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Due nuovi modi per trasformare l’anidride carbonica “di scarto” in carburante

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fonte: visionari.org

 

Ottenere carburante a basso costo o immagazzinare l’energia residua degli impianti solari: due aziende hanno esplorato nuovi metodi per risolvere il problema.

L’anidride carbonica (CO2) è il vero e proprio prodotto di scarto della società, e ogni anno vengono iniettati nell’aria miliardi di tonnellate di materiale. Ma riciclarlo in preziosi combustibili e prodotti chimici ha sempre richiesto troppa energia per avere un senso economico. Ora, i ricercatori hanno trovato due modi efficienti per convertire la CO2 in sottoprodotti ricchi di energia, come hanno riferito la scorsa settimana in una riunione della American Chemical Society (ACS). Se ottenessero trazione, potrebbero aiutare a risolvere un altro problema importante: poiché entrambi gli approcci richiedono un flusso costante di elettroni da una fonte di energia elettrica, potrebbero accumulare tutta l’energia solare ed eolica “perduta” che attualmente non può essere immagazzinata nelle reti elettriche.

Per riciclare CO2, alcuni ricercatori stanno imitando la fotosintesi, sfruttando la luce solare per convertire la molecola in carboidrati. Ma questi reattori a energia solare spesso hanno bisogno di funzionare a temperature di 1000°C. Altri chimici favoriscono un approccio più tradizionale che effettuerebbe reazioni simili, ma vicine alla temperatura ambiente in celle elettrochimiche che necessitano di elettricità e catalizzatori speciali.

Il primo passo in un simile approccio elettrolitico è dividere la CO2, una molecola dura e stabile, in ossigeno e monossido di carbonio (CO), una molecola un po’ più ricca di energia che può costituire la base per combustibili idrocarburici come il metanolo. Il processo inizia con due elettrodi rivestiti di catalizzatore in un becher di acqua in cui è stata disciolta CO2. Il flusso di elettroni tra questi elettrodi effettua reazioni separate che dividono l’ acqua e la CO2, in ultima analisi generando CO e più acqua.

A livello teorico, ci vorrebbero solo 1,33 volt di energia elettrica — meno di quella prodotta da una batteria AA. Ma in pratica, i ricercatori devono alzare la tensione di circa un altro volt per provocare la reazione in modo più veloce. Questa tensione supplementare, nota come sovratensione, equivale a un sovrapprezzo energetico che riduce l’efficienza della cella. Un altro problema è che la maggior parte dei catalizzatori incanalano una quantità maggiore di elettroni disponibili nella suddivisione dell’ acqua invece di convertire CO2 in CO.

Nel 2011, ricercatori guidati da Richard Masel, chimico e CEO di Dioxide Materials a Boca Raton, Florida, hanno testato un setup con catalizzatori dell’ossido di argento e di iridio e un elettrolito liquido per promuovere la reazione CO2 — CO. L’ elettrolito conteneva un composto chiamato imidazolio che formava uno strato protettivo intorno all’elettrodo ricoperto d’argento. Ciò ha bloccato la reazione di separazione dell’acqua e ha incoraggiato il catalizzatore a trasferire quasi tutti i suoi elettroni alla conversione di CO2. Ha anche prodotto CO con un potenziale di soli 0,17 Volt. Tuttavia, i liquidi ionici possono essere costosi e corrosivi. Così Dioxide Materials si è prefissata di realizzare una membrana in plastica resistente ed economica che potesse svolgere la stessa funzione quando posta sopra un elettrodo in argento.

L’anno scorso, l’azienda ha riferito di aver realizzato con successo le membrane. Ma alla riunione dell’ACS, il chimico di Dioxide Materials Richard Ni ha riferito che i dispositivi che li utilizzavano producevano CO con un’efficienza quasi doppia di quella delle membrane alternative. Ni ha anche riferito che con i recenti aggiornamenti, le loro celle possono trasformare la CO2 in CO ad un ritmo doppio rispetto ad altri elettrolizzatori di CO2 di dimensioni paragonabili, il che potrebbe aiutarli a elaborare grandi volumi di CO2 una volta scalati. Ni ha aggiunto che i dispositivi dell’azienda rimangono stabili e non peggiorano dopo 6 mesi di funzionamento continuo.

“Questi sono risultati molto buoni” e considerati buoni abbastanza per un prodotto commerciale, dice Fan Shi, chimico del National Energy Technology Laboratory di Pittsburgh, in Pennsylvania. Dioxide Materials non è l’unica a cercare di commercializzare il processo: il gigante chimico BASF ha annunciato di avere intenzione di produrre carburante liquido a base di metanolo utilizzando un metodo simile. E un’azienda tedesca di nome Sunfire ha annunciato a maggio che sta producendo “grezzo blu”, un carburante diesel sintetico a base di CO2 e acqua utilizzando un processo ad alta temperatura.

