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Distacchi elettrici, gli indennizzi salgono fino a 1000€

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Elettricità: maggiori responsabilità sugli operatori per evitare lunghe interruzioni e accelerare il ripristino del servizio anche durante i casi di emergenza

maggiori indennizzi per i clienti e nuove linee guida per potenziare la resilienza delle reti elettriche

Milano, 13 marzo 2017

Aumentare la responsabilità degli operatori per rendere le reti elettriche più robuste e resilienti[1] e per ridurre i tempi di ripristino del servizio in caso di interruzioni prolungate, anche in caso di eventi meteo eccezionali. Sono gli obiettivi delle nuove regole approvate dall’Autorità in tema di qualità del servizio elettrico. In particolare per incentivare i distributori e Terna a riattivare più velocemente le forniture, anche attraverso il ricorso a soluzioni provvisorie di rialimentazione (come ad esempio l’utilizzo di gruppi elettrogeni), e per assicurare una maggiore protezione dei clienti, viene ampliata la possibilità di ricevere indennizzi automatici, che oltre le 72 ore di sospensione  saranno interamente a carico degli operatori di rete. Il Fondo eventi eccezionali[2] invece continuerà a coprire solo la parte di indennizzo riferito alle prime 72 ore di interruzione per cause di forza maggiore. Gli indennizzi automatici per le famiglie potranno  arrivare  fino a circa mille euro[3] nel caso di interruzioni particolarmente prolungate (fino a 240 ore), in quanto, a partire dal prossimo inverno, sarà eliminato l’attuale tetto di 300 euro (valori ancor più elevati saranno previsti per le piccole e medie imprese). Dal momento che gli oneri addizionali saranno a carico degli operatori di rete, ne risulta un deciso incentivo ad accelerare il più possibile il ripristino del servizio. Le novità, approvate dall’Autorità con la deliberazione 127/2017/R/eel, saranno valide dal 1° ottobre 2017.

Nel dettaglio, la regolazione attuale prevede che in caso di interruzioni di lunga durata non programmate il cliente ha diritto a un indennizzo automatico da parte del distributore e/o di Terna, crescente con l’aumentare della durata del disservizio, fino a massimo 300 euro per i clienti domestici. Se l’interruzione è causata da eventi di forza maggiore, come le calamità naturali, gli indennizzi vengono pagati attraverso il Fondo eventi eccezionali, finanziato dai clienti e dagli operatori. Dal 1° ottobre 2017, invece, viene superato il precedente limite di 300 euro e, in caso di interruzioni causate da forza maggiore, dopo le 72 ore di sospensione e fino ad un massimo di 240 ore (10 giorni), l’indennizzo sarà pagato direttamente dall’impresa distributrice o da Terna. La diretta responsabilità degli operatori nel pagamento degli indennizzi oltre le 72 ore – tempo entro il quale si ritiene che il servizio possa essere ripristinato anche in presenza di eventi di forza maggiore – viene meno solo nei casi, circoscritti e documentati, di sospensione e posticipazione delle operazioni di riattivazione per motivi di sicurezza degli addetti alle riparazioni (vengono quindi esclusi i semplici casi di mera inagibilità delle strade o di caduta di alberi, a cui il distributore può far fronte reperendo mezzi speciali per rimuovere il problema).   La decisione dell’Autorità segue di pochi giorni l’emanazione delle “Linee guida per la presentazione dei Piani di lavoro per l’incremento della resilienza del sistema elettrico”, sulla base delle quali Terna e i distributori con oltre 50.000 utenti, entro il prossimo 31 marzo, dovranno presentare piani di intervento per il miglioramento della resilienza del sistema elettrico. Le linee guida sono state sviluppate nell’ambito  del “Tavolo di lavoro tecnico della resilienza”[4] costituito circa un anno fa dall’Autorità che, con una delibera di fine 2015, aveva introdotto nella regolazione il concetto stesso di resilienza delle reti elettriche (cioè la loro capacità di resistere a sollecitazioni superiori ai limiti di tenuta dei sistemi e di riportarsi nello stato di funzionamento anche con interventi provvisori).   La deliberazione 127/2017/R/eel e la determina Dieu 2/2017 con le Linee guida sono disponibili sul sito www.autorita.energia.it.


