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Droni: ecco l’azione che ti fa prendere il volo

Altroconsumo Finanza: i droni cambieranno la nostra vita.
Per ora sono usati in operazioni militari, ma a breve potrebbero trasportare medicine in Africa o portarti la pizza a casa. Ecco come scommettere su un mercato che varrà 100 miliardi di dollari

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Amazon, il più grande magazzino di vendite via internet, userà i droni per consegnare gli oggetti ai clienti: si imposta l’indirizzo, il drone vola fino a casa tua, ti lascia il pacchetto e torna al magazzino. Ma non è la sola. Facebook ha recentemente speso 60 milioni di dollari per investire in una società che fa minuscoli droni che possono restare sospesi a 20.000 metri di altezza (ben più in alto dei voli di linea) per 5 anni senza bisogno di manutenzioni: l’obiettivo è rendere la rete internet, e quindi Facebook, accessibile anche nei posti più remoti del globo. In Cina i droni sono già parte del piano del governo per combattere l’inquinamento nelle grandi metropoli: trasporteranno agenti chimici che permetteranno di purificare l’aria.

Il futuro è già adesso
Fantascienza? No: per fine 2015 l’autorità aeronautica statunitense, sottolinea Vincenzo Somma direttore di Altroconsumo Finanza – definirà le regole che permetteranno ai droni di svolazzare liberamente, a fini commerciali, nei cieli americani. Per ora ancora ufficialmente non possono, se non a fini di ordine pubblico, ma qualche concessione è già stata fatta. A inizio giugno, infatti, il colosso petrolifero BP ha siglato un accordo per poter utilizzare un drone per controllare l’andamento delle due attività estrattive in una zona dell’Alaska. Il vantaggio? Secondo BP, su un particolare pozzo estrattivo il drone è stato in grado di fornire in 45 minuti più informazioni rispetto a quelle che la società era riuscita ad ottenere negli ultimi 30 anni.

Aerovironment: la società sui cui puntare
Insomma, ci potrebbero essere occasioni di crescita straordinarie per chi costruisce droni. Se si vuole scommettere che così sarà, gli analisti di Altroconsumo Finanza consigliano di acquistare le azioni della AeroVironment (31,99 Usd; Isin US0080731088). È l’unica società quotata i cui ricavi dipendano quasi esclusivamente dalla vendita droni. Inoltre, è la società che produce il drone Puma scelto da BP: per gli analisti di Altroconsumo Finanza è quindi quella più pronta a approfittare del futuro impiego a livello commerciale dei droni. Attenzione però perché, come detto, per il possibile impiego a livello commerciale dei droni ci vorrà del tempo. Si tratta, quindi, sicuramente di un investimento di lungo periodo. Inoltre, non è privo di rischi. Per ora, infatti, la società vende soprattutto droni a fini militari o di protezione civile. E se si guarda solo a questa attività – che pure è cresciuta del 47% nei primi mesi del 2014 rispetto agli stessi mesi del 2013 – il titolo non è conveniente: si pagano oltre 60 volte gli utili attesi per l’anno fiscale 2014/2015 e non sono previsti stacchi di dividendo. Morale: procedere con l’acquisto solo se il proprio orizzonte è di lungo periodo e si sa di poter sopportare qualche batticuore.

E per chi ha un orizzonte d’investimento di breve periodo? Il titolo si può comprare, dice Altroconsumo Finanza, ma con un’ottica speculativa: si scommette sul fatto che la AeroVironment possa diventare preda di un colosso della difesa come Lockheed Martin , società con cui ha già siglato accordi per lo sviluppo di alcuni droni. Non sarebbe una novità: poco tempo fa Boeing ha fatto un’acquisizione di questo tipo. Inoltre le dimensioni di Borsa di AeroVironment sono digeribilissime per Lockheed Martin: la prima vale in tutto 750 milioni di dollari e non ha debiti, la seconda, solo nel 2013, ha generato tramite la sua attività 4,5 miliardi di dollari di cassa.

Attenzione: la società pubblicherà i risultati trimestrali nella notte dell’8 luglio. Martedì prossimo. Come andranno? È un’incognita. Bisogna tener conto di questo ulteriore elemento di rischio se compra subito: se va bene, si potrebbe portare a casa subito un bel guadagno. Ma se va male, si rischia di aver perso l’occasione di acquistare il titolo a un prezzo più basso.