Nel frattempo, Dioxide Materials ha aumentato le dimensioni dei suoi elettrodi da quadrati più piccoli di un francobollo americano a quelli più grandi di una mano adulta, consentendo un flusso di CO maggiore. La società ha collaborato con il gigante industriale 3M per produrre nastri di membrane ad imidazolo in un processo a bobina. L’azienda sta anche discutendo con i produttori di prodotti chimici industriali come Linde e Siemens, esplorando luoghi dove potrebbero essere in grado di accedere a puri flussi di rifiuti di CO2 e all’energia rinnovabile in eccesso. “Questo potrebbe essere fondamentale”, dice Shi. “È possibile immagazzinare l’energia in periodi di scarsa domanda”.

Per fare un impatto su larga scala, l’azienda può avere bisogno di trovare catalizzatori per elettrodi più economici rispetto all’argento e all’ossido di iridio, dice Haotian Wang, chimico dell’Università di Harvard. Ni dice che l’azienda sta cercando opzioni più economiche per sostituire l’iridio, un metallo raro e costoso.

Un’altra prospettiva a lungo termine è stata sollevata alla riunione ACS da Paul Kenis, un chimico dell’Università dell’Illinois di Urbana. Anche se convertire CO2 in CO è l’opzione più semplice, Kenis e altri stanno cercando di trasformare la CO2 in un colpo solo in metano, acido formico, metanolo o altri idrocarburi complessi con più energia e valore più elevato. Ma le reazioni sono più complicate, richiedendo non solo una fonte di elettroni ma anche di protoni. Per eseguire queste reazioni, i ricercatori in genere usano un anodo per dividere le molecole d’acqua in protoni, elettroni e ossigeno, e poi alimentare i protoni e gli elettroni ad un catodo, dove reagiscono con CO2 per produrre idrocarburi. La reazione di separazione dell’acqua richiede normalmente anche un supplemento di energia considerevole.

Nel corso della riunione ACS, Kenis ha riferito che il suo gruppo ha creato un dispositivo di divisione della CO2 in cui hanno sostituito l’acqua all’anodo con un liquido chiamato glicerolo, un prodotto di scarto prodotto a tonnellate negli impianti biodiesel. Usando il glicerolo, Kenis dice che il suo team è stato in grado di ridurre il potenziale eccessivo in quella parte del loro sistema di quasi due terzi e sfornare acido formico, che è ampiamente usato nella sintesi chimica. Kenis confessa che il nuovo setup può generare prodotti collaterali che non conosce ancora e che ha molta strada da fare prima di diventare una tecnologia commerciale. Ma William Goddard, chimico del California Institute of Technology di Pasadena, afferma di essere rimasto impressionato dall’ idea.

“Prendere quello che ora è considerato spazzatura e convertirlo, ha un potenziale reale”, dice.


Tradotto in Italiano. Articolo originale: Science


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ENERGIA, quando finisce il mercato di tutela? Ecco la risposta del Governo

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#Energia: SIMONE BALDELLI (FI) ha interrogato il #governo per sapere quali tutele e garanzie intende utilizzare nei confronti degli #utenti e dei #consumatori.

Interrogazione a risposta orale 3-00530presentato daBALDELLI Simonetesto diLunedì 18 febbraio 2019, seduta n. 128

  BALDELLISQUERIBARELLIBAGNASCOBONDGAGLIARDINOVELLIROSSO e ZANELLA. — Al Ministro dello sviluppo economico – Per sapere – premesso che:

la legge annuale per il mercato e la concorrenza (legge n. 124 del 2017) ha previsto la piena liberalizzazione del settore dell’energia elettrica e del gas, attraverso un percorso che si completerà il 1° luglio 2020 con la cessazione del regime di tutela e, contestualmente, l’ingresso consapevole del consumatore nel mercato libero e l’adozione di meccanismi che assicurino la pluralità di fornitori e di offerte;

tale percorso è caratterizzato da un insieme di misure attuative necessarie a garantire la messa a disposizione per i consumatori degli strumenti utili a partecipare e a scegliere con maggior consapevolezza e facilità sul mercato, ad avere una miglior qualità dei venditori e una maggior trasparenza e «certificazione» delle loro offerte, ad avere quindi la possibilità di individuare le forniture più affidabili e convenienti;