[1] Per resilienza di un sistema si intende non solo la capacità di resistere a sollecitazioni che hanno superato i limiti di tenuta del sistema stesso, ma anche di riportarsi nello stato di funzionamento seppure con interventi provvisori. Ad esempio, per un sistema elettrico esposto a precipitazioni nevose con formazione di manicotti di ghiaccio lungo le linee aeree, la capacità di resistenza è data dai limiti di progetto delle linee aeree in relazione ai carichi derivanti dal ghiaccio e dal vento, e gli interventi provvisori di ripristino possono essere, ad esempio, la fornitura di gruppi elettrogeni nella zone in cui sia “caduta” la rete per sollecitazioni che abbiano superato i limiti di progetto.
[2] Il Fondo alimentato da un contributo in bolletta dei clienti domestici e non domestici, in media e bassa tensione, e dalle imprese attraverso apposite penalità.
[3] valore che per la famiglia tipo corrisponde a circa 2 anni di gratuità dell’intera spesa elettrica media o a più di dieci anni della spesa per il solo servizio di distribuzione
[4] Il tavolo è stato istituito con la determinazione Diuc 6/2016 con la finalità di sviluppare il tema della resilienza delle reti elettriche e di approfondire la regolazione incentivante per la riduzione dei minuti persi per forza maggiore. Il primo anno ci si è concentrati sulla definizione di una metodologia per l’identificazione dei rischi e la valutazione delle priorità di investimento, anche in relazione alla prevenzione delle rotture da manicotti di ghiaccio e neve, prevedendo anche Linee guida funzionali alla predisposizione dei Piani di lavoro degli operatori finalizzati ad incrementare la resilienza delle reti elettriche di trasmissione e distribuzione.

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Consumatori

Social: opportunità o minaccia? La sconvolgente verità. Ecco cosa fanno con noi.

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I social ci conoscono meglio di come ci conosciamo noi stessi. Fate attenzione e scelte consapevoli.

di Luigi Gabriele “Adiconsum” e Andrea Mazziotti “Visionari”

Partiamo da un’assunto inconfutabile: non esiste azienda che vende i suoi servizi gratis.

Non reggerebbe commercialmente e non starebbe in piedi, insomma non avrebbe un Business model e quindi come potrebbe erogare servizi?


Allora vi chiederete: perché i social network sono gratis?

Su tutti i social, noi non siamo gli utenti, ma siamo il prodotto.

Vi spieghiamo perché e come funzionano i loro modelli di business.

  1. noi utilizziamo i servizi che i social ci forniscono (Es. FB, Twitter, Linkedin, Instagram, etc. etc.), e loro in cambio prelevano i nostri dati(ma tutto questo non è gratis).

2. Attraverso i dati che inseriamo, i social possono profilarci e vendere informazioni alle aziende commerciali che sono i veri utenti dei social network;

3. Le aziende pagano per avere informazioni su di noi, per targhettizzarci  e vederci prodotti o servizi.

QUESTO è il business model di tutti i social network. Ma quali sono i dati che vengono esaminati?

Ogni volta che entriamo e utilizziamo un social-network, ma anche qualsiasi altra azione compiamo, lui la registra.  A registrare in realtà è un’intelligenza artificiale che ascolta, vede e poi elabora, analizza i dati per profilarci sempre con maggiore accuratezza. Ogni vota che utilizzeremo un social, lui ci conoscerà sempre sempre meglio.

Like, commenti, post o la semplice scrollatura sulla home, vengono registrati ed analizzati.

Vengono analizzate le nostre foto e viene misurato quanto tempo stiamo su di un post.

Persino i metadata come l’ora, il luogo, il tipo di telefono e tutte le altre informazioni sensibili vengono accuratamente analizzate e immagazzinate.

Dall’analisi dell’algoritmo alla base di un social in particolare, si evince che lui sa:

chi sono gli utenti violenti, i depressi, i leader, gli influencer etc… etc…

Che gusti abbiamo in cucina, che orientamento politico, religioso e sessuale.

