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E se il futuro si chiamasse proprio Blockchain?

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Fonte: Visionari.org

Il fenomeno delle criptovalute potrebbe aver semplicemente scoperchiato un “vaso di Pandora” chiamato Blockchain.

Nel 500d.c. sull’isola di Yap, in una regione dell’attuale Oceania, alcune popolazioni incominciarono a sviluppare un sistema economico che consentisse di effettuare scambi economici e transizioni con facilità. Poiché la moneta di scambio di quel tempo era costituita da pietre pesanti tonnellate, si ideò un sistema di scambio che evitasse di doverle spostare di proprietà in proprietà.

Ogni abitante avrebbe tenuto un registro dove annotare la proprietà di ogni singola pietra, e quando si fosse presentata la necessità di regolare una transazione commerciale, avrebbe provveduto ad aggiornare il proprio registro invitando anche tutti gli altri abitanti dell’isola ad effettuare la stessa operazione. Così facendo il controllo delle transazioni non era più nelle nelle mani di una autorità centrale, ma regolarizzato da ogni singolo registro dei cittadini.

Per utilizzare una terminologia moderna, svilupparono un sistema economico basato sulla Blockchain.

Aree di impatto possibili della tecnologia BlockChain.(fonte: Google)

La cyber-sicurezza soprannominata Blockchain

Mentre le valute criptovalute quali BitcoinWavesLitecoin talvolta subiscono fluttuazioni e crolli non indifferenti, la tecnologia che vi si cela alle spalle, ovvero la blockchain, finora ha resistito con successo ad attacchi informatici per più di 8 anni. Questo è il motivo per cui alcune delle più grandi aziende come Lockheed Martin hanno deciso di scommettere sulla blockchain per la rilevantissima questione cybersecurity.

Si stima, infatti, che il costo della sicurezza informatica, atta a tentare di ed evitare cyber-attacchi, si aggiri intorno a $18,5 miliardi di dollari all’anno. Utilizzando una tecnologia del tipo blockchain tale costo potrebbe ridursi drasticamente. Proprio per tale ragione numerose aziende hanno esplorato i vantaggi della blockchain per risolvere alcuni degli odierni problemi di cyber-sicurezza.

Guardtime, fondata dal crittografo estone Ahto Buldas, è una startup per lo storage e la sicurezza di dati che esiste dal 2007. Ora sta puntando sulla tecnologia blockchain per proteggere i dati più sensibili. L’azienda ha già utilizzato la tecnologia blockchain per creare una Keyless Signature Infrastructure (KSI), in sostituzione della più tradizionale Public Key Infrastructure (PKI), che utilizza la crittografia asimmetrica e una cache delle chiavi pubbliche gestita da un’Autorità di Certificazione centralizzata (CA).

Guardtime è cresciuta fino a diventare “la più grande azienda al mondo per fatturato, numero di addetti e distribuzione effettiva dei clienti”, come si legge su Forbes. Nel 2016 l’azienda ha raggiunto un risultato incredibili riuscendo a proteggere circa 1 milione di dossier sanitari dell’Estonia con la sua tecnologia.

Oltre a rendere più sicure le transazioni e il flusso di dati in rete, la Blockchain potrebbe anche rappresentare la chiave per la nascita di una futura cyber-identità inviolabile. (Credit: Shutterstock)

Anche REMME con un sistema di sicurezza basato sulla blockchain ha permesso alle aziende di autenticare utenti e dispositivi senza necessità di una password. Eliminando il fattore umano dal processo di autenticazione, ha impedito così che si trasformi in un potenziale vettore di attacco. Alex Momot, fondatore e CEO di REMME, afferma che l’uso di semplici login e un’architettura centralizzata sono una grande debolezza dei sistemi tradizionali. Non importa quanto denaro un’azienda spenda per la sicurezza, tutti questi sforzi sono vani se clienti e dipendenti usano password facili da crackare. La blockchain si assume la responsabilità di fornire loro un’autenticazione più sicura.

Anche moderni colossi della tecnologia informatica, quali Facebook e WeChat potrebbero essere interessati ad una sicurezza informatica basata su Blockchain.

L’integrazione della messaggistica con un criptazione più sicura potrebbe permettere di risolvere eventuali problemi basati sull’elaborazione di meta-dati delle immagini .