Le altre società del mondo dei droni
Nell’analisi di Altroconsumo Finanza sono state scandagliate circa 20 società che si occupano di droni. Molte di quelle che si occupano esclusivamente di produrre questi oggetti volanti, come la Proxdynamics o la DJI, non sono quotate in Borsa. I grandi produttori di droni militari, invece, sono i colossi della difesa come Raytheon o Northrop Grumman. L’impatto dei droni sui loro conti è annacquato: non sono le azioni giuste per scommettere sulle potenzialità di questo settore. Infine, ci sono le società che fanno componentistica per droni: circuiti elettrici, sensori… Anche in questo caso, però, non c’è nessuna società che si occupi solo di droni. Citiamo, per esempio, il caso di Ambarella (32,64 Usd; Isin KYG037AX1015), che fa microprocessori video per riprese ad alta definizione. Ha stretto un accordo con Google per lo sviluppo di telecamere che potrebbero essere integrate nei droni (Google ha già investito nel settore comprando una società che fa sistemi per la guida dei droni). Si tratta, però, di prospettive molto lontane – nei bilanci della società ancora non si trova alcun riferimento specifico a lavori per droni – e già sopravvalutate dal mercato – si paga oltre 5 volte il valore contabile della società (2 volte quello di AeroVironment) e oltre 30 volte gli utili attesi. Sconsigliato.

Prezzi e valutazioni al 3/07/14

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PIGNORAMENTO E CRIF | Hai diritto di verificare i tuoi dati, conoscere posizione creditizia e modificarla

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Che cosa sono i SIC e come funzionano
Sono delle banche dati che raccolgono e gestiscono informazioni relative a richieste o a rapporti di credito tra intermediari (es. banche, clienti, società di leasing) e clienti.

Gli intermediari che partecipano al sistema “alimentano” da un lato i SIC trasmettendo i dati relativi ai rapporti di credito della propria clientela e, dall’altro, vi accedono per conoscere la storia creditizia di quanti chiedano loro un finanziamento.

Sulla base delle informazioni così rilevate (entità degli importi richiesti, puntualità o ritardi nei pagamenti, livello di indebitamento), gli enti finanziari valutano la solvibilità e l’affidabilità dei soggetti censiti, finanziando solamente quanti offrano maggiori garanzie e minori rischi.

In base all’andamento del rapporto (ad es. del piano di rimborso del finanziamento per puntualità nel pagamento delle rate oppure entità del ritardo), le informazioni contenute nei Sic si distinguono tra informazioni di tipo “positivo” e informazioni di tipo “negativo”.

Perché un protocollo d’intesa tra Adiconsum e i SIC
Perché i consumatori hanno diritto di verificare i propri dati e conoscere la propria posizione creditizia ed eventualmente chiedere di modificarla in caso di errori.

Attività del servizio SIC di Adiconsum

Il servizio è riservato agli iscritti Adiconsum.

Se non sei iscritto clicca qui.

 

Grazie ai Protocolli d’Intesa con i SIC:

 

  1. Adiconsum inoltra la richiesta di accesso ai SIC
  2. i SIC inviano i report del consumatore ad Adiconsum in tempi più brevi rispetto alle ordinarie procedure
  3. Adiconsum fornisce al consumatore tutta la consulenza necessaria e, qualora vi siano i presupposti per la contestazione di dati errati o non correttamente censiti, lo assiste formulando ed inoltrando reclamo;
  4. se il reclamo è fondato, il dato errato viene rettificato, aggiornato o cancellato, a seconda dei casi
  5. Adiconsum inoltra, infine, in presenza dei necessari presupposti e della relativa documentazione, le istanze per la cancellazione delle richieste di finanziamento registrate e non accolte, che potrebbero impedire l’erogazione di ulteriori crediti: la cancellazione avviene in tempi brevi rispetto alle ordinarie procedure.

Documentazione

Per accedere al servizio occorre produrre la seguente documentazione:

 

  •  delega compilata in tutti gli spazi previsti e firmata;
  • copia documento di identità valido perfettamente leggibile;
  • copia del codice fiscale perfettamente leggibile;
  • copia del versamento;
  • copia della tessera Adiconsum (se già in vostro possesso);
  • copia della tessera CISL (se già iscritti al sindacato);
  • copia dell’eventuale documentazione che ritenete utile alla consulenza/reclamo.

Invio della documentazione – che dovrà essere completa e leggibile – dovrà avvenire all’indirizzo:

 

  1. sic@adiconsum.it
  2. via fax al n. 06 44170230
  3. per posta
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Morosità e affitto, schizzano alle stelle i casi di mancato pagamento

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Le due mensilità di cauzione sono uno strumento superato. Per Affitto Assicurato «il mondo della locazione è cambiato: il controllo sociale sugli inquilini non c’è più e continuare con le vecchie garanzie può far perdere molti soldi ai locatori»

 

C’era una volta la cauzione. Quelle due mensilità che il proprietario di un appartamento chiedeva come deposito al nuovo inquilino; una garanzia a fronte di un’ipotetica, quanto scongiurata, insolvenza. Oggi, nove volte su dieci, il deposito cauzionale però non basta a coprire le spese che il locatario deve sostenere in caso di morosità dell’inquilino. «Parliamo di circa mille euro a garanzia contro una spesa media che può arrivare, e superare, i 10mila euro», spiega Claudio De Angelis, responsabile marketing di “Affitto Assicurato”, la soluzione che sta rivoluzionando il mondo dell’affitto garantendo 15 mensilità e il sostegno alle spese legali.

