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Dopo la mucca pazza arriva l’orata pazza. Nuovo allarme cibo

Dopo la mucca…attenzione all’orata pazza! Codici sconsiglia l’assunzione del pesce e lancia l’allarme sulle farine animali: nessun controllo, nessuna garanzia per i consumatori

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Ultimamente Codici ha lanciato l’allarme riguardante il possibile ritorno del morbo della mucca pazza: 7 casi sospetti in soli 4 mesi, infatti, sembrerebbero molto più di una mera coincidenza, soprattutto se consideriamo che i casi riguardano diverse regioni in tutta Italia, tra cui Lombardia, Toscana, Marche, Sardegna, Sicilia.

Perché oggi parliamo di “orata pazza”? Perché a 12 anni dal boom della mucca pazza l’Unione europea ha riammesso le farine animali. Le farine animali, cioè mangimi prodotti da scarti di macelleria, saranno di nuovo pasto per il bestiame da allevamento. Al momento sono utilizzate per acquacoltura, per i pesci d’allevamento a scopo alimentare. Eppure fu proprio l’utilizzo di farine animali infette a scatenare la pandemia della mucca pazza, poco più di 10 anni fa.

Oggi, quindi, il rischio di contrarre il morbo del pesce pazzo, anche se non rilevato scientificamente, si affaccia come un atroce dubbio nella mente dei consumatori.

Si sa, in fatto di salute, la precauzione non è mai troppa. Purtroppo però in questo caso le cose non stanno proprio così. Anche perché i controlli sono pochi, se non addirittura assenti. Si pensi solo al fatto che sui bovini i controlli specifici vengono realizzati solo se c’è il sospetto che l’animale ucciso possa essere affetto dal morbo della Bse, in caso contrario, via libera al mercato. Oltretutto, sembrerebbe anche abbastanza semplice riuscire a reperire mangimi illegali e potenzialmente pericolosi per la salute umana.

Insomma, oggi queste farine sono sul mercato, ma in assenza di controlli come si garantisce la qualità di un mangime che andrà a nutrire l’animale che il consumatore acquisterà e mangerà? In assenza di controlli, come si fa a sapere come vengono utilizzate le farine e, soprattutto, se vengono usate anche per alimentare i bovini?

Infine, nonostante non ci siano prove, chi ci dice che non si possa sollevare un caso di pesce pazzo?

“Ci sentiamo in dovere di sconsigliare l’assunzione di pesce, anche in assenza di prove scientifiche – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – perché l’assenza di controlli non dà alcuna garanzia al consumatore che acquista prodotti alimentari. Come si può garantire la sicurezza delle carni, se il controllo sull’animale viene effettuato solamente se esiste già il sospetto di malattia? Anche l’atteggiamento tenuto dal Ministero della Salute nella diffusione di notizie sul pericolo della mucca pazza ci fanno sorgere seri dubbi. Perché il registro della malattia di Creutzfeldt-Jakob e sindromi correlate, che attesta i casi di morte della variante umana del morbo della “mucca pazza”, presso l’Istituto Superiore di Sanità, riporta solo ed esclusivamente i due casi storici avvenuti in Italia nei primi anni del 2000? Dei 7 casi avvenuto negli ultimi 4 mesi nessuno ne parla? Esigiamo maggiori controlli dal Ministero, oltre che una maggiore e puntuale chiarezza sui rischi e i pericoli che i consumatori potenzialmente corrono”.

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Autostrade: rincari sui pedaggi delle A24 e A25 | Stangata del +12,89% dal 1° gennaio 2018

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CODICI si oppone all’aumento delle tariffe autostradali

L’Associazione CODICI contesta il continuo aumento dei pedaggi autostradali. In particolare, nella zona tra Roma e le aree interne del centro Italia, sulla A24 e A25, stiamo assistendo ad un ulteriore aumento che mette a duramente alla prova il diritto alla mobilità di tanti cittadini e pendolari che affrontano ogni giorno quelle tratte e devono far fronte a costi insostenibili, spesso non avendo alternative ferroviarie a disposizione.

Il Sottosegretario ai Trasporti Dell’Orco, nel recente incontro con i Sindaci di Lazio e Abruzzo, riconduce il problema al pronunciamento del Tar sulla concessione in atto con Società Strada dei Parchi spa, di proprietà dell’imprenditore Carlo Toto, concessionario sia della A24 che della A25 e assicura che farà accelerare l’aggiornamento del Piano Economico-Finanziario, a cui è legata la convenzione.

Le richieste più urgenti attualmente sono: la ridefinizione dei criteri di concessione al fine di garantire una tariffa adeguata per un’area interna svantaggiata, una gestione pubblica dei tratti, che quindi dovrebbero tornare all’Anas, il declassamento della tratta A24 da ‘montana’ a ‘non montana’ nel tratto laziale, il congelamento al 12% degli aumenti, oltre ad una riduzione tariffaria almeno per i pendolari, attraverso abbonamenti calmierati, annunciati ma mai realizzati.

Secondo il dossier realizzato da CODICI, la situazione delle Autostrade in Italia è critica proprio a causa di questo sistema di concessioni, penalizzato dalla mancanza di investimenti e di lavori per la manutenzione promessa dai Concessionari.