il 30 ottobre 2018, a valle della prima riunione del tavolo di coordinamento tra il Mise, l’autorità di regolazione per reti energia e ambiente (Arera) e l’Antitrust per la programmazione delle attività finalizzate al superamento della maggior tutela, il Sottosegretario Davide Crippa ha annunciato che il primo passo sarebbe stato «il completamento dell’iter dell’Albo di venditori» e la rapida riconvocazione del tavolo «per la presentazione di un programma operativo e condiviso»;

l’Arera nella sua relazione annuale ha evidenziato come il mercato finale della vendita di energia elettrica sia caratterizzato da un numero elevato di venditori – più di 400 – ma rimane ancora fortemente concentrato;

nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, inviato a Bruxelles l’8 gennaio 2019 dal Mise è stata confermata la volontà di completare il processo di piena liberalizzazione del mercato al dettaglio delineato dalla legge concorrenza, per garantire «lo sviluppo della competenza del consumatore e della sua fiducia nella possibilità di appropriarsi delle opportunità e dei benefici del mercato»;

nella riunione del 20 dicembre 2018 l’Agcm ha sanzionato per oltre 93 milioni di euro il gruppo Enel e per oltre 16 milioni di euro il gruppo Acea per aver abusato della propria posizione dominante nei mercati della vendita di energia elettrica in cui offrono il servizio pubblico di maggior tutela;

secondo l’Autorità, «tanto il gruppo Enel quanto il gruppo ACEA hanno sfruttato in modo illegittimo prerogative e asset, derivanti dall’essere fornitori di maggior tutela, per realizzare una dichiarata politica di “traghettamento” della clientela già fornita a condizioni regolate verso contratti a mercato libero», tale condotta «risulta illegittima e idonea ad amplificare artificialmente il vantaggio concorrenziale di cui tali gruppi già godono per motivi storico/regolamentari e legati alle caratteristiche della domanda»;

l’Autorità ha valutato le condotte proprio alla luce del percorso di piena liberalizzazione, valutando come «dal momento che il legislatore, in vista della abolizione della maggior tutela, ha previsto che vengano adottati “meccanismi che assicurino la concorrenza e la pluralità di fornitori e di offerte nel libero mercato”, le condotte abusive accertate hanno anche l’effetto di sottrarre illegittimamente all’azione di tali meccanismi la clientela tutelata che in esito alle stesse viene acquisita come clientela sul libero mercato»;

l’Agcm ha rilevato come le società coinvolte abbiano ottenuto margini aggiuntivi a danno dei consumatori oggetto del «traghettamento» messo in atto con la condotta abusiva –:

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, di concerto con l’Arera, per prevenire lo sfruttamento indebito dei vantaggi informativi tra le società di vendita in regime di monopolio legale e le società di vendita sul mercato libero del medesimo gruppo;

quali iniziative di competenza e con quali tempistiche, il Governo intenda assumere, di concerto con l’Arera, affinché sia garantito, attraverso una pluralità di operatori affidabili e una pluralità di offerte chiare e trasparenti, un contesto di mercato realmente competitivo e concorrenziale nel quale tutti i consumatori possano divenire attori consapevoli di scelte sempre più semplici, convenienti e vantaggiose. 

Ecco la risposta del GOVERNO

Intervento in Aula – Interrogazione energia

#Energia: ho interrogato il #governo per sapere quali tutele e garanzie intende utilizzare nei confronti degli #utenti e dei #consumatori.

Pubblicato da Simone Baldelli su Martedì 19 febbraio 2019

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“Modifiche al Codice della Strada” Le Proposte di di Adiconsum

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Martedì 19 febbraio 2019
Camera dei Deputati – IX Commissione

Audizione Adiconsum su Proposte di legge
 “Modifiche al Codice della Strada”

Serve adeguata e completa cornice normativa

alla luce della diffusione della mobilità elettrica e sostenibile
   

Le Proposte di modifica di Adiconsum
19 febbraio 2019 – Nell’ambito dell’audizione alla IX Commissione della Camera dei Deputati, in merito alle proposte di legge “Modifiche al Codice della Strada”, Adiconsum, oltre a presentare le proprie osservazioni sui vari articoli, ha anche illustrato le proprie proposte di modifica al Codice della Strada per promuovere la mobilità elettrica e sostenibile.

Adiconsum si batte affinché il cittadino consumatore sia libero di scegliere una mobilità diversa da quella tradizionale senza alcuna discriminazione. A tal fine è necessario che il consumatore che opti per una mobilità differente possa muoversi in un contesto regolatorio chiaro e non discriminatorio.