Sa se siamo sposati, single o perversi; dove viviamo, che strada facciamo per andare a lavoro o a trovare gli amici più frequenti.

Attraverso queste informazioni che noi gli forniamo gratis, le aziende di commercio o servizi, che ripetiamo sono gli utenti veri di FB o degli altri social, possono targettizzare minuziosamente le nostre esigenze e le nostre attitudini di consumo, per proporci beni e servizi che sembrano proprio fatti apposta per noi.


Quindi prima eravamo abituati a decidere se ignorare o meno la pubblicità davanti la TV, oggi non siamo noi a guardare la pubblicità, ma lei che si adatta a noi, ed il paradosso è che ogni volta che la ignoriamo, lei perfeziona il modo di raggiungerci.


Ma perché noi passiamo tempo a inserire dati sulla piattaforma e perché abbiamo questa compulsività nello stare sui social network?


Ecco il motivo.

Perché loro si sono accorti che la nostra attenzione è attirata molto più dalle notizie di natura negativa che positiva e sanno quali sono le cose che ci interessano veramente. Ed è per questo che sulla nostra home di Fb appaiono sempre cose per noi accattivanti?

Un titolo negativo, ha la possibilità di attrarre del 60% in più l’attenzione rispetto ad un titolo positivo.

Ma soprattutto sono le cose che ci interessano, che ci vengono mostrate. Non abbiamo più il libero arbitrio ma siamo eterodiretti.

Ad esempio se abbiamo un odio razziale, sulla nostra home appariranno questo genere di discussioni o articoli.

Quindi il pensiero o l’orientamento che abbiamo, giusto o sbagliato che sia, in questo modo viene rinforzato perché per loro è fondamentale che noi restiamo sulla piattaforma.

E’ quello che è successo in Italia con la creazione di fenomeni sociali, quali le fake news, l’andamento di alcune elezioni o la crescita esponenziale di alcuni partiti, il fenomeno della banale considerazione che ormai leggendo notizie o informandoci sui social pensiamo di essere più consapevoli, edotti o addirittura esperti.

Questo è quello che genera delle tribù di pensiero che non accettano contaminazioni o confronto. Cosa che è stata misurata scientificamente in Giappone, analizzando i Tweet.

I social network quindi stanno generando delle community chiuse e impermeabili al confronto.

A voi la scelta, se continuare ad alimentare tutto questo o perlomeno esserne consapevoli.

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Consumatori

Influencer e marchi, chiusa seconda moral suasion ANTITRUST

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato continua a prestare grande attenzione al fenomeno, sempre più diffuso, dell’influencer marketing sui social media e nel corso del 2018 ha portato a termine con successo una seconda azione di contrasto a forme di pubblicità occulta sui social media, realizzata da personaggi pubblici con un numero di follower non elevato, dopo quella del 2017 che aveva ottenuto il risultato di sensibilizzare i principali operatori del mercato al rispetto delle prescrizioni del Codice del Consumo. 

Ad agosto 2018, con la collaborazione del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, l’Autorità ha inviato lettere di moral suasion agli influencer e ai titolari dei marchi utilizzati dagli stessi. In tali comunicazioni, è stato ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile in quanto tale ed è stato, quindi, evidenziato che il divieto di pubblicità occulta ha portata generale e deve, dunque, essere applicato anche alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere al pubblico dei follower di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand

L’intervento di moral suasion ha avuto un esito in larga parte soddisfacente in quanto gli influencer hanno recepito le indicazioni dell’Autorità, facendo un uso più intenso di avvertenze circa la presenza di contenuti pubblicitari nei post pubblicati sul proprio profilo Instagram, quali #ADV o #advertising#pubblicità oppure, nel caso di fornitura del bene da parte del brand ancorché a titolo gratuito,#prodottofornitoda

In altri casi, gli influencer hanno scelto di rimuovere gli elementi grafici idonei ad esprimere un effetto pubblicitario, quali le etichette (tag) apposte su un’immagine che rinviano al profilo Instagram del brand. Infine, le società titolari dei marchi hanno dato evidenza di aver introdotto, anche contrattualmente, procedure volte ad indurre gli influencer a rendere maggiormente trasparenti, sui loro profili personali, il legame commerciale con il marchio. 