L’Obsidian Messenger, da questo punto di vista, è un passo avanti i grandi colossi della messaggistica.Utilizza infatti una rete decentralizzata basata su blockchain, che non può essere censurata o controllata da nessuna singola fonte. Inoltre, i meta-dati delle comunicazioni sono sparsi attraverso i vari blocchi della “catena” e non possono essere raccolti in un unico archivio centrale.

Il che non rappresenta solamente un sinonimo di sicurezza ma anche di diminuzione della necessità di oggetti fisici per lo storage dei dati. Nel momento in cui ogni singolo PC, server, smartphone, entra a far parte di un tale blocco di memorizzazione basato sulla Blockchain, i dati “scompaiono” fisicamente per essere ridistribuiti equamente tra i singoli.

Blockchain e la sua espressione logistica nell’IoE

In diversi settori industriali e non, è in corso la sperimentazione della nuova tecnologia Blockchain che potrebbe aiutare a migliorare la sicurezza e l’affidabilità delle transazioni. Ne è un esempio il settore assicurativo all’interno del quale la Blockchain trova ampia diffusione sotto il nome si smart contracts, ossia, protocolli informatici che facilitano, verificano, o fanno rispettare la negoziazione di un contratto, effettuando in modo automatico ogni clausola contrattuale.

La Blockchain sta riscuotendo anche un inequivocabile successo nell’industria IoT e sull’ascendente industria 4.0 per il suo approccio end-to-end ai dati. E naturalmente anche le evoluzioni nella logistica. Sia nell’industria 4.0 che nella logistica intelligente non ci si concentra solo sul modello dati end-to-end, ma anche sulle decisioni autonome.

Il flusso di comunicazione e la logistica sono un aspetto essenziale dell’esistenza umana che costituisce la spina dorsale del trasferimento di beni, servizi e valore.

John Monarch, CEO di ShipChain, osserva che il settore della logistica occupa la maggior parte delle persone al mondo. Spiega che, man mano che questo settore si è espanso nel corso dei millenni, ha richiesto l’innovazione per scalare e sostenere la praticità per la crescente popolazione umana. Questo sta accadendo di nuovo ora, con la quarta rivoluzione industriale.

I dispositivi collegati che ruotano attorno all’Internet del Tutto (IoE) necessitano di un livello di sicurezza più elevato. La tecnologia Blockchain è una soluzione ineguagliabile a questo proposito, perché fornisce la migliore protezione attraverso libri contabili distribuiti, crittografia avanzata, smart contracts e intermediari ridotti.

Egli conclude che, una volta che le reti blockchain iniziano a compiere i primi passi a livello di mercato di massa, risparmieranno all’industria commerciale internazionale almeno 50 miliardi di dollari l’anno. E alla maturità, la tecnologia Blockchain potrebbe risparmiare all’industria logistica circa 500 miliardi di dollari all’anno.

È inoltre necessario menzionare anche applicazioni del settore non logistico, riguardanti l’energy storage negli smart buildings, che insieme alle applicazioni smart city potrebbero mostrarci il nuovo volto delle città del futuro.

Tra le principali evoluzioni nella gestione dell’energia degli edifici e dell’edilizia vi è la sicurezza energetica, come in molti altri settori in cui l’IoT entra in gioco.

La registrazione delle transazioni autonome e macchina-macchina relative all’uso dell’energia elettrica è un’altra applicazione della Blockhain che sfrutterebbe le opportunità offerte dalla piattaforma digitale e i modelli di business in evoluzione per tracciare le transazioni sulla smart grid (NIST). Un caso attivo a Brooklyn dimostra l’uso della Blockchain per la produzione e scambio peer-to-peer locale dell’energia elettrica.

Fare un passo in avanti attraverso l’ industria energetica, la produzione/progettazione di prodotti intelligenti con le tecnologie digitali, l’industria logistica mostra come l’Internet delle Cose e la Blockchain in una prospettiva molto più ampia offriranno possibilità che fanno sembrare le principali aree di intervento odierne applicazioni preistoriche.