«Per valutare la qualità, quindi la solvibilità, dell’inquilino, i nostri nonni si basavano su una sorta di “controllo sociale” – prosegue -. La conoscenza della famiglia di provenienza e il sapere dove si lavorava, unite al deposito cauzionale, diventavano il lasciapassare per l’affitto. Per i tempi, quello era il modo giusto di fare le cose. Oggi, ovviamente, tutto questo non è più pensabile. Anche la richiesta di una busta paga non riesce a dare tranquillità al locatore». Di fatto, le due mensilità depositate (che per legge possono arrivare ad un massimo di tre), non sono più sufficienti. «Quello che viene ritenuto ancora un elemento di salvaguardia e di garanzia, di fatto non lo è più: il deposito cauzionale non garantisce il locatore, o meglio, non lo garantisce a sufficienza», aggiunge De Angelis. «Con il nostro osservatorio abbiamo stimato che nell’90% delle situazioni di insolvenza, il deposito cauzionale non arrivi a coprire le spese e i mancati incassi che il proprietario si trova ad affrontare con un inquilino moroso».

L’affitto diventa una scelta troppo rischiosa? «I numeri sembrano proprio dire questo», afferma De Angelis. «Solamente l’anno scorso sono state emesse 59.600 sentenze di sfratto, di queste 52.500 per morosità. In nove casi su 10 quindi non ci sono i soldi per pagare l’affitto e il deposito cauzionale è una somma obiettivamente insufficiente a coprire il periodo necessario a liberare l’immobile dall’inquilino moroso e le spese che il proprietario è chiamato a sostenere, tra canoni e spese condominiali non corrisposti oltre alle spese legati, arrivano mediamente a 10 mila euro».

Che fare? Mantenere l’appartamento sfitto può essere una risposta e lo testimoniano le oltre 200 mila case vuote che ci sono a Roma, le 70 mila di Milano 70mila e le 60 mila di Torino, per esempio. «Ma sarebbero comunque altri costi da sostenere per il proprietario», rileva De Angelis. «Affitto Assicurato si pone al fianco del tradizionale deposito cauzionale, integrandolo. È una formula studiata per tutelare il padrone di casa, prevenire situazioni spiacevoli, tranquillizzare i proprietari dalla morosità degli inquilini, mettendo comunque gli stessi proprietari nelle condizioni di rispondere a un’esigenza abitativa che continua a ad essere molto elevata».

Come? «Con la garanzia di 15 mensilità e l’intervento anche in caso di spese legali», spiega. «Non un servizio, ma un partner per il proprietario di casa che gli garantisce la rendita della locazione ed evita che incorra nei rischi di morosità. Per un affitto tranquillo».

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Banche: rinvio a giudizio dei vertici di Banca Popolare di Vicenza.

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Federconsumatori accoglie con grande favore la decisione di rinviare a giudizio tutti gli imputati nel processo contro i vertici di Banca Popolare di Vicenza, disposto dal Dott. Roberto Venditti all’esito dell’ultima sessione dell’udienza preliminare tenutasi a Vicenza lo scorso 20 Ottobre.

Nonostante le necessarie ed inevitabili dilazioni dell’udienza, per consentire ai tantissimi risparmiatori ed Associazioni di costituirsi, e considerato anche il tentativo in extremis degli imputati di trasferire il processo a Trento, il Giudice per l’Udienza Preliminare è riuscito a concludere l’udienza in un anno esatto dal suo inizio, tempo che sarebbe stato ancor più breve se la decisione della Corte di Cassazione sullo spostamento del processo non si fosse protratta per oltre 5 mesi. Il 1° Dicembre pertanto si apriranno le porte del processo nei confronti di Gianni Zonin e degli altri dirigenti di BPVI.

Ai già numerosi risparmiatori costituitisi all’udienza preliminare se ne aggiungeranno ora molti altri, nella speranza che la speditezza imposta al giudizio dal GUP in sede preliminare si associ ora pari solerzia dei Giudici del dibattimento, così da giungere ad una sentenza di condanna in primo grado che evidenzi e sottolinei le responsabilità degli imputati, anche considerando i concreti rischi che un processo di queste dimensioni incorra in una possibile prescrizione senza che si faccia luce su una vicenda che ha coinvolto i risparmi di oltre 120.000 famiglie in tutta Italia con evidenti negligenze anche degli organi di vigilanza.

Federconsumatori si augura che i tempi siano finalmente maturi anche a Treviso, nel processo gemello che coinvolge i vertici di Veneto Banca.

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