Pur a fronte di tali risultati positivi, tuttavia, al contempo l’Autorità antitrust ha avviato, su segnalazione di Unione Nazionale di Consumatori, un procedimento istruttorio nei confronti delle società Alitalia Società Aerea Italiana s.p.a. in A.S. e AEFFE s.p.a., quest’ultima riconducibile alla stilista Alberta Ferretti e già destinataria del primo intervento di moral suasion del 2017, nonché di alcuni influencer, avente ad oggetto la possibile diffusione, mediante social media, di pubblicità non riconoscibile in quanto tale. Nella comunicazione di avvio del procedimento istruttorio, in particolare, viene contestata la diffusione sul profilo Instagram di diversi influencer di post nei quali appare inquadrato il logo Alitalia impresso sui capi di abbigliamento a marchio Alberta Ferretti indossati dagli stessi influencer. A seguito dell’avvio, sono stati effettuati accertamenti ispettivi presso le sedi delle due società con la collaborazione del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza. 

In ragione dell’ampiezza e del proliferare dei contenuti sui social network, l’Autorità continuerà a monitorare il fenomeno adottando le misure valutate di volta in volta più opportune per contrastarlo. 

Roma, 11 dicembre 2018

www.agcm.it

———————————————— 

Ufficio Stampa
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
P.zza G. Verdi, 6/A
00198 Roma – tel. 06 85821.842
ufficio.stampa@agcm.it

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Consumatori

EcoTassa Auto, Adiconsum incontra Di Maio: non siamo d’accordo

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MANOVRA/Bonus-Malus
Ieri alle 17.00, Adiconsum ha incontrato il ministro, Luigi Di Maio:
NO a proposta del Governo bonus-malus, così come formulata
Proponiamo una transizione progressiva verso la mobilità a zero emissioni

12 dicembre 2018 – Adiconsum ritiene irrinunciabile il diritto alla mobilità, da esercitarsi senza alcuna forma di aggravio dei costi per i consumatori che non tenga conto delle condizioni reddituali, sostenendo l’incremento della mobilità sostenibile con mezzi pubblici, in condivisione o noleggio.

Questo l’incipit del documento presentato nell’incontro con il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

Per garantire tale diritto, Adiconsum ritiene necessaria una TRANSIZIONE PROGRESSIVA alla mobilità a zero emissioni, la quale non si evince dalla proposta formulata dal Governo, basata su un aumento del malus per le auto più inquinanti.

Ad avviso di Adiconsum, il meccanismo ipotizzato dal Governo per una mobilità sostenibile non è risolutivo, come dimostrato dai dati rilevati in Francia, l’unico Paese dove è stato messo in atto, in cui non solo non ha prodotto i risultati auspicati, ma, anzi, ha incentivato ulteriormente la diffusione delle vetture termiche a combustione. Adiconsum ritiene che la convergenza tra mobilità privata e pubblica possa garantire risultati efficaci.

Adiconsum, consapevole della gravità delle condizioni ambientali, dei cambiamenti climatici e della necessità di avere politiche strutturali in materia di mobilità collettiva ed individuale, propone un APPROCCIO TRANSITORIO, attraverso l’introduzione di misure di accompagnamento, di supporto, stimolo e comportamentale dei consumatori e delle industrie del settore, verso la mobilità a zero emissioni. 

Adiconsum protegge il diritto alla mobilità e alla libertà di scelta del consumatore senza penalizzazioni di alcun tipo, nemmeno parziali, e comunque, programmate non prima dell’anno 2020 e propone, a tal scopo, un approccio transitorio per l’adozione di qualsiasi misura incentivante.

NO, quindi, a nuove tasse per l’acquisto di auto, SÌ al cambio del parco macchine inquinante.

Guarda il video delle dichiarazioni di Di Maio E Adiconsum

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