La Blockchain racconta la DigitalTown

Potrà, in un futuro prossimo, la distribuzione dell’informazione rappresentare un occasione per migliorare la collaborazione pubblico-privato? (Credit:Google)

Il concetto di smart city è diventato molto popolare negli ultimi anni poiché racchiude diverse dimensioni a seconda del significato della parola “smart”. Tali città sfruttano applicazioni innovative e nuovi tipi di tecnologie dell’informazione e della comunicazione per supportare la condivisione comunitaria.

Molte città si definiscono “smart” quando racchiudono in sé alcune delle più note tecnologie caratterizzanti l’epoca moderna, come ad esempio la connettività a banda larga, l’integrazione digitale e permettono alla ricerca di progredire. Ciò che accomuna tutte le smart city è che esse traggono enormi vantaggi da applicazioni innovative di nuovi tipi di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) al fine di supportare la condivisione comunale.

Per tale ragione, le smart city non possono non sposarsi con l’avvento di tecnologie innovative che forniscono loro nuova “vita”, rendendole sempre più intelligenti.

La Blockchain né è esempio lampante. Già nel settembre 2017 una compagnia chiamata DigitalTown iniziò ad assorbire completamente la tecnologia Blockchain al fine di creare una piattaforma di condivisione per i cittadini di delle smart city de futuro.

DigitalTown, fornitore leader di soluzioni per portali smart city ha lanciato un registro distribuito basato su una blockchain per la gestione della proprietà condivisa di ogni città presente nella sua rete globale di portali urbani. Essa ritiene che tale iniziativa darà vita ad una nuova era di collaborazione pubblico-privato per lo sviluppo di economie locali fiorenti.

Rob Monster, CEO di DigitalTown, ha commentato sul lancio: “Dall’avvento della ricerca online, istituzioni locali e regionali come comuni, camere di commercio, uffici congressi e visitatori, organizzazioni di marketing di destinazione, associazioni di categoria, così come altre istituzioni locali sono stati in competizione tra loro per il posizionamento nei motori di ricerca.”

La piattaforma di DigitalTown SmartCity mira a fornire alle città gli strumenti necessari per competere e vincere nell’era digitale. Tali strumenti comprendono:

  • Un Single Verified Login per le smart city: il DigitalTown SmartWalletsingle-sign-on fornisce ad ogni cittadino registrato un login verificato gratuito con il quale è possibile connettersi in modo sicuro e effettuare transazioni sia a livello locale che globale attraverso i servizi pubblici e privati dello shopping locale, prenotando un tavolo presso un ristorante per iscriversi ad eventi e attività ricreative.
  • Un punto vendita per ogni impresa: DigitalTown fornisce soluzioni integrate per il commercio locale attraverso rivenditori, fornitori di servizi, ristoranti e alloggi. Le imprese registrate possono assicurarsi un punto vendita gratuito con il quale iniziare immediatamente le transazioni.
  • Una piattaforma sicura per l’innovazione locale: gli sviluppatori di software in una città possono utilizzare l’interfaccia del programma applicativo (API) di DigitalTown senza alcun costo. Durante la London Tech Week nel giugno 2017, alla quale hanno partecipato più di 50.000 delegati da Londra e dall’estero, quasi 400 sviluppatori hanno partecipato alla Smart London global Hackathon sponsorizzata da DigitalTown.

La BlockChain sbarca anche nello spazio

Una presentazione della NASA intitolata “Bitcoin, Blockchains e Efficient Distributed Spacecraft Mission Control” ha approfondito l’impatto che la tecnologia Blockchain potrebbe avere in missioni spaziali, i cui veicoli presentavano più moduli di trasporto.

In particolare, nel programma SensorWeb della NASA, che sviluppa un ambiente operativo in grado di garantire l’interconnessione di una vasta gamma di sensori satellitari, potrebbero essere utilizzati smart contracts basati sulla Blockchain di Ethereum. Le tecnologie di intelligenza artificiale (AI) e Blockchain potrebbero essere ulteriormente integrate insieme per rendere le reti di sensori spaziali più efficienti e reattive.

La NASA ha infatto assegnato una borsa di studio di circa 330 mila dollariall’assistente dell’Università di Akron (UA), il Professore Jin Wei, al fine di implementare un’AI basata sulla Blockchain che potesse essere installata su veicoli in missioni nello spazio profondo, in cui i ritardi delle comunicazioni sono rilevanti. Tale AI dovrebbe garantire l’autonomia e l’integrità del veicolo dinanzi a potenziali pericoli.

