatore la problematica e procedere alla disdetta della linea fissasenza costi aggiuntivi.

Le procedure

In primo luogo, richiedere la disattivazione del contratto telefonico è un’operazione piuttosto semplice, a patto però che vengano rispettate le scadenze e i tempi di preavviso legati all’invio della richiesta di disdetta e stabiliti da ciascuna compagnia telefonica.

Una volta controllate le scadenze specifiche previste dal proprio operatore telefonico, il passo successivo è poi quello di inviare una lettera raccomandata A/R con avviso di ricevimento unitamente a copia del documento di identità dell’intestatario  del contratto e tutti i riferimenti del contratto (nome, cognome, codice fiscale/partita iva, codice cliente,etc). E’ consigliabile utilizzare il modulo di disdetta messo a disposizione delle compagnie telefoniche direttamente sul sito ufficiale.

Inoltre, affinché la disdetta vada a buon fine, è necessario restituire tutti i dispositivi in comodato d’uso necessari alla fruizione del servizio in abbonamento: modem, router, telefono (se a noleggio) e modem voce wi-fi. In questo caso si devono pagare le spese di spedizione alla casa madre degli apparecchi e, in caso di mancata restituzione dei dispositivi, di una penale.

Costi di la disattivazione telefonica

A proposito di penali, qualora si voglia disdire il contratto del telefono fisso, è importante sapere che ciascuna compagnia telefonica prevede dei costi di disattivazione variabili, in media da un minimo di zero euro a un massimo di 100 euro, a seconda che si voglia procedere alla cessazione completadel servizio, migrare a un altro operatorerientrare in Telecom, effettuare la disdetta a scadenza contratto (dipende anche dalla tecnologia del servizio).

Generalmente è bene sapere che i costi di disattivazione non sono dovuti solo nei seguenti casi:

  • Recesso entro 14 giorni
  • Disdetta per giusta causa (o inadempienza dell’operatore)
  • Disdetta per variazioni contrattuali

Per assistenza puoi contattare il nostro sportello dedicato alla telefonia.

Autore: Maria Roberta De Robertis
Data: 25 settembre 2018

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Dove si buttano i rifiuti elettronici?

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Un cellulare che non funziona più, il ferro da stiro che vogliamo sostituire, un vecchio videoregistratore o il tostapane dimenticato in cantina: quanti rifiuti elettronici hai in casa e non sai come disfartene? Da oggi potrai consultare la guida “Dove li butto? realizzata dall’Unione Nazionale Consumatori con la collaborazione di Ecodom, leader italiano nella gestione dei RAEESCARICA LA GUIDA

La quantità di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) che ogni cittadino italiano “produce” (cioè butta via) ogni anno è impressionante: quasi 13 kg a testa, che in totale fanno circa 800.000 tonnellate all’anno! Il problema è che non tutti sanno cosa sono i RAEE, né conoscono le procedure da seguire per smaltirli correttamente.

Eppure esiste una specifica normativa che regola lo smaltimento di questi rifiuti: non solo i rivenditori di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono obbligati a effettuare il ritiro gratuito dei RAEE quando il consumatore acquista un’apparecchiatura equivalente (il cosiddetto ritiro “Uno contro Uno”), ma esiste anche un altro decreto che stabilisce che i rivenditori con un negozio grande più di 400 mq debbano effettuare il ritiro gratuito dei RAEE di piccolissime dimensioni (cioè con la dimensione massima inferiore a 25 cm) anche quando il consumatore non compra nulla (ritiro “Uno contro Zero”).

Insomma, i rifiuti elettronici, se gestiti correttamente, possono essere una risorsa preziosa per tutelare l’ambiente in cui viviamo e dunque la nostra salute, non sprechiamo questa grande opportunità!

