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Consumatori

Don Spaghetto – Come si certifica la pasta e da dove viene?

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Fonte: ukizero.com di Daniele De Sanctis

“Questa RUBRICA parla di quel “consumo” incivile fatto da una società mercificata, la nostra; la stessa che qui prova a resistere con gesti locali e altre forme di autodeterminazione culturale (ispirati non di rado dal ‘mangiar e bere bene’)… mentre quel carrello della spesa si è smarrito in un momento di disattenzione del suo aguzzino

 

La pasta o “itrya” è uno dei grandi piaceri della tavola italica.
Dalle antiche Lagane di Apicio, Catullo e Ovidio sino alle recenti intolleranze al glutine e le relative paste gluten free, in Italia abbiamo sviluppato un metodo di sopravvivenza con l’apporto di proteine e di carboidrati partendo dall’acqua e dal grano duro.
La pasta secca (escluso cioè la pasta all’uovo) si produce in Italia, per legge, esclusivamente con farina di grano duro. Che è una parte esigua delle oltre mille varietà di grano disponibili.

La produzione di cereali a livello mondiale nel 2016 dovrebbe essere stata di 2.569 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,5% rispetto all’anno precedente (fonte FAO report Feb17). Nello specifico la produzione mondiale di grano sarà di 742,4 milioni di tonnellate, grazie agli incrementi produttivi in India, Stati Uniti e Federazione Russa – che con tutta probabilità supererà l’Unione Europea diventando il più grande esportatore mondiale di grano. Per quanto riguarda solo il grano duro ho preso i dati qua.
Le produzioni mondiali di grano duro stimate per le annate 2015/16 sono: su un totale Mondiale di 36,1 (su 742 meno del 5%) mil. di tonnellate. Metto i Paesi in ordine di produzione: Canada 4,8; Italia 3,9; Algeria 2,5; Turchia 2,4; Messico 2,3; Marocco 2,3; USA (Arizona) 2,1; Kazakhstan 2,1; Francia 1,8; Siria 1,4; India 1,2; Spagna 0,9; Grecia 0,7; Libia 0,1; Tunisia 1,3; Australia 0,5; Argentina 0,3.

Ora, è vero che abbiamo tanti emigrati, ma il Canada e il Kazakistan non è che siano proprio dei grandi produttori di spaghetti. E da noi con la nostra produzione non copriamo neanche il 60% del fabbisogno interno, cioè noi lo copriremmo quasi.. ma grazie al 30% del prodotto dedicato all’esportazione, dove siamo davvero forti, per poter far fronte alla richiesta interna siamo costretti a importarne oltre 2 milioni di tonnellate.

Come si certifica la qualità?
Per il grano duro la qualità in senso stretto è data dall’apporto di proteine per quintale e dall’integrità del prodotto… nella mancanza di alcuni micotici, muffe, e residui chimici come il glisofato.

 

Piccolo inciso leggero: alcuni anni fa ho sviluppato una formula matematica sulle volte che mi sono fatto lo spaghetto cacio e pepe o la carbonara. Come tutti noi ho mangiato continenti di grano, interi silos digeriti e insaporiti con centinaia di varianti. Se voleste calcolare quante volte avete mangiato gli spaghetti alla carbonara allora provate a sviluppare questa formula:
– formati di pasta = n (da 0 a 100)
– tipi di sughi da voi conosciuti = x
– media dei pasti a base pastasciutta settimanali = y (0-14)
– anni della vostra vita (anno in corso – anno di nascita) = Age
– Carbonara = Age * 52 * y / n * x
E se proprio siete dei sofisticati e ritenete questa formula insufficiente, allora potete applicare la media ponderata laddove sino a 10 anni vi è stato imposto solo sugo di pomodoro e una volta a settimana le polpette o il castrato. Se ricordate pure che la pasta con la mollica o la salama da sugo, ovvero l’nduja, vi è stata imposta nelle occasioni particolari si sviluppa questa formula alternativa:
> Carbonara! = (Age – 10 * (52 * Y)) ² / (n * y – 1) ²     ..potete ovviamente eliminare i decimali.

 

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Consumatori

Paghereste un caffè l’80% in più della media? La polemica su Starbucks a Milano

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Starbucks, il colosso del caffè americano sbarca in Italia con il primo mega store a Milano: per il nostro Paese si tratta di una piccola rivoluzione culturale che da una parte, sicuramente, amplia la concorrenza tra bar e caffeterie, dall’altra suscita qualche perplessità sui costi, davvero molto alti. Pagare un caffè espresso 1,80 è davvero esagerato, senza contare i 3,50 euro del caffè americano, per poi salire di prezzo per caffè più sofisticati: è l’80% in più rispetto alla media milanese!

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili dell’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico, infatti, che utilizza i prezzi ufficiali rilevati dagli Uffici comunali di statistica nell’ambito della rilevazione mensile dell’Istat, in media il caffè espresso a Milano costa 1 euro, 1,10 euro la quotazione massima. Da Starbucks, quindi, si paga l’espresso, mediamente, 80 centesimi più rispetto al resto della città, 70 centesimi di differenza considerando i bar più cari. Considerato che per molti il caffè al bar è un’abitudine giornaliera irrinunciabile, diventa quasi un lusso!