“Spero di sviluppare una tecnologia in grado di riconoscere le minacce ambientali ed evitarle, oltre a completare automaticamente una serie di compiti. Sono onorato che la NASA abbia riconosciuto il mio lavoro e sono entusiasta di continuare a sfidare la capacità della tecnologia di pensare e fare da sola,” ha dichiarato Professore Jin Wei, assegnatario della borsa.

CubeSats lanciato al di fuori della Stazione Spaziale Internazionale nel maggio 2017. (fonte: NASA)

Nel campo delle applicazioni “spaziali”, però, si distingue anche un’altra grande azienda, la Space Chain, nata con lo scopo di esportare il sistema di backup di dati sensibili, tramite la tecnologia Blockchain, in una rete satellitare composta da CubeSat.

Per le startup basate sulla Blockchain che aspirano a creare applicazioni decentralizzate, il predominio delle grandi compagnie (quali Google e Facebook) nel settore pone un grave problema, ritiene Zheng Zuo, il 25enne CEO di Space Chain. Lanciata nel mese di aprile, l’azienda con sede a Singapore vuole spendere i propri satelliti per creare quella che Zheng pensa diventerà una vera e propria rete decentralizzata di “distribuzione dati.”

Se tutto andrà come previsto, Space Chain lancerà il suo primo CubeSat nello spazio il prossimo febbraio. Il satellite inaugurale utilizzerà la rete Qtum, una rete blockchain simile all’Ethereum sviluppata da uno degli investitori e partner di Space Chain, la Fondazione Qtum. Il CubeSat della società prevede di gestire un nodo Qtum dallo spazio.

“Il governo cinese è interessato a sviluppare in questo momento le possibili applicazioni spaziali della Blockchain,” afferma Zheng. “Speriamo di poter continuare su questa strada.” E non solo le applicazioni spaziali: nel programma strategico nazionale, la Cina ha già annunciato di voler studiare l’utilizzo della tecnologia per la gestione fiscale del Paese.

Il futuro si chiamerà BlockChain?

È evidente come le applicazioni della Blockchain stanno di gran lunga superando tutte le nostre più fervide previsioni. Dallo spazio profondo all’utilizzo per la protezione di dati sensibili, dai sistemi di salvaguardia dell’identità a quelli di voto, passando per la rivoluzione nel settore della logistica fino ad arrivare in città intelligenti in cui la comunicazione, la vendita, le transizioni, l’organizzazione, porteranno un solo e comune marchio: Blockchain.

Il fenomeno delle criptovalute ha davvero portato a galla un nuovo metodo di concepire la comunicazione, la cyber-sicurezza, lo storage dei dati sensibili, l’analisi e la protezioni di meta-dati e big data. Se si pensa che nel settore dell’AI si sta iniziando a concepire un sistema di interconnessioni basato sulla Blockchain in cui con una discreta connessione si avrà a disposizione un’enorme capacità smisurata di analisi intelligente dei dati, alcuni dei più grandi campi di ricerca moderna potrebbero trarne davvero vantaggi non indifferenti.



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L’aspirapolvere. Come funziona e come sceglierlo

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Il nostro amico #aspirapolvere.
La storia
 Come funziona
 Tipologie
 Consumi

Ne abbiamo parlato questa mattina io Luigi Gabriele e Valerio Rossi Albertini a Unomattina

Se volete rivedere la puntata cliccate qui. A partire dal minuto 40
Consumerismo.it

UNOMATTINA

Martedì 18 settembre 2018 ore 7.40

Luigi Gabriele| Consumerismo.it, Esperto di Consumi

APPROFONDIMENTO ASPIRAPOLVERI

In studio: acqua classico/ scopa elettrica /bidone aspiratutto Aspira da divano

Fonti: wikipedia, salva energia, ARERA, consumerismo.it, fonti varie.

Il nostro amico Aspirapolvere

L’aspirapolvere è un’apparecchiatura destinata alle pulizie provvista di motore ventilatore che crea una depressione in grado di aspirare la polvere e altre particelle.

Tramite un filtro o un ciclone l’aria aspirata viene depurata dalle particelle di polvere che vengono accumulate in un contenitore apposito.