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Pacchetti turistici: se il viaggio salta per malattia, il tour operator è obbligato al rimborso totale

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Rinunciare alle vacanze a causa di imprevisti è un’eventualità in cui tutti i viaggiatori possono incorrere; ciò di cui non tutti sono consapevoli tuttavia, è che se l’imprevisto è costituito da una causa di forza maggiore, quale ad esempio una sopravvenuta malattia, si può essere legittimati ad ottenere un rimborso totale di quanto corrisposto. A stabilirlo è la Corte di Cassazione nella recentissima sentenza n. 18047/2018, la cui pronuncia è scaturita dal ricorso proposto da un tour operator contro la decisione emessa dal Tribunale di Bologna a favore di due viaggiatori che, dopo aver acquistato un pacchetto turistico “all inclusive” ed essere stati costretti a rinunciarvi a causa della grave ed improvvisa patologia che aveva colpito uno dei due, hanno richiesto un totale rimborso del prezzo pagato.

Alle disposizioni espressamente a tutela del consumatore/viaggiatore, fra le quali si annoverano il Codice del Turismo, recentemente modificato dal Decreto legislativo n.62/2018 cha ha dato attuazione della nuova direttiva sui pacchetti turisti e servizi turistici collegati, si aggiunge proprio la citata sentenza, che trae origine dall’applicazione di una norma del codice civile, l’art. 1463, relativo ai contratti a prestazioni corrispettive e all’impossibilità della loro esecuzione, il quale dispone che “ … la parte liberata per la sopravvenuta  impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta… “.

I giudici della Cassazione hanno chiarito l’importanza della causa in concreto del contratto, che, configurandosi quale scopo pratico del contratto stesso, è costituita dagli interessi che le parti intendono realizzare. Il contratto tra tour operator e consumatore/viaggiatore presenta come causa la fruizione di un viaggio con finalità turistica; se la causa del contratto diviene inattuabile per una causa di forza maggiore, non prevedibile e non ascrivibile alla condotta dei contraenti, l’art. 1463 risulta applicabile (e la risoluzione del contratto può essere chiesta da entrambi i contraenti), svolgendo una funzione di protezione per la parte impossibilitata a fruire della prestazione pattuita.

La Corte ha infine sancito l’irrilevanza della mancata stipulazione di una polizza assicurativa al momento della conclusione del contratto, configurandosi l’acquisto della polizza come una mera facoltà sia per il cliente che per l’operatore e non incidendo affatto sulla valutazione dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione.

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Contraffazione, la lotta parte dalle scuole con ADICONSUM

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17, 18 e 22 ottobre al via nelle scuole i laboratori creativi del progetto europeo “PEERS SAY NO”
rivolto ai giovani per scoprire l’importanza della proprietà intellettuale,i danni della contraffazione e il valore della legalità
15 ottobre 2018 – Al via i laboratori creativi dei Peer educators che Adiconsum ha ingaggiato per la campagna sulla Proprietà Intellettuale del progetto ”Peers Say NO”, realizzato in collaborazione con  l’Istituto comprensivo Via Micheli di RomaConsumedia eSkuola.net, con il finanziamento dell’EUIPO, Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà intellettuale.

Il 17,18 e 22 ottobre si terranno gli incontri con i ragazzi di 10 classi tra scuola primaria e secondaria di primo grado, per spiegare il valore della proprietà intellettuale e i tanti, buoni motivi per promuoverla e proteggerla.

Saranno presentati due video educativi e proposti giochi didattici su pirateria e contraffazione, italian sounding e copyright, anche con un occhio ai social media e ai consumi specifici dei ragazzi in ambito musicale, sportivo, cinematografico, dei giochi e di intrattenimento in generale.

Subito dopo, partiranno le 10 squadre di peer educators nella realizzazione dei loro lavori creativi per diffondere il  messaggio ad altri ragazzi ed altre scuole: realizzeranno interviste, performance di vario tipo, video e lavori grafici, slogan, canzoni ed altro: saranno tutti pubblicati e presentati il 12 dicembre all’evento finale che si terrà a Roma.

Tutte le informazioni sul progetto nel sito www.ioscelgoautentico.net

 
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