L’Associazione ritiene che sia necessario fare un punto sulla sicurezza delle nostre strade in Italia e  sulla gestione delle Concessioni, il controllo delle scadenze e i tempi per realizzare nuove gare d’appalto.

“Chiediamo al Ministero dei Trasporti una soluzione strutturale e programmatica che porti davvero a calmierare il prezzo delle tariffe autostradali –  afferma il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli – Al cittadino che vede aumentare la tariffa autostradale del 2,5% l’anno, in modo immediato deve essere garantito un piano di lavoro che rispetti alcuni criteri per dare senso a questo continuo aumento dei prezzi”.

Per coloro che volessero approfondire l’argomento, invitiamo i lettori a seguire il servizio video sul tema: https://www.spazioconsumatori. tv/media-gallery/1530- autostrade-in-italia-dossier- codici-pochi-investimenti.html

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“La Radio ne parla” di Radio Rai1| Cosa succede alle bollette degli italiani’ Approfondimento con Luigi Gabriele

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ALLARME BOLLETTE ENERGIA E GAS 😱 COSA STA SUCCEDENDO????😱
Ne abbiamo discusso questa mattina a La Radio Ne Parla Rai Radio 1 con Francesca Romana Ceci
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Per chi se l’è perso ecco il PODCAST
 
Da luglio sono aumentate le bollette di luce e gas, un aumento sembra dovuto al rincaro del petrolio ma per le associazioni dei consumatori non giustificato. E sempre da questo mese è attivo il nuovo portale dell’Autorità per l’energia che dovrà aiutare gli utenti nel passaggio obbligato dal servizio di maggior tutela al mercato libero previsto fra un anno esatto ma sono davvero in pochi a saperlo.
 
Sono intervenuti: Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia; Marco Vignola, responsabile settore energia Unione consumatori; Simona Benedettini, responsabile comunicazione Acquirente Unico; Gianni Girotto – Cittadino Portavoce M5S Senato, presidente Commissione Industria del Senato (M5S); Rossella Muroni, commissione ambiente Camera (LEU); Luigi Gabriele, responsabile rapporti istituzionali Codici Associazione Consumatori
 
 
 
#luigigabriele Codici Associazione Consumatori
 
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Segnalazione di CODICI all’AGCM per intesa restrittiva della concorrenza nello streaming musicale

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L’Associazione CODICI, che tutela e difende gli interessi dei Consumatori, ha effettuato una segnalazione all’AGCM per la questione relativa agli abbonamenti per lo streaming musicale in Italia.

Da un’analisi effettuata dall’Ufficio Studi dell’Associazione CODICI, confrontando le tariffe dei vari abbonamenti offerti dai maggiori operatori del mercato, che rappresentano il 90% del totale, è emerso come Youtube, Spotify, Amazon e Deezer si siano allineati sullo stesso prezzo e abbiano evidentemente “fatto cartello” nel proporre i propri abbonamenti per ascoltare musica illimitata in digitale senza pubblicità.

Music Premium Youtube offre una prova gratuita di tre mesi e poi l’abbonamento a 9,99 euro al mese. Amazon Music Unlimited propone un abbonamento di 9,99 euro al mese e 14,99 per tutta la famiglia. Deezer Premium ha gli stessi prezzi di 9,99 euro per il singolo utente e 14, 99 euro per Deezer Family. Anche Spotify distingue l’offerta “famiglia” e dunque l’accesso con account multipli, presentando la versione “Premium for Family” a 14,99 euro da Spotify Premium illimitato senza pubblicità che costa sempre 9,99 euro al mese.

Questo caso viene segnalato da CODICI in quanto potrebbe rappresentare un’intesa restrittiva della concorrenza, cioè una di quelle situazioni in cui le aziende, invece di competere tra loro, si accordano per seguire la stessa linea di comportamento sul mercato, violando la normativa sulla concorrenza. Nel caso dello streaming musicale a pagamento, appare chiaro come i vari operatori si siano accordati per proporre identici servizi allo stesso prezzo.

Quello dei servizi di streaming musicale è un settore in costante crescita: si tratta abbonamenti attivabili da pc, tablet o App sul cellulare, che permettono di accedere in qualsiasi momento e da qualunque postazione a cataloghi di playlist infinite, composti da milioni di brani. Un trend di fruizione del settore musicale del tutto nuovo che, proprio per questo, necessita di essere regolamentato. C’è anche la possibilità di accedere in modo illimitato senza alcuna spesa: nella versione gratuita naturalmente si devono accettare le pause pubblicitarie.

Nel panorama degli operatori presenti sul mercato, dall’analisi effettuata si riscontrano preoccupanti allineamenti di prezzo. Neanche l’ultimo in ordine di arrivo sul mercato, si distingue dai concorrenti: YouTube Music è stato lanciato in Italia lo scorso 18 giugno e nella versione a pagamento “YouTube Music Premium” il servizio viene proposto sempre a 9,99 euro al mese.

“Come Associazione a difesa dei Consumatori, noi di CODICI abbiamo individuato una criticità nei prezzi proposti dagli operatori dello streaming in Italia e abbiamo deciso di segnalare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, questo comportamento scorretto che, oltre a pregiudicare l’ingresso nel mercato da parte di altri concorrenti, costringe il Consumatore ad adattarsi a quella cifra proposta, senza praticamente la possibilità di optare per un’altra scelta” – dichiara il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli.

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