Indice

  • Storia
  • Tipologie di aspirapolvere
    • Bidone
    • Scopa elettrica
    • A traino (o carrello)
    • Portatile
    • Battitappeto
    • Per le apparecchiature elettroniche
    • Robot autonomi
    • Multifunzione
    • Aspirapolvere a ciclone
    • Aspirapolvere centralizzati
    • Uso e consumi
  • Quanto consuma un aspirapolvere
  • Etichetta energetica
  • Come misurare il consumo di un aspirapolvere

L’aspirapolvere è stato inventato tra il 1865 e il 1876 negli Stati Uniti. Il primo apparecchio pare sia stato sviluppato da un inventore di Chicago.

I primi due aspirapolvere elettrici apparvero quasi contemporaneamente ma concepiti da due diversi inventori.

Intorno al 1901 Hubert Cecil Booth si meravigliò che per la pulizia dei treni venisse usato un apparecchio che soffiando aria allontanava la polvere e la sporcizia. Ideò un apparecchio più maneggevole e che era in grado di aspirare la polvere.

L’altro inventore fu lo statunitense James Murray Spangler, un portinaio di Canton, Ohio. Utilizzando un ventilatore, una scatola e un cuscino costruì un aspirapolvere. Insieme alla forza aspirante il dispositivo utilizzava anche una spazzola rotante. Brevettò l’invenzione nel 1908 e vendette il brevetto alla società di suo cugino, la “Hoover Harness and Leather Goods Factory“.

In Inghilterra il termine Hoover è strettamente associato all’aspirapolvere tanto da divenirne sinonimo, nell’uso corrente “doing the hoovering” è la definizione usata per l’operazione di passaggio dell’aspirapolvere.

Per molti anni l’aspirapolvere rimase un articolo di lusso, dopo la seconda guerra mondiale la loro diffusione aumentò.

Tipologie di aspirapolvere

Per l’utilizzo domestico esistono diverse tipologie di aspirapolvere.

Bidone

Di forma cilindrica, ha il motore avvitato nella parte superiore, protetto da un filtro di carta e il cilindro (di metallo) che serve per contenere la polvere. Esistono modelli che aspirano anche i liquidi e si differenziano dai modelli a traino anche per il fatto di avere un tubo flessibile (dove viene aspirata la polvere) di diametro maggiore ed è adatto anche all’uso in esterno. Alcuni hanno due bocchette, una che aspira e l’altra che soffia aria, in modo da poter rimuovere la polvere anche soffiandola via, non solo aspirandola.

Scopa elettrica

È composta da un corpo centrale nel quale si trovano il motore, il filtro e il sacchetto per la polvere, e dal quale fuoriesce un tubo rigido al quale è fissata una spazzola, che può essere di vari tipi, per varie superfici. Sul lato superiore si trova un tubo con l’impugnatura e l’interruttore. Il Folletto, uno dei più noti aspirapolveri a scopa elettrica

 A traino (o carrello)

Il motore, il filtro e il sacchetto si trovano in un contenitore provvisto di rotelle dal quale fuoriesce un tubo flessibile all’estremità del quale si trova un tratto di tubo rigido e infine la spazzola.

Portatile

Si tratta di piccoli aspirapolvere leggeri a batteria da tenere con una sola mano. Sono utilizzati per lavori leggeri e veloci. I vantaggi sono la leggerezza, la possibilità di utilizzarli anche lontano da una presa di corrente (ad esempio in auto) e il basso costo. I limiti principali sono l’autonomia e la potenza limitata.

Battitappeto

Il battitappeto è un tipo di aspirapolvere specializzato per la pulizia di tappeti e moquette.

Il funzionamento avviene tramite una spazzola cilindrica setolata e rotante che, a contatto con la superficie tessile, strofina e di conseguenza solleva la polvere dalla trama, catturandola tramite un motore aspirante dotato di ventola e immagazzinandola in un sacco asportabile.

Sono presenti sul mercato anche modelli senza sacco (bagless) che immagazzinano la polvere in un recipiente svuotabile, mentre le polveri sottili vengono trattenute da alcuni filtri.

 

Per le apparecchiature elettroniche

Per la pulizia delle apparecchiature elettroniche è in commercio l’aspirapolvere USB, un mini aspiratore collegabile ad un computer o ad un alimentatore USB. Utile per la pulizia dalla polvere da apparecchiature elettroniche quali computer, tastiere, macchine fotografiche e utilizzabile anche per pulire la scrivania. Questo tipo di aspirapolvere è dotato anche di accessori per aspirare la polvere presente sotto i pulsanti delle tastiere.