Ma quanto costa, invece, il caffè fatto in casa? In generale utilizzando 7 grammi di miscela,  il caffè casalingo costa mediamente 12 centesimi, quindi andare da Starbucks ci costa il 2471% in più della tazzina di caffè home made.

Non tutti sanno però che il costo del caffè di casa dipende anche dallo strumento utilizzato: una tazzina di caffè con la tradizionale moka costa infatti circa 0,12 centesimi, mentre con la macchinetta a capsule 0,41 centesimi; per sapere qual è la macchinetta per il caffè più adatta alle diverse esigenze e confrontare i prezzi del caffè fatto con moka, macchinetta automatica, a capsule o a cialde, leggi la nostra indagine Quanto ci costa un caffè espresso fatto in casa

Autore: Unione Nazionale Consumatori

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Consumatori

Cambio operatore telefonico| MDC : caos portabilità AGCOM garantisca tempi certi e indennizzi agli utenti coinvolti.

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Evidentemente non sono bastate le multe per la fatturazione 28 giorni e quelle per la minaccia di iscrizione a inesistenti banche dati morosi irrogate da Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Antitrust alle principali compagnie telefoniche per far rispettare i consumatori italiani.

Come denuncia il Movimento Difesa del Cittadino l’Annus horribilis degli utenti della telefonia continua ancora per migliaia di utenti infuriati a causa dei ritardi della migrazione del proprio numero verso Iliad ed altri nuovi operatori da parte degli incumbents.

È soprattutto il caso Vodafone a tenere banco in queste ore, con numerosi clienti di fatto irraggiungibili a causa dei gravi rallentamenti nella trasmissione del proprio numero di cellulare dalla compagnia al nuovo operatore prescelto dal consumatore.

Come sottolineato da MDC, al danno per la irreperibilità si aggiunge la beffa di dover tollerare scuse banali come l’errore nella trascrizione del proprio codice fiscale e continui rimpalli della responsabilità tra vecchio e nuovo operatore.

Per il Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino Francesco Luongo è urgente un intervento di AGCOM per garantire il sacrosanto diritto degli utenti alla Mobile Number Portability oltre ad una istruttoria sulla plateale violazione di quanto stabilito nella Delibera 147/11/CIR e connesso diritto dei clienti di ricevere il pagamento degli indennizzi previsti dall’articolo 14 pari a € 2,5 per ogni giorno lavorativo di ritardo fino ad un massimo di € 50,00 che dovrà versare l’operatore ricevente che a sua volta si rivarrà poi sul donating.

Tutta la rete del Movimento si sta attivando in queste ore per supportare i reclami dei consumatori e garantire il pagamento delle somme dovute.

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Consumatori

Carrello della spesa, perché la quantità diminuisce sempre di più?

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27 agosto 2018, Rai1 approfondimento di quellebraveragazze con Luigi Gabriele.

Il #riporzionamento, quel fenomeno che svuota le nostre tasche e il nostro #carrello 🛒
Ne abbiamo parlato oggi da #quellebraveragazze
Se volete rivedere la puntata cliccate qui.
https://www.raiplay.it/…/Quelle-brave-ragazze-1510affc-4bd0…
Buona settimana. 🤗

 

LA QUANTITÀ DI QUELLO CHE ACQUISTIAMO: CONSIGLI UTILI

Diciamo ci la verita’: quando andiamo a far la spesa nel nostro carrello piu’ che i nostri desideri ci sono le nostre necessita’ legate a far quadrare il bilancio familiare..L’occhio diventa piu’ attento alle offerte piu’ scontate e che magari prevedono una maggiore quantita’ di prodotto..ma siamo certi che le  quantita’ siano realmente quelle che crediamo? Proprio di questo parliamo oggi con il Dott. Luigi Gabriele dell’ Associazione consumatori CODICI …ben trovato!

 

 

Quando parliamo di  riproporzionamaneto dei prodotti alimentari a cosa ci riferiamo?

 

I produttori del settore agroalimentare chiamano “riporzionamento” degli alimenti quel fenomeno secondo cui vengono “riporzionate” le quantità di prodotto all’interno delle confezioni, riducendole, lasciando il prezzo invariato (o in alcuni casi addirittura aumentandolo).

In sintesi : compriamo meno quantità del prodotto che desideriamo e paradossalmente spendiamo più denaro. un esempio davvero eclatante è quello fornito dal prezzo di vendita del caffè a seguito della diffusione delle macchine a cialde e/o a capsule: se una confezione di caffè da 250 g costa bene o male attorno ai 4/5 euro, la singola capsula può arrivare a costare quasi 50 centesimi. Considerato che una capsula contiene circa 5 grammi di prodotto, per ottenere la stessa quantità di macinato delle confezioni di cui sopra dobbiamo spendere quasi 25 euro.