In merito ai vari emendamenti al Codice della Strada, oggetto dell’audizione, ecco le principali proposte formulate da Adiconsum:

·       CONDIVISIBILE il beneficio degli spazi di parcheggio riservati a donne in STATO INTERESSANTE e ai genitori con figli fino a 3 anni offrendo, però, tale opportunità anche agli altri appartenenti il nucleo familiare che si prendono cura dei minori (nonni, zii, ecc.), indicati precedentemente nel contrassegno di famiglia

·       NON VIENE RITENUTA NECESSARIA la proposta di consentire la percorrenza della corsia riservata al trasporto pubblico locale a qualsiasi altro tipo di veicolo autorizzata come le biciclette

·       SÌ ad una linea di arresto riservata e avanzata per i velocipedi, ma che non occupi l’intera sede stradale e/o sia  posta lateralmente per non intralciare la ripartenza degli altri veicoli per la sicurezza della circolazione

·       CONDIVISA la possibilità per i ciclisti di utilizzare gli attraversamenti pedonali in assenza di quelli ciclabili, ma solo a piedi e non in sella alla bici

·       SÌ all’abolizione del servizio di piazza con veicoli a trazione animale, ad eccezione dei parchi e delle zone montane

·       NO alla proposta di obbligo di utilizzo di un abbigliamento tecnico per conducente e passeggero di ciclomotore/motoveicolo come formulato. Occorre differenziare la proposta in base alle prestazioni del mezzo, escludendo i ciclomotori sino a 50 cc.. Specificare  quali devono essere i capi tecnici obbligatori. NO all’obbligo di abbigliamento tecnico per il passeggero, tranne i tragitti lunghi in autostrada e su strade extraurbane principali

·       SÌ ad uniformare l’occupazione di aree di sosta o di parcheggio a pagamento da parte dei veicoli per persone invalide, oggi regolamentate da singole delibere comunali, dando la possibilità di occuparle senza costi, indipendentemente dalla disponibilità o meno dei posti riservati agli invalidi, in quanto l’accertamento della disponibilità del posto riservato risulta di difficile applicazione da parte delle Autorità preposte

·       NON CONDIVISIBILE la proposta di permettere nelle strade delle aree cittadine con limite di velocità a 30kmh la percorrenza contromano dei velocipedi perché creerebbe troppe variabili alla circolazione in base al luogo innalzando i rischi di incidenti soprattutto negli incroci, alle rotatorie, nei sensi unici.

Adiconsum, unica Associazione Consumatori a far parte di “Motus-E” (la prima associazione italiana costituita da industria, mondo accademico, associazioni ambientali e di opinione per promuovere la mobilità elettrica) ha presentato alla IX Commissione della Camera anche le proprie proposte di ricognizione degli ambiti di intervento per la modifica/integrazione del Codice della Strada più strettamente inerenti lo sviluppo della mobilità elettrica e sostenibile. A tal proposito Adiconsum ha chiesto alla Commissione di convocare anche le organizzazioni rappresentative della mobilità elettrica quali “Motus-E” ed E-MOB”. 

Proposte Adiconsum di modifica del Codice della Strada
alla luce della mobilità elettrica e sostenibile

4 sono le aree di intervento principali:

Classificazione dei veicoli: inserimento dei veicoli con propulsione alternativa al motore termico, disciplinandone tutti gli aspetti in modo univoco e paritario con particolare attenzione ai velocipedi elettrici
Stazioni di ricarica e aree di servizio: conversione e affiancamento alle attuali stazioni di  ricarica di punti di ricarica per i veicoli elettrici. Modifica delle norme del Codice riguardanti le aree di servizio qualificate come pertinenze delle strade ex art. 24, affinché possano investire nelle infrastrutture di ricarica. Necessarie le variazioni al Codice per definire la tipologia dell’area stradale dove si verifica la ricarica dei veicoli elettrici, oggi normata dai Comuni con discipline disomogenee
Segnaletica stradale: introduzione di indicazioni della segnaletica verticale e orizzontale sulla presenza di punti di ricarica
Targhe di immatricolazione: revisione dell’attuale sistema di immatricolazione per individuare con facilità e certezza il veicolo elettrico, come già proposto e applicato in alcuni Stati europei ed extraeuropei individuando specifiche targhe con colori differenti dal normale per auto elettriche e plug-in.


Clicca qui per il testo integrale Audizione Adiconsum

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Tutti a casa i membri del CDA AMA.

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La Raggi revoca l’intero CDA

Roma, 18 febbraio 2019 – La sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza con cui si dispone la revoca per giusta causa del Consiglio di amministrazione di Ama Spa.

Il provvedimento è stato adottato a seguito di una memoria approvata dalla Giunta Capitolina che prende atto dei disservizi e del mancato raggiungimento da parte della governance degli obiettivi prefissati.

Contestualmente l’ordinanza assegna al Collegio Sindacale di Ama spa la gestione delle attività aziendali per il periodo di tempo strettamente necessario alla ricostituzione del Cda.

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