Robot autonomi

Nei primi mesi del 2000 diverse aziende hanno sviluppato dei robot aspirapolvere capaci di muoversi autonomamente sul pavimento di una stanza arredata. Solitamente sono in grado di aggirare ostacoli e di rientrare autonomamente nella loro base per la ricarica delle batterie.

Multifunzione

Sono anche nati negli ultimi anni degli apparecchi che abbinano la funzione di aspirapolvere con quella di caldaia, soffiando vapore per pulire e aspirando lo sporco bagnato.

Aspirapolvere a ciclone

La modalità d’aspirazione a ciclone (o con tecnologia ciclonica) è la tecnologia più moderna utilizzata nell’aspirazione senza sacco. Il sistema agisce separando la polvere dell’aria all’interno della cosiddetta “cassetta ciclonica”, grazie alla forza centrifuga generata da un ciclone d’aria prodotto dentro la cassetta stessa. I primi sistemi senza sacco detti “basati sul filtro” a causa dell’assenza di un vortice d’aria interno alla cassetta raccoglipolvere, riescono a separare solo una parte della polvere dall’aria (<50%) e di conseguenza vi è una gran concentrazione di polveri sul filtro, il quale appare grande e visibile all’interno della cassetta.

L’aspirapolvere a ciclone è stato inventato e brevettato da James Dyson dopo circa 5.127 prototipi.

Aspirapolvere centralizzati

Gli impianti di aspirazione centralizzati sono composti da una centrale aspirante localizzata di solito in un locale di servizio della casa e dalla quale si diramano dei tubi nascosti nei muri che raggiungono tutti i locali della casa. Per l’utilizzo è sufficiente attaccare alle apposite prese aspiranti presenti sul muro un tubo flessibile provvisto di impugnatura e spazzola.

Caratteristica peculiare di questo sistema è la massima silenziosità, visto che la centrale aspirante è installata in un locale di servizio remoto. Questo permette di usare il sistema a qualunque ora. Questo tipo di soluzione tuttavia è applicabile solo in case nuove o in fase di ristrutturazione in quanto la parte impiantistica fatta di tubazioni diametro 50 mm va inserita sotto il pavimento o nelle pareti. Indicativamente viene prevista una presa di aspirazione ogni 30 metri quadrati.

Questa tecnologia è nata in Nord America nel secondo dopoguerra.

Quanto consuma un aspirapolvere

Il consumo di un aspirapolvere domestico



Il consumo di elettricità da parte di un aspirapolvere è dovuto essenzialmente a quello del motore che lo fa funzionare. La potenza elettrica tipica di un aspirapolvere è intorno ai 1.000-2.000 W, a seconda dei modelli. Se quindi un modello che consuma 1.000 W viene utilizzato per 2 ore, consumerà 2 kWh, e se lo usiamo una volta alla settimana il consumo annuo sarà di 96 kWh. Ipotizzando un costo dell’energia elettrica di 0,25 euro/kWh, ciò corrisponde a una spesa complessiva di 24 euro. Se l’aspirapolvere consumasse 2.000 W, la spesa sarebbe invece di 48 euro. Quindi gli aspirapolvere non hanno un consumo di energia elevatissimo se li si usa relativamente poco, soprattutto se si considera che hanno un potere pulente elevato: percentuale minima di polvere eliminata da un pavimento 95%, da un tappeto 75%. Per risparmiare davvero, occorrerebbe usare un robot aspirapolvere, che oltretutto può operare tutti i giorni consumando una quantità di energia elettrica quasi irrisoria.

Aspirapolvere senza fili 

Gli aspirapolvere portatili sono di solito apparecchi alimentati a batteria – come ad esempio le moderne batterie a ioni di litio – e consumano meno energia elettrica dei normali aspirapolvere, ma per contro possono avere un’autonomia molto limitata, dell’ordine dei 15 minuti, ma naturalmente è una media: alcuni funzionano solo per 5 minuti altri fino a 30 minuti.

Gli aspirapolveri senza fili vengono venduti con un caricabatteria e la potenza assorbita dall’apparecchio (che lavora alla tensione di 12 V e, se viene fornito un apposito adattatore, può essere alimentato direttamente dalla batteria di una macchina) è dell’ordine dei 50-60 W, ma alcuni modelli ovviamente possono consumare di più o di meno rispetto a tali valori medi. Anche il tempo di ricarica della batteria varia molto da un produttore all’altro.

 

 

 

Etichetta energetica

Dal primo settembre 2017 la UE ha vietato la vendita di aspirapolvere oltre i 900 Watt e introdotto nuove etichette che dovrebbero rispecchiare meglio i consumi reali. Così, mentre i giornali inglesi riportano scene di isteria nei negozi per accaparrarsi gli ultimi aspirapolveri superpotenti, si celebra l’ultimo capitolo di una lunga lotta tra produttori.

Le aziende tedesche avrebbero infatti introdotto nei loro prodotti un sistema per regolare automaticamente la velocità del motore quando il sacchetto è pieno e conservare intatta la potenza di aspirazione. Ma questo implicherebbe un aumento dei consumi, mentre l’etichetta (e la classe energetica) vengono assegnate sulla base di test effettuati col sacchetto vuoto.

Secondo alcuni , un apparecchio da 750 W nell’uso concreto potrebbe quindi arrivare a consumare fino a 1600 W, e passare così dalla classe A alla D o E.

 

Lo scorso maggio una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dato ragione all’azienda inglese, che lamentava tra l’altro una discriminazione a sfavore dei loro prodotti (Dyson ha inventato la tecnologia “ciclonica”, che non fa uso di sacchetti per la polvere): «Si tratta di una vittoria storica per i consumatori, che avvalora la nostra visione secondo cui i test debbano rappresentare le prestazioni degli apparecchi utilizzati a casa. Di fatto la Commissione Europea ha reso questo test irrilevante e fuorviante per i consumatori. Dyson è stato l’unico produttore a proporre una limitazione della potenza in watt dei motori, presentandola coma la soluzione più efficace per ridurre il consumo energetico e per ottenere una maggiore efficienza.

Non necessariamente un aspirapolvere che consuma di più aspira di più, insomma: e così i nuovi test non valutano più la potenza ma l’efficienza energetica. La vittoria dell’azienda però, cambierà poco, perché gli aspirapolveri a filo si vendono sempre meno, mentre cresce rapidamente il mercato di quelli a batteria  per i quali l’etichetta non è obbligatoria.

COME MISURARE QUANTO CONSUMA UN ASPIRAPOLVERE

Su ogni aspirapolvere trovate scritta l’indicazione della potenza istantanea massima (ad es. 1.000 W) assorbita. Potete misurare il consumo effettivo di un aspirapolvere usando un comune wattmetro da 20-25 euro facilmente reperibile in commercio: vi basterà inserirlo in una presa elettrica e poi collegare l’aspirapolvere al wattmetro, che oltre alla potenza istantanea assorbita vi mostrerà i kWh assorbiti nell’arco di tempo che volete e può anche calcolare la spesa corrispondente se inserite il costo a kWh della vostra elettricità ricavato dalla bolletta (dividendo il fatturato in un dato periodo per il numero di kWh consumati in tale periodo). Ciò è molto utile per misurare con un’errore dell’ordine del 10% il consumo di apparecchi elettrici di cui l’assorbimento non sia noto o perché non riusciamo a leggere l’etichetta energetica oppure semplicemente perché l’assorbimento è variabile, come nel caso del aspirapolvere di cui è possibile selezionare diverse potenze di utilizzo, e/o discontinuo nel tempo.

Luigi Gabriele

 

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Festeggia 40anni ROTOPRINT, l’azienda italiana che ha inventato la stampa eco-sostenibile |950mila km di imballaggi salvati

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Con gli imballaggi salvati dal macero e rimessi a nuovo dalla Rotoprint negli ultimi quarant’anni, ci si potrebbe fare il giro del mondo quasi 25 volte. 950mila chilometri di materiale sono stati infatti recuperati, dal 1978 a oggi, grazie al sistema inventato da Giancarlo Arici per modificare i packaging sbagliati o obsoleti con la sovrastampa con macchine a rotocalco. Anche questo festeggia l’azienda di Lainate (MI) ora che si appresta a spegnere le 40 candeline: «Milioni di euro risparmiati ogni anno per le aziende che si rivolgono a noi per recuperare imballaggi che altrimenti dovrebbero buttare, e un’enorme quantità di CO2 in meno nell’atmosfera, perché riciclando si evita di produrre nuovo materiale» sottolinea con orgoglio Giovanni Luca Arici, figlio del fondatore e CEO della società, che conta una quindicina di dipendenti e ha clienti in tutta Italia e in numerosi paesi esteri.

 

Al giorno d’oggi non stupisce che Rotoprint abbia ricevuto negli anni numerosi premi legati alla sostenibilità ambientale. Fra questi il WorldStar Packaging Award 2015 – il premio mondiale più importante del settore, assegnato dalla World Packaging Organisation – e l’ultimo importante riconoscimento in ordine di tempo, l’inserimento nel rapporto 100 Italian circular economy stories di Enel-Symbola, accanto a nomi del calibro di Eataly, Fondazione Cariplo, Intesa San Paolo, Legambiente. «Però, quando quarant’anni fa inventammo il nostro sistema per sovrastampare con precisione millimetrica, la sensibilità ecologica era molto diversa – fa notare Giovanni Luca Arici –. Mio padre, stampatore, ricevette da un cliente la richiesta per modificare un incarto già stampato, per la precisione gli ingredienti su una confezione di ravioli. A quel tempo non c’era la tecnologia per fare un lavoro del genere: mio padre ne intuì la portata e la creò».

Così, con giorni e notti di lavoro e di studio, Giancarlo Arici fece nascere, dalle normali macchine per la stampa rotocalco, il suo sistema brevettato per correggere errori di stampa, aggiornare grafiche, inserire aggiunte sugli imballaggi già stampati. «Rotoprint aveva capito che il concetto di recupero rappresentava il futuro e i clienti ci hanno subito premiati – commenta Arici –. Ci siamo ritagliati un mercato di nicchia in cui facciamo qualcosa di unico in Italia. La nostra è una piccola impresa e ogni ordine è seguito con cura artigianale e in modo personalizzato. Allo stesso tempo, ci siamo dati una prospettiva industriale, perché siamo in grado di gestire grandi ordini e presidiamo i mercati di Francia, Benelux, Spagna e Portogallo».

 

Non solo. Pur potendo contare su una tecnologia unica nel suo genere, Rotoprint non smette di innovare. Per esempio in cantiere c’è anche la sovrastampa in flexo, una sistema che rende convenienti anche gli ordinativi di piccole quantità di materiale sovrastampato. E poi, come sempre, c’è l’aspetto del rispetto dell’ambiente: «È in gestazione un progetto per l’uso nella sovrastampa dei colori ad acquaulteriore garanzia di ecosostenibilità – annuncia il CEO di Rotoprint –. Ci sono voluti tanto studio e tanta ricerca, perché usare questi colori nella sovrastampa è una sfida tecnica non da poco. Ma crediamo sia importante percorrere la strada dell’innovazione e della sostenibilità ambientale per portare ai nostri clienti un ulteriore valore aggiunto».

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Industri, a luglio crolla il fatturato -2,3 %

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Il pesante calo del fatturato e degli ordini nell’industria italiana rispecchia la crisi del commercio che sta attanagliando negli ultimi mesi il nostro paese. Lo afferma il Codacons, commentando i dati forniti oggi dall’Istat.

“Le vendite in caduta libera e il flop dei saldi hanno avuto effetti diretti sull’industria italiana, che a luglio registra un calo del fatturato del -1% e degli ordinativi del -2,3% – spiega il presidente Carlo Rienzi – Non a caso i numeri dell’Istat segnano per i beni di consumo un decremento del -0,7% su base annua, a dimostrazione che i consumi ancora stagnanti si riflettono sull’intera economia e sul comparto industriale”.

“Una situazione che rischia di peggiorare se il Governo disporrà le chiusure domenicali dei negozi, perché gli acquisti delle famiglie si sposteranno progressivamente dai negozi tradizionali ai big stranieri dell’e-commerce con effetti diretti su produzione, fatturato e ordinativi dell’industria italiana, e se aumenterà l’Iva nel 2019, perché un eventuale incremento dei listini taglierà i consumi interni” – conclude Rienzi.

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