 

 

 

Quali sono le tipologie di alimenti  piu’ sono suscettibili   alle variazioni delle quantita’?

Dal 2012 ad oggi questo tipo di “politica” è stato portato avanti soprattutto su confetture, cioccolato, zucchero, miele e dolciumi vari. Il dato più preoccupante è che nell’85% dei casi presi in esame da Istat relativi a confezioni rimpicciolite si è riscontrato un parallelo aumento del costo relativo

          

Una nuova strategia di mercato che nasce da quali presupposti di mercato?

Secondo i produttori del settore  è per la nostra salute.  Per limitare l’apporto calorico e per ridurre gli sprechi.

Si  opera sulla logica della strategia commerciale che il sistema Marketing dei brand adottano. Tutto il sistema è pensato per fare in modo che il bisogno reale deIl consumatore sia influenzato nelle ue scelte di acquisto prima dal packaging e poi dall’indotto della pubblicità, per cui corre il rischio di acquistare senza un reale bisogno, cadendo in pieno nella trappola del marketing.

Ma attenzione perché le aziende riducono la quantità del prodotto lasciando invariato il prezzo per ottenere dei margini ancora più elevati: è un modo subdolo di ingannare il consumatore, perché il consumatore non se ne accorge palesemente come nel caso in cui si aumentino i prezzi.

Tra l’altro riduzione del prodotto alimentare e obesità in Italia sono inversamente proporzionali, a dimostrare che quindi il prodotto diminuisce, riducendosi la qualità: es. succo di arancia pari al 2% sempre meno.

 

 

Su tutto questo, esiste un organo di controllo a tutela del consumatore?

Nel caso degli alimenti il Ministero della Salute, ma il controllore migliore è sempre  il Consumatore.

Sull’etichetta di un prodotto sia solido che liquido e’ riportato un peso complessivo, che quindi puo’ trarci in inganno… esiste una regola che preveda sull’etichetta la distinzione tra peso netto e peso della tara? Ad esempio sulla  scatoletta di tonno c’e’ la scritta che riporta il peso del tonno sgocciolato e non…..

La vendita si deve effettuare sulla base della quantità netta, ma non di rado vi sono dei casi in cui il peso indicato include anche il materiale d’imballaggio. Una situazione che non si dovrebbe verificare dal momento che Il consumatore deve sapere che vi è l’obbligo di indicazione del peso netto.

Questo obbligo è previsto dalla Legge 441/81, che all’articolo 1 recita:“La vendita delle merci, il cui prezzo sia fissato per unità di peso, deve essere effettuata a peso ed al netto della tara. Si intende per tara tutto ciò che avvolge o contiene la merce da vendere o è unito ad essa e con essa viene venduto. Il successivo articolo 2, al primo comma, stabilisce che: “Nella vendita al minuto ed a peso delle merci allo stato sfuso, da chiunque effettuata, gli strumenti metrici utilizzati devono consentire la visualizzazione diretta ed immediata del peso netto della merce e devono essere collocati in modo che tale visualizzazione sia agevole per l’acquirente.”

Il materiale di incarto e di imballaggio sono un costo per le aziende, costo che comunque non può e non deve in alcun modo gravare sul consumatore.

 

Cosa puo’ fare il consumatore per tutelarsi?

Non cadere nella trappola del marketing: non fate il loro gioco, se un prodotto non vi serve non acquistatelo!

Il consumatore deve diventare più esperto ed essere consapevole che il 70% di tutti i prodotti per la casa viene fatto nella grande distribuzione  e quindi secondo logiche di mercato.

Il consumatore deve diventare più furbo e non acquistare quei prodotti che da un’attenta osservazione risultano costare lo stesso prezzo ma contenere meno prodotto, il che richiede una maggiore attenzione perché se le aziende si limitassero ad aumentare il prezzo sarebbero più facilmente identificabili.

 

 

 

 

Ma se proprio dovessimo dare 5 consigli pratici per chi ci vede da casa, ecco la tabella per aiutarci all’acquisto intelligente..leggiamo

 

 

LEGGERE SEMPRE L’ETICHETTA SUL PRODOTTO

FARE ATTENZIONE  AI PRODOTTI IN SUPER OFFERTA

VECCHIO E UN NUOVO PRODOTTO DELLO STESSO GENERE: VERIFICARE  SEMPRE SE LA QUANTITA’ E’ UGUALE

COMPRARE PRODOTTI CON SCADENZA A MEDIO TERMINE

PREFERIRE L’ACQUISTO DI PRODOTTI SFUSI A QUELLI CONFEZIONATI

 

Questo fenomeno riguarda indistintamente supermercati di fascia A e discount?

Si, è trasversale dall’analisi svolta sui diversi prodotti, sia di marca che di sottomarca.

Il consumatore puo’ essere risarcito se si accorge della inadempienza del prodotto ?

Non e’ ancora possibile avere un risarcimento su questa inadempienza della reale quantita’ del